Franco Forte.
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IRA DOMINI.
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Sangue sui Navigli.
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2014 Arnoldo Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il notaio criminale Niccol Taverna  tornato. E con lui tornano i delitti e i misteri nella splendida cornice della Milano cinquecentesca.
1576, agosto, il caldo infuria ma Niccol Taverna non pu riposare e godersi la compagnia di Isabella Landolfi, bellissima, intelligente, indipendente. Anche questa volta deve fronteggiare due casi allo stesso tempo.
Come se non bastasse la peste, infatti, un misterioso assassino armato di balestra va in giro a ridurre ulteriormente la popolazione di Milano. Le vittime sembrano scelte a caso, senza una logica, senza un movente. E arriva la notizia che dei banditi hanno sequestrato i figli di don Carlos de Alcante, ricchissimo nobile spagnolo, in rapporti con il governatore Guzman e la Corona. Rapitori e ostaggi sono asserragliati in un magazzino di pietre e sabbia sulle rive del Naviglio Grande, obbligando le autorit cittadine a bloccare, dopo quasi due secoli dallinizio dei lavori, il flusso di materiali necessari alla Fabbrica del Duomo per la costruzione della cattedrale, fortemente voluta dallarcivescovo Carlo Borromeo in persona.
Il capo dei banditi, Lasser de Bourgignac, fa delle richieste assurde,  spietato, crudele e molto sicuro di s. Anche troppo. E se ci fosse qualcosa di pi di quanto appare?
Con un ritmo di scrittura incalzante Franco Forte d nuovamente vita al mondo di Niccol Taverna e alle sue tecniche di investigazione allavanguardia, sullo sfondo del grande scenario di una Milano oppressa dalla peste.
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LAutore.
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Nato a Milano nel 1962, Franco Forte cura le collane da edicola Mondadori (Il Giallo Mondadori, Segretissimo, Urania). Molti dei suoi romanzi sono stati pubblicati da Mondadori. Tra i suoi i titoli: Gengis Khan - Il figlio del Cielo (2014), Il segno delluntore (2012), Roma in fiamme (2011), I Bastioni del Coraggio (2010), Carthago (2009) e Operazione Copernico (2009). Ha inoltre lavorato per la televisione, come autore delle serie Distretto di Polizia e RIS: Delitti imperfetti e dei film TV Giulio Cesare e Gengis Khan.
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Questo libro  dedicato alla memoria delluomo che, pi di ogni altro, avrebbe voluto leggerlo. Mio padre.
Che non  pi fra noi, ma che resta indelebile nel mio ricordo.
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Ducato di Milano. Anno Domini 1576.
Piangevano allora i mercanti, gli orefici, i gioiellieri, i profumieri... mancarono subito allora le delizie, le abbondanze e le grandezze di Milano... Dio pose in fuga, o Milano, con quelle funeste carrette, che si vedevano colme di morti, le tue superbe e pompose carrozze... Non peccare se non vuoi altre peggiori disgrazie.
CARLO BORROMEO, Liber Memorialis (1599)
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PROLOGO.
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27 agosto 1576 
Dalla finestra la visuale era perfetta. Riusciva a distinguere con chiarezza le poche persone che transitavano, quasi tutti giovani apprendisti artigiani che correvano ad aprire bottega. Nelle strade di Milano, la folla vera e propria sarebbe giunta di l a poco, anche se non cos numerosa come prima dellarrivo della peste, quando in citt affluivano ogni giorno commercianti e viandanti dai paesi vicini e dalle campagne.
I monatti continuavano a inchiodare dallesterno le porte e le finestre delle case messe in quarantena, e le urla dei poveretti che venivano intrappolati raggiungevano persino la sua finestra, al secondo piano di uno dei pochi palazzi di Milano che ancora non avevano conosciuto casi di infezione.
Questo avrebbe ridotto considerevolmente i suoi possibili bersagli, anche se i milanesi sarebbero presto scesi in strada, pronti malgrado tutto ad andare avanti con le loro incombenze e i loro affari.
In quel preciso istante cerano solo quattro persone in vista. Stringendo gli occhi, acuti come quelli di un falco, le pass velocemente in rassegna.
Il primo era un mendicante, con le vesti lacere e il volto cos lurido che era impossibile distinguerne la fisionomia, prostrato come un fagotto di stracci sui gradini che costeggiavano il colonnato. Fece una smorfia e distolse lo sguardo. Quel misero mendicante non valeva nulla.
Le altre tre persone erano pi interessanti. Tutti uomini, alti pi della media, avvolti, nonostante la stagione, in mantelli di tessuto pregiato. Confabulavano a bassa voce e si guardavano attorno di sottecchi, come se ordissero chiss quale complotto.
Uno di loro portava al fianco una strana spada, la cui elsa spuntava dal mantello, rimboccato sulla spalla. Era un incrocio tra una spada e un coltellaccio, una di quelle armi portate dai bravi dei nobili spagnoli, poco elegante a vedersi ma pratica da usare in combattimento. Assolutamente degna di nota, invece, la giusarma da parata decorata in oro che luomo indossava con naturalezza, come se fosse abituato a tanto sfarzo.
La persona alla sua destra appariva pi robusta, le spalle larghe sagomate da quella che poteva essere una corazza di cuoio, indossata sotto il mantello. Non si scorgeva la spada, che certo gli correva lungo la gamba, ma quello che teneva in mano doveva essere una borgognotta, uno di quegli elmi leggeri per armature da cavallo che andavano tanto di moda tra i cavalieri della Corona di Spagna.
Non vedendo cavalli, si guard attorno sorpreso. Langolo orientale della piazza era nascosto da una vecchia chiesa, quindi ipotizz che i cavalli fossero stati legati l dietro. Magari alla piccola fontana che sputava a singhiozzo lacqua sporca e maleodorante della falda di Milano.
I due individui erano fermi in fondo alla strada, in un punto da cui potevano tenere docchio tutta la piazza, e gli davano le spalle. Parlavano con una terza persona, pi bassa e meno robusta, paludata di nero e di ermellino, con una fusciacca che ricordava uno di quei truci banchieri tedeschi che facevano la spola tra le mura del castello e i dazi della dogana.
Non riusc a vedere chiaramente in viso i tre uomini, ma distinse la lunga capigliatura del primo e la retina che tratteneva i capelli del secondo. Di quello che sembrava un banchiere tedesco not soprattutto la pelle diafana del volto e delle mani. Due sgherri, pens. I bravi di qualche potente. Forse il banchiere li stava assoldando per un lavoro sporco.
Stringendo le mascelle, si ritrasse dalla finestra. Non poteva usarli come bersagli, troppo pericoloso. Sarebbero stati un successo importante per lui, ma da quella distanza era impossibile riuscire a scagliare i dardi con precisione tale da centrarli tutti prima che fuggissero. E lui non poteva permettersi di sbagliare.
Torn a guardare in strada e fiss il mendicante. Non si era mosso. Dal punto in cui si trovava non riusciva neppure a capire se stesse ancora respirando o se fosse gi morto. Troppo facile, pens con rabbia. Sarebbe stato come tirare a una bestia. Anche se correva un grosso rischio, visto che la gente stava cominciando a riversarsi in strada, doveva rassegnarsi e aspettare una nuova vittima. Non poteva farne a meno. Doveva trovare un bersaglio, altrimenti sarebbe rimasto inquieto per tutto il giorno, senza riuscire a prendere sonno la notte.
Continu a osservare i tre uomini mentre parlavano sottovoce. Allimprovviso il vento cambi direzione, e brandelli delle loro parole giunsero fino alla sua finestra. Si sporse leggermente in avanti, a rischio di farsi vedere, e riusc a udire qualche parola. Niente dimportante. Ma comprese che luomo in nero non era tedesco. Pi probabilmente svizzero.
Quando allimprovviso i tre fecero per andarsene, si sent sommergere dal panico. Che cosa doveva fare? Provare il colpo pi ardito della sua vita, uccidendoli tutti e tre prima che si accorgessero di lui? E se avesse fallito? Con mani tremanti strinse la balestra, appoggiata con il teniere sul davanzale della finestra. Doveva decidersi, presto quegli uomini sarebbero scomparsi alla sua vista.
Caric il quadrello e si predispose a prendere la mira per tirare contro quello pi piccolo, il bersaglio pi difficile. Per riuscire ad abbatterlo avrebbe dovuto colpirlo alla gola, e la distanza era notevole. Ma sapeva di potercela fare, perch lui era bravo, il miglior balestriere di tutta Milano, anche se nessuno, nella guarnigione cittadina, lo sapeva o poteva anche solo sospettarlo.
Sfior con le dita la leva di tiro e si prepar a scoccare il dardo. Proprio in quel momento una sagoma gli oscur la visuale. Si tir su di scatto: il mendicante si era alzato e si era avvicinato ai tre uomini, implorando di dargli qualcosa. I tre lo allontanarono in malo modo, ma, vedendo che il cencioso insisteva, si diressero verso il fondo della piazza e scomparvero in una via laterale.
Quel maledetto li aveva fatti fuggire, e adesso lui non aveva pi bersagli di valore. Pieno di rabbia, fece per ritirarsi allinterno della stanza quando da una viuzza allimprovviso comparve una figura, diretta verso la parte opposta della piazza. La osserv sorpreso. Era un bersaglio perfetto: una fanciulla, con abiti decorosi seppure non di rango, abbastanza agile e svelta da poter essere considerata come un bersaglio da tre tacche sulla sua balestra.
Magnifico, pens tornando ad appoggiare larma sul davanzale e allineando locchio con la tacca di tiro. Attese che la giovane fosse nel centro esatto della piazza poi, quando lebbe inquadrata, non esit e premette la leva di tensione. Il quadrello part a velocit micidiale.
E lui seppe che avrebbe fatto centro.

CAPITOLO PRIMO. 

27 agosto 1576 
Se un padre si specchia nel figlio, la vita pu solo riservargli certezze. Se vede occhi, naso e bocca daltri, non serve essere abili notai criminali, per lasciar piangere il cuore e annullarsi nellanima...
AMERIGO TAVERNA, notaio criminale

1.

Niccol Taverna osserv con curiosit lEccellente Vincenzo Ruffo, maestro di cappella del Duomo e protetto dallIllustrissimo Alessandro de Medici, vescovo di Pistoia. Lo vide salire con passi calmi e misurati i gradini che lo portavano sul lettorino insieme ai cinque cantori per eseguire i salmi che, dopo il decreto del Sacro Concilio di Trento, erano stati prescritti dallarcivescovo Borromeo.
Il Ruffo, che rivestiva il ruolo di maestro di cappella della Fabbrica fin dal 1565, non aveva gradito le nuove imposizioni nel canto e nella forma, ma quella mattina sembrava avere deciso di fare buon viso a cattivo gioco. Quando fece intonare il Dixit Dominus, Niccol comprese per quale motivo fosse ancora in carica dopo tanti anni. La sua abilit nelladdestrare i giovani cantori a interpretare i versi sacri era impareggiabile, e anche quel giorno, come tutte le domeniche, il Duomo si riemp di una melodia sublime.
Che noia sibil Isabella Landolfi, coprendosi la bocca con il fazzoletto per celare uno sbadiglio.
Niccol impallid. Ma come... prov a dire, azzittendosi subito quando si accorse di aver parlato a voce troppo alta, attirando lattenzione delle persone che lo circondavano.
Isabella trattenne una risata e si ricompose, mentre Niccol cercava di farsi piccolo come un insetto sotto limmensa volta del Duomo.
Ma s, quante volte abbiamo gi sentito queste canzoni? mormor la fanciulla avvicinandosi a lui.
Non sono canzoni, sono inni sacri protest Niccol. E, visti i problemi della citt, mi pare il minimo che si cerchi di interpretarli con passione e convinzione.
Isabella si strinse nelle spalle. Stanno morendo trecento persone al giorno. Credi che basti un coro per fermare la peste?
Niccol tent di ribattere, ma Isabella aveva gi cambiato espressione e, dopo essersi fatta ancora pi vicino, lo guard con uno strano sorriso.
 vero quello che si dice? chiese in un sussurro.
Niccol aggrott le sopracciglia. Che cosa?
Che il Borromeo vuole dividere in due la navata. Da una parte le donne, dallaltra gli uomini.
Niccol trattenne un sospiro. Quella ragazza era come un temporale estivo: lanciava tuoni e fulmini, minacciava di spaccare il mondo e poi, un attimo dopo, era radiosa come il sole dagosto.
Non mi sembra una cattiva idea rispose, decidendo di stuzzicarla un po. Voi donne non fate altro che disturbare.
Sgranando gli occhi scandalizzata, lei gli conficc un gomito nel fianco.
Niccol and a sbattere contro una donna bassa e rotonda che lo fulmin con lo sguardo.
Chiedo scusa, madonna mormor imbarazzato, poi afferr Isabella per un braccio e la trascin in un angolo del Duomo, dove non avrebbe potuto fare danni. Finalmente, dopo che lei ebbe riacquistato un po di compostezza, riuscirono ad assistere al prosieguo della funzione, che termin con un appello del sacerdote affinch tutta la citt si stringesse attorno allarcivescovo Carlo Borromeo e al loro santo protettore, san Sebastiano, oltre che al patrono, santAmbrogio, per combattere il flagello che stava mettendo in ginocchio Milano e tutto il Ducato.
Perch Carlo non  qui? chiese Isabella, avendo se non altro il buon senso di parlare a bassa voce. Non dovrebbe celebrare lui la messa, vista la situazione?
Niccol la guard severo. Larcivescovo preferisce stare con gli ammalati le rivel. E in effetti aveva saputo dai suoi colleghi deputati a organizzare la scorta per il Borromeo che Carlo stava visitando il Lazzaretto Maggiore, come faceva quasi ogni mattina, ignorando persino le funzioni solenni in Duomo pur di non far mancare il suo conforto a coloro che stavano soffrendo e morendo.
Ma perch mettere a rischio la propria vita? ribatt Isabella, che non si dava mai per vinta e voleva sempre lultima parola. Non sarebbe pi utile qui, fra la gente sana ma spaventata, che ha bisogno di una guida, di un punto di riferimento per farsi coraggio?
Niccol sostenne il suo meraviglioso sguardo e comprese di trovarsi in una posizione di svantaggio. Niente aveva importanza, quando affondava in quel lago di smeraldo. Ogni volta che la guardava, persino le questioni pi difficili perdevano consistenza.
Forse ritiene che la morte, il dolore e la disperazione abbiano pi bisogno di lui rispetto alla paura riusc a dire con un mormorio sommesso, poco convinto lui stesso delle sue parole, incapace di sostenere quella discussione.
Isabella lo sorprese ancora una volta. Anzich ribattere ammorbid lespressione del viso aprendo un sorrisetto malandrino, uno di quelli che avevano fatto capire a Niccol, fin dal primo istante in cui laveva vista, che non avrebbe potuto evitare di innamorarsi di lei, e gli disse: Va bene, hai ragione. Ma non perch sei cos saggio come vuoi far credere, messer notaio. Solo perch sono convinta che Carlo non sia un uomo come tutti noi.
Niccol si accigli. Che cosa vorresti dire?
Che  un santo, naturalmente! esclam Isabella, perdendo allimprovviso interesse nella conversazione e tornando ad ascoltare lomelia finale del sacerdote.
Niccol scosse la testa. Per... lultima parola non era ancora detta, soprattutto sul comportamento malandrino della ragazza. E lui aveva intenzione di non lasciar cadere quel filo di irritazione che covava dentro.
Quando la messa fu terminata e si trovarono fuori, distribuirono i soliti sorrisi di circostanza e scambiarono due parole con i dignitari pi importanti. Niccol scalpitava per appartarsi in un angolo con Isabella e rimproverarla per il suo comportamento. Era la prima volta che riuscivano a ottenere il permesso di recarsi in chiesa insieme, e lei lo aveva messo in imbarazzo.
Quando finalmente riuscirono a defilarsi, Niccol si prepar a sostenere le sue ragioni, ma Isabella lo anticip. Gli si fece sotto, lo guard dal basso verso lalto con i suoi occhi verdi, si alz sulle punte dei piedi e gli diede un bacio. Poi, con un sorriso innocente, concluse: Grazie per avermi accompagnata.  stata la messa pi bella a cui abbia mai assistito.
Ancora pieno di rabbia, Niccol resistette solo per qualche istante, poi croll miseramente sotto lo sguardo radioso di Isabella.
 ora che ti riaccompagni a casa si limit a dire.
Isabella lo fiss incuriosita. Come mai tanta fretta di liberarti di me?
Niccol finse sorpresa. Liberarmi di te? Come puoi pensare una cosa del genere?
Isabella piant i pugni sui fianchi e lo fronteggi. Caro messer notaio dei miei stivali disse, stringendo gli occhi in due fessure, credi di essere lunico a saper cogliere indizi rivelatori?
Niccol allarg le braccia mostrando il suo sgomento. Non so di cosa parli, credimi.
Isabella storse il naso. Poi cominci a contare sulle dita: Primo, di solito sono io a doverti scacciare come un moscone, non il contrario. Secondo, sei nervoso fin da questa mattina, come se ti accingessi a sostenere un colloquio con il governatore in persona.
Niccol cerc di intervenire, ma Isabella non gli diede tregua: Terzo, non fai altro che guardarti attorno. Anche prima, in chiesa, continuavi a girarti verso luscita, attratto da chiss quale forza misteriosa.
Niccol sospir. Hai intenzione di rubarmi il mestiere?
No rispose Isabella, voglio solo capire perch hai tanta fretta di andartene.
Niccol cerc di pensare a una risposta plausibile e al contempo fuorviante, ma dallo sguardo di Isabella comprese che non lavrebbe passata liscia. Cos sbuff, si diede unaltra occhiata veloce alle spalle e confess: Daccordo,  vero. Ho un impegno che mi aspetta. Quindi assunse un tono implorante:  una cosa della massima importanza, credimi. Altrimenti per nulla al mondo sarei impaziente di lasciarti.
Di che si tratta? chiese Isabella.
Niccol esit. In realt...
Vuoi che ti metta il broncio per i prossimi due giorni? lo minacci lei. Guarda che in queste cose noi donne siamo implacabili.
Niccol si arrese. Ho appuntamento con mastro Cordelli. Nel suo laboratorio de dottori.
Isabella sembr sorpresa. Cordelli? Il medico del tribunale?
Niccol annu. Per la precisione, lui  il catelano del tribunale.
E che significa?
Niccol si strinse nelle spalle. Credo dipenda da quegli strani abiti che indossa.
 vero concord Isabella. La catelana  un grembiale. Serve ai filatori e a certi garzoni di macelleria per non sporcarsi. Ne ho rammendati parecchi. Ma che centra con un medico?
Niccol sospir. Diciamo che anche mastro Cordelli ha necessit di non sporcarsi, visto il mestiere che fa. Lui esamina i corpi e ne certifica la morte, quando non siamo perfettamente sicuri di che cosa abbia causato un decesso. E poi...
Poi? lo sollecit Isabella.
Fa anche altro, sempre per il tribunale, ma non  il caso di parlarne adesso. Ti basti sapere che noi lo chiamiamo il bollitore di teste.
Bene fece Isabella sgranando gli occhi. Ero gi pronta a lamentarmi per unaltra domenica vuota e noiosa. Per fortuna un diversivo! Che cosa aspettiamo ad andare da questo bollitore di teste?
Niccol la guard con sospetto. In che senso?
Stiamo facendo tardi allappuntamento. Andiamo!
Isabella lo prese sottobraccio, ma Niccol la blocc.
Un momento disse. Io ho appuntamento con mastro Cordelli, non tu.
Isabella simbronci. Ti d fastidio la mia compagnia?
Ma no, che centra.  solo che io...
Tu cosa? Non mi reputi allaltezza di starti vicino quando sei impegnato nelle tue indagini?
Isabella... prov a protestare Niccol, ma lei apr un sorriso di una dolcezza infinita che lo trafisse come un colpo di sciabola e lo lasci senza fiato, incapace di opporre resistenza.
Daccordo capitol alla fine, sconsolato. Del resto, sapeva che non cera nulla di pi potente degli incantesimi dellamore per frastornare un uomo.
Guard Isabella, che sorrideva consapevole della sua vittoria, e scosse la testa. Se vuoi venire, vieni pure continu. Ma mi auguro che tu sia forte di stomaco.
Perch?
Lo vedrai rispose Niccol enigmatico, pregustando, se non altro, il sapore di una mite vendetta. E comunque, prima sarebbe meglio andare a cambiarci dabito. In quel laboratorio non  il caso di entrare con merletti e sottane eleganti...
Magnifico! esclam Isabella, eccitata. Per non ho una catelana a portata di mano.
Va bene un abito qualsiasi sbuff Niccol. Che non sia difficile da lavare.
Perfetto. Allora ti aspetto a casa mia. E non azzardarti a imbrogliarmi, te la farei pagare.
Non ne dubito, pens Niccol mentre lei si allontanava in un turbine di vesti e pizzi colorati.

2.

Niccol infil le scarpe e si diede unultima occhiata allo specchio. Tutto era a posto. Aveva indossato gli abiti pi eleganti che possedeva, persino la camicia con le maniche trinciate che rispolverava solo nelle occasioni ufficiali, e per un momento si chiese se avrebbe dovuto prendere anche i guanti. Pi di una volta aveva notato che i nobiluomini spagnoli, anche in piena estate, si facevano vanto dei loro splendidi guanti di cuoio o di pelle portandoli infilati nella cintura come un vezzo elegante, alla stregua di certe spade da parata ostentate da notabili e uomini darme.
Chiss come reagir Isabella, pens. Laveva ingannata, visto che le aveva detto che non sarebbe stato sensato andare al laboratorio del tribunale vestiti a festa; eppure non aveva potuto resistere allidea di apparire il pi elegante possibile ai suoi occhi, anche a rischio di inzaccherarsi gli abiti migliori con le misture che bollivano incessantemente nei calderoni di mastro Cordelli. Stava fissandosi dubbioso nello specchio, quando bussarono alla porta. Sper che non fosse zia Ofelia, perch non voleva arrivare in ritardo allappuntamento.
Apr la porta di scatto, pronto a fronteggiare la zia in modo determinato, ma si ritrov davanti Rinaldo e Tadino, i suoi due principali assistenti. Il primo, un gigante alto pi della porta, teneva gli occhi bassi, come se temesse di affrontare il suo sguardo, mentre il secondo, il fiero portoghese con una sfilza interminabile di discendenze, cercava di apparire calmo e distaccato, quando invece era ben chiaro il suo nervosismo.
Cos successo? chiese Niccol impallidendo.
Un altro omicidio rispose Tadino.
Simile a quelli degli ultimi tre giorni aggiunse Rinaldo.
Non c nessun altro che possa occuparsene? mormor Niccol sgomento, pur conoscendo la risposta.
Il capitano ha fatto chiamare noi conferm Tadino.
E ha richiesto espressamente la tua presenza spieg Rinaldo.
Niccol si appoggi al muro e cerc di dominare la rabbia. Dopo il caso del commissario inquisitoriale Bernardino da Savona, che aveva risolto brillantemente, aveva lavorato due settimane di fila come un pazzo per potersi concedere quella giornata di riposo, che aveva intenzione di dedicare tutta a Isabella Landolfi... e a certe ricerche che stava conducendo con laiuto di mastro Cordelli. Non era giusto che chiedessero ancora alla sua squadra di occuparsi di quei casi di omicidio, anche se una parte di lui gi iniziava a formulare domande e a fare ipotesi.
Dove? chiese infine, staccandosi dal muro e cominciando a spogliarsi. Non poteva certo presentarsi sul luogo del crimine vestito come un damerino.
In piazza Carobio rispose Rinaldo.  stata uccisa una ragazza.
Va bene sospir Niccol. Poi si volt verso Tadino. Puoi farmi un favore? gli chiese.
Il portoghese fece una smorfia.  quello che penso?
Vai da Isabella Landolfi e porgile le mie scuse annu Niccol. Dille che passer da lei appena possibile e che...
Che cosa? volle sapere Tadino.
Niccol sospir. Niente. Tanto non vorr sentire ragioni. Dille solo che mi scuso profondamente. E che cercher di farmi perdonare.
In quale tua prossima vita? gli chiese Tadino. Non cera ironia nella sua voce, e Niccol si rese conto che il colosso non aveva torto.
In quella che mi organizzer dopo che avremo risolto anche questo caso rispose, assumendo unespressione decisa.
I suoi due assistenti lo fissarono per un po in silenzio, poi Tadino scosse la testa e si allontan.
Non mi pare che ti abbia creduto comment Rinaldo.
Gi fece Niccol. E tu nemmeno, vero?
Rinaldo si limit a stringersi nelle spalle.
Daccordo sbuff Niccol. Vi dimostrer che vi sbagliate. Ma prima di tutto risolviamo questaltra grana.
Vuoi un riepilogo delle circostanze dellomicidio?
Naturalmente. Raccontami tutto mentre raggiungiamo il luogo dellassassinio.
Bene afferm Rinaldo.  questo il Niccol Taverna che mi piace.
Vallo a spiegare a una certa fanciulla sbott Niccol, cercando di non pensare alla reazione di Isabella quando Tadino le avesse portato la notizia. Del resto, non era colpa sua se il capitano di Giustizia, per risolvere i casi pi difficili, ormai si fidava solo di lui. E questo, che arrivava allimprovviso a rovinargli la giornata, non doveva essere per nulla semplice, se lavevano fatto convocare con tanta urgenza.
Da dove comincio? gli chiese Rinaldo.
Dallinizio.

3.

Erano quasi arrivati in piazza Carobio quando si trovarono davanti un muro di folla.
Che diavolo succede? domand Rinaldo.
Da lass non riesci a vedere niente? gli chiese Niccol. Rinaldo, che lo sovrastava di tutta la testa, raddrizz la schiena e allung il collo, poi si sollev in punta di piedi.
Le persone confluiscono proprio in piazza Carobio, dove c la nostra vittima rispose.
Niccol lo fiss sorpreso. Tutta questa gente per un morto per strada? comment. Con i fopponi che ardono dappertutto e i carretti dei monatti pieni di cadaveri?
Rinaldo si strinse nelle spalle. Quelli sono appestati replic. La nostra vittima, invece,  una fanciulla. Anche carina, da quello che mi hanno detto.
Niccol fece per ribattere, ma in quel momento si sent chiamare e si volt. Tadino arriv trafelato, scuotendo la testa come se volesse mettere subito in chiaro che non era colpa sua. Di qualunque cosa si trattasse.
Che succede? gli chiese Niccol. E perch sei gi qui?
Ho fatto una corsa rispose Tadino ansimando. Niccol sapeva che il piccolo portoghese era veloce, ma questa volta doveva aver volato. Il che non preannunciava niente di buono.
Hai avvertito Isabella? volle sapere Niccol.
Prima di rispondere, Tadino prese fiato. Non lho trovata rivel, con unespressione strana che sulle prime Niccol non riusc a interpretare.
Avrebbe dovuto essere a casa ribatt. Sua madre...
Non lha proprio vista tornare dalla messa lo interruppe Tadino.
Niccol si accigli. Dove poteva essere andata? Per un momento ebbe il dubbio che Isabella avesse voluto giocargli un qualche tiro, ma poi allimprovviso incontr di nuovo lo sguardo di Tadino, vide che anche Rinaldo lo fissava con unespressione mista di ansia, imbarazzo e preoccupazione. Allora comprese che cosa affliggeva i suoi collaboratori.
Non crederete... mormor voltandosi verso il muro di folla.
La vittima  una ragazza giovane e molto carina gli ricord Rinaldo.
Ma non  detto che... intervenne Tadino, scoccando unocchiataccia al colosso.
Niccol non volle neppure pensare alle implicazioni delle parole dei suoi collaboratori. Si fece largo a spintoni tra la folla come un ariete da assedio, ignorando le proteste e le grida di rabbia, poi fece segno a Rinaldo di aiutarlo. Lansia e la preoccupazione lo stavano divorando.
Quando finalmente sbucarono in piazza Carobio, Rinaldo e Tadino raggiunsero gli armigeri che stavano presidiando il luogo del crimine in attesa del magistrato incaricato delle indagini, e li aiutarono a tenere indietro la folla.
Niccol, invece, si ferm a osservare il corpo rovesciato a terra trattenendo il respiro.
Poteva essere lei. Di questo ebbe conferma con una stretta al cuore che lo paralizz per un lungo istante. I capelli erano in parte nascosti dal corpo, ma anche da lontano not che erano dello stesso colore di quelli di Isabella.
 un colore comune, forse il pi diffuso in citt, recit una voce nella sua mente, che per Niccol avvert come se provenisse dai confini del mondo.
Una larga chiazza di sangue faceva da contorno al cadavere, e dal punto in cui si trovava riusc a scorgere limpennaggio del quadrello che spuntava dal collo della ragazza.
In effetti la pelle  bianca e candida come quella di... taci! url a se stesso, sentendosi scuotere dalla rabbia. Non poteva credere che quella ragazza fosse la sua Isabella. Si guard attorno, disperato. Rinaldo, Tadino e gli armigeri della guarnigione erano ancora impegnati a tenere indietro la folla.
Non lasciare che le emozioni ti offuschino la mente, gli ricord unaltra voce, che questa volta ebbe il potere di rilassarlo. Suo padre non gli parlava spesso, ma quando lo faceva riusciva sempre a ricondurlo sul sentiero del raziocinio e della coerenza deduttiva.
Niccol strinse gli occhi e osserv di nuovo la ragazza sdraiata a terra. Indossava un vestito che lui non aveva mai visto, certamente non quello con cui Isabella si era recata a messa quel giorno.
Non  passata per casa, gli ricord suo padre, con tono morbido e conciliante. Quindi dove potrebbe essersi cambiata dabito?
Niccol si sent rinascere. Suo padre aveva ragione, non poteva essere lei.
Rassicurato, raggiunse il cadavere e gli si inginocchi accanto, facendo attenzione a non calpestare la chiazza di sangue che si stava ancora allargando.
Osserv la vittima in viso. Era molto carina, era vero, e probabilmente aveva unet simile a quella di Isabella.
Ma non era lei.
Con calma si rialz e sollev una mano per fare segno a Rinaldo e a Tadino di raggiungerlo.
Adesso che si era tranquillizzato, doveva pensare a quello che era successo. La ragazza era stata uccisa con un colpo di balestra, e la sua morte era compatibile con quella di altri casi simili che avevano funestato la citt negli ultimi giorni.
Non bastavano la peste, la paura, i patiboli eretti dal Consiglio dellInquisizione spagnola. Adesso ci si metteva anche questo assassino, che sembrava pronto a uccidere chiunque gli passasse sotto il naso, senza un apparente collegamento fra le vittime e, soprattutto, senza alcun movente.
Mentre pensava a questo, inaspettatamente la ragazza si mosse. Un movimento appena percettibile. Niccol comprese che non era una contrazione spontanea, come spesso avveniva nei corpi uccisi in modo brutale.
E questo poteva significare soltanto una cosa. La vittima era ancora viva.

4.

Tranquilla, non ti muovere. Ho mandato a chiamare un cerusico, vedrai che andr tutto bene. Io...
Niccol sinterruppe, mordendosi un labbro. Non sapeva se la ragazza fosse in grado di sentirlo. Sussultava e boccheggiava, il viso cereo, la bocca allagata di sangue. Un paio di volte aveva aperto gli occhi, fissandolo senza vederlo, con un miscuglio di dolore e paura nelle iridi. La sollev tenendola fra le braccia mentre Tadino correva a chiamare un cerusico, ma ormai sentiva colargli fra le dita il sangue che scendeva a rivoli dal collo. Non riusciva a respirare, forse a causa dei polmoni pieni di sangue.
Niccol non poteva prevedere quanto avrebbe ancora resistito. Sentendosi un vigliacco si pieg su di lei, le avvicin le labbra a un orecchio e, cercando di ignorare la folla che li osservava sgomenta, le parl piano, scandendo le parole.
Hai visto chi  stato? le chiese. Sai chi  il tuo assassino?  qualcuno che conosci?
La ragazza lo fiss con occhi vacui, ormai privi di colore, e sput una boccata di sangue. Poi parve voler dire qualcosa.
Niccol si pieg ancor pi su di lei, accostandole quasi lorecchio alla bocca per capire quello che stava cercando di dirgli.
Aaaa... iuuu.... tooo... mormor la ragazza, sputando di nuovo sangue. E prima che Niccol potesse dire qualcosa ebbe uno scatto e con una mano gli artigli un braccio, stringendolo con forza prodigiosa.
Dur solo un istante, sufficiente per lasciargli dei graffi.
Niccol non avrebbe pi dimenticato quella stretta, che aveva il sapore di unaccusa, di un grido silenzioso: Aiutami! Perch mi fai domande assurde? Salvami!
Con gli occhi pieni di lacrime fece per chiedere scusa, ma allimprovviso la stretta della ragazza divenne leggera come aria, e tutto il corpo, dopo un ultimo sussulto, si irrigid fra le sue braccia, mentre la testa crollava allindietro e il sangue le usciva dalla bocca inondandole il viso.
Aveva smesso di respirare. Non ce laveva fatta.
Niccol la depose delicatamente a terra. Non avrebbe potuto fare niente per aiutarla, se non portarle un po di conforto. Ma quando aveva capito che stava per lasciarlo, aveva dovuto porle quelle domande, sfruttare la seppur remota possibilit che conoscesse il suo assassino.
Presto il cerusico fu accanto a lui e lo spinse di lato per esaminare il corpo. Niccol barcoll, poi, aiutato da Rinaldo, si tir in piedi con la morte nel cuore, ben sapendo che il cerusico non avrebbe potuto fare niente per la ragazza.
Non so nemmeno come si chiama, pens scuotendo piano la testa.
Troppo tardi conferm il cerusico rialzandosi a sua volta e pulendosi le mani sporche di sangue su un grembiule lurido legato in vita. Cerano macchie di altro sangue, forse di maiale o di qualche bestia che luomo aveva macellato prima di essere strappato al suo lavoro da Tadino. Niccol lo trov ingiusto e ne fu turbato.
Qualcuno sa chi ? grid Tadino rivolgendosi alla folla. Lavete mai vista prima? Sapete dirci il suo nome?
La folla rumoreggi, molti si fecero avanti per guardare il cadavere, diverse donne si fecero il segno della croce, ma nessuno sembr riconoscere la ragazza, che rest senza nome.
Non importa, pens Niccol allontanandosi con rabbia. Trover il tuo assassino. E gliela far pagare.
Attravers la folla come un indemoniato, con Rinaldo e Tadino alle sue spalle che lo chiamavano invano, e si diresse verso la fontana allangolo della piazza.
Si sentiva bruciare le mani, con tutto quel sangue addosso. Doveva assolutamente lavarsele, anche se cos facendo gli pareva di arrecare un ulteriore torto a quella poveretta, che aveva lottato con tutte le forze per non disperdere la vita che il dardo della balestra le aveva risucchiato dal corpo.
Ho esaminato il quadrello afferm Tadino dopo che lo ebbe raggiunto. Niccol non disse nulla, impegnato a lavarsi le mani sotto il getto dacqua. Il piccolo portoghese trasse un respiro e continu: Mi pare un normalissimo dardo di bassa fattura, come se ne trovano sulle bancarelle dei mercati.
Per il colpo  stato portato con precisione osserv Rinaldo. Il che fa pensare che si tratti di un tiratore scelto, probabilmente un gendarme o un bravo al servizio dei nobili di Spagna.
Pu essere stato un colpo fortunato obiett Tadino. Come puoi dire che era di precisione?
Perch non  la prima vittima rispose Rinaldo. E tutte sono state colpite pi o meno nello stesso punto, anche se a distanze e in luoghi differenti.
Sulla distanza avrei i miei dubbi borbott Tadino. Poi, prima che Rinaldo potesse aggiungere altro, agit una mano e convenne: Comunque hai ragione, deve trattarsi di un tiratore esperto. Non ci si pu affidare solo alla fortuna, per uccidere in quel modo.
La ragazza? chiese Rinaldo a Niccol, che nonostante tutto aveva ascoltato con interesse la discussione fra i suoi assistenti. Credeva anche lui che lassassino fosse qualcuno molto abile con la balestra, probabilmente un soldato, ma riteneva che fosse ancora troppo presto per capire se apparteneva alla guarnigione cittadina o se era in forze presso le milizie spagnole del Ducato.
Giusto, che ne facciamo? rincar Tadino.
Fatela portare via rispose Niccol, sorpreso dal tono determinato della sua voce, privo del tremito che lo scuoteva dentro. E continuate a interrogare la folla.  impossibile che nessuno sappia chi sia.
E quando avremo saputo il suo nome? fece Rinaldo.
Niccol si volt a guardarlo, con una luce fredda negli occhi. Troveremo quel bastardo. E lo faremo impiccare insieme alla sua balestra.

5.

Mentre si dirigeva verso Corsia de Servi, Niccol cerc di non pensare alla ragazza soffocata dal proprio sangue. Se si fosse trattato di Isabella, come aveva temuto per un istante...
Scosse la testa con rabbia, cercando di scacciare un senso di orrore che gli provocava lunghi brividi in tutto il corpo. Comera possibile che la vita umana fosse tenuta in cos misera considerazione? Che cosa poteva aver mai fatto quella fanciulla per meritare di morire in quel modo? Per di pi in un periodo cos infausto per Milano, piagata dalla peste come non era mai accaduto a memoria duomo.
Niccol strinse i denti, lasciando spazio al furore che lo inondava ogni volta che immaginava la smorfia soddisfatta di un assassino mentre contemplava il risultato della sua opera. Come il demonio, che gode del dolore altrui e dello sfacelo che compie nel corpo e nellanima della gente, anche quei criminali senza scrupoli dovevano avere qualcosa di perverso e di distorto dentro di loro, e lui trovava conforto allidea che, grazie al suo lavoro, molte di quelle creature abominevoli terminassero i loro giorni appese alla forca. Almeno la giustizia avrebbe prevalso, e qualche mostro in meno, in tempo di orrori e di cupi presagi di morte, sarebbe servito a dare conforto alle persone oneste e di coraggio che combattevano ogni giorno per dare una speranza alla citt e alle loro famiglie.
Sembri infuriato lo riscosse una voce davanti a lui, facendolo sussultare. Cos successo di tanto terribile?
Niccol mise a fuoco la fanciulla che lo aspettava davanti al portone di casa, magnifica e radiosa come un virgulto in un terreno bruciato dalla guerra e dalla carestia, e sent subito sciogliersi tutto lorrore e la rabbia che aveva in corpo.
Distinto abbracci Isabella e se la strinse al petto, affondando il viso nei suoi capelli, che profumavano di primavera.
Ehi! rise lei, districandosi dal suo abbraccio e guardandosi attorno divertita. Il vostro  un atteggiamento sconveniente, messer notaio. Proprio qui, davanti a casa mia!
Niccol comprese solo in quel momento la portata del suo gesto. Apr la bocca per spiegarle il terremoto di emozioni che lo aveva scosso, e che solo adesso, di fronte al cristallo dei suoi occhi, si era acquietato, ma Isabella lo zitt poggiandogli un dito sulle labbra e scuotendo la testa con un gesto grazioso.
Non importa afferm prendendolo per mano e trascinandolo via. Mi  piaciuto lo stesso, e non voglio qualcuna delle tue strambe spiegazioni.
Niccol non seppe che cosa ribattere, e decise di restarsene in silenzio, lasciandosi trasportare dalluragano vaporoso di vesti e risate di quella fanciulla che aveva il potere di annichilirlo.
Non mi chiedi dove ti sto portando? rise lei dopo qualche minuto, scrutandolo con gli occhi verdi venati di pagliuzze dorate.
Servirebbe a qualcosa? mormor Niccol.
No! scoppi a ridere lei, riprendendo a correre pi veloce di prima, fino a quando non si infil nellandrone di un palazzo immerso nellombra.
Dove siamo? fu costretto a chiedere Niccol, cercando di trattenerla quando lei fece per arrampicarsi su per le scale.
Ancora un po di pazienza rispose Isabella strattonandolo e costringendolo a seguirla.
Ma dobbiamo andare da mastro Cordelli, ricordi? Il bollitore di teste!
Lo faremo dopo ribatt lei chiudendo la discussione.
Si fermarono davanti a una porta del primo piano, su un pianerottolo ingombro di casse di legno stipate come in un magazzino.
Isabella sollev una mano e batt con decisione sulluscio. Dopo qualche secondo la porta si apr, lasciando comparire il volto di un uomo che li scrut con sospetto.
Sono io disse la giovane scostando la porta con una manata e irrompendo nellappartamento prima che luomo potesse ribattere. E questo  Niccol, il mio spasimante.
Sentendosi appellare in quel modo, Niccol avvamp, ma poi cerc di mostrarsi cordiale e sinchin leggermente al cospetto delluomo, che lo scrutava con le enormi sopracciglia bianche che sembravano volergli cascare negli occhi. Era molto anziano, quasi completamente calvo. Indossava una blusa sdrucita e aveva i piedi nudi, con le unghie annerite.
Vi immaginavo pi alto afferm il vecchio richiudendo la porta dopo aver fatto segno a Niccol di entrare. E pi prestante, a sentire i mirabolanti racconti di mia nipote.
Non dargli retta sbott Isabella lasciandosi cadere su una poltrona in un angolo. Un pezzo darredo piuttosto bizzarro, in quel luogo che Niccol, ancora frastornato, non era riuscito a inquadrare del tutto. Accatastate qua e l cerano altre casse di legno, e mobili di stili diversi, alcuni di evidente pregio, altri equiparabili a cianfrusaglie di poco conto, come se ne trovavano nei mercati fuori porta, erano addossati alle pareti.
Be, me lhai dipinto come un eroe... Perch non dovrei essere sorpreso? sbuff il vecchio barcollando verso uno sgabello posto accanto alla poltrona di Isabella. Faticava a camminare, ma la schiena era dritta e lo sguardo lucido, come se la parte superiore del corpo (e la mente, comprese Niccol) fosse pi giovane rispetto a quella inferiore.
Lui  un notaio criminale specific Isabella con una luce di ammirazione negli occhi che riemp Niccol dorgoglio. Il migliore di Milano. Anzi, di tutto il Ducato!
Veramente io... prov a protestare Niccol, imbarazzato, ma il vecchio lo zitt sollevando una mano e rivolgendosi ancora a Isabella.
Vogliamo metterlo alla prova? chiese, con unaria di sfida che piacque poco a Niccol.
Isabella si raddrizz di scatto e sorrise. Quando vuoi! esclam. Vedrai, non ha rivali.
Il vecchio annu, poco convinto, poi si gir verso Niccol, che si sentiva con le spalle al muro. Non era riuscito a formulare neppure una frase di senso compiuto, e adesso ormai era troppo tardi. Il suo destino, in quella stanza arredata come il magazzino di un mercante, si era compiuto.
Ve la sentireste di rispondere a un paio di domande, messer notaio? chiese il vecchio con una smorfia di sarcasmo. Niente di impegnativo. Giusto per saggiare la vostra abilit investigativa, tanto celebrata da mia nipote.
A proposito intervenne Isabella, che sembrava divertirsi come una bambina, lui  mio nonno. Non te lho mai presentato perch  rientrato ora da uno dei suoi viaggi nel Nuovo Mondo. Fece un ampio gesto con un braccio, a indicare tutti gli oggetti stipati nellappartamento. Fa il mercante, come avrai capito. Anche se... di un tipo un po particolare.
Gi sorrise il vecchio, dimostrando di essere davvero imparentato con Isabella: il lucore che gli saettava dagli occhi era identico a quello di sua nipote, anche se meno impertinente. Vediamo se capite in che cosa commercio, messer notaio criminale.
Isabella gli diede un colpo su un braccio, il vecchio reag fingendo di prenderla a pugni, poi entrambi scoppiarono a ridere. Infine si sistemarono comodamente al loro posto, fissando Niccol in attesa di una risposta.
Questi li osserv per un istante, poi comprese che gli conveniva stare al gioco, anzich sperare in una ritirata onorevole. Non poteva certo mostrarsi scortese con il nonno di Isabella, rifiutandosi di dare dimostrazione delle proprie capacit deduttive. In fondo, gli stavano solo chiedendo di cimentarsi in ci che sapeva fare meglio, e questo in parte serv a tranquillizzarlo.
Va bene disse. Poi prese una sedia dalla strana forma, sprovvista di schienale, e si sedette guardandosi intorno. In realt la risposta  molto semplice.
Davvero? fece il vecchio, cercando di trattenere lo stupore, mentre Isabella ridacchiava soddisfatta. Parlate, allora. Che cosa aspettate?
Voi siete un imbroglione rispose Niccol cercando di rimanere imperturbabile. O meglio, un truffatore arguto e spavaldo, e al passo con i tempi, direi.
Dopo quelle parole cal il silenzio. Isabella si era incupita. Fremeva dal desiderio di ribattere, era chiaro, ma si tratteneva perch doveva aver capito, dallespressione divertita del nonno, che forse Niccol ci aveva preso. E questo, pi che irritarla, la sorprendeva.
Il vecchio scosse la testa e si gir verso la nipote, aprendo un sorriso costellato di denti ancora sani, nonostante let.
Forse non avevi tutti i torti, mia cara disse in tono divertito. Poi torn a voltarsi verso Niccol. Da che cosa avete dedotto che sono un furfante? E, soprattutto, che tipo di mascalzone pensate io sia?
Niccol ne sostenne lo sguardo e sorrise a sua volta. Non ho detto che siete un furfante rispose. Ho detto che siete uno scaltro imbroglione.
Il vecchio scoppi a ridere, e Isabella lo guard senza capire.
Spiegatemi la differenza, messer notaio chiese.
Niccol si alz e and a sfiorare con le dita un mobiletto alto e sottile, di buona fattura, con ceselli e intagli che dimostravano il tocco di un artigiano di valore.
Prendiamo questo mobile disse, mentre nonno e nipote lo seguivano in silenzio. Non  certo un pezzo da mercato rionale. Si chin e indic un intarsio appena dietro una delle zampe da leone che lo sorreggevano. Questa  la firma dellartigiano, e il fatto che sia contrassegnato dimostra che si tratta di un mobile di valore. Cos come sono di valore quella poltrona... Niccol indic verso Isabella, che si mosse a disagio per cercare di ricomporsi e quella sedia a centone concluse ruotando il braccio per indicare la sedia su cui aveva preso posto poco prima. Credo si possa dire che valgono parecchio, eppure il resto degli oggetti che vedo in questa stanza  roba dozzinale, fatta in serie da artigiani con poco tempo a disposizione e materiali scadenti. Come quella cassina che stavate imballando prima del nostro arrivo. Niccol si avvicin a una delle casse ancora aperte e vi guard dentro. Qual  lo stile che  stato copiato? Direi quello a certosina, visti gli intarsi geometrici battuti a secco. Solo che..., Niccol si raddrizz, il legno usato non  castagno spagnolo, e neppure noce stagionato. Direi che  del tipo pi a buon mercato. Insomma, sono convinto che, se aprissimo tutte le casse che vedo qua attorno, troveremmo parecchi mobili apparentemente di ottima fattura, ma tutti costruiti con materiali poveri. E probabilmente troverei diverse copie di quel bel mobiletto intarsiato e della sedia a centone. Magari anche della poltrona che piace tanto a Isabella. Dunque, voi siete un imbroglione che rifila ad acquirenti ingenui copie di mobili di pregio fatte con materiali scadenti.
Il vecchio si batt le mani sulle cosce e scoppi a ridere. Sono impressionato ammise. Poi si rivolse a Isabella: O il tuo spasimante  davvero quel grande investigatore che dici, oppure  pi imbroglione di me!.
Isabella si strinse nelle spalle, con laria di non essere pi a suo agio come quando era entrata turbinando in quellappartamento. Non mi avevi spiegato che lavoro facevi borbott al nonno, evitando di guardare Niccol.  per questo che vai avanti e indietro ogni sei mesi dal Nuovo Mondo? Per vendere mercanzia da quattro soldi ai barbari di quelle terre?
Il vecchio rise ancora pi forte, poi scosse la testa e allarg le braccia. Tu non li hai visti disse. Tutta gentaglia disposta a uccidere in cambio di una briciola di potere e di considerazione. Arrivano nel Nuovo Mondo dopo che nel Ducato o in terra di Spagna non sono riusciti a ottenere nientaltro che umiliazioni, e fanno i gran signori. Pretendono di arredare le loro case come regge, e sono disposti a pagare bene per avere gli ultimi prodotti sfornati dagli artigiani del Vecchio Mondo. Di certo non possono farsi costruire cassettoni, tavoli e credenze dai quattro indigeni spelacchiati che hanno preso come schiavi.
E cos tu ne approfitti, vendendo loro merce di infima qualit come se fosse di valore lo redargu cupa Isabella.
Il vecchio le sorrise, quindi le prese il viso fra le mani con delicatezza infinita. Ah, che fiore meraviglioso ha messo al mondo mia figlia disse. Poi le batt il dito sulla fronte. Per non vedo altrettanta meraviglia in questo cervellino.
Isabella avvamp. Io... prov a ribattere, ma il nonno lazzitt sollevando una mano e si gir verso Niccol.
Forse il tuo arguto notaio riuscir a farti capire le mie ragioni meglio di quanto potrei fare io.
Niccol si strinse nelle spalle. Io sono un uomo di legge rispose. In realt non dovrei...
Ah, basta con le stupidaggini lo interruppe il vecchio. Che ne pensate di quei nobili che si stanno accaparrando nel Nuovo Mondo?
Niccol prese un lungo respiro. Forse tuo nonno non ha tutti i torti rispose guardando Isabella. Mi sono stati descritti i soprusi che compiono nei confronti delle popolazioni indigene, e il fatto che decidano di attraversare un oceano pur di trovare riscatto non mi pare deponga a loro favore.
Ben detto! ridacchi il vecchio.
Isabella piant i pugni sui fianchi. Cos questo rende lecito truffarli? chiese a entrambi. Rende questo... questo commercio qualcosa di onesto, frutto del lavoro di persone perbene?
Be, io non la metterei proprio in questo modo... prov a ribattere il vecchio, ma Isabella lo fulmin con unocchiataccia. Poi, prima che Niccol potesse aggiungere spiegazioni, si volt verso di lui, avanz a passo di marcia e se lo trascin dietro dopo averlo afferrato per un polso.
Io e te dobbiamo parlare afferm con aria determinata.
Ahi, ahi fece il vecchio. Mi dispiace, ragazzo, ma quando si infuria in quel modo non c ragione che tenga.
Zitto, tu! lo apostrof Isabella. Poi torn a dirigersi verso luscita strattonando Niccol. E tu muoviti.
In un attimo si trovarono fuori, e prima che Isabella prendesse le scale di corsa, rischiando di farlo cadere, Niccol sent la risata del vecchio alle loro spalle. Mi siete simpatico, messer notaio! grid divertito. Spero che Isabella non vi sciupi troppo!
Una volta usciti, sotto il sole cocente che faceva salire volute di calore dallacciottolato, Isabella si port di nuovo i pugni sui fianchi e scrut minacciosamente Niccol.
Volevo farti conoscere mio nonno, ma non pensavo che tu e lui ve la sareste cantata in quel modo. Che cos, cameratismo maschile?
Niccol sospir: Veramente....
Daccordo! lo interruppe Isabella. Non voglio sentire altro. Parler con mia madre, e se il nonno intende continuare con quella sua losca attivit, dovr vedersela con due donne ben pi feroci di qualsiasi indigeno del Nuovo Mondo.
Niccol si arrese, sollevando entrambe le mani. Io la penso come te le rivel con laria pi innocente che potesse permettersi.
Bugiardo sibil Isabella dandogli una spinta. Poi si mise le mani sui fianchi con aria spavalda e aggiunse: Non dovevi portarmi da quel medico al tribunale, per mettere alla prova la fermezza del mio stomaco?.
Niccol alz gli occhi al cielo. Si era augurato che lei avesse dimenticato, invece... Daccordo disse. Adesso vedremo di che pasta sei fatta.
Si volt per avviarsi verso il laboratorio de dottori in cui esercitava mastro Cordelli, quando vide arrivare Rinaldo e Tadino, entrambi trafelati, e dietro di loro un folto manipolo di gendarmi, tutti appartenenti alla guardia personale del governatore di Milano, don Antonio de Guzman, marchese dAymonte e unaltra infinit di titoli umanamente impossibili da ricordare.
Il che lasciava presagire unaltra montagna di guai...

6.

Cos successo? chiese rassegnato, mentre Tadino accelerava il passo per raggiungerlo prima degli altri.
Credo sia una faccenda seria rispose il portoghese leccandosi nervosamente i baffetti spioventi. Niccol sapeva che Tadino Jos del Rio, presunto discendente di una famiglia di arcigni conquistadores e sbirro al servizio del tribunale di Giustizia di Milano, quando faceva cos era irritato e pronto a dare battaglia. Come al solito, per, non hanno voluto spiegarsi. Pretendono di parlare con te.
Ecco che cosa innervosiva Tadino. Non sopportava di essere messo in secondo piano, malato di protagonismo comera. Niccol sbuff ed evit di ribattere, perch sapeva che sarebbe stato inutile. Raddrizz la schiena, lanci unocchiata a Isabella, come a dirle di portare pazienza, poi affront luomo, alto e spigoloso come la corazza di cuoio che indossava, esibendo il suo cipiglio pi austero: sapeva che i gendarmi dei nobili di Spagna tendevano a trattare con sussiego i funzionari milanesi, e quelli erano gli uomini della scorta personale del pi potente fra i dignitari della Corona presenti sul suolo del Ducato.
Notaio Taverna? esord luomo con forte accento spagnolo. Aragonese, pens Niccol, e intu che non sarebbe stato facile sostenere una conversazione con un tipo del genere.
Cosa posso fare per voi? rispose, producendosi in un secco inchino di cortesia, attento a che non apparisse servile.
La vostra opera  richiesta dal capitano di Giustizia, don Giacomazzo Valente da Bruges, e da sua eccellenza il governatore.
Niccol not sorpreso che lufficiale spagnolo non aveva elencato tutti i nomi e i titoli di don Antonio de Guzman e che, cosa forse ancora pi sorprendente, aveva nominato il governatore dopo il capitano di Giustizia, quasi avesse voluto sottolineare una sorta di gerarchia al contrario che dalla cuspide di comando del Ducato scendeva fino a lui, semplice notaio criminale al servizio della citt.
Di cosa si tratta? chiese, mentre Tadino e Rinaldo gli si erano posti accanto e Isabella era arretrata di mezzo passo.
Non ne so molto confess lufficiale. Credo che tutti i particolari vi saranno spiegati sul posto, dove vi attendono il capitano di Giustizia e il governatore.
Di che posto stiamo parlando? volle sapere Niccol.
Il gendarme scroll appena le spalle. La Conca di Viarenna. Mi hanno parlato di un deposito merci, ma ancora non ho visto di che si tratta. Un messo mi ha portato gli ordini, e sono venuto subito a riferirveli.
Niccol annu, suo malgrado incuriosito, ma anche soddisfatto dal modo corretto e dignitoso con cui lufficiale lo aveva interpellato, senza forzarlo a seguirlo con poche parole, come erano soliti fare i gendarmi spagnoli o gli scagnozzi dei potenti del Ducato.
Datemi un istante e sar con voi disse.
Lufficiale fece un rapido inchino, gir sui tacchi e raggiunse i suoi uomini.
Niccol si volt verso Isabella, mentre Rinaldo e Tadino si facevano da parte.
Non mi vuoi fra i piedi, vero? gli chiese subito lei quando ebbe intercettato il suo sguardo.
Detto in questo modo sembra una cosa molto sgradevole.
Isabella sorrise. Hai ragione, e non lo . Questo  il tuo lavoro. Io sono solo una curiosa impenitente.
Ti prometto che quando torner andremo insieme al laboratorio de dottori disse Niccol, cercando di attenuare la delusione che vedeva celarsi dietro il sorriso della giovane.
Certo, come vuoi acconsent Isabella. E fece per allontanarsi.
Aspetta la chiam lui, prendendola per un braccio. La fiss negli occhi, resistette al desiderio di chinarsi su di lei e baciarla, anche l di fronte a tutti, e sospir. Scusa riusc solo a dire, rendendosi conto di suonare ridicolo.
E per che cosa? sorrise lei.
Perch questa  la mia vita.  il mio mestiere. E non credo che cambier mai.
Isabella lo guard per un istante, poi allung una mano e gliela pass sul viso.
Lo so, messer notaio. E nonostante tutto mi piaci lo stesso.
Detto questo si gir ed entr nel palazzo di Corsia de Servi in cui abitava insieme alla madre, madonna Landolfi. Niccol avrebbe voluto stringerla e ringraziarla ancora, ma sentiva su di s gli sguardi dellufficiale spagnolo e degli altri gendarmi, oltre a quelli discreti ma sempre presenti di Tadino e Rinaldo. Quindi li raggiunse e cerc di dimenticare Isabella.
Andiamo disse deciso. Il governatore e il capitano di Giustizia hanno gi atteso troppo a lungo.

CAPITOLO SECONDO. 

27 agosto 1576 
Un indizio resta tale, se non sgomberi la mente e non gli dai la dignit che merita...
AMERIGO TAVERNA, notaio criminale

7.

La Conca di Viarenna era ben oltre il centro della citt, non troppo distante dalla darsena del Naviglio Grande. Per arrivarci furono costretti a tagliare mezza Milano, adeguandosi al passo rapido e ritmato imposto dal comandante del drappello di soldati spagnoli.
Luomo non aveva pi pronunciato una sola parola. Mentre lo seguiva, cercando di evitare di guardarsi troppo intorno, Niccol non aveva potuto fare a meno di pensare alle parole di Isabella e al suo sguardo carico di malinconia, quando gli aveva fatto quella carezza prima di salutarlo.
Nonostante tutto mi piaci lo stesso aveva detto, ma Niccol aveva colto un certo struggimento in quelle parole e, nella fretta di obbedire a un ordine dei suoi superiori, non era stato in grado di rispondere.
Non cera bisogno di essere un notaio criminale per capire che Isabella si aspettava da lui la rassicurazione che non si stava innamorando di un uomo che avrebbe sempre anteposto il lavoro ai sentimenti. Ma lui non aveva potuto (o voluto?) argomentare in alcun modo, e adesso sentiva il peso della propria mancanza di decisione, della fuga che aveva messo in atto di fronte allo sguardo indagatore di Isabella, approfittando della scusa di una convocazione da parte del capitano di Giustizia e del governatore.
Accanto a lui Rinaldo e Tadino camminavano in silenzio, ombre disomogenee ma ben coordinate che non osavano interrompere il flusso dei suoi pensieri. Niccol era loro grato, se non altro perch coprivano la vista delle brutture che deturpavano le strade e i vicoli di Milano.
Anche se cercava di ignorarli, infatti, i fopponi, le grandi fosse comuni in cui venivano gettati i corpi degli appestati, ardevano giorno e notte, sollevando nellaria colonne di fumo nero che facevano bruciare gli occhi e rendevano difficile la respirazione. Inoltre si vedevano le porte e le finestre degli edifici sbarrate dalle assi per imprigionare in quarantena migliaia di abitanti nelle loro case, secondo una grida del governatore che imponeva strettissime misure di contenimento del morbo; case da cui uscivano le urla disperate di chi, ancora sano, era costretto a restarsene imprigionato con qualche parente ammalato, rischiando di soccombere a sua volta alla peste. E cerano i patiboli, eretti un po ovunque dalla giustizia secolare e da quella ecclesiastica, per impiccare ladri, assassini e approfittatori che cercavano di trarre profitto dagli stenti della cittadinanza, oppure per processare e condannare poveracci accusati di eresia e delle pi strane diavolerie, permettendo allInquisizione spagnola di consolidare il proprio potere, grazie al diffondersi della paura e della superstizione.
Nel girone infernale in cui si era trasformata Milano dallo scoppio dellepidemia, Niccol temeva soprattutto questo: che la superstizione prendesse il sopravvento sulla ragione, che la paura sopraffacesse il raziocinio. Per questo occorrevano uomini dordine capaci di tenere salde le fila del potere civile, per arginare il diffondersi del terrore e le pretese di giurisdizione che il Consiglio spagnolo cercava di esercitare sul Ducato.
Niccol si sentiva parte di questo processo, ed era dunque grato al capitano di Giustizia per quella convocazione, perch tutto ci che poteva essere fatto per risolvere casi criminali e contenere la paura sarebbe servito a salvare quel poco che ancora restava della citt. E a garantire a persone come la sua adorata Isabella di sperare in un futuro migliore, in cui insieme avrebbero potuto muoversi con la disinvoltura di due innamorati pieni di spensieratezza e voglia di vivere.
Avrebbe dovuto dirle questo, se ne rese conto. Ma ormai era troppo tardi.
Ecco, siamo arrivati lo riscosse lufficiale spagnolo. Don Giacomazzo Valente da Bruges vi aspetta laggi, dove ci sono gli uomini della sua guarnigione.
Il gendarme aveva puntato un braccio a indicare un gruppo di soldati armati di tutto punto nel piccolo spiazzo davanti alla Conca di Viarenna.
Vi ringrazio disse Niccol allufficiale salutandolo con un veloce inchino, poi fece un cenno a Rinaldo e Tadino e raggiunse un uomo dallaspetto elegante e imponente che stava parlando con alcuni soldati e funzionari del Ducato, la mano posata sullelsa della spada e il contegno di chi  abituato a comandare, seppure con un cipiglio pi corrucciato del solito.
Non vedo il governatore constat Tadino prima di raggiungere il capitano di Giustizia e i suoi uomini.
Niccol non fece commenti. Avrebbe chiesto spiegazioni a don Giacomazzo, per cui provava grande rispetto e ammirazione, anche se lo sguardo teso e preoccupato che questi gli rivolse quando si accorse di lui non gli piacque per niente.
Bene, per fortuna siete qui!
Anche la voce del capitano di Giustizia era pi roca e contratta del solito. Niccol non si sorprese quando il suo superiore si volt di scatto e, senza aggiungere altro, gli fece cenno di seguirlo.
Passarono attraverso una schiera di soldati che ostentavano divise e stemmi appartenenti a una mezza dozzina di guarnigioni, non solo della citt ma anche, si accorse Niccol, dei presidi oltre la cinta dei bastioni. Il che rendeva tutta la vicenda ancora pi oscura (e per certi versi pi interessante) di quanto avesse immaginato.
Don Giacomazzo si diresse verso lo specchio dacqua della Conca, il cui livello era piuttosto alto. La chiusa a valle era stata bloccata, e linvaso, che permetteva alle chiatte dirette al laghetto di Santo Stefano di portare i materiali ad usum fabricae, era pronto ad accogliere una nuova imbarcazione. Ancora una volta Niccol ammir la maestria degli ideatori di quel semplice ma prodigioso sistema di chiuse e invasi che consentiva ai materiali destinati alla costruzione del Duomo di arrivare dal Ticino fino al cuore stesso di Milano, passando per il Naviglio Grande, la Darsena e infine il laghetto di Santo Stefano, a pochi passi dal cantiere della Fabbrica. Sapeva che erano stati due architetti impegnati nei lavori della cattedrale a realizzare quellingegnoso sistema, Aristotele Fioravanti da Bologna e Filippo degli Organi da Modena. Poi anche il grande Leonardo da Vinci aveva dato il suo contributo, pi che altro per regolare il flusso delle acque e impedire che il passaggio da un livello allaltro avvenisse in maniera troppo brusca, e adesso la Conca di Viarenna, che per tutti era la Conca della Fabbrica, assicurava il massimo dellefficienza e della sicurezza, e il flusso di materiali per il Duomo era costante e senza interruzioni.
Tranne in quel momento, constat sorpreso Niccol. Nessuna chiatta era in attesa sullo specchio dacqua, e non si scorgevano gli operai addetti alla manovra degli argani.
Si  fermato tutto conferm Giacomazzo Valente indicando la Conca. Non avete idea delle pressioni che stiamo ricevendo da parte dellarcivescovo Borromeo e dai direttori dei lavori della Fabbrica.
Niccol annu tra s, immaginando benissimo ci a cui si riferiva il capitano di Giustizia. Aveva subito quelle pressioni anche lui, per un caso di omicidio che era stato costretto a risolvere in un solo giorno, e bast il pensiero a farlo rabbrividire.
Cos successo? si decise a chiedere, guardandosi attorno e scorgendo due corpi rovesciati a terra, poco lontano dal capanno da cui si manovravano gli argani per le chiuse di ponente. Erano circondati dagli uomini della guarnigione, che per sembravano pi impegnati a tenere a bada alcuni civili e i bravi di un paio di casate spagnole dalto rango, piuttosto che a sorvegliare il luogo del delitto.
Quei due sono stati trovati dopo la notizia del rapimento, e la loro morte conferma che ci che ci  stato detto corrisponde al vero esord don Giacomazzo.
Niccol lo fiss sorpreso, ma prima che potesse chiedere spiegazioni il suo superiore lo ferm alzando un braccio.
Il governatore non  qui perch si trova nel luogo in cui si sono asserragliati i rapitori disse. Esattamente dove andrete voi e i vostri uomini, appena avrete finito con questi due cadaveri.
Chi  stato rapito? volle sapere Niccol, mentre insieme si dirigevano verso le vittime, immerse in un lago del loro sangue.
Gi da quella distanza Niccol comprese che non si trattava di operai della Conca, bens di persone di un certo rango, che indossavano scarpe di cuoio e abiti di pregio.
Il capitano di Giustizia sospir. Attese di trovarsi accanto ai due cadaveri, dando cos la possibilit a Niccol di esaminarli con cura, poi cominci a spiegare: Alcuni banditi hanno sequestrato il figlio di don Carlos de Alcante, uno dei pi ricchi importatori di materiale per la filatura delloro, e insieme al ragazzo le due sorelle e alcune persone del seguito, per un totale di dodici ostaggi. Sono asserragliati in un magazzino di pietre e sabbia sulle rive del Naviglio Grande, in prossimit della cava di Allise.
Quanti sono i rapitori?
Non lo sappiamo. Il capitano fece una pausa, e Niccol lo sollecit a continuare inarcando un sopracciglio. Il capo dei sequestratori vuole soldi, cavalli e una lettera dimmunit per fuggire in Francia, passando per la Svizzera con la garanzia di un salvacondotto da parte dei magistrati di Lucerna spieg don Giacomazzo. Per s e i suoi uomini, naturalmente.
Niccol indic i cadaveri. E questi due? chiese.
Erano i negoziatori del governatore rispose il capitano con aria afflitta. Sgozzati prima che potessero intercedere. Dopo averli uccisi, i sequestratori si sono allontanati da Milano a bordo di una chiatta, risalendo il Naviglio fino alla cava di Allise. L sono stati intercettati dai miei uomini, cos si sono asserragliati nei magazzini, minacciando di uccidere i figli di don Carlos come hanno fatto con questi due.
Niccol osserv gli uomini che giacevano a terra con le gole aperte. Un monito disse, parlando pi che altro a se stesso ma strappando un cenno di assenso al suo superiore. Non dubito che sarebbero disposti a fare davvero ci che minacciano, dopo avere ucciso due funzionari di tale lignaggio senza alcuno scrupolo. Alz una mano e chiam Rinaldo e Tadino. Aveva bisogno di loro per esaminare il luogo del duplice omicidio. Sono stati uccisi qui? chiese.
S conferm il capitano. Nessuno li ha toccati. Sappiamo quanto tenete alle vostre procedure, messer notaio.
Non sono le mie procedure protest Niccol, mentre Rinaldo e Tadino lo raggiungevano e passavano subito a esaminare i corpi e le tracce che risaltavano nel sangue. Sono le direttive del tribunale.
Naturalmente concesse don Giacomazzo Valente. E voi siete molto scrupoloso a seguirle.
Ho risolto molti casi grazie a questa mia abitudine puntualizz Niccol.
Il capitano di Giustizia accenn a una parvenza di sorriso. Siete proprio come vostro padre.
Niccol decise di non continuare la discussione. Era solo una perdita di tempo. Invece, mentre Tadino esaminava un corpo e Rinaldo laltro, si guard attorno e chiese al superiore: Come mai erano qui? I figli di don Carlos e il loro seguito, intendo.
Dovevano recarsi in Svizzera e volevano approfittare di un trasporto di materiali per imbarcarsi su una chiatta affittata dal padre.
Un modo molto lento e alquanto singolare per muoversi constat Niccol.
Don Giacomazzo si limit a stringersi nelle spalle. Ma divertente e alla moda. Soprattutto se si hanno i soldi per poterselo permettere.
Nessuna idea di chi possano essere i sequestratori?
Nessuna.
Qualcuno li ha visti? Potrebbe riconoscerli?
Il capitano indic i due cadaveri. Loro sono i soli che ci hanno parlato.
Niccol prese un lungo respiro. Avete detto che il governatore in persona  alla cava di Allise si decise poi a chiedere. Per quale motivo? Sta forse conducendo lui le trattative?
Questo  il mio pi forte cruccio, notaio rispose il capitano di Giustizia. Non c stato verso di convincere sua eccellenza a desistere da questa pazzia. Don Carlos de Alcante ha solidi appoggi presso la Corona, e si dice che sia pronto ad assumere un ruolo politico di riguardo nel Ducato. Questo spiega tanto interesse da parte del governatore. Il che non fa che accrescere il rischio che questa assurda faccenda finisca in tragedia.
Perch non siete con lui?
Don Giacomazzo lo fiss con occhi duri. Come voi, io obbedisco agli ordini. Mi  stato chiesto di restare qui, di assegnare il caso al mio uomo migliore e di seguire le mosse dellarcivescovado, che sta facendo di tutto per riaprire i canali e tornare a far arrivare i materiali alla Fabbrica del Duomo.
Capisco disse Niccol. E... sarei io il vostro uomo migliore?
Naturalmente fece il capitano. Effettuate tutti i controlli che ritenete necessari su quei corpi e disponetene come volete. Poi recatevi alla cava di Allise e mettetevi al servizio del governatore o di chiunque abbia lasciato sul posto in sua rappresentanza. Conoscendo sua eccellenza, non rester troppo a lungo in un luogo dove si rischia la pelle. Io cercher di raggiungervi appena possibile.
Ma io non sono un negoziatore prov a protestare Niccol. Sono competente per...
Lo so che cosa siete lo interruppe don Giacomazzo, allontanandosi con un brusco volteggio del mantello. Fate il vostro lavoro e riferitemi ogni cosa. Un ufficiale della mia guardia vi accompagner alla cava di Allise. Detto questo raggiunse i suoi uomini, impart qualche secco ordine che Niccol non comprese, poi mont a cavallo e si diresse a est, probabilmente verso il tribunale di Giustizia.
Niccol contrasse le mascelle e lasci sbollire per un attimo la rabbia e tutti i dubbi che lo tormentavano. Poi si volt verso Rinaldo e Tadino, pronti a fargli rapporto.

8.

Al primo hanno aperto la gola esord Tadino indicando il pi vicino dei due cadaveri. Un taglio netto, pulito, eseguito da una mano sicura, abituata a uccidere.  morto per dissanguamento, e non presenta segni di altre ferite.
Anche il secondo  stato sgozzato continu Rinaldo raccogliendo il testimone da Tadino. Ormai per loro era prassi consolidata fare rapporto a Niccol integrando e sostenendo a vicenda teorie, indicazioni e tutto ci che riuscivano a scorgere sul luogo di un delitto. Ma non  morto per questo.
Come? chiese Niccol avvicinandosi al secondo corpo.
Rinaldo sollev la vittima e la gir su un fianco, quel tanto che bastava per mostrare ci che si nascondeva sotto.
Un dardo di balestra spieg il colosso. Si  conficcato nel polmone, in profondit. Non ha ucciso subito questo poveraccio, per sono sicuro che sia morto prima che gli aggressori si avvicinassero per tagliargli la gola e finire il lavoro.
Niccol osserv il quadrello conficcato nella schiena delluomo, poi si volt verso i gruppi sparsi di gendarmi e soldati che presidiavano ancora il luogo del crimine.
Tadino, vai a chiedere se qualcuno ha spostato il corpo ordin. Nel frattempo, io e Rinaldo ispezioniamo laltro cadavere.
Il portoghese annu e schizz via, mentre Niccol e Rinaldo si dedicavano agli abiti della prima vittima. Rovistando nelle tasche trovarono solo qualche moneta e un fazzoletto di un ottimo tessuto, lindo e immacolato come se fosse stato appena comprato. Niccol lo apr, ma non vi trov nulla ricamato sopra. Era un semplice fazzoletto di colore marroncino chiaro, da cui si alzava un leggero aroma di camomilla, forse unessenza odorosa.
Quando Tadino torn, Niccol non aveva trovato nulla di importante addosso alle due vittime, e quindi avrebbe dovuto concentrarsi sul quadrello e rilevare la traiettoria del tiro.
Sostengono che nessuno li ha toccati rivel Tadino. Le disposizioni del tribunale ormai sono state recepite.
E se la fanno tutti sotto per via della peste aggiunse Rinaldo, strappando un sorrisetto al portoghese e un grugnito a Niccol.
Meglio cos disse il notaio. Allora operiamo con cautela e tracciamo la traiettoria del dardo.
Rinaldo si predispose accanto al cadavere. Niccol si fece di lato e raccolse da una delle borse che teneva legate alla cintura la cordicella che usava per i rilievi, mentre Tadino chiamava alcuni gendarmi armati di picche e dava loro istruzioni.
Ci sono disse Niccol.
Rinaldo si chin, afferr il corpo per le spalle e lo sollev portandolo nella posizione eretta in cui, con ogni probabilit, si trovava nel momento in cui era stato colpito. Lo tenne a gambe dritte, sostenendone con facilit il peso grazie ai muscoli possenti delle sue braccia, poi attese lintervento di Tadino. Il portoghese si fece consegnare la cordicella da Niccol, scivol sotto le braccia di Rinaldo e, facendo attenzione a non calpestare il sangue che si era raggrumato a terra, si sollev sulle punte per legare la cordicella allimpennaggio del quadrello.
Mi pare un dardo di ottima qualit osserv, rispondendo a una domanda che Niccol si stava facendo mentre ne seguiva le mosse. Non  dello stesso tipo che ha ucciso la ragazza in piazza Carobio.
Bene, allora procediamo sospir il notaio, avuta la conferma che i due casi di cui si stava occupando quasi certamente non avevano nulla in comune.
Tadino srotol la cordicella, arretrando in direzione perpendicolare rispetto alla schiena della vittima. Data linclinazione del quadrello, Niccol chiam un gendarme e gli spieg come tenere la picca per mantenere sollevata la cordicella, quel tanto che bastava per determinare langolazione del tiro, che pareva provenire da una posizione elevata. Continuarono cos per qualche passo, stabilendo con il filo teso la traiettoria che doveva aver seguito il dardo, e scoprirono ben presto da dove era stato scoccato.
Lass disse Niccol indicando il tetto della piccola costruzione che conteneva gli ingranaggi del sistema di chiuse della Conca. Lassassino era posizionato in quel punto.
Tadino riprese la cordicella e la sleg dallimpennaggio del dardo. Rinaldo fece scivolare di nuovo a terra il corpo.
Chi va su? chiese il portoghese quando ebbe affiancato di nuovo Niccol.
Io rispose il notaio facendo segno a Rinaldo di aiutarlo.
Il gigante si mise con la schiena contro la parete di pietra della costruzione, intrecci le dita e pieg le gambe, dando la possibilit a Niccol di arrampicarsi su di lui per raggiungere il tetto delledificio, che si trovava a unaltezza di un uomo e mezzo.
Una volta sopra, Niccol si guard attorno con attenzione, cercando di cogliere ogni particolare.
Che cosa vedi? gli chiese Tadino, impaziente come al solito, ma lui lo ignor. Era importante che tutto fosse valutato con calma e precisione, senza lasciare nulla al caso.
Il tetto era di legno, leggermente inclinato, e per appostarsi lass un tiratore scelto avrebbe dovuto sdraiarsi di sbieco e appoggiare la balestra sulla cuspide del tetto, tenendosi basso il pi possibile per non essere visto.
Niccol si gir a guardare verso la Conca, e si rese conto che da lass era possibile tenere tutto sotto controllo. Specie se qualcuno fosse uscito dalla costruzione sottostante.
Prov a cercare un brandello di stoffa, che magari poteva essersi impigliato in una delle tante imperfezioni delle assi, ma lass sembrava esserci soltanto guano di uccelli e muschio.
Non vedo niente si arrese dopo un po. Lassassino devessere stato molto attento. Tirami gi.
Rinaldo obbed, e Niccol venne depositato a terra con decisione ma anche con delicatezza. Si spazzol labito, poi scosse la testa.
Un assassino prezzolato, di quelli abituati a uccidere senza lasciare traccia.
Ma perch fare fuori questi due, se erano venuti per trattare? chiese Tadino, esprimendo a parole uno dei numerosi dubbi che tormentavano il notaio.
Non lo so rispose. E direi che questa  una delle tante cose che dobbiamo scoprire.
Rinaldo e Tadino annuirono in silenzio, poi aspettarono che Niccol stabilisse come procedere.
Qui c ben poco da esaminare ancora sostenne lui, lanciando unocchiata ai cavalli che erano stati messi a loro disposizione. Direi che non ci resta che andare sul posto e capire chi sono i sequestratori e cosa vogliono.
Non siamo molto pratici di queste cose grugn Rinaldo, inquieto.
E hai visto che fine fanno i negoziatori, con questa gente aggiunse Tadino indicando i due cadaveri a terra.
Gi sbuff Niccol, pensando a quanto sarebbe stato meglio, per lui, trovarsi in compagnia di Isabella, persino durante una visita al laboratorio de dottori nei sotterranei del tribunale. Ma non mi pare che abbiamo scelta.
Tadino e Rinaldo non ribatterono nulla e seguirono Niccol a testa bassa fino al punto in cui le guardie del capitano di Giustizia li aspettavano, pronti a condurli alla cava di Allise.

9.

Non appena giunsero sul posto, Niccol comprese allistante la situazione.
La cava di Allise era sullo sfondo, una parete di terra e di roccia che scompariva nel terreno a poche decine di passi dal punto in cui un canale di navigazione serpeggiava fino a una darsena allestita con robusti ponti di legno e argani per il sollevamento di pesi consistenti. Il materiale estratto dalla cava veniva imbarcato sulle chiatte direttamente sul posto, per poi essere spedito fino in centro citt.
Evidentemente, quello che era successo aveva congelato i lavori nella cava, e il piccolo assembramento di spaccapietre e cavatori che si trovava sulla destra, oltre il cordone di gendarmi predisposto dal capitano di Giustizia, dimostrava che almeno per qualche giorno in Duomo non sarebbero arrivati i rifornimenti necessari. Non sicuramente dalla cava di Allise, che provvedeva a soddisfare il bisogno di pietrisco per le necessit dellaffamata Fabbrica della cattedrale.
E questo, Niccol lo sapeva bene, si sarebbe tradotto presto in altri guai, visto che larcivescovo Carlo Borromeo considerava i lavori per il Duomo essenziali per ridare morale alla popolazione falcidiata dalla peste, e fiducia nella protezione divina per le sventure che in quei tempi tristissimi si abbattevano su tutti loro. Nelle credenze del popolino, se la Fabbrica si fosse fermata, altra sventura sarebbe scesa su Milano, e il Borromeo avrebbe fatto di tutto per scongiurare quelleventualit. Ma intanto lui doveva occuparsi del caso, e questo significava mettere per un momento da parte i problemi di approvvigionamento del Duomo e concentrarsi su ci che vedeva.
Accanto alla darsena, in posizione strategica per consentire a uomini e mezzi di accedere al canale e raggiungere la cava, cera una grande costruzione fornita di recinti per gli animali e di parecchi sbocchi per canne fumarie, il che faceva immaginare che fosse composta da un certo numero di locali. Non aveva lapparenza di un magazzino, anche se la parte pi a ovest delledificio aveva una grande porta adatta al passaggio dei carri, e solo la met della facciata a est, addossata ai rilievi che davano origine alle basse colline della cava, aveva finestre alle pareti.
Davanti al complesso, una larga striscia di terreno vuoto separava ledificio da una nutrita schiera di armigeri dalle casacche pi disparate, tutti schierati al di l di massi, alberi e rilievi del terreno che potessero fornire loro una protezione. Niccol studi le araldiche e gli emblemi sui mantelli, sugli scudi e sulle corazze di quei soldati. Cera davvero di tutto: la scorta personale del governatore, gli uomini del capitano di Giustizia, la guardia cittadina forse inviata dal vicario del capitano e alcuni bravi di parte spagnola, che si tenevano in disparte osservando con occhio critico sia ledificio accanto al canale sia gli altri gendarmi schierati su tutto il fronte che circondava la zona in un ampio semicerchio.
Si tengono a distanza di sicurezza, ma non tanto da far pensare che ci siano archibugi, l dentro.
Ancora una volta era stato Tadino a parlare. Niccol annu. Era gi arrivato anche lui a quella conclusione, ma gli faceva piacere vedere che i suoi assistenti sapevano cogliere da soli i particolari importanti. La distanza che separava gli uomini armati dalledificio era tale da tenerli al riparo dal tiro di dardi e frecce, ma non sarebbe servita a cautelarli da colpi di archibugio, se qualcuno si fosse messo a sparare.
Quelli laggi sono soldati dellarcivescovado osserv Rinaldo puntando un dito.
Niccol strinse gli occhi per vedere meglio, e questa volta dovette ammettere con se stesso che non li aveva notati. Si erano piazzati dietro una bassa altura digradante in un crepaccio roccioso che conduceva direttamente alla cava, e Rinaldo poteva vederli meglio, dalla sua altezza. Niccol si sollev sulle staffe e tenne fermo il cavallo, mentre scrutava quelli che erano indubbiamente armigeri al servizio di sua eccellenza Carlo Borromeo.
Sarebbe stata una sorpresa non trovarli qui disse. Poi torn a rivolgere lattenzione a quello che era il gruppo pi numeroso di soldati, tutti abbigliati con casacche di cuoio leggero adornato da unaraldica incisa a fuoco, e con mantelli di un tessuto tanto pregiato quanto fuori luogo in quel contesto.
Quelli chi sono? chiese, dopo aver cercato di associare lo stemma a forma di leone rampante con doppia testa, inserito in un ornato piuttosto complicato, a qualche casata nobile che conosceva, ma senza riuscirci.
Sono gli uomini di don Carlos de Alcante, il padre dei sequestrati rispose lufficiale della guardia del capitano di Giustizia che li aveva scortati fin l. Hanno cercato di penetrare nelledificio, ma non ce lhanno fatta. Prima che mi allontanassi so che avevano perso quattro uomini.
Niccol cerc di valutare linformazione. Poteva essere un ulteriore problema, ma se non altro vedeva solo i bravi al soldo del nobile spagnolo, mentre don Carlos de Alcante non sembrava essere presente, cos come non si vedevano da nessuna parte n il governatore n i rappresentanti ufficiali dellarcivescovado.
Forse, per una volta, Niccol era stato fortunato: avrebbe dovuto rapportarsi solo con armigeri e uomini abituati a obbedire ai loro superiori, anzich con le solite eccellenze da cui poteva aspettarsi solo rimproveri, ordini e richieste improbabili.
Bene disse, andiamo a vedere che cosa succede e cerchiamo di risolvere in fretta questa faccenda.
Come no sbuff Tadino.
Le ultime parole famose borbott Rinaldo.
Niccol lo guard: E questa da dove arriva?.
Non lo so, mi  venuta cos rispose il gigante stringendosi nelle spalle.
Niccol scosse la testa e si avvi divertito. Quel bestione riusciva sempre a sorprenderlo.

10.

Non andiamo dagli uomini di don Alcante? chiese Tadino sorpreso, quando si accorse che Niccol dirigeva il cavallo verso la cava.
Vorrei capire come sono andate le cose rispose lui, e indic i lavoratori della cava, che parlottavano nervosi, stretti gli uni agli altri come se avessero bisogno di darsi protezione a vicenda. Loro erano qui, quando tutto  cominciato, prima che arrivassero i bravi di don Alcante e met delle guarnigioni di Milano.
Nessuno replic, e lui trattenne un sorriso: adorava cogliere di sorpresa i suoi assistenti, anche se loperazione gli riusciva sempre pi difficile, negli ultimi tempi. Quei due stavano imparando bene il mestiere, e troppo spesso riuscivano a prevedere le sue mosse e a interpretare i suoi pensieri. Ottimo per il loro lavoro, un po meno per la narcisistica considerazione che Niccol aveva di se stesso.
Condussero i cavalli fino a dove gli animali potevano muoversi, poi balzarono a terra e proseguirono a piedi.
Conosci qualcuno di questi uomini? chiese Niccol allufficiale che li accompagnava.
S, ho avuto modo di parlare con un certo Arso da Loreto, il magister a muro rispose lufficiale, che evidentemente doveva essere di buona famiglia per avere dimestichezza con il latino. Quando intercett locchiata interrogativa di Niccol annu e aggiunse: Una specie di capomastro.
Bene disse Niccol, portami da lui.
Sta arrivando ribatt lufficiale puntando un dito. Deve avere capito che saremmo andati da lui.
Arso da Loreto non solo aveva un nome strano: tutto il suo aspetto generava una profonda inquietudine in chi lo osservava. Largo almeno quanto era alto, lo strato di grasso che lo ricopriva era sostenuto da muscoli possenti, che avrebbero potuto competere con quelli di Rinaldo. Ma Niccol rest impressionato soprattutto da due elementi: il doppio mento, che si allargava sotto le mascelle e confluiva nel petto poderoso nascondendo qualsiasi parvenza di collo; e poi il cranio, cos calvo e lucido da far credere che i capelli non vi fossero mai spuntati, anche se qualche cicatrice qua e l e il segno sui lati di un principio di ricrescita davano a intendere che quelluomo fosse abituato a raderseli con cura.
Arso da Loreto disse Niccol non appena luomo gli fu davanti. Non era una domanda: voleva che il capomastro capisse chi comandava, adesso, e intendeva intimorirlo con lautorit che gli era stata conferita dal tribunale di Giustizia.
Gli occhi porcini delluomo si strinsero, ma Arso non disse niente, limitandosi ad annuire. Evidentemente era abituato a trattare con persone potenti e a riconoscerne subito, fin dal tono di voce, lautorit.
Tu eri qui quando  accaduto il fatto? gli chiese Niccol.
Quale fatto? domand Arso da Loreto con una voce che ben si sposava con tutta limpressione di forza bovina che si sprigionava dal suo corpo.
Niccol fece per rispondere, ma lufficiale della guardia del capitano di Giustizia sintromise, precedendolo: Larrivo degli uomini che hanno bloccato i lavori.
La domanda era stata ben formulata, pens Niccol. Era evidente che a persone come il capomastro interessava solo una cosa: il lavoro nella cava. Inutile, quindi, parlare di rapimento, uccisioni e cose del genere. Erano stati bloccati i lavori nella sua cava, era questo che gli stava a cuore.
Arso da Loreto gonfi il petto. Un lampo di rabbia gli brill negli occhi.
Certo che ero qui rispose con animo. Abbiamo provato a fermarli e a mandarli via, ma quelli hanno passato a fil di spada Mercurino, e poi ci hanno fatto capire che sarebbe stato meglio per noi toglierci dai piedi.
Chi  Mercurino? chiese Niccol.
Larmigero di sorveglianza della cava rispose il capomastro. Un tizio tranquillo. Non ha nemmeno portato la mano alla spada. Ma quelli lhanno ammazzato senza motivo.
Niccol scambi unocchiata con Rinaldo e Tadino.
Evidentemente hanno voluto mettere subito le cose in chiaro afferm il portoghese.
Ed evitare che i cavatori si mettessero di mezzo aggiunse Rinaldo.
Noi ce ne stiamo tranquilli annu Arso da Loreto. Ma se non vi sbrigate a sistemare la faccenda molti dei miei ragazzi saranno rovinati. Sono pagati a giornata.
Raccontami quello che hai visto. Dallinizio gli chiese Niccol.
Luomo si pass una mano sul cranio rasato, evidentemente poco a suo agio, poi si strinse nelle spalle enormi.
Non sono bravo a parlare, preferisco usare le mani disse. Comunque, noi eravamo qua e allimprovviso abbiamo sentito un frastuono, sono arrivati i cavalli e dalla polvere sono usciti degli uomini, tutti armati. Prima che potessimo chiedere spiegazioni hanno ucciso Mercurino, poi ci hanno detto di toglierci dai piedi. Noi ci siamo allontanati, e loro sono entrati nei magazzini, facendo uscire gli addetti al carico.
Quanti sono? volle sapere Tadino guardando il capomastro dal basso verso lalto.
Non lo so rispose luomo. Cera confusione. E un sacco di polvere sollevata dai cavalli. Forse una decina.
Tadino fece per chiedere qualcosaltro, forse per incalzarlo a essere pi preciso, ma Niccol lazzitt stringendogli un braccio. Poi disse: Ti ringrazio, ci sei stato molto utile. Io sono il notaio criminale Niccol Taverna, e da questo momento mi occupo io del caso. Cercher di liberare la cava al pi presto, perch possiate riprendere i lavori.
Luomo lo fiss impacciato, forse poco abituato alla cortesia. Ve ne sono grato, eccellenza disse.
Non sono leccellenza di nessuno rise Niccol. Piuttosto, credi di potermi fare un favore? In modo da aiutarmi a risolvere prima la faccenda?
Arso annu con il testone.
Chiedi ai tuoi uomini, fatti spiegare cosa hanno visto, consultatevi per bene, poi metti insieme tutto quello che ti dicono e vieni da me a riferire. Forse cos riusciremo a capire meglio quanti erano quegli uomini, come erano armati e come si sono disposti allinterno dei magazzini.
Il capomastro annu ancora, poco convinto. Anche Niccol dubitava che sarebbe riuscito a ottenere informazioni utili, ma valeva la pena tentare.
Unultima cosa. Quegli scavi laggi, che cosa sono? Mi sembrano abbandonati chiese Niccol indicando un altro complesso di colline di terra riportata e profondi scavi nel terreno, poco distanti dalla cava in cui lavoravano gli uomini del capomastro.
Arso si strinse nelle spalle. L cera ottima ghiaia, ma si  esaurita in fretta. Ci siamo spostati qui perch abbiamo bisogno di roba di qualit.
Niccol aveva capito ben poco di quello che voleva dire luomo. Prov a improvvisare: Parli della Fabbrica del Duomo, vero? Avete bisogno di ghiaia di qualit superiore?.
Certo annu il capomastro. Nella vecchia cava ormai ci sono solo sabbia e terra priva di valore.
Bene disse Niccol congedando il capomastro e voltandosi verso Rinaldo e Tadino. Non ci resta che tuffarci nella mischia.
Quale mischia? chiese Rinaldo guardandosi attorno sorpreso.
 un modo di dire grugn Niccol.
Mai sentito fece Rinaldo.
Naturalmente chiuse il discorso Niccol tirando dritto. Credi di essere capace solo tu di inventarne di nuovi?

11.

Ormai non potevano pi ritardare il momento. Dovevano affrontare i gendarmi del governatore e poi sentire cosavevano da dichiarare gli ufficiali degli armigeri schierati a distanza di sicurezza. La rivalit fra quegli uomini era la migliore arma dei rapitori, e toccava a Niccol prendere in mano le redini della situazione e risolvere il problema. Non sarebbe stato facile, gli sarebbero piovute addosso pressioni un po da tutti, per era possibile che quegli uomini si sentissero sollevati dallarrivo di qualcuno che avrebbe preso il comando delle operazioni... e la responsabilit di quello che sarebbe successo.
Niccol raggiunse il drappello di soldati con i mantelli su cui erano dipinte a colori vivaci le araldiche del governatore, il marchese dAymonte, e individu subito il comandante del presidio, un uomo alto e sottile con un naso affilato che gli ricord il becco di un uccello. Anzi, di un rapace.
Sono il notaio criminale Niccol Taverna, eccellenza. Io...
So benissimo chi siete lo interruppe brusco luomo, piantandogli addosso occhi venati di striature rosse, come se non avesse dormito da qualche giorno. Sua eccellenza il governatore vi ha aspettato a lungo. Poi ha dovuto occuparsi dei suoi pressanti impegni e si  allontanato, lasciando qui me a risolvere la situazione.
Niccol si rese conto che con quelluomo avrebbe dovuto confrontarsi a muso duro: in quello sguardo pieno di astio e supponenza non cera spazio per la ragionevolezza. Adesso sono qui rispose, stringendo gli occhi in segno di determinazione.
Rinaldo, che ormai sapeva quando il notaio aveva bisogno di sostegno, lo affianc, svettando imponente sullufficiale del governatore.
Ho ricevuto lincarico dal capitano di Giustizia prosegu, e questa zona rientra ancora nella mia giurisdizione.
Lufficiale lo soppes per un istante, diede una rapida occhiata a Tadino, poi si sofferm pi del dovuto su Rinaldo, che lo fissava impassibile, quindi scosse la testa.
Naturalmente ero stato avvertito ammise. So che la responsabilit adesso  vostra. A Niccol parve di scorgere unombra di sollievo aprirsi sotto il becco delluomo. Come avete intenzione di procedere?
Prima di tutto raccontatemi ci che sapete rispose Niccol, brusco ma senza essere altezzoso. Sapeva di aver bisogno di tutti per risolvere quel pasticcio. Le vostre informazioni mi saranno preziose.
Alcuni uomini hanno sequestrato i figli di don Carlos de Alcante cominci lufficiale. Si tratta di Hrnan Francisco, primogenito di famiglia, di sedici anni, e di Caterina e Isotta, le sue sorelle, di quattordici e undici anni. Non sappiamo quanti siano i sequestratori, ma insieme ai figli di don Carlos hanno portato in quei magazzini altre nove persone del loro seguito. O almeno cos risulta da una prima ricostruzione che ho fatto insieme al capitano della guardia di don Carlos de Alcante.
Asciutto e preciso, not Niccol, lanciando unocchiata alledificio accanto al canale, al momento immerso in una strana quiete. A non sapere che cerano asserragliati dentro dei banditi con degli ostaggi, sarebbe parso un cantiere abbandonato.
Avete gi provato a irrompere nei magazzini? chiese, anche se sapeva che era una domanda stupida.
Lufficiale lo guard con una smorfia. Impossibile rispose. Il capo dei sequestratori ha minacciato di uccidere i figli di don Carlos, qualora dovessimo solo avvicinarci alledificio.
Niccol lo guard sorpreso. Ha minacciato? fece. Quindi avete parlato con lui?
Naturalmente  rispose lufficiale.  stato il governatore stesso a imporre un dialogo a quei banditi, per capire quali fossero le condizioni per liberare gli ostaggi.
Niccol lo guard a bocca aperta. Avrebbe voluto saltargli al collo, e chiedergli per quale dannato motivo non gli avesse riferito subito quel particolare, ma poi decise di trattenersi. In fondo, quelluomo era un soldato, e ragionava con la mentalit militare, che prevedeva solo ordini e massima fedelt ai superiori.
Va bene disse cercando di calmarsi. Adesso raccontatemi che cosa si sono detti il governatore e il capo dei sequestratori.
Lasser de Bourgignac, cos ha detto di chiamarsi, vuole soldi, cavalli e una lettera di immunit per fuggire in Francia. In caso contrario, uccider prima Isotta de Alcante, poi Caterina e infine il primogenito Hrnan.
Niccol annu. Naturalmente il governatore avr rifiutato disse. Non possiamo certo...
Il governatore ha risposto che ne avrebbe discusso con don Alcante e con il vicario di Sua Maest re Filippo II lo interruppe lufficiale.
Come sarebbe? fece Niccol sorpreso. Non possiamo cedere a un simile ricatto.
Lufficiale lo guard impassibile, lespressione congelata sotto il becco adunco, come a chiarire che a lui non competeva rispondere a una domanda del genere.
Niccol scosse la testa esasperato. Ma non vi rendete conto? Se quei banditi la fanno franca e ottengono ci che hanno chiesto, da domani tutti i nobili e le persone facoltose del Ducato dovranno stare attenti ai loro figli, perch chiunque vorr rapirli per chiedere un riscatto.
Per questo il governatore ha affermato che  compito vostro, messer notaio, catturare i banditi e farli impiccare, in modo da dare un esempio a eventuali emulatori.
Era tutto chiaro: il governatore stava prendendo tempo e cercava di mostrarsi comprensivo nei confronti dellamico, don Carlos de Alcante, che naturalmente aveva interesse solo che i suoi figli venissero liberati, e nel contempo gli faceva capire che avrebbero dovuto seguire la linea dura: liberare gli ostaggi e portare i sequestratori al cospetto del tribunale di Giustizia.
Niccol fece per replicare, ma cap che sarebbe stato inutile. Quelluccellaccio imbalsamato era l solo per obbedire agli ordini. Avrebbe fatto meglio a raccogliere tutte le informazioni e organizzare un piano per... scosse la testa. Per cosa? Se avessero provato a fare irruzione sarebbe stata una carneficina, dentro e fuori delledificio. Daltra parte non poteva certo trattare con i sequestratori. Non gli era mai accaduto di trovarsi in una situazione del genere. Lui era un uomo dindagine, capace di delineare un quadro dinsieme studiando i dettagli, non certo di trattare con dei banditi.
Torn a rivolgersi allufficiale del governatore: Avete qualcosaltro da dirmi? Qualcosa dimportante che ancora non so?.
Lufficiale lo soppes per un istante, poi indic con il capo un gruppo di gendarmi disposti in uno schieramento a doppia fila.
Quelli sono nervosi. Mi danno lidea che vogliano muoversi nonostante lordine del governatore di non provocare i sequestratori.
Niccol si accigli. Lufficiale aveva indicato gli armigeri dellarcivescovado, che rappresentavano gli interessi della Chiesa nella faccenda, un particolare da non sottovalutare.
Va bene disse. Ci penso io. Sapete chi li comanda?
Un arciprete rispose lufficiale con voce carica di disprezzo. Per cui state attento, messer notaio. Non sar facile comprendere le sue ragioni.
Niccol dovette dargli ragione. Con i militari non era facile dialogare, ma almeno si preoccupavano solo di questioni terrene e andavano dritti al punto. Con gli uomini di Chiesa, invece... i sentieri per arrivare a capire le ragioni che si celavano dietro le loro azioni erano troppi e troppo intricati per poterli percorrere tutti, quindi bisognava saper interpretare e improvvisare. E ormai lui in questo stava per diventare un vero maestro...
Daccordo, tenetevi a mia disposizione concluse con lufficiale del governatore, allontanandosi senza dargli il tempo di rispondere, subito seguito da Rinaldo e Tadino.
Sapeva che avrebbe dovuto raggiungere prima la guardia di don Alcante, presentarsi e parlare con chi comandava il drappello dei bravi al soldo del nobile spagnolo, soprattutto in virt del fatto che loro avevano provato a fare irruzione e avevano perso quattro uomini, da quello che gli era stato detto, ma le parole dellufficiale del governatore lo avevano inquietato. Adesso voleva sbrigare il prima possibile la rognosa pratica degli armigeri dellarcivescovado, che parevano davvero pronti a lanciarsi allattacco dei magazzini.

12.

Tenendosi accanto Rinaldo, Niccol cerc subito di assumere la sua espressione pi decisa. Non era ancora riuscito a individuare larciprete che comandava il drappello di soldati, e si augur che non fosse il segretario arcivescovile, con cui aveva gi avuto a che fare in passato e che certo non serbava un buon ricordo di lui e dei rapporti che erano intercorsi fra loro durante le indagini per un furto avvenuto in Duomo.
Era quasi arrivato a portata di voce dello schieramento di armigeri, quando allimprovviso colse un movimento con la coda dellocchio, dalla parte del canale che conduceva al Naviglio. Si volt appena in tempo per scorgere due figure correre rapide dietro una catasta di sacchi, ammucchiati a poche decine di passi dalledificio in cui erano asserragliati i rapitori. Si tenevano curve per non farsi scorgere, e impugnavano corte spade dalla lama quadrata, perfette per il combattimento ravvicinato corpo a corpo. Una delle due si lanci allo scoperto per cercare di raggiungere una bassa costruzione che sporgeva dai magazzini. Se fosse riuscita ad arrivarci, avrebbe potuto arrampicarsi sul tetto spiovente e da l raggiungere una grande finestra che dava accesso alla parte superiore delledificio, da cui presumibilmente si poteva scorgere linterno dei magazzini.
Luomo fece una decina di passi alla massima velocit, poi allimprovviso risuon uno sparo. Niccol vide luomo balzare allindietro e cadere a terra, come se fosse stato colpito da una bastonata.
Hanno archibugi! esclam Tadino, mentre luomo colpito urlava e si dimenava tenendosi lo stomaco con entrambe le mani.
Il colpo di archibugio ebbe effetti devastanti: gli armigeri dellarcivescovado corsero tutti a mettersi al riparo. Anche i gendarmi del governatore e i bravi spagnoli al servizio di don Alcante fecero lo stesso, consapevoli di non essere a distanza di sicurezza, data la presenza degli archibugi.
Venite al riparo! grid loro un uomo con il viso congestionato, che indossava una semplice tonaca legata in vita da una corda. Doveva essere il delegato arcivescovile al comando del drappello di soldati inviato dallarcivescovo Borromeo.
Niccol fece un cenno a Rinaldo e Tadino, e tenendosi curvo raggiunse il prete dietro una bassa altura.
Ci avevano detto che non avevano archibugi o altre diavolerie del genere! esclam il prelato. Per questo... per questo... Sinterruppe, portandosi le mani alla bocca mentre si sporgeva per guardare in direzione delluomo ferito, che continuava a rantolare e a perdere sangue nella polvere.
Avete mandato voi quegli uomini? gli domand Niccol.
Il prete non rispose, limitandosi ad annuire con il mento che gli tremava. Non era un uomo darme, non lo era mai stato, era evidente, e ora pagava lo scotto della sua assurda strategia.
Che cosa avevate in mente di fare?
Avrebbero solo dovuto salire sul tetto, e darci informazioni sulla disposizione degli ostaggi e dei rapitori nei magazzini rispose il prelato.
E dopo cosa avreste fatto? Avreste attaccato?
Il prete si volt a guardarlo, poi scosse la testa. Voi siete il notaio criminale addetto alle indagini, vero?
Non c nessuna indagine rispose Niccol. Solo un branco di banditi ben armati e decisi a tutto.
Il prelato si pass la lingua sulle labbra, nervoso. Quella gente... inizi a dire detergendosi il sudore dalla fronte con una mano. Hanno bloccato lafflusso di materiale alla Fabbrica, capite? I lavori in Duomo dovranno presto rallentare, se il pietrisco non arriver al cantiere.
Niccol lo guard come se avesse davanti un pazzo.
Il cantiere? chiese. Ma che cosa centra, adesso? Ci sono delle vite in gioco, una delle quali proprio di un vostro uomo, che ora  laggi a invocare piet a Dio.
Forse era stato pi duro del dovuto, ma si compiacque dello sguardo sgomento del prelato, che lo fiss per un istante pallido come un cencio, poi volt lo sguardo verso il poveraccio che urlava nella polvere.
Dobbiamo andare a prenderlo balbett.
Niccol sbuff. Impossibile.
Perch? fece il prete.  ancora vivo e...
 come unesca intervenne Rinaldo, interrompendolo.
Se qualcuno si avvicina per soccorrerlo, loro gli sparano concluse Tadino.
Ma non dovevano avere archibugi! protest il delegato arcivescovile.
Informazione errata, a quanto pare afferm Niccol cercando di chiudere la conversazione. Adesso doveva pensare ad altro. Prima di tutto a come salvare il ferito senza esporre altri uomini al tiro dei rapitori.
Perch ferirlo e basta? chiese dopo un po. Perch non ucciderlo? Da quella distanza non era difficile.
Forse non sono esperti tiratori disse Rinaldo.
O forse lhanno fatto apposta aggiunse Tadino. Anche se non ha molto senso.
Esatto annu Niccol. Sono rapitori, hanno chiesto un riscatto. Che interesse hanno a uccidere?
Rinaldo e Tadino tacquero accigliati.
Niccol pens di avere la risposta. Si tolse la cintura che aveva alla vita, dove teneva il coltello e gli strumenti del suo mestiere, estrasse il fazzoletto dalla tasca delle calzebraghe e si diresse verso la cima del rilievo dietro a cui erano nascosti.
Capo, che fai? gli chiese Rinaldo turbato.
Ti spareranno mugugn Tadino.
Niccol scosse la testa. No,  questo che vogliono. Parlare con noi. Trattare. Ma da una posizione di forza. Adesso non hanno pi solo degli ostaggi, hanno anche un ferito che noi dobbiamo portare via e affidare a un cerusico. Bisogna ascoltarli, e agire in fretta, se non vogliamo che quel poveraccio muoia.

13.

Niccol avanz tenendo alto il fazzoletto, anche se dubitava che sarebbe servito a qualcosa, se le sue teorie erano sbagliate e quella gente era solo assetata di sangue.
Pregando che non fosse cos scese dal rilievo dietro a cui si era nascosto e cammin dritto verso lingresso principale dei magazzini, l dove alcune finestre collocate allaltezza del viso di un uomo avrebbero permesso ai rapitori di tenerlo sotto tiro.
Risuon un nuovo sparo. Una vampata di terriccio, sassi e polvere lo costrinse a fermarsi con le braccia sollevate in segno di resa.
Fermo l! grid una voce. Ancora un passo e ti apro un buco nella pancia!
Niccol rest immobile con le braccia aperte e alte sopra la testa, in modo che lo esaminassero e si rendessero conto che non aveva armi addosso.
Voglio solo parlare! grid a sua volta, perch lo udissero chiaramente.
E tu chi diavolo saresti? risuon una voce diversa, pi misurata, pi autorevole. Era la voce di un capo, di un uomo che non seguiva listinto ma che al contrario sembrava avere le idee molto chiare. Il che complicava le cose.
Sei Lasser de Bourgignac? chiese Niccol, avendo riconosciuto laccento francese della voce. Io sono Niccol Taverna, funzionario del tribunale di Giustizia e notaio criminale incaricato di aprire un dialogo con voi, per risolvere la faccenda.
Dallinterno delledificio arriv leco di una risata.
Allora, messer notaio riprese la voce, sar tuo compito portarci quello che ci serve. Giusto?
Ho chiesto di parlare con Lasser de Bourgignac, il vostro capo.
Ti sto ascoltando, notaio. Ma tu non ascolti me.
Stanco di tenere le braccia sollevate, Niccol le abbass, poi fece un altro passo in avanti. Da quella posizione riusciva a scorgere delle figure dietro le finestre delledificio, ma non era abbastanza vicino per potersi rendere conto di quanti fossero i banditi, e soprattutto di quanti archibugi disponessero. Non vedeva nemmeno la canna dellarma che gli aveva sparato.
Ho detto fermo l! ringhi una voce aspra e dura, priva di accento. Probabilmente si trattava delluomo che aveva sparato, e che ancora lo teneva sotto tiro.
Voglio solo parlare con pi agio spieg Niccol, azzardandosi a guadagnare un altro passo verso i magazzini.
Sei un uomo coraggioso, messer Taverna ridacchi Lasser de Bourgignac, ma attento a non contrariare troppo i miei uomini, perch non sono di palato fino e la vista del sangue li eccita.
Niccol si ferm, consapevole che quella minaccia lanciata con tono leggero era molto pi concreta delle urla di avviso delluomo che impugnava larchibugio.
Da qui dovremmo sentirci meglio disse, cercando di aguzzare gli occhi per distinguere qualcosa allinterno delledificio. Ma vedeva solo ombre su ombre.
Va bene, notaio. Adesso per stai fermo, altrimenti non rispondo di quello che potrebbe succedere.
Ancora quel tono calmo, posato, di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico. Eppure, la situazione per i rapitori non era cos favorevole. Avevano gli ostaggi, certo, ma non potevano andare da nessuna parte. E avrebbero dovuto capire che non sarebbe stato cos facile, per un funzionario come lui, soddisfare tutte le loro richieste, perch cerano troppe forze in gioco. La contesa non riguardava solo la vita dei figli di don Alcante, ma la ricattabilit del governatore e di tutto il Ducato.
Niccol sapeva che in Spagna le autorit reagivano in maniera drastica a quel genere di situazioni, attaccando subito e uccidendo chiunque osasse pretendere un riscatto, anche a scapito della vita dei sequestrati. E non aveva importanza se si trattava dei rampolli di una famiglia di alto lignaggio, perch il re e gli interessi della Corona avevano la precedenza su chiunque altro. Anche se Lasser de Bourgignac non era spagnolo, doveva conoscere queste cose.
Possiamo parlare? si decise a chiedere Niccol, puntando gli occhi verso una sagoma che restava immobile dietro la finestra pi grande.
Ho gi fatto le mie richieste rispose Lasser de Bourgignac. Credevo che ti avessero informato.
Mi hanno detto dei cavalli e del lasciapassare, ma non  semplice. Io...
Tu cosa, notaio? Non devi ragionare. Non dovresti nemmeno stare qui a parlare, per quello che mi riguarda. Vai dai tuoi superiori e spiega loro la situazione. O mi danno quello che chiedo o sgozzer i rampolli della dinastia Alcante uno per uno, magari dopo che i miei uomini si saranno divertiti un po con le damigelle. Fece una pausa da teatrante, poi concluse: E magari anche con il bel maschietto.
Il coro di risate che si alz nelledificio conferm a Niccol che i rapitori dovevano essere parecchi, ben pi di quanto gli fosse stato segnalato.
State pestando i piedi a troppi poteri disse, passando a un tono pi energico. Era evidente che Lasser de Bourgignac sapeva quello che stava facendo, e per qualche strano motivo pareva convinto di riuscire davvero a ottenere ci che gli serviva. O era un pazzo, oppure... aveva una strategia che a Niccol sfuggiva. Non sar facile mettere tutti daccordo per arrivare a un compromesso.
Nessun compromesso! rugg de Bourgignac, per la prima volta con un accenno di alterazione nella voce. Tu spiega al capitano di Giustizia, al governatore o al re di Spagna in persona quello che ci serve, e tutto filer liscio, senza ulteriori spargimenti di sangue.
Niccol si volt a indicare luomo ferito, che rantolava ancora a terra a poche decine di passi da lui.
Posso farlo portare via? chiese. Ha bisogno di cure, altrimenti morir.
Ma certo ridacchi Lasser de Bourgignac. Puoi farlo, notaio. Ma adesso sei in debito con me, giusto?
Niccol allarg le braccia. Dimmi in che modo posso sdebitarmi.
Fai portare acqua e cibo rispose Lasser de Bourgignac. Cibo di qualit, visto chi sono i nostri ospiti. Non vorrete mica lasciarli morire di fame.
La figura si spost dalla finestra, retrocedendo nelle ombre delledificio. Il loro colloquio era terminato.
Niccol si volt verso laltura da cui gli altri lo stavano osservando e sventol il fazzoletto. Tempo qualche istante e Rinaldo e Tadino arrivarono di corsa. Allora fece loro segno di convergere verso il ferito, e li raggiunse l.
Luomo si contorceva in preda a dolori lancinanti, e Niccol si accosci per esaminargli la ferita.
Stai calmo e fammi guardare gli disse, riuscendo con una certa fatica a spostargli le mani strette sul ventre. Quando fu in grado di dare unocchiata, si tranquillizz. Non  grave. Vedo il proietto, non  penetrato allinterno. Fa un male cane, ma guarirai in fretta.
Luomo si plac. Rinaldo e Tadino lo trasportarono oltre la linea degli alberi, affidandolo a un cerusico.
Stremato dalla tensione, Niccol si lasci cadere ai piedi di un albero e chiuse gli occhi.
Che cosa ti ha detto? volle sapere Tadino, affiancandolo.
Niente di buono rispose Niccol. Era troppo sicuro di s, troppo calmo, come se... Sinterruppe e riapr di scatto gli occhi.
Che succede? chiese Rinaldo.
Niccol si tir su con fatica. Sal sullaltura e osserv il paesaggio attorno alledificio in cui erano rintanati i rapitori.
Non ci sono vie di fuga apparenti disse. Poi punt il dito verso il canale navigabile. Tranne quello.
Che intendi? borbott Tadino dopo avere guardato a sua volta.
Hanno chiesto dei cavalli aggiunse Rinaldo. Quindi anche loro sanno che non c altro modo per allontanarsi.
Potrebbe essere tutta una messinscena ribatt Niccol, fissando il canale con un profondo senso di inquietudine. Il grande edificio dei magazzini aveva una parte confinante con il canale, l dove alcuni pontili si allungavano nelle acque per consentire le manovre di carico e scarico dei materiali dalle chiatte. Possibile che...
Credi vogliano fuggire dal fiume? domand Tadino, interpretando ancora una volta i suoi pensieri.
Non lo so rispose Niccol. Ma dobbiamo prendere in considerazione tutte le eventualit.
Detto questo si volt e si avvi a passo spedito verso gli uomini del governatore, che lo scrutavano nervosi e pieni di sospetto, evidentemente irritati dal non riuscire a capire quello che lui stava combinando.
Era giunto il momento che lufficiale con laspetto da rapace impartisse un po di ordini, e facesse muovere i suoi uomini per impedire che Lasser de Bourgignac riuscisse a cavarsela insieme alla sua accozzaglia di briganti. La delegazione di don Alcante avrebbe dovuto aspettare ancora un po.

14.

Avete dei bravi archibugieri? gli chiese Niccol a bruciapelo, senza neppure dargli il tempo di allungare il collo verso di lui con quel movimento minaccioso che lo faceva assomigliare a una poiana in attesa di calare sulla preda.
Dopo un istante di sorpresa, lufficiale della guardia del governatore si raddrizz con aria di sufficienza.
Naturalmente rispose. I migliori del Ducato. Tutti addestrati da...
Ottimo lo interruppe Niccol. Allora sceglietene quattro, possibilmente che non soffrano del mal dacqua.
Lufficiale si volt sbalordito verso i suoi subalterni, che ascoltavano cupi e in silenzio la conversazione, poi torn a scrutarlo con sospetto.
Il mal dacqua ripet scandendo bene le parole, come se volesse essere sicuro di aver ben compreso.
Esatto conferm Niccol. Poi punt un dito verso una chiatta ormeggiata a un pontile prossimo alla vecchia cava esaurita. Si trovava a una distanza sufficiente per impedire che qualcuno dal magazzino potesse centrarla con colpi di archibugio. Fateli salire l sopra, insieme a un manovriere esperto delle correnti che attraversano il canale, e posizionateli al centro del fiume, in modo che sorveglino la via dacqua e impediscano qualsiasi fuga da quella parte.
Lufficiale scrut con attenzione la chiatta, poi il canale che raggiungeva il Naviglio, i magazzini, quindi ancora la chiatta. Sporgendo allinfuori il labbro inferiore chiese: Non sarebbe pi semplice far appostare gli archibugieri sulle rive? Nessuno riuscirebbe a passare senza imbattersi nel nostro fuoco incrociato.
Niccol scosse la testa. Se dovessero tentare una sortita, magari nottetempo, come pensate di fermarli? Sparando alla cieca nel buio? Magari uccidendo gli ostaggi? No, voglio quella chiatta in mezzo al canale, ancorata in modo che nessunaltra imbarcazione riesca a passare. E con i vostri archibugieri pronti ad aprire il fuoco.
Lufficiale sembrava ancora poco convinto, ma dopo aver scambiato alcune occhiate con i suoi uomini annu.
Daccordo disse. Far come dite.
Bene fece Niccol. E fate tirare delle corde da una riva allaltra del canale, in modo che siano a pelo dellacqua.
Delle corde? La sorpresa disegn una smorfia quasi buffa sul viso dellufficiale.
Certo rispose Niccol. Corde a cui farete appendere dei campanellini, come quelli usati in chiesa durante le funzioni. In questo modo, se qualcuno provasse a forzare il blocco della chiatta sul fiume, ne saremmo avvisati, e gli archibugieri che posizionerete su entrambi gli argini del canale avranno un punto di riferimento per sparare.
Quindi devo mettere degli archibugieri anche sulle rive del canale? chiese esasperato lufficiale.
Fatelo subito rispose Niccol, trattenendo a fatica una risata. Le smorfie delluomo poiana erano davvero uno spasso. Ma non mettete le corde troppo vicino alla chiatta, altrimenti rischiamo di farla diventare un bersaglio, in caso di sortita dei sequestratori.  tutto chiaro?
Lufficiale fece una smorfia.
Occupatevi anche dellacqua e del cibo rincar la dose Niccol. I sequestratori hanno chiesto qualcosa da mangiare per s e per gli ostaggi. E acqua da bere.
Naturalmente, li far portare subito e...
Fate arrivare quello che serve ma non consegnateglielo lo interruppe Niccol.
Perch mai? volle sapere lufficiale.
Perch cos vi ordino si limit a rispondere Niccol. Portate tutto qui e tenetelo a mia disposizione. Vi dir io quando consegnare acqua e cibo ai sequestratori.
Detto questo si volt e fece segno a Rinaldo e Tadino di seguirlo, lasciando lufficiale a bocca aperta.
Capo, a volte mi fai paura comment Rinaldo.
Anche a me conferm Tadino.
Per  stato divertente concluse Niccol.
Scoppiarono a ridere tutti e tre solo quando furono abbastanza distanti dalluomo poiana. Non era tipo da senso dellumorismo, ed era indubbio che si sarebbe offeso a morte, se li avesse sentiti. E prima o poi avrebbe trovato il modo per fargliela pagare.
Bene, ci siamo sfogati? chiese Niccol dopo un po.
Adesso cosa ci aspetta? chiese Rinaldo.
Quelli pi tosti di tutti rispose Tadino. Per di pi infuriati, perch li abbiamo ignorati fino a ora.
Gli uomini di don Alcante comprese Rinaldo.
Niccol raddrizz la schiena e aument landatura, cercando di apparire serio, competente e molto, molto impegnato.
Rinaldo, tu fai la faccia grintosa ordin. Tadino, fai sentire laccento portoghese. D sempre fastidio, a questi spagnoli pieni di boria.
Che fossero dei bravi lo si capiva allistante per la reticella che tratteneva i capelli lunghi annodati a treccia, laria strafottente, ma soprattutto per larroganza con cui si ostinavano a parlare in spagnolo, anche quando capivano benissimo che il loro interlocutore non era in grado di comprenderli.
Luomo che si fece loro incontro, una mano appoggiata sullelsa di Toledo che spuntava dal fodero e laltra posata sul fianco in atteggiamento di sfida, disse qualcosa in un idioma che doveva appartenere a qualche provincia del Nord della Spagna.
Niccol non diede a intendere di non aver capito, n si preoccup di mostrarsi condiscendente: i bravi erano mercenari al servizio dei nobili spagnoli, non avevano alcun ruolo nelle gerarchie di comando del Ducato. Erano pericolosi per luso sconsiderato che facevano delle loro spade, ma Niccol era un funzionario del tribunale di Giustizia, e sapeva come trattare quella gentaglia.
Non c nessuno che rappresenti la famiglia di don Carlos de Alcante? chiese, sapendo perfettamente che avrebbero compreso le sue parole. Ho bisogno di parlare con lui. Altrimenti vi suggerisco di mandare qualcuno a chiamarlo.
Il bravo lo fiss per qualche istante con aria divertita, poi con gesto vezzoso si pass la mano sul ciuffo di capelli che gli spuntava dalla reticella e gli cascava sugli occhi.
E tu chi saresti, di grazia? chiese sputando le sillabe con la cadenza macinata di un dialetto che probabilmente nessuno, alla Corte di Spagna, avrebbe compreso.
Avete visto la situazione, no? lo incalz Niccol. Chi credete che sia stato mandato da sua eccellenza il governatore a risolvere il problema?
Non aggiunse altro. Per un attimo unombra offusc lo sguardo del suo interlocutore. Indecisione, certo, ma anche rabbia, forse il desiderio di assaggiare un po di sangue che cos facilmente aggrediva quella gentaglia, non troppo diversa da Lasser de Bourgignac e i suoi.
Sei il notaio Taverna disse il bravo togliendo il palmo dallelsa della spada e facendosi di lato. Don Pescado ti aspetta. Anzi,  stufo di aspettarti.
Niccol si diresse seguito da Rinaldo verso lunico uomo del gruppo che non portava i capelli lunghi legati a treccia e raccolti da una retina.
Don Felipe Pescado lo affront a muso duro, con unespressione contrariata. Portava sulle spalle un ampio mantello, nonostante la calura della giornata, e Niccol not la borchia dorata che fungeva da fermaglio, sulla quale era impressa laraldica nobiliare a cui apparteneva: uno scudo sovrastato da una corona con due chiavi incrociate sullo sfondo. Non era la stessa che compariva sulle divise degli uomini di don Alcante.
Perch non siete venuto subito da me? lo aggred raddrizzando la schiena, forse per apparire pi alto di quanto non fosse. Portava anche lui una lama di Toledo al fianco, ma dallelsa istoriata Niccol argu che si trattava di unarma da parata. In definitiva tutto, in quelluomo, era apparenza: dalla spada al mantello alla smorfia feroce, fino agli occhi iniettati di sangue e alla postura eretta al massimo, per guadagnare qualcosa rispetto alla stazza imponente di Rinaldo, che gettava ombra su tutti. Ci sono i figli di don Alcante, l dentro, e io sono responsabile per la loro incolumit!
Il governatore ha incaricato me di seguire le trattative ribatt Niccol, facendo subito intendere che non era disposto a lasciarsi impressionare. Credo sarebbe inutile metterci a discutere di questo, adesso. Piuttosto, cerchiamo di collaborare per risolvere la faccenda.
Don Pescado apr la bocca per dire qualcosa, ma Rinaldo fece un passo avanti, costringendolo a richiuderla. Subito i bravi scattarono, portando le mani alle spade.
Stiamo solo perdendo tempo fece notare Niccol. La situazione  gi difficile di per s, non credo che don Alcante sar felice di sapere che stiamo discutendo come galli in un pollaio mentre i suoi figli rischiano la vita.
Proprio per questo sareste dovuto venire subito da me a riferire! scatt don Pescado. Conosco meglio di tutti la condizione degli ostaggi, e rischiamo solo di peggiorare le cose, se non interveniamo subito.
Niccol fu costretto ad aggrottare le sopracciglia. Che cosa intendete dire? chiese.
Che donna Isotta de Alcante, terzogenita di don Carlos de Alcante, ha difficolt respiratorie fin dalla nascita, e quando si inquieta rischia il soffocamento. Non oso pensare a cosa possa gi esserle successo!
Niccol si rese conto di avere commesso un errore. Avrebbe dovuto parlare subito con chi conosceva meglio i sequestrati per avere informazioni preziose non solo sul loro carattere, ma anche su possibili problemi di salute.
Quanto potrebbe essere grave la situazione? chiese abbandonando ogni velleit di schermaglia con il nobile spagnolo.
Non lo so rispose don Pescado, a sua volta meno aggressivo e piuttosto preoccupato. Ma dovremmo cercare di tirarla fuori di l al pi presto, se non vogliamo correre il rischio che le capiti qualcosa di irrimediabile.
Niccol annu. Era arrivato il momento di riunire tutte le forze presenti alla cava di Allise per studiare il modo di avere ragione di Lasser de Bourgignac e dei suoi uomini.
Parlatemi dei figli di don Alcante chiese. Ci sono altri problemi di cui dovrei essere a conoscenza?
Luomo sospir. Purtroppo s rispose. A partire da Hrnan Francisco, il primogenito di don Carlos.  una testa calda, e sono sorpreso che ancora non abbia provocato guai seri, l dentro.
 per questo che avete attaccato? gli chiese Niccol. Ho saputo che avete perso degli uomini.
Don Pescado frull laria con la mano. Ma non  morto nessuno, solo dei feriti lievi rispose. E comunque non abbiamo attaccato, abbiamo solo cercato di avvicinarci per parlare con quei banditi.
E loro vi hanno sparato.
Don Pescado strinse gli occhi in due fessure. Non sapevamo degli archibugi.
Perch non lo avete spiegato agli altri? chiese Niccol indicando gli altri gendarmi con un ampio gesto del braccio. Un altro uomo  rimasto ferito grazie a questo.
Nessuno me lo ha chiesto tagli corto don Pescado.
Niccol comprese che sarebbe stato inutile insistere.
Va bene, allora spiegatemi perch temete qualcosa a proposito del primogenito di don Alcante.

15.

Niccol stava aspettando che don Pescado continuasse, spiegando le ragioni delle sue preoccupazioni, quando Rinaldo gli premette un braccio, per attirare la sua attenzione.
Esigo di partecipare a tutte le discussioni che riguardano gli ostaggi e i sequestratori! irruppe una voce prima che lui riuscisse a capire quello che stava succedendo.
E io non sono da meno, messer notaio! squill unaltra voce, avvicinandosi dalla stessa direzione.
Niccol fiss i due uomini che stavano sopraggiungendo a passo di marcia, lallampanato ufficiale della guardia del governatore e il piccolo e nervoso delegato arcivescovile, e si disse che forse gli conveniva riunirli perch capissero tutti la situazione e, soprattutto, si rendessero conto che chi comandava, l, era lui.
Don Pescado mi stava parlando dei figli di don Carlos de Alcante disse, accogliendoli con un sorriso forzato. Credo sia importante per capire con chi abbiamo a che fare.
Forse dovreste informarvi su quel Lasser de Bourgignac lo contraddisse lufficiale del governatore. Mi pare sia lui il vero problema.
E quei barconi? strill il delegato arcivescovile con gli occhi sgranati per lindignazione.  vero che avete ordinato di bloccare ogni passaggio nel canale?
Niccol trattenne lira che cominciava a crescere dentro di lui e guard in faccia prima luno e poi laltro.
Posso conoscere i vostri nomi, per cortesia? domand in tono secco.
Io sono Orseno Liverni, capitano generale della guardia di sua eccellenza il governatore, e...
Va bene, grazie lo interruppe Niccol. Poi si rivolse al delegato arcivescovile: E voi?.
Il prete era paonazzo. Stiamo perdendo tempo prezioso e...
Il vostro nome ripet Niccol risoluto.
Il prete sembr sgonfiarsi. Sono padre Musso rispose rassegnato. Delegato arcivescovile di sua eccellenza il cardinale Borromeo. Poi sembr avere un rigurgito di orgoglio e aggiunse: Sono qui su mandato ben preciso dellarcivescovado, che non pu tollerare che la Fabbrica del Duomo resti priva dei necessari rifornimenti di sabbia e ghiaia. Se il cantiere si ferma, tutta la citt ne soffrir!
Per una volta sono daccordo intervenne don Pescado. Perch non acconsentire alle richieste di quei banditi e far rilasciare i figli di don Alcante? Li inseguirete dopo che avranno liberato gli ostaggi, e se vorrete potrete cercarli fino in capo al mondo. Limportante  salvare la vita a...
Non possiamo cedere ad alcun ricatto! lo interruppe con foga Orseno Liverni. La Corona non pu accettare che dei banditi la facciano franca! Avete idea delle conseguenze di una simile azione? Tutti i criminali dEuropa confluirebbero qui per rapire nobili rampolli e chiedere riscatti a profusione!
Dunque ritenete pi importante lonore della Corona della vita di quei ragazzi? si fece ancora sotto don Pescado. Non  questo che il governatore ha promesso al mio signore.
Ma la Fabbrica... intervenne petulante il delegato arcivescovile.
Niccol sollev le braccia e si frappose fra i contendenti. Adesso basta! ringhi. Non mi interessa quali siano i vostri interessi o gli ordini che avete ricevuto dai vostri superiori. Qui comando io. Non ho intenzione di farmi trascinare da una parte allaltra per ascoltare le ragioni di tutti.
Tacque e fiss con aria infuriata gli uomini che lo circondavano, mentre Rinaldo lo affiancava, dandogli supporto nel tentativo di intimidirli abbastanza da farli tacere.
Non sono daccordo con voi, messer notaio proruppe Orseno Liverni, cercando di tenere a distanza Rinaldo solo con la forza dello sguardo. Io sono il capitano della guardia del governatore, e quindi ritengo di essere lufficiale pi alto in grado sul campo. Voi dovete obbedienza a me.
Niccol ne sostenne lo sguardo con fermezza. Non  cos, eccellenza disse. Sapete benissimo che, in caso di atti criminali,  il tribunale di Giustizia che ha massima autorit in materia. E io sono il funzionario che il tribunale ha assegnato a questo caso. Se non intendete riconoscere la mia autorit, vi invito a parlare con il capitano di Giustizia perch vi spieghi come stanno le cose. Altrimenti siete pregato di ascoltare e seguire i miei ordini.
Probabilmente era stato pi energico del necessario, con un ufficiale di quel livello, ma la tensione era tangibile e Niccol non voleva avere ulteriori problemi, oltre a quelli che gi gli derivavano dalla trattativa con Lasser de Bourgignac.
Il braccio di ferro di sguardi fra lui e Orseno Liverni prosegu per qualche istante ancora, poi lufficiale curv la schiena, assumendo ancora di pi una posa da rapace.
State certo che appena ne avr loccasione far rapporto mugugn.
Benissimo acconsent Niccol. Consideratemi a vostra disposizione. Adesso possiamo continuare?
Liverni borbott qualcosa di inintelligibile, e Niccol comprese di averla spuntata. Simulando una sicurezza che non provava, torn a rivolgersi a tutti i presenti.
Quando avr vagliato le diverse possibilit, cercheremo di prendere una decisione che possa accontentare tutti, ma prima ho bisogno di avere il quadro esatto della situazione. Se volete darmi il vostro aiuto, bene, altrimenti siete pregati di andarvene e di lasciarmi lavorare.
Il tono era stato fin troppo perentorio, e nessuno sembr dellidea di contestare le sue parole.
Bene. Adesso che  tutto chiaro, possiamo tornare a Hrnan Francisco de Alcante? Si gir verso don Pescado. Cosa potete dirmi di lui?
 il primogenito di uno dei nobili di Spagna pi ricchi e pi vicini a Sua Maest. Non  abituato a prendere ordini, e non sa cosa significhi dover sottostare a una minaccia. Si strinse nelle spalle. Se poi consideriamo che ha solo sedici anni,  probabile che si senta invincibile, e quindi...
Non termin la frase. Le implicazioni erano chiare.
Quand stata lultima volta che qualcuno di voi lha visto? domand.
Si guardarono tutti di sottecchi, con aria scettica, poi don Pescado rispose: Per quanto mi riguarda, prima che lo portassero via. Poi non lho pi visto.
E voi? chiese Niccol rivolgendosi a Orseno Liverni e a padre Musso.
Io quel ragazzo non lho mai visto rispose lufficiale del governatore. So solo che  stato rapito, ma... non lho mai incontrato.
Anchio non lo conosco ammise il delegato arcivescovile. Anzi, credo di non aver mai visto neppure uno degli ostaggi di quel Lasser de Bourgignac.
Quindi nessuno pu confermare che Hrnan Francisco sia ancora vivo disse Niccol arrivando al punto cruciale.
Don Pescado e Orseno Liverni sbiancarono, padre Musso distolse lo sguardo.
Devo parlare di nuovo con Lasser disse Niccol rivolto a Rinaldo e a Tadino. Dobbiamo scoprire se i figli di don Alcante sono ancora vivi. Altrimenti...

16.

Lasser de Bourgignac, sono io! grid quando fu arrivato a portata di voce tenendo alto sopra la testa un fazzoletto immacolato.
Stava correndo un rischio enorme. Quelli erano banditi della peggior specie, che non si sarebbero certo fatti scrupolo di sparare colpi darchibugio contro chi sventolava un vessillo di pace. E ormai lui era a tiro, e se si fosse voltato e avesse provato a fuggire, non aveva dubbi che una palla lavrebbe raggiunto nella schiena.
Ci vedo bene, messer notaio fu la risposta divertita e sprezzante del rapitore. Che cosa posso fare per te, adesso? Non mi pare che tu abbia portato il cibo e lacqua che ti avevo chiesto.
Ho mandato a prendere quanto occorre, ma ci vorr un po di tempo rispose Niccol, sospirando di sollievo. Se non altro Lasser sembrava pi intenzionato a burlarsi di lui, che a sparargli. Nel frattempo avrei bisogno di una cosa, da te.
Davvero? chiese il bandito mentre alle sue spalle risuonavano delle risate. E da quando sei stato autorizzato a chiedere qualcosa? Mi pare che quello che pone le condizioni, qui, debba essere io, non tu, messere.
Aveva pronunciato lultima parola con una nota di disprezzo cos evidente, che Niccol si chiese quali conti in sospeso quelluomo avesse con la giustizia. Si ripromise di mandare Tadino al tribunale per verificare se cera agli atti qualcosa su Lasser de Bourgignac... sempre ammesso che fosse il suo vero nome.
Hai ragione. Mi scuso se posso esserti sembrato arrogante disse. Per ho una richiesta da sottoporre alla tua attenzione, se vorrai prenderla in considerazione.
Cos va molto meglio, notaio approv il sequestratore, mentre altre risate risuonavano cupe. Va bene, ti do licenza di parlare.
Mentre i banditi sghignazzavano, Niccol fece un passo avanti, cercando di aguzzare la vista, ma ancora non riusciva a scorgere nulla dellinterno delledificio.
Come ti ho detto, sto discutendo con i miei superiori per cercare di convincerli a darvi tutto ci che avete chiesto. Per noi la questione fondamentale  la salvaguardia dei figli di don Carlos de Alcante.
Ne sono felice, messer notaio. Quindi?
Niccol allarg le braccia in un gesto di resa che sper convincente. Quindi ti saremmo grati se tu potessi darci una prova che Hrnan Francisco, Caterina e Isotta de Alcante stanno bene e non sono feriti o in pericolo di vita.
Per un attimo ci fu silenzio, uno strano silenzio ovattato e minaccioso che risuon nelle orecchie di Niccol pi della deflagrazione di un archibugio. Poi Lasser de Bourgignac scoppi ancora a ridere, seguito dai suoi uomini, e continu per un tempo esasperatamente lungo, che lasci sconcertato Niccol.
Posso parlare con uno di loro? si decise a chiedere ancora, con il dubbio che non avessero inteso le sue parole.
Per tutta risposta, allimprovviso vi furono una fiammata e il botto di uno sparo, e la terra esplose a poco pi di un palmo dai piedi di Niccol, che riusc a restare fermo e a impedirsi di fuggire solo grazie a un notevole sforzo di volont.
Questo  tutto quello che avrai da me, notaio disse sprezzante Lasser de Bourgignac. I rampolli di don Alcante stanno bene, per il momento. Tu dovrai fidarti della mia parola.
Perch non posso vederli? chiese Niccol. Mi basterebbe per...
Ancora una parola, notaio, e i miei uomini non sbaglieranno pi il prossimo colpo lo interruppe secco il sequestratore. Aveva parlato con un tono calmo e misurato che convinse Niccol che faceva sul serio.
Daccordo si arrese, cominciando ad arretrare. Vorr dire che ci fideremo della tua parola, anche se un segnale di fiducia da parte tua sarebbe molto utile per accelerare le trattative e darmi la possibilit di convincere i miei superiori al pi presto.
Ancora silenzio. Lui aveva lanciato lamo, ma non sapeva se Lasser de Bourgignac avrebbe abboccato oppure no.
Di che cosa parli, notaio? chiese alla fine il sequestratore.
Niccol si strinse nelle spalle. Perch non mi consegni uno dei figli di don Alcante? Magari Isotta, la pi piccola. Ti resterebbero comunque gli altri due, tra cui il suo primogenito, e quindi non sarebbe un problema, per te. Ma noi avremmo la certezza che con Lasser de Bourgignac si pu trattare, e che ci si pu fidare.
Al posto delle risate, questa volta dalledificio arrivarono mugugni e brusii, che Niccol interpret come espressioni di dissenso da parte degli uomini di Lasser.
Daccordo rispose a sorpresa il capo dei sequestratori, dopo aver urlato qualcosa ai suoi uomini, azzittendoli. Il tuo ragionamento non  sbagliato, messer notaio. Ti assicuro che penser alla tua proposta.
Un senso di eccitazione attravers Niccol. Se fosse riuscito davvero a far rilasciare uno degli ostaggi, avrebbe portato a casa una grande vittoria personale. Sarebbe riuscito ad ammorbidire sia gli uomini di don Alcante sia quelli del governatore, per potersi muovere con maggiore disinvoltura nella trattativa con i sequestratori.
E visto che ci intendiamo risuon ancora la voce di Lasser de Bourgignac, ti dar unulteriore prova che qui stiamo facendo sul serio, forse pi di quanto possano immaginare quei damerini che si nascondono dietro gli alberi.
Niccol sent risuonare altre voci, poi ordini secchi, pronunciati in una lingua che non riconobbe. Finch, allimprovviso, la porta di legno fasciato di ferro dietro la quale si erano asserragliati i sequestratori si spalanc. Un uomo ne usc con passo esitante. Era pallido in volto, sudato, e aveva gli occhi sgranati dal terrore, ma appariva in buona salute. Indossava calzebraghe e corpetto con laraldica di casa Alcante ricamata sopra, e Niccol immagin che fosse uno dei servitori al seguito dei figli del nobile spagnolo.
Si rese conto con sorpresa che lo stavano liberando, e quella era davvero unapertura insperata da parte di Lasser de Bourgignac.
Niccol fece segno alluomo di muoversi, di non perdere tempo e avvicinarsi a lui, quando unombra spunt alle spalle del servitore e un braccio si alz nellaria. Vi fu un sibilo, poi un colpo, come quello che avrebbe prodotto un punteruolo conficcato nel ceppo di un albero.
Luomo sgran ancora di pi gli occhi, apr la bocca per dire qualcosa, poi cadde sulle ginocchia mentre un filo di sangue gli colava sul viso. Quando laggressore alle sue spalle ritrasse il braccio con un gesto brusco, estraendo la mazza con cui lo aveva colpito sulla sommit della testa, croll a terra.
Ecco riprese Lasser de Bourgignac con tono scanzonato, cos  come sono disposto a restituirti gli ostaggi, se non vi muovete a soddisfare le mie richieste. Scoppi a ridere, poi riprese: Non credo che tu voglia che ti consegni la piccola Isotta, adesso, vero?.
Prima che Niccol potesse ribattere, la porta delledificio si richiuse. Le figure dombra dietro le finestre sparirono come dincanto.
Niccol rest fermo al suo posto per un tempo indefinito, poi quasi senza nemmeno pensarci avanz fino alluomo che giaceva a terra, lo afferr per le braccia e cominci a trascinarlo fin dove era stato portato laltro ferito.
Nessuno cerc di fermarlo. Poco dopo per fortuna Rinaldo arriv in suo soccorso, perch ormai Niccol stava per crollare a terra a sua volta, esausto nel corpo ma soprattutto nello spirito.
Aveva fallito. Su tutta la linea. E questo era tanto evidente quanto il sangue che sgorgava a fiotti dal buco che quel poveraccio aveva sulla testa.

17.

Non sono riuscito a vedere niente, nemmeno questa volta sput Niccol insieme alla polvere e alla sensazione di amaro che gli riempivano la bocca. Si era appartato con Rinaldo e Tadino mentre un cerusico cercava di ricomporre il cadavere del servitore di casa Alcante. Niccol aveva dato ordine perch luomo venisse caricato su un carro e portato in citt.
Si erano subito levate proteste, soprattutto da parte di don Pescado, che aveva rivendicato il cadavere quasi si trattasse di merce di propriet del suo padrone.
Dopo che avr eseguito gli accertamenti che mi servono, questuomo sar vostro, spero per unonorevole sepoltura era stata la risposta di Niccol, cos fredda, piatta e distante che il nobiluomo spagnolo non aveva osato replicare e si era allontanato in silenzio.
Mi sembrano dei pazzi mormor Rinaldo scuotendo la testa. Che senso ha uccidere in quel modo? Durante la trattativa?
Forse sono solo degli smargiassi esaltati borbott Tadino. Sanno che per loro, comunque vada, si metter male, cos cercano di spaventarci e umiliarci per farci agire sullonda delle emozioni.
In questo modo potrebbero avvantaggiarsi annu Rinaldo, soppesando le parole del portoghese.
Non lo so sospir Niccol, accigliato. C qualcosa che non mi quadra nel loro modo di fare, nella strafottenza che esprimono a ogni parola, a ogni azione.
Credi stiano tramando qualcosa? chiese Tadino.
Niccol si morse un labbro, cercando di pensare, ma al momento aveva solo unimmagine in testa, che aveva il colore del sangue dei due uomini colpiti senza piet dai sequestratori.
Dobbiamo capire che cosa succede l dentro... quanti sono, in che condizioni sono gli ostaggi disse alla fine, fingendo una risolutezza che non aveva. Guard Tadino: Dovrai entrare tu, non credo che ti abbiano visto.
Io? fece il portoghese. Sono andato a recuperare il ferito e...
Ti coprivo io lo interruppe Rinaldo.
Esatto conferm Niccol. Rinaldo ti ha fatto da schermo. Impossibile che ti abbiano notato cos bene da riconoscerti, quando ti travestirai ed entrerai l dentro.
Tadino impallid, ma stoicamente cerc di non dare a vedere la preoccupazione. Da cosa dovr travestirmi? chiese. E come far a entrare nelledificio?
Lacqua e il cibo rispose Niccol. Quando arriveranno i rifornimenti che ho chiesto, ci vorranno dei garzoni per portarli dentro. Tu ti mischierai con loro e quando sarai nei magazzini farai in modo di aguzzare per bene la vista. Io e Rinaldo non possiamo farlo, naturalmente.
Certo sospir Tadino. Va bene, cercher di fare del mio meglio.
Nel frattempo continu Niccol, noi due torneremo in citt. Porteremo con noi il ferito e luomo che  stato ucciso.
Rinaldo si adombr: A quale scopo? chiese.
Lasceremo il ferito allOspedale Maggiore, poi faremo visita al laboratorio di mastro Cordelli.
Vuoi fare esaminare il cadavere?
Ho bisogno di qualcosa di pi dello spargimento di sangue e della rabbia che ho messo insieme finora rispose Niccol. Per fare luce su quel Lasser de Bourgignac e i suoi uomini, e sui motivi per cui hanno preso quei ragazzi come ostaggio, ci serve qualcosa di concreto.
Non credi al discorso sul lasciapassare? chiese Rinaldo.
Credo alla richiesta, s,  la stessa che farei io se dovessi fuggire. Ma questo non ha niente a che fare con il rapimento.
Non capisco fece Tadino, grattandosi la testa confuso.
Mettetevi nei panni di de Bourgignac. Decidete di rapire i rampolli di un potente e ricchissimo nobile spagnolo, impresa non certo facile. Niccol fece una pausa, poi allarg le braccia. Perch? A quale scopo?
Per denaro rispose Tadino.
Gi, per de Bourgignac non ha mai fatto richiesta di riscatto aggiunse Rinaldo.
Esatto approv Niccol. Prima ancora di chiedere un riscatto, si sono preoccupati di esigere i lasciapassare.
Vogliono anche dei soldi, per ribatt Tadino. Non sappiamo quanto, ma mi pare che abbiano chiesto anche denaro.
Niccol sventol una mano in aria. Nessuna somma precisa, il che significa che non sono i soldi quello che gli interessa.
Che cosa, allora? volle sapere Rinaldo.
Niccol lo fiss con la fronte aggrottata.
 quello che dobbiamo scoprire.

18.

Lidea di tornare in citt non era poi cos gradevole, riflett Niccol mentre procedeva a piedi accanto al carro che trasportava i due corpi. Alla fine anche luomo che era stato colpito al ventre era morto, e Niccol aveva promesso al delegato arcivescovile che lavrebbe portato alla chiesa di Santa Maria dei Servi, dove quel poveraccio era stato parrocchiano, per essere sepolto con tutti gli onori che meritava come cristiano e come guerriero di Dio.
Non era voluto salire a cassetta, insieme al conducente che era stato messo loro a disposizione, preferendo camminare accanto al cavallo mentre lasciava briglia sciolta ai suoi pensieri. Rinaldo, possente e silenzioso, lo seguiva da tergo.
Non gli sembrava di poter fare granch, nello stato danimo in cui si trovava. Tornare a Milano per lui significava soprattutto pensare a due cose: al morbo che opprimeva la citt, costringendo gli abitanti nelle loro case, mentre su tutto gravava la cenere dei morti che bruciavano nelle fosse comuni; e, per contrasto, agli occhi limpidi e maliziosi di Isabella, per la cui vita aveva temuto solo poco tempo prima e che non vedeva lora di riabbracciare, per stringerla a s e proteggerla dagli orrori che incombevano ovunque si girasse lo sguardo.
Invece, avrebbe dovuto tornare ad aggirarsi per Milano respirando solo con la bocca. Forse qualcuno, vedendo lui e il suo seguito, li avrebbe scambiati per monatti che stavano trasportando cadaveri al Lazzaretto o in uno dei fopponi, anche se il loro carro viaggiava su ruote alte ed era trainato da un cavallo, lusso che i funzionari del tribunale di Sanit non potevano certo permettersi.
In quel turbine di pensieri angoscianti, doveva cercare di ragionare a mente fredda sullo strano comportamento di Lasser de Bourgignac e sul motivo per cui aveva deciso di prendere in ostaggio i figli di don Carlos de Alcante. E, soprattutto, a quale strategia adottare per salvare i prigionieri e al contempo evitare che de Bourgignac e i suoi sgherri riuscissero a farla franca.
Ancora una volta, dopo lo spiacevole caso che laveva visto indagare sulla morte del segretario inquisitoriale Bernardino da Savona, si trovava stretto fra i poteri forti della citt, fra governatore e Corona di Spagna, fra lArcivescovado e i suoi diretti superiori, a partire dal capitano di Giustizia. Probabilmente a nessuno di loro interessava davvero capire le difficolt di imbastire una trattativa con un uomo privo di scrupoli come Lasser de Bourgignac: cercavano solo di portare acqua al proprio mulino, e come sempre lavrebbero fatto senza esporsi di persona, ma coinvolgendo lui, Rinaldo e Tadino come capri espiatori
Va bene mormor a se stesso, prima sistemiamo questa faccenda, prima posso tornare a dedicarmi a Isabella.
Appena pronunciate quelle parole ricord che il rapimento dei figli di don Alcante non era il solo caso che stava seguendo. Cera anche quel bastardo che uccideva la gente per strada con una balestra, apparentemente senza motivo. Non poteva prevedere se e quando avrebbe colpito ancora.
Niccol strinse i denti. Il ricordo della ragazza riversa a terra, che tanto gli aveva ricordato Isabella, lo scosse ancora. Non poteva permettere che assassini del genere andassero in giro liberi per la citt. Non bastava la peste, non bastavano i conflitti fra i potenti che si disputavano il potere nella capitale; ci voleva anche un pazzo assetato di sangue che prima o poi, senza che lui potesse fare niente, avrebbe potuto colpire le persone che gli erano care.
Non poteva accettarlo. Avrebbe fatto di tutto per fermare quellassassino prima che distribuisse una nuova razione di morte.
Dopo aver trasportato uno dei corpi alla chiesa di Santa Maria dei Servi, Niccol e Rinaldo riuscirono a raggiungere il tribunale di Giustizia, anche se lidea di scendere nei sotterranei in cui si celava il laboratorio di mastro Cordelli non contribuiva ad allietare lumore di Niccol. Aveva le narici piene di un odore rancido, oleoso, che gli colava in gola e nello stomaco e gli faceva venire voglia di vomitare. Per fortuna Rinaldo era con lui. Dopo averlo aiutato a scaricare il corpo dal carro e aver congedato il conducente, lasci che fosse il colosso a caricarsi in spalla il servitore di don Carlos de Alcante e si diresse verso lingresso ai sotterranei del tribunale.
Come al solito lasci agli altri le incombenze pi gravose lo blocc una voce con aria divertita.
Niccol sgran gli occhi, poi scosse la testa, esasperato. Sempre ammesso che usare il cervello sia davvero un lavoro poco faticoso ribatt, avvicinandosi alla splendida fanciulla che lo fronteggiava con le mani sui fianchi. Si pu sapere che ci fai qui?
Avevamo appuntamento da mastro Cordelli, no? rispose Isabella facendo luccicare lo sguardo sbarazzino. Pensi che mi sarei dimenticata del tuo bollitore di teste?
 saltato tutto, sono successe altre cose... protest Niccol, pur sapendo che sarebbe stato inutile.
Isabella sventol una mano in aria. Ormai sono qui, e sai che non ti sbarazzerai tanto facilmente di me. Non dopo che ho visto... quello.
Con il dito punt il cadavere sulla spalla di Rinaldo, gli occhi gi pieni delle mille domande di cui presto avrebbe subissato Niccol.
Va bene si arrese lui sollevando entrambe le mani. Era esausto e nauseato e aveva fin troppi pensieri per la testa per mettersi a discutere con Isabella. La sola cosa che voleva era consegnare il corpo al catelano del tribunale, dargli istruzioni e andarsene da l, possibilmente in compagnia di quella fanciulla che riusciva a scuoterlo con sentimenti sempre contrastanti. Ma ti assicuro che non sar divertente.
Questo lo dici tu ridacchi lei affiancandolo eccitata. A volte sembrava proprio una ragazzina... una ragazzina cos adorabile che gli tirava a forza il sorriso sulle labbra, anche quando il suo umore era pessimo. E solo Dio sapeva quanto Niccol ne avesse bisogno.
Prima che potesse fare un passo verso il laboratorio sepolto nei sotterranei del tribunale di Giustizia, per, lacciottolato trem sotto i suoi piedi. Alcuni cavalieri arrivarono al galoppo, fermando gli animali un istante prima di travolgerli.
Niccol ruot gli occhi al cielo. Non aveva proprio bisogno di altri guai!
Naturalmente erano l per lui. Il giovane che balz a terra dal suo corsiero con le froge dilatate sembrava pronto a sfoderare la spada e a trapassarlo con un affondo micidiale, invece si piant davanti a lui producendosi in un mezzo inchino ed esclam: Ci hanno detto che messer Niccol Taverna  qui.
S, sono io sbuff Niccol. Che cos successo, ancora?
Sono Anghiaro Malverni, attendente del vicario del capitano di Giustizia. Ancora non ci eravamo conosciuti.
Niccol ricord vagamente che nella guarnigione del capitano di Giustizia, dopo che il precedente vicario era stato rimosso dal suo incarico, cerano stati diversi cambi della guardia. Non immaginava, per, che un ragazzotto cos giovane e spavaldo potesse gi indossare la divisa di attendente. Immagin che non avesse pi di diciotto anni.
Cosa posso fare per voi? gli chiese, sapendo che quel ragazzino era un suo superiore.
Ho bisogno del vostro aiuto rispose Malverni.  stato commesso un omicidio. Mi dicono che tutto ricorda altre uccisioni di cui gi vi state occupando.
Lassassino con la balestra? intervenne Rinaldo, rubando le parole di bocca a Niccol.
Lattendente del vicario guard con sussiego il colosso, poi torn a rivolgersi a Niccol. Un uomo  stato colpito alla schiena da un dardo. Tutto ricorda...
Quelluomo  morto o  ancora vivo? linterruppe Niccol.
Non ce lha fatta rispose Malverni.
Niccol sospir. Lassassino con la balestra aveva colpito prima di quanto avesse immaginato. E proprio nel momento peggiore.
Dobbiamo andare a vedere! sintromise Isabella facendosi avanti.
Niccol non manc di cogliere lo sguardo dinteresse del giovane ufficiale nei confronti di quel magnifico folletto, ma non si lasci distrarre. Questa volta non avrebbe dovuto cedere alle lusinghe di Isabella ma convincerla a stare lontano. Non aveva nessuna intenzione di portarla a tiro di quel pazzo assassino.
Ci andr io disse, con lo stesso tono che aveva gi sperimentato con il capitano della guardia del governatore. Poi, prima che Isabella potesse ribattere, aggiunse: Tu e Rinaldo porterete il corpo a mastro Cordelli e gli darete istruzioni.  essenziale che il lavoro sia fatto bene e in fretta. Quando torner, tutto dovr essere pronto.
Per sua fortuna vide brillare gli occhi di Isabella. Quindi mi stai dando un incarico ufficiale, messer notaio? gli chiese divertita.
Niccol si trattenne dal rivolgere ancora gli occhi al cielo e fece un cenno a Rinaldo. Mi serve solo la testa gli disse. Inutile infierire sul resto del corpo. Meglio farlo avere ai parenti o alla parrocchia a cui apparteneva. La testa invece deve essere preparata a puntino.
Certo annu Rinaldo.
Ci pensiamo noi lo rassicur Isabella.
Niccol torn a rivolgersi a Rinaldo. Quando avrete terminato, riaccompagna a casa madonna Landolfi.
Te lo puoi scordare! esclam Isabella incrociando le braccia sotto il seno, in quel modo che Niccol aveva imparato a odiare e ad amare insieme. Mi hai dato un incarico, e io lo seguir fino in fondo.
Non ti ho dato nessun incarico protest Niccol.
Allora significa che sono libera di andare dove voglio, giusto? lo incalz lei.
Niccol comprese che sarebbe stato inutile. Era pronto a sfidare le pi alte cariche del Ducato, persino la potente Inquisizione spagnola, ma con quella ragazza non cera niente da fare. Avrebbe capitolato in modo ignobile.
Va bene sospir. Fate come vi ho detto e aspettatemi qui. Cercher di tornare il prima possibile.
Certo, capo rispose Rinaldo.
Ottimo! approv Isabella, tornata radiosa.
Niccol si gir in direzione di Anghiaro Malverni e gli fece segno di precederlo verso i cavalli.
Ne avete uno anche per me, immagino disse.
Naturalmente fu la risposta del giovane. Non ho intenzione di perdere tempo.
E Niccol si rese conto che quel ragazzino fin troppo premuroso sarebbe stata unaltra bella croce. Come se ne avesse avuto bisogno...

CAPITOLO TERZO. 

27 agosto 1576 
Con i se e con i ma ci si possono costruire magnifiche torri davorio. Senza porte e senza finestre da cui poter sbirciare allinterno...
AMERIGO TAVERNA, notaio criminale

19.

Ancora una volta la curiosit si era dimostrata pi forte della paura. Una gran folla circondava il luogo del delitto, anche se molti si guardavano attorno con sospetto, non sentendosi al sicuro. Lassassino con la balestra avrebbe potuto approfittare di tanta confusione per colpire ancora.
Abbiamo cercato di allontanarli, ma pare unimpresa impossibile afferm Anghiaro Malverni indicando la folla rumorosa. Forse se quel pazzo tirasse ancora...
Niccol non riusc a comprendere se era stata una battuta o se il ragazzino aveva parlato sul serio: dallespressione torva e dai modi bruschi, non era possibile capire i suoi pensieri.
Credevo fossero abituati a vedere morti per le strade si limit a constatare, mentre Malverni e i suoi uomini aprivano un varco tra la calca.
Un assassinio  ben diverso dalla peste ribatt Anghiaro con laria di saperla lunga. In questo caso, almeno, possiamo cercare un colpevole. E se lo troviamo, possiamo impiccarlo, eliminandolo una volta per sempre.
Non aggiunse altro. Niccol comprese che il ragazzino era molto pi sveglio e pi maturo di quanto apparisse. Aveva detto la verit. La folla non aspettava altro: trovare un colpevole che avesse versato sangue innocente e farlo a pezzi in nome della rabbia e del dolore che avvolgevano la citt in un sudario impenetrabile.
E forse non era del tutto sbagliato, perch quando si combatte un nemico invisibile come la peste si ha poca scelta: o ci si rannicchia in un cantuccio sperando che le ombre cupe della citt non arrivino a ghermirti, oppure ci si scaglia contro qualsiasi cosa abbia apparenza solida, con lillusione di tenere lontano la morte sbavando rabbia e furore cieco.
Quando finalmente riuscirono a farsi largo e raggiunsero il punto in cui la vittima giaceva in un lago di sangue, Niccol si accorse subito che il corpo era stato spostato. Macchie di sangue ne indicavano il trascinamento, e ben due impronte di stivali risaltavano a poche spanne dal collo delluomo. Evidentemente qualche gendarme si era avvicinato, nonostante gli ordini diramati dal tribunale di Giustizia, che imponeva alle guarnigioni cittadine di tenersi a distanza da un cadavere, se non dietro ordine esplicito del magistrato.
Chi lha mosso? chiese inginocchiandosi accanto al corpo, attento a non posare il ginocchio su una chiazza di sangue.
Anghiaro Malverni lo affianc con cautela e scosse la testa. Che io sappia nessuno rispose. Niccol volle credergli: il ragazzo era troppo intransigente per essere protettivo nei confronti dei suoi uomini. Anzi, probabilmente, se li avesse colti sul fatto li avrebbe spediti in qualche cella insieme a una guarnigione di topi affamati.
Va bene, ormai  fatta, inutile perdere tempo a lamentarsi disse Niccol esaminando con attenzione il rivolo di sangue che aveva inzuppato lacciottolato. Non si era ancora seccato del tutto, il che indicava che lassassino aveva colpito da poco. Forse si trovava davvero appostato da qualche parte, a godersi la scena.
Cercando di non dare limpressione di avere fretta si alz e si accost di pi ad Anghiaro Malverni, poi mormor a voce bassa, in modo che solo lui potesse sentirlo: Ordinate a quattro dei vostri uomini di allontanarsi cercando di mostrarsi disinvolti, come se avessero terminato il servizio e stessero tornando a casa, o nei loro alloggi in guarnigione. Poi, quando avranno fatto il giro del quartiere, dovranno posizionarsi ai quattro angoli della piazza e fare attenzione a qualsiasi persona sospetta.
Il giovane lo fiss senza battere ciglio. Credete sia ancora qui? Che ci stia osservando?
Non lo so rispose Niccol. Fate per come vi ho detto.
Lasci che Anghiaro si occupasse dei suoi uomini e si concentr nellesame del dardo che aveva trafitto luomo alla schiena, penetrando con tanta forza da trapassare il polmone di quel poveraccio. Probabilmente non era morto subito. Forse si era trascinato sul selciato, fino a stramazzare a terra soffocato dal proprio sangue. Il che poteva significare che nessuno aveva spostato il corpo. Per le impronte di stivali non potevano appartenere a un soccorritore. Erano impronte di suole lasciate da stivali militari.
Niccol si sporse in avanti per esaminare il quadrello. Pareva identico a quello che aveva ucciso la ragazza soccorsa quella mattina, anche se ne avrebbe avuto la certezza solo quando avesse confrontato il dardo con gli altri attribuiti allassassino della balestra. Tutti i quadrelli riportavano infatti i graffi lasciati dallo scorrimento sullarma usata per uccidere, scanalature simili e identificate da alcuni segni pi profondi a met asta, come se il canale di scorrimento del quadrello nel fusto della balestra non fosse perfettamente liscio ma avesse unincrespatura, o qualcosa che incideva il legno.
Impossibile determinare se anche il dardo conficcato nella schiena delluomo avesse quei segni, perch era penetrato troppo a fondo e il sangue lo aveva impregnato fin quasi allimpennaggio.
Niccol esamin ancora per qualche istante il punto di ingresso del quadrello, poi si rialz, proprio mentre Anghiaro Malverni lo raggiungeva.
Tutto fatto gli disse lattendente del vicario a bassa voce.
Va bene annu Niccol. Adesso per aiutatemi. Vorrei cercare di capire da dove  partito il tiro che ha ucciso quelluomo.
E come pensate di fare? chiese sorpreso il giovane.
Niccol stacc la cordicella dalla cintura alla vita e gliela mostr. Non avete mai visto questo trucchetto? chiese.
Malverni scosse la testa, e Niccol srotol la corda. Se Rinaldo e Tadino fossero stati l avrebbero potuto procedere con velocit e precisione, ma questa volta avrebbe dovuto arrangiarsi con quello che aveva a disposizione.
Mi servono tre dei vostri uomini disse. Uno basso, uno di media altezza e uno un po pi alto.
Lattendente del vicario non perse tempo a fare domande, e con lefficienza che sembrava caratterizzarlo abbai degli ordini, facendo accorrere tre gendarmi con le caratteristiche chieste da Niccol. Questi consegn un capo della corda al pi basso dei tre e spieg agli altri due quello che avrebbero dovuto fare, una volta che un capo della cordicella fosse stato legato allimpennaggio del quadrello.
Voi, Anghiaro, aiutatemi a sollevare il corpo disse. Dobbiamo cercare di metterlo nella posizione pi probabile in cui si trovava quando  stato colpito.
Non sar facile borbott il giovane guardandosi attorno corrucciato. C sangue dappertutto, come si pu capirlo?
Sar il sangue stesso a dircelo rispose Niccol accosciandosi per esaminare le macchie lasciate sullacciottolato.
Fu quel gesto a salvargli la vita.

20.

Ecco, guardate questi segni. Se proviamo a...
Allimprovviso unombra lo sovrast. Anghiaro Malverni gli croll addosso, facendolo cadere sul corpo della vittima.
Per un istante Niccol si sent soffocare dal peso, poi con uno sforzo si liber e torn a respirare. Intorno a lui si era scatenato il panico. La gente urlava, indicava direzioni diverse e scappava senza preoccuparsi di calpestare coloro che inciampavano e finivano a terra.
Frastornato, Niccol si mise a sedere. Sbatt le palpebre, cercando di capire che cosa fosse successo, quando una mano si serr sul suo avambraccio, stringendo con forza.
Nota... io...
Le parole erano uscite gorgogliando dalla gola devastata di Anghiaro Malverni, in cui Niccol vide con orrore un enorme foro da cui il sangue sprizzava copioso, a fiotti intermittenti che andavano a ritmo con i battiti del cuore del giovane. Qualcosa lo aveva colpito, con tanta forza da trapassargli il collo da parte a parte, ma Anghiaro era giovane e forte, e nonostante tutto cercava di resistere alla morte.
Niccol si catapult su di lui, premendo le mani su quella ferita tremenda nel tentativo di arginare lemorragia, anche se sapeva che sarebbe stato inutile.
Accorrete! grid mentre si faceva il vuoto intorno a loro, a mano a mano che la folla riusciva a fuggire dalla piazza, lasciando sul selciato decine di corpi che gridavano e si lamentavano.
Anghiaro Malverni lo fissava terrorizzato. Gli occhi spalancati avevano perso tutta la baldanza e la sicurezza che avevano connotato il suo sguardo fino a poco prima. Ora restava solo un ragazzino consapevole del fatto che, insieme al sangue che Niccol non riusciva ad arrestare, la vita gli stava sfuggendo velocemente dal corpo.
Resisti! gli grid disperato il notaio, cercando con lo sguardo qualcuno che potesse aiutarli. Adesso arriva un cerusico! Ce la farai! Ce la farai!
Anghiaro non aveva smesso di stringergli il braccio. Prov a dire qualcosa, ma dalla bocca gli usc solo un rantolo, seguito da un fiotto di sangue scuro. Poi venne scosso dai singulti e si dibatt come se cercasse di trattenere la vita dentro di s. Alla fine si arrese, afflosciandosi tra le mani di Niccol con un ultimo rigurgito di sangue, mentre gli intensi occhi azzurri perdevano ogni colore e lespressione di sgomento che gli si era disegnata sul volto si irrigidiva nella postura della morte.
Niccol rest ancora per un attimo seduto accanto a lui. Era la seconda volta, nella giornata, che qualcuno gli moriva tra le braccia. Allimprovviso delle mani lafferrarono e lo misero in piedi.
Venite via! grid qualcuno, mentre altri lo circondarono e lo sollevarono quasi di peso, trasportandolo lontano dai due corpi riversi a terra.
Lo adagiarono contro un muro, poi qualcuno gli porse un otre con dellacqua. Niccol lafferr e bevve avidamente, come se volesse togliersi dalla bocca il sapore del sangue.
Che cosa  successo? riusc a chiedere. Gli uomini attorno a lui erano armigeri dellattendente del vicario, tutti con i volti corrucciati e le spade sguainate.
Lassassino con la balestra rispose quello che sembrava il pi anziano fra i soldati. Era appostato tra la folla, e ha approfittato della confusione per avvicinarsi e colpire ancora.
Niccol fiss sorpreso larmigero. Lassassino ha tirato con la balestra? chiese. In mezzo alla folla?
Luomo scosse la testa. In realt non lo so, non ho visto niente. Ma c chi dice di averlo visto. Ha mirato a voi, messer notaio, e quando vi siete chinato il dardo ha colpito lattendente del vicario.
Niccol si rialz a fatica, tenendosi con la schiena appoggiata al muro. Aveva le gambe molli, negli occhi ancora limmagine di Anghiaro Malverni che esalava lultimo respiro stringendogli disperato il braccio.
Perch nessuno lha visto? ringhi, sentendo montare la rabbia. Avevo fatto appostare degli uomini, loro...
 successo tutto troppo in fretta, notaio lo interruppe il soldato anziano. Nessuno ha visto niente, fino a quando non  stato troppo tardi.
Da che parte  fuggito? chiese Niccol chiudendo gli occhi e cercando di riacquistare un minimo di lucidit. Era ancora scosso, ma non doveva concedere ulteriori vantaggi a quel pazzo assassino.
Larmigero si strinse nelle spalle con un gesto scoraggiato. Non lo sappiamo rispose. Quando la folla ha capito quello che stava succedendo  scoppiato il finimondo.  dilagato il panico, e lassassino si  dileguato senza essere visto.
Che significa senza essere visto? chiese Niccol sconcertato. Era alto o basso? Aveva i capelli lunghi o corti? Che vestiti indossava?
Lasci quelle domande sospese nellaria, aspettandosi una risposta, ma nessuno ebbe niente da dire.
Dopo un tempo che gli parve infinito, Niccol allarg le braccia e annu, consapevole che non poteva dare alcuna colpa ai soldati. Lui stesso si era fatto cogliere di sorpresa, eppure sapeva che agli assassini piaceva attardarsi sul luogo di un delitto, mischiandosi alla folla per osservare gli effetti del loro operato.
Ma come aveva potuto farlo, quel maledetto, con una balestra in mano? Forse aveva colpito da lontano, nascosto dietro un palazzo, anche se lui aveva fatto appostare gli armigeri ai punti cardinali della piazza. Nella confusione per quello che stava succedendo non era stato visto e aveva potuto agire indisturbato.
Per... come aveva potuto uccidere quel povero giovane, tirando dalla distanza, quando la folla era un cerchio compatto intorno a loro?
Scosse ancora la testa e torn a fissare il cadavere di Anghiaro Malverni.
Portate via i corpi ordin. E recuperate i dardi che li hanno uccisi. Portate tutto al tribunale di Giustizia, perch dovr esaminarli.
Anche i corpi? chiese la guardia pi anziana.
Certo rispose Niccol. Non dobbiamo lasciare nulla di intentato, per fermare quel pazzo.
Detto questo si raddrizz e si incammin, cercando di contenere il fremito che gli scuoteva le gambe. Si guard attorno con sospetto, cercando di capire se lassassino potesse essere ancora appostato da qualche parte, ma subito si rese conto che stava esagerando. Di certo quel bastardo si era dileguato, non si sarebbe azzardato a restare in zona. Aveva colpito tre volte nella stessa giornata, e adesso Niccol se lo immaginava nascosto nel suo rifugio, ebbro di eccitazione come una bestia con le zanne grondanti sangue dopo un pasto copioso.
Mentre la collera montava dentro di lui, rendendo pi rapida la sua falcata, Niccol decise di concentrarsi su quelluomo. Non aveva senso perdere tempo con Lasser de Bourgignac e i rampolli di don Alcante. Che se la sbrigassero gli uomini del governatore o altri funzionari del Tribunale. Lui doveva pensare a trovare lassassino con la balestra, e il prima possibile, perch sapeva che non avrebbe atteso ancora a lungo per colpire di nuovo.
Ne avrebbe parlato con il capitano di Giustizia, e poi avrebbe richiesto laiuto di Rinaldo e Tadino per ricomporre la sua squadra e mettersi sulle tracce di quel maledetto che aveva cercato di ucciderlo.

21.

Attraversare quei pochi isolati a piedi lo riport nel mondo reale. Si era quasi dimenticato dello stato in cui versava la citt, ormai abituato alle urla che uscivano dalle case sbarrate dai monatti. E aveva ignorato i patiboli del tribunale di Giustizia e di quello di Sanit, oltre agli altari eretti dal Consiglio dellInquisizione spagnola per chiedere pegno a Dio versando il sangue di tante persone gi annullate nella sofferenza. La paura, la diffidenza e la superstizione non erano affatto scomparse, trasudavano dalle case dei milanesi con le imposte serrate e dalle botteghe deserte. Per le vie sporche di Milano ristagnava una nube opprimente di dolore e di fumo rancido, lo stesso che si innalzava ormai da settimane dai fopponi.
Allimprovviso rivide i contorni di quellinfernale girone dantesco e si chiese come avesse fatto a dimenticarlo, a lasciarlo in un cantuccio isolato della sua mente per concentrarsi solo sui casi criminali che stava seguendo.
Poi ricord Isabella, e la messa che quella mattina aveva seguito accanto a lei. La chiesa era gremita, cerano stati canti e preghiere, e la popolazione aveva ascoltato composta, senza cedere al panico e al desiderio di chiedere spiegazioni a Dio e ai suoi pastori in terra.
Finalmente Niccol comprese la ragione di quella strana incongruenza: la citt era ancora ammalata, soffocata dai miasmi della paura e dalla cenere dei corpi bruciati, ma era anche decisa a lottare, a combattere per tornare alla normalit e alla dignit. I milanesi non si sarebbero piegati tanto facilmente, e nei luoghi in cui potevano riunirsi senza temere il contagio  anche se su questa credenza Niccol aveva i suoi dubbi, perch non sapeva se Dio fosse davvero disposto a proteggere chi frequentava le sue cattedrali, ignorando tutti gli altri  cercavano di comportarsi come se tutto fosse nella normalit, come se il mondo allinterno di quegli edifici santificati fosse quello che ricordavano prima che la nera signora della morte arrivasse a fare scempio di anime in citt.
E lui si era adeguato. Un po grazie agli occhi liquidi di Isabella, che avevano un potere tranquillizzante su di lui; un po perch la sua mente era predisposta a cancellare qualsiasi pensiero, quando si concentrava su un caso criminale.
Ma adesso... adesso si trovava di nuovo in uno dei gironi descritti in modo tanto magistrale dal poeta Alighieri. Linferno era ancora in terra, e i milanesi avrebbero dovuto lottare con i denti e con le unghie prima di tornare alla superficie.
Incassando la testa nelle spalle tir dritto. Anche se il suo cuore era straziato, non poteva fare nulla per arginare la paura e la superstizione serpeggianti sui muri delle case. Doveva tornare a concentrarsi nel suo lavoro e mantenere la calma.
Non si ferm quando da una finestra sent gridare una donna che implorava aiuto; non si ferm quando pass accanto a un patibolo dellInquisizione, sul quale due giovani erano stati legati a macchine per la tortura che stavano facendo scempio delle loro carni; ignor il cigolio sinistro dei carri dei monatti che trasportavano i corpi dei moribondi; evit di passare nelle stesse strade in cui si svolgevano processioni per implorare Dio affinch risparmiasse la citt da quella sventura.
Tenne la testa bassa e gli occhi puntati sullacciottolato fino a quando non arriv al tribunale di Giustizia, e solo allora si ricord di respirare.
Si diresse a passo di marcia verso lampio portone del tribunale. Si ferm quando riconobbe il capitano di Giustizia che discuteva con alcune persone, appena fuori dal complesso delle scuderie riservate ai funzionari di alto grado. Lillustre Giacomazzo Valente da Bruges non ostentava pi abiti eleganti e costosi, da quando il suo ex vicario, don Guglielmo Fedele Pescanti, era stato allontanato dal Ducato. Niccol ricordava come fra i due si fosse innescata una vera e propria competizione, quasi che labbigliamento e lo sfoggio di tessuti preziosi potesse essere un elemento cardine per raggiungere la vetta del potere, a cui don Guglielmo aspirava con aperta convinzione, pronto a fare le scarpe al suo superiore alla prima occasione utile.
Il capitano di Giustizia aveva provato a contrastare il suo vicario anche su quel piano, per quanto non fosse mai riuscito a eguagliare il portamento e leleganza con cui don Fedele Pescanti riusciva a risaltare fra i nobili del Ducato. Imparentato con i Farnese, don Guglielmo ambiva alla posizione di cancelliere, ma aveva trovato sulla sua strada uno scomodo notaio criminale che gli aveva impedito di portare a compimento le sue trame, e adesso Niccol sapeva di poter contare sulla fiducia incondizionata di Giacomazzo Valente da Bruges. Almeno per le questioni inerenti il suo lavoro, che poi era quello che pi gli interessava.
Cercando di darsi animo Niccol si avvicin al capannello di persone su cui il capitano di Giustizia svettava imponente. Dopo aver scambiato brevi cenni di saluto con i pochi dignitari che conosceva, si fece sotto e richiam lattenzione del suo superiore con il semplice sguardo.
Don Giacomazzo non ci mise molto a notarlo, e con la fronte aggrottata per la sorpresa si gir verso di lui, la mano appoggiata sullelsa della spada dordinanza.
Notaio Taverna disse, con laria di chi era pronto a mettersi subito sulla difensiva, che cosa ci fate qui? Non avevate un caso della massima importanza di cui occuparvi?
I casi sono due rispose Niccol. Ed  questo il problema per cui avrei bisogno di parlarvi.
Il capitano sospir, poi si rivolse in spagnolo alluomo con cui si stava intrattenendo e gli disse qualcosa che Niccol non comprese. Gli sarebbe servito Tadino, in quel momento, ma si accontent di capire che don Giacomazzo aveva congedato il suo interlocutore e adesso era pronto ad ascoltarlo.
Andiamo nei miei alloggi? disse il capitano indicando il tribunale.
Non ce n bisogno lo ferm Niccol, che da parte sua aveva urgenza di tornare da Rinaldo e Isabella nei sotterranei di mastro Cordelli.  questione di un attimo.
Allora dite sbuff don Giacomazzo, che nonostante i modi apparentemente scostanti era in realt un uomo molto attento a recepire le indicazioni dei suoi funzionari.
Lassassino con la balestra ha colpito ancora. Per ben tre volte in questa sola giornata. E la sua ultima vittima... Niccol esit, ma quando vide che don Giacomazzo lo fissava impaziente, aggiunse tutto dun fiato:  il vostro vicario, il giovane Anghiaro Malverni.
La rivelazione parve scuotere profondamente il capitano di Giustizia.
Com possibile? chiese frastornato. Avete preso lassassino?
 per questo che ho chiesto udienza, eccellenza rispose Niccol. Credo che il caso di questo folle armato di balestra abbia bisogno di tutta la mia attenzione. Ma non posso concentrarmi come vorrei, se devo anche seguire la trattativa per il rapimento dei figli di don Alcante. Vi chiedo di assegnare questultimo caso a un altro funzionario, e di lasciarmi libero di scovare lassassino con la balestra prima che colpisca di nuovo.
Il capitano si guard attorno con aria smarrita, poi scrut lo spagnolo con cui si era intrattenuto poco prima, che stava chiacchierando con altri nobili della Corona poco distante, quindi torn a fissare Niccol scuotendo la testa.
Questo non  possibile afferm. Dovrete occuparvi di entrambi i casi. Sono della massima importanza, e voi siete il mio uomo migliore.
Ma non posso seguirli entrambi! protest Niccol.
Don Giacomazzo lo fiss con alterigia. Mi pare che labbiate gi fatto, e pi che egregiamente, con lomicidio di Bernardino da Savona e il furto di quel candelabro dal Duomo rispose. O forse non  cos? Quindi non aggiungete altro e tornate al vostro lavoro.
Niccol assorb quelle parole incredulo, tanto da restare per qualche istante immobile e in silenzio, la bocca leggermente aperta. Quando vide per che il capitano diceva sul serio ed era pronto ad allontanarsi, fece qualcosa che in circostanze normali non avrebbe mai osato: allung una mano e ferm il suo superiore trattenendolo per un braccio.
Notaio Taverna! esclam don Giacomazzo con aria pi sorpresa che irritata. Che vi prende?
Avete ascoltato quello che vi ho detto, eccellenza? balbett Niccol.
Il capitano strinse appena gli occhi e lo fiss con laria di chi non ammette repliche.
E voi avete ascoltato me? ribatt. Non star a discutere i motivi per cui vi do questi ordini. Sappiate che vi voglio su entrambi i casi, e non mi importa se dovrete arruolare tutti gli sbirri del tribunale, per avere laiuto che vi sar necessario. Autorizzer qualsiasi vostra richiesta per ci che concerne uomini e mezzi, ma i casi restano vostri. Entrambi. Sono stato chiaro?
Niccol scosse la testa, poi, rendendosi conto che stava ancora stringendo il braccio del suo superiore, lasci la presa e allarg le braccia.
Non credo che potr farcela protest esasperato.
Ho bisogno di qualcuno di cui posso fidarmi rispose il capitano. E voi siete quella persona, messer Taverna. Non cedete in alcun modo al ricatto dei rapitori dei figli di don Alcante, e trovate quel bastardo che uccide i miei uomini in citt. Non importa come, ma fatelo.
Detto questo si allontan, facendogli capire che non era disposto a proseguire quella discussione. Niccol rest a guardarlo, incerto se essere infuriato o sbalordito.
Pi che fidarsi di lui, forse il capitano aveva bisogno di qualcuno che potesse essere controllato a vista, e che sarebbe stato un ottimo capro espiatorio, nel caso tutto fosse finito nel peggiore dei modi.
Sollev una mano come per voler richiamare don Giacomazzo Valente da Bruges, ma solo in quel momento si accorse di averle sporche di sangue. Era il sangue di Anghiaro Malverni.
Stava soltanto perdendo tempo. Non comprendeva i pesi e le misure che regolavano il gioco dei potenti. Forse don Giacomazzo lo stimava davvero quanto sosteneva, o forse, pi probabilmente, nel gioco sottile che stava conducendo con la nobilt di Spagna e le altre gerarchie del Ducato, sapeva che Niccol era la pedina migliore per giocare quella partita... e cercare di salvare la propria carriera, oltre che la propria testa.
Magari, pens Niccol con una smorfia, proprio a scapito della sua.

22.

Lodore che usciva dal laboratorio sotterraneo di mastro Cordelli era nauseante, peggio del lezzo untuoso che si alzava dai fopponi. Ma se allodore della malattia e dei fuochi Niccol aveva ormai fatto labitudine, ogni volta che si recava nelloscuro laboratorio del catelano sentiva qualcosa agitarsi nello stomaco, e le pareti dellintestino gli si ribaltavano, costringendolo a respirare con la bocca per non inalare lodore acre dei corpi che bollivano nei calderoni.
Come sempre, in quel dedalo di corridoi scavati sotto lala orientale del tribunale di Giustizia lattivit era frenetica. Il vapore in sospensione costringeva Niccol a muoversi tenendosi leggermente piegato in avanti, mentre i garzoni correvano da una parte allaltra eseguendo gli ordini sbraitati da mastro Cordelli, che nonostante let sovrintendeva ancora ai lavori del laboratorio di famiglia.
Non siete troppo vecchio per questo genere di attivit? gli chiese Niccol avvicinandosi, con un sorriso tirato sul volto e la tentazione di portarsi una mano su naso e bocca per mettere una barriera al fetore. Non vedeva Rinaldo e Isabella, ma sapeva che quellantro aveva cunicoli che si allungavano ovunque, e quindi avrebbe fatto meglio a chiedere, piuttosto che aggirarsi a vuoto.
Notaio Taverna grugn il catelano scrutandolo di sottecchi, con il collo lungo e magro che si protendeva da un accenno di gobba sulla schiena. Indossava come sempre quel ridicolo grembiale tutto sporco che scendeva fino a terra come un abito talare. Si diceva che servisse a proteggerlo dagli umori insani dei morti con cui aveva a che fare, ma Niccol non era del tutto convinto che la catelana fosse davvero efficace.
Buongiorno a voi, mastro Cordelli.
Siete qui per la vostra testa, immagino.
Niccol evit di respirare, perch se lavesse fatto un conato di vomito gli avrebbe reso impossibile continuare a fingere la disinvoltura che ostentava. Fece svolazzare una mano con un gesto lezioso che aveva imparato dal suo vecchio superiore, don Guglielmo Fedele Pescanti.
A che punto siete? chiese, maledicendosi per non avere portato con s un fazzoletto imbevuto di profumo. Avrebbe dovuto sapere quello a cui sarebbe andato incontro. Ma limpeto investigativo, ancora una volta, laveva travolto, e Niccol aveva dimenticato di prepararsi per quella discesa negli inferi. Cercando di respirare solo con la bocca aggiunse: E il secondo corpo che vi ho fatto consegnare? Siete riusciti a esaminare anche quello?.
Venite con me annu il catelano alzandosi dal suo scranno, un semplice sgabello di legno posto su una pedana, da cui poteva tenere docchio gran parte del laboratorio. Mi dicono che la testa dovrebbe essere pronta. Per il corpo credo che sia troppo presto. Qui onoriamo la scienza, non i miracoli da imbonitori. Si diresse con passo sorprendentemente agile verso la zona in cui, come Niccol sapeva, cerano i calderoni in cui squadre di garzoni facevano bollire i resti delle vittime di omicidi su cui il tribunale indagava, seguendo le disposizioni dei notai criminali.
Avete visto i miei uomini? prov a chiedere mentre seguiva quel vecchio dalle mille vite, che aveva la pelle giallastra e cascante di una mummia ma che si muoveva con tale destrezza da far pensare che avesse stipulato un patto con il diavolo.
Uomini? bofonchi il bollitore di teste. A me  parso di vedere solo un gigante e una splendida quanto impertinente fanciulla.
Sono loro conferm Niccol.
Ci aspettano nella stanza medica.
Passarono accanto a un paio di enormi vasche in cui bollivano liquidi marcescenti, e per un momento Niccol credette di essere sul punto di vomitare: non capiva come gli assistenti di Cordelli potessero resistere accanto a quelle vasche, intenti a smuovere i liquami con lunghi bastoni senza alcuna protezione a coprire loro naso e bocca.
Se le autorit sanitarie non debellano la peste al pi presto, qui non sapremo pi dove mettere i corpi sostenne il catelano dirigendosi verso uno stretto corridoio che conduceva in unaltra sala, in cui Niccol vide uno schieramento di pentoloni appesi sopra cerchi di pietre che delimitavano fuochi bene alimentati. I garzoni usavano giganteschi mestoli di legno per controllare ci che bolliva nellacqua.
I fopponi stanno funzionando a pieno ritmo disse Niccol, rabbrividendo quando vide in un pentolone quella che gli parve una mano scarnificata dallacqua bollente. Perch dovreste avere dei problemi, voialtri? Non li portano mica qui, i morti di peste.
Cordelli si ferm e lo fiss in tralice. Ma sappiamo entrambi che, quando si scatena unepidemia, ammazzamenti e ruberie si moltiplicano ribatt. E quindi voi notai ci riempite di lavoro.
Negli ultimi mesi io vi ho portato solo una vittima protest Niccol. Non rispondo di quello che fanno i miei colleghi.
Mastro Cordelli fece per replicare, poi scosse la testa e si diresse verso un pentolone accudito da due garzoni. Venite disse. Il vostro uomo  qui.
Solo la testa o tutto il corpo?
Solo il corpo sbuff il catelano. La testa  pronta per lesame. Si volt a guardarlo con aria di scherno, indicando il calderone con il pollice. Ditemi, che ne facciamo dei resti di questo disgraziato? Li prendete voi?
Niccol si sent rabbrividire. No, maestro, grazie. Vi ho spiegato ci di cui ho bisogno. I resti di quelluomo non sono di mia competenza. Vediamo di fare in fretta.
Mastro Cordelli scoppi a ridere, poi si avvicin al pentolone, prese un mestolo dalle mani di uno dei garzoni e vi rimest dentro. Peccato disse, la cottura era ormai a buon punto. Sentite che profumino...
Questa volta Niccol fu costretto a voltarsi e ad appoggiarsi al muro lottando per trattenere i conati, mentre Cordelli se la rideva alle sue spalle.
Suvvia, non prendetevela, succede a tutti disse il vecchio. Poi si rabbui. Tranne che a quella leggiadra quanto testarda fanciulla...
Niccol si pass il braccio sulla bocca e si rialz, cercando di riacquistare la sua compostezza. Adesso possiamo andare? chiese.
Ma certo annu Cordelli. Seguitemi. Prima facciamo, prima vi porterete via quella ragazzina impertinente.
Nonostante lo stomaco sottosopra, Niccol si ritrov a sorridere. Se cera qualcuno capace di dare filo da torcere a un vecchio coriaceo come il bollitore di teste, questa era Isabella.
Il locale in cui lo fece entrare era pulito e stranamente ordinato. Grappoli di candele pendevano dal soffitto e spandevano una luce chiara e brillante su un lungo tavolo centrale, sopra il quale campeggiava un teschio bianco come il latte. Rinaldo e Isabella lo stavano fissando incantati, come se non ne avessero mai visto uno.
Per Isabella forse era cos, ma Rinaldo... A Niccol parve strana la sua espressione piena di sgomento e di piacere, finch non si fu avvicinato. Il colosso non stava affatto osservando il teschio, bens affondava lo sguardo nella generosa scollatura della ragazza.
La state ancora esaminando? chiese mastro Cordelli. Preso alla sprovvista, Rinaldo si raddrizz di scatto, rosso in volto e incapace di sostenere lo sguardo pieno di rabbia di Niccol.
Isabella, dal canto suo, sventol una mano con un gesto grazioso ma definitivo, come a spiegare al catelano che aveva ben altro a cui pensare che alla sua neppure tanto velata ironia. Si rialz leggermente, tendendo il busto allinfuori come se volesse che anche lo sguardo degli ultimi arrivati indugiasse nelle sue morbide colline, poi si port le mani sui fianchi e si rivolse direttamente a Niccol.
Com che sei cos pallido? gli chiese. Questo posto  davvero divertente. Non capisco perch ti sei preoccupato cos tanto, quando me ne hai parlato la prima volta.
Niccol sospir e mastro Cordelli si fece avanti.
Volete prendervi gioco di me e del mio lavoro sbuff spazientito. Poi punt un dito contro Isabella, cercando di apparire minaccioso. Non avrei dovuto acconsentire a farvi scendere qui sotto. Siete una donna, e questo non  posto per voi.
Isabella sorrise in quel modo disarmante che Niccol conosceva bene, contro il quale non cera rimedio: e infatti mastro Cordelli vacill sotto i riflessi di perla di quel sorriso.
Siete un orso delle caverne, messer bollitore di teste ridacchi lei in tono squisito, come se stesse elogiando il vecchio, che invece sbianc alludire quel nomignolo. Dovreste essere lieto che un po di colore e di allegria siano scesi in questo antro puzzolente.
Mastro Cordelli fece per aprire la bocca, poi scosse la testa e si avvicin al tavolo.
Niccol lo capiva bene: come si poteva replicare in modo brusco quando Isabella ti piantava addosso quegli occhi e sorrideva come la creatura angelica di un affresco?
Meglio tacere e sognare il tocco delle sue labbra, che avevano il colore delle ciliegie mature, anche se lei non ci passava mai sopra la biacca cosmetica che era tanto di moda.
Niccol ebbe uno strano sussulto di soddisfazione maschile. Lui solo poteva assaggiare quelle labbra, pens; gli altri, al pi, potevano sbirciare fin dove quella malandrina consentiva loro di spingere lo sguardo, e potevano solo immaginare come sarebbe stato stringerla fra le braccia.
Possiamo concentrarci su questa testa? chiese il catelano riportandolo bruscamente col pensiero nel laboratorio. Ho bisogno di liberare il tavolo al pi presto.
Niccol affianc Isabella, poi pass a esaminare il cranio delluomo che era stato ucciso a sangue freddo da uno degli scagnozzi di Lasser de Bourgignac. E questo bast a riportarlo di colpo ai problemi che doveva cercare di risolvere prima che il capitano di Giustizia o il governatore chiedessero la sua testa per manifesta incapacit.
Rinaldo, tu che dici?
In realt Niccol non aveva bisogno di conoscere il parere del suo assistente; cercava di prendere un po di tempo e intanto far vedere che teneva in considerazione anche i suoi collaboratori, soprattutto adesso che si sentiva puntato addosso lo sguardo di Isabella.
Il colosso, ancora a disagio per essersi fatto cogliere in un momento di debolezza (ma come avrebbe potuto biasimarlo, Niccol?), si protese in avanti e indic la ferita sul cranio, che il processo di bollitura della testa e la conseguente operazione di asporto di pelle, carne, tendini e muscoli aveva reso ben visibile sul teschio ripulito dagli uomini di mastro Cordelli.
Limpatto  stato rapido e preciso, e la punta dellarma abbastanza acuminata da aver provocato un foro pulito e senza incrinature riassunse Rinaldo.
Niccol annu, si avvicin a sua volta al buco nel cranio, i cui bordi erano stranamente regolari, e not alcuni dettagli a cui Rinaldo non aveva fatto cenno. Ma, prima di parlarne agli altri, si volt verso Isabella, le sorrise e disse: E tu, mia cara, che cosa credi di avere notato?.
Isabella rest impassibile, con quella deliziosa smorfia truffaldina che la faceva sembrare ancora pi giovane, poi allung un dito e, mentre Niccol sobbalzava per la sorpresa e il catelano erompeva in un grido, lo affond nel buco sul cranio.
Ho provato a guardare dentro disse, ma non ho trovato traccia di tessuto cutaneo o altro, a parte grumi di sangue bollito.
Il che ci fa dedurre che larma era davvero ben affilata, e probabilmente di punta conica aggiunse Rinaldo con aria compiaciuta, quasi si fosse messo daccordo con Isabella per cogliere di sorpresa Niccol.
Esatto continu la giovane tirando fuori il dito ed esaminandolo divertita. Forse un martelletto di derivazione spagnola... Messer notaio, che ne dite?
Niccol si raddrizz, pi contrariato di quanto sarebbe stato lecito. In fondo, aveva notato anche lui quei particolari, quindi Rinaldo e Isabella avevano dimostrato un ottimo spirito di osservazione.
Eppure qualcosa lo disturbava. Prima che potesse dire qualcosa, fu mastro Cordelli, con un brontolio simile a una successione di rauchi colpi di tosse, a dare voce a ci che Niccol, con un vago senso di vergogna, pensava da qualche parte nei meandri del suo cervello.
Ah, queste donne! Vogliono sempre mettere il dito in tutti i nostri affari. E lo fanno cos bene che prima o poi saremo noi a doverci dedicare ai fornelli mentre loro conquisteranno il mondo. Detto questo, il vecchio si diresse verso luscita del laboratorio. Cercate di sbrigarvi concluse, mentre spariva nei corridoi bui. Ho altre teste e altri corpi che aspettano di essere esaminati.
Niccol scrut Rinaldo e Isabella, e vide che trattenevano a stento le risate. Cos sbuff e torn a esaminare il cranio.
Vedete questo segno qui e questaltro sulla destra? chiese.
Dopo un istante di incertezza, Rinaldo e Isabella si chinarono e fissarono il teschio.
Quali segni? chiese lei dopo un po.
Niccol trattenne un sogghigno, poi guard Rinaldo. Il colosso si accigli, poi allung una mano e pass le dita sul cranio, finch non incontr i segni che lui, forse grazie alla posizione in cui si trovava, aveva gi visto.
S disse Rinaldo, in effetti c qualcosa.
Che cos? chiese Isabella, allungando le dita, incuriosita a sua volta.
Niccol le blocc la mano a mezzaria.
Sono solo delle minuscole fossette, provocate dal colpo che ha ucciso questuomo spieg.
Provocate da cosa? chiese Rinaldo.
Niccol ci pens per un istante.
Questo martelletto deve avere unelsa decorativa a quattro braccia rispose. Niente di appuntito, perch altrimenti avrebbe scheggiato losso, o provocato altri buchi. Invece ha fatto pressione, creando queste fossette.
Un martelletto da parata indovin Rinaldo. Come quelli in dotazione alle guarnigioni svizzere.
No lo contraddisse Niccol, quelli hanno due braccia soltanto. Forse per rappresentare il serpente ecumenico.
Allora a quale arma pensi che appartenga? intervenne Isabella fissandolo.
Niccol prese un sospiro.
Non ne sono sicuro rispose, ma potrebbe trattarsi di una delle armi da parata in dotazione ai conquistadores di Spagna. Dovremo controllare.
I conquistadores? fece Rinaldo. Possibile che fra quei balordi ci sia qualcuno che  stato nel Nuovo Mondo?
Questo non lo sappiamo rispose Niccol. Ma almeno abbiamo scoperto un particolare interessante che, una volta confermato, potrebbe tornarci utile.
E come? volle sapere Isabella.
Niccol allung una mano e le sfior con delicatezza il mento delizioso.
Unindagine  una collezione di tanti particolari che, presi singolarmente, sembrano non avere significato. Come le tessere di un mosaico. Poi li metti tutti insieme, nella posizione giusta e... fece schioccare le dita.
Isabella sbatt le palpebre. Questo  uno dei detti di tuo padre, vero? domand.
Niccol sorrise, poi senza rispondere si volt e si diresse verso luscita.
Tutto quello che il cranio aveva da dire laveva detto, e adesso lui doveva tornare a muoversi sul campo, se voleva risolvere i casi che gli erano stati affidati.
Guarda che tanto lo so! gli grid dietro Isabella.
Senza darlo a vedere, Niccol si fece una bella risata.

23.

Niccol usc dai sotterranei del tribunale e quasi and a sbattere contro una persona che stava arrivando di gran carriera.
Notaio Taverna! grid luomo. Per fortuna vi ho trovato!
Niccol ci mise un istante a riconoscere quel tizio alto e magro dallaria accaldata, il cui volto scarno era attraversato in modo alterno da sentimenti quali la sorpresa, la preoccupazione e il sollievo.
Eccellenza lo salut scrutandolo con sospetto, perch sapeva che quando una personalit come il segretario arcivescovile si muoveva era perch qualcosa di grosso bolliva in pentola. E lui aveva gi fin troppi problemi di cui doversi occupare. Cosa posso fare per voi?
Lespressione di urgenza sul volto affilato di padre Ansaldo Uberti si trasform in una smorfia. Il suo corpo allampanato, pi simile a una pertica che a quello di un uomo di Chiesa, venne scosso da un brivido, e unombra di terrore gli vel lo sguardo. Bast questo a far capire a Niccol che non si trattava di una questione di poco conto.
Parlate lo incalz, pur rendendosi conto che in quel modo forse cadeva in unastuta trappola lanciatagli dal prelato, per quanto non potesse ignorare tanto afflato da parte di uno degli uomini pi potenti dellarcivescovado.
Si tratta di sua eccellenza larcivescovo mormor padre Uberti in tono ferale, come se avesse appena annunciato la scomparsa del Borromeo.
Niccol si accigli. Che cosa  successo? chiese.
Il segretario arcivescovile allarg le braccia, boccheggi, scosse la testa, sembr sul punto di scoppiare in lacrime. Poi si afflosci, esausto.
Non sono riuscito a fermarlo esal. Ha detto che la situazione va sbloccata, che i lavori alla Fabbrica devono continuare, perch con quello che sta succedendo in citt la cattedrale  la sola speranza che abbiamo per vincere la malattia e infondere speranza nella popolazione.
Niccol si sent girare la testa. Provate a spiegarvi meglio, eccellenza.  accaduto qualcosa allarcivescovo? Un incidente alla Fabbrica? Qualcuno lo ha aggredito?
No, no rispose il prete scuotendo la testa. Si  precipitato alla cava di Allise con lintenzione di proporsi come ostaggio in cambio della liberazione dei figli di don Alcante. A suo dire  il solo modo per risolvere la situazione e costringere il governatore a concedere a quei banditi ci che chiedono.
Niccol rest a guardarlo a bocca aperta. Avrebbe voluto chiedere al segretario di ripetere ci che aveva detto, ma era certo di non aver equivocato. Aveva capito benissimo, e tutta la tragicit della situazione gli precipit addosso con lo stesso impeto con cui aveva colpito padre Uberti.
Carlo Borromeo in mano a Lasser de Bourgignac...
Che cosa pensate di fare? lo riscosse il prelato. Dovete intervenire, salvare sua eccellenza e risolvere la questione della cava. Non pu pi restare chiusa, altrimenti i lavori in Duomo verranno interrotti oggi stesso.
Niccol allung una mano come alla ricerca di una parete a cui appoggiarsi. Incontr invece qualcosa di morbido, che con presa salda gli diede la possibilit di restare in piedi e riprendersi.
Non temete, eccellenza disse una voce femminile accanto a lui. Isabella gli era accanto e lo sosteneva per un braccio. Il notaio Taverna sistemer tutto.
A quelle parole padre Uberti riprese colore, si port una mano al cuore e sorrise pieno di sollievo.
Niccol si volt verso Isabella e cerc di fulminarla con lo sguardo, perch se cera qualcosa che lui non poteva assicurare a nessuno, meno che mai al segretario arcivescovile, era che sarebbe stato possibile salvare il Borromeo e risolvere quella situazione assurda.
Forse dovremmo andare, allora lo incalz padre Uberti indicando la schiera di armigeri dellarcivescovado che li attendevano in sella ai cavalli. Sua eccellenza  partito da poco, forse riusciamo a raggiungerlo prima che riesca a mettere in atto il suo folle gesto.
Niccol lo guard stordito, poi si sent trascinare da Isabella verso uno dei cavalli.
Noi ti raggiungiamo dopo gli disse lasciandolo in compagnia delle guardie arcivescovili.
Niccol non seppe fare altro che annuire e balzare a cavallo, come un burattino risucchiato in un vortice pi grande di lui.
Sapeva che sarebbero stati guai. Guai enormi.
Quando il cavallo part al galoppo, subito dietro quello montato dal segretario arcivescovile, comprese che non gli sarebbe servito a niente cercare di estraniarsi da ci che stava succedendo.
Lui era il notaio criminale Niccol Taverna. Se cera qualcuno che avrebbe potuto salvare il Borromeo, era lui.

CAPITOLO QUARTO. 

27 agosto 1576 
I morti parlano...
Non solo nelle storie di fantasmi del popolino.
AMERIGO TAVERNA, notaio criminale

24.

Non aveva mai corso cos velocemente in sella a un cavallo. Pi di una volta si era aggrappato alle redini e aveva stretto le ginocchia per non cadere. Non era abituato a cavalcare, e il sommovimento di stomaco provocato dalla corsa era andato a mischiarsi al senso di urgenza e di angoscia che lo aveva colto fin da quando il segretario arcivescovile gli aveva parlato della folle idea del Borromeo.
Non riusciva a capacitarsi che un uomo colto e intelligente come larcivescovo potesse credere che tutto si sarebbe risolto con quel suo atto di generosit. Possibile che non capisse che Lasser de Bourgignac e i suoi sgherri non erano persone di cui fidarsi? Che quei banditi si sarebbero solo fregati le mani per tanta abbondanza? Non solo non avrebbero rilasciato i figli di don Alcante, ma, avendo in mano una personalit di rango come Carlo Borromeo, avrebbero alzato il tiro delle loro richieste.
Una volta arrivato e sceso di sella, Niccol si precipit dai gendarmi dellarcivescovado, con la speranza che padre Musso fosse riuscito a fermare sua eccellenza. Prima ancora di raggiungerli, per, comprese dallespressione sgomenta e terrorizzata del segretario arcivescovile che le sue speranze erano infondate.
Dov il cardinale Borromeo? chiese trafelato.
Padre Musso spalanc le braccia sconsolato, come un piccolo Cristo pronto al sacrificio.
Non ha voluto ascoltarmi piagnucol, il viso stravolto dal senso di colpa.
 andato dentro? grid accanto a loro Ansaldo Uberti, che Niccol non si era accorto di avere alle calcagna. Si  consegnato ai rapitori?
Padre Musso si afflosci, come se gli avessero dato il colpo di grazia. Due giovani preti accorsero a sorreggerlo.
Non ho potuto fare niente balbett. Non mi ha ascoltato...
Niccol lanci unocchiata alledificio in cui erano asserragliati i rapitori. Non si vedeva alcun movimento, non cerano corpi riversi sul terreno. Non erano stati cos pazzi da sparare al Borromeo, anche se avrebbero potuto colpirlo senza immaginare chi fosse.
Mentre cercava di pensare rapidamente a come comportarsi, Niccol vide Tadino correre verso di lui. Era vestito alla guisa dei garzoni, con un berretto floscio in testa e calzebraghe che lo facevano sembrare ancora pi piccolo e magro. Aveva unespressione preoccupata che non gli piacque per niente.
Sei riuscito a entrare? gli chiese subito, senza lasciargli neppure il tempo di salutarlo.
S conferm Tadino. Mi sono unito ai garzoni che hanno portato il cibo, come mi avevi chiesto, ed  andato tutto bene.
Allora? volle sapere Niccol, impaziente. Che cosa hai visto?
Tadino scosse la testa con una smorfia di disappunto.
Quel Lasser de Bourgignac non  affatto uno stupido afferm. Ci ha fatto entrare solo nel primo locale, uno stanzone pieno di materiali per la cava. Abbiamo dovuto appoggiare tutto per terra, mentre i suoi uomini ci tenevano docchio con certe facce truci che...
E gli ostaggi? lo interruppe bruscamente Niccol, che non aveva tempo per le infiorettature di Tadino. Li hai visti? Come stavano?
Il portoghese si strinse nelle spalle. Non ho visto nessuno, a parte Lasser e i suoi uomini. E mi  bastato.
Cosa vorresti dire?
Due dei sequestratori si sono accapigliati per il cibo spieg Tadino. Hanno persino sfoderato le armi, e per un attimo ho creduto che ci sarebbe scappato il morto.
Invece? lincalz Niccol.
 intervenuto de Bourgignac, con una ferocia e una determinazione da fare spavento. Quando uno dei suoi uomini gli ha chiesto perch lasciarci andare, anzich trattenerci come ulteriori ostaggi, non ha detto una parola. Si  limitato a estrarre la spada e lha trafitto da parte a parte.
Niccol ebbe la conferma che le sue pi nere previsioni si stavano avverando.
Ho percepito molto nervosismo continu Tadino, soprattutto fra alcuni uomini. Sembravano tutti pronti a scattare e combattere fra di loro per... Scosse la testa. Ecco, questo non lho capito.
E de Bourgignac? chiese Niccol.
Mi  parso fin troppo calmo, freddo come lacciaio della sua spada. Ha ucciso quelluomo davanti agli occhi di tutti e senza dire una parola. Poi ci ha fatti uscire.
E il Borromeo? Lhai visto?
Il portoghese prese un lungo respiro. Ci siamo incrociati dopo che siamo usciti. Non sono riuscito a fare niente, a dire una sola parola. Si  diretto con grande determinazione verso ledificio, e i rapitori lo hanno fatto entrare. Sono riuscito appena a scorgere Lasser de Bourgignac che lo accoglieva con uno strano sorriso.
Strano in che senso?
Tadino ci pens su per un istante, poi rispose: Come quello di una volpe che ha annusato la preda.
Niccol si volt a guardare il tozzo edificio in cui si trovava la fonte di tutti i suoi guai, e comprese di non avere scelta.
Va bene disse, sfilandosi la cintura e porgendola a Tadino. Poi gli diede coltello e borsa con i denari, si tolse la casacca e si rivolse al portoghese con aria determinata: Io vado dentro. Non posso lasciare larcivescovo da solo. Sarebbe troppo pericoloso.
Cosa? fece Tadino sgranando gli occhi. Tu sei pazzo! Ti uccideranno, e...
No, non lo faranno ribatt Niccol. Se ho capito un minimo Lasser de Bourgignac, vedr solo la ghiotta opportunit di avermi fra gli ostaggi.
E io? chiese Tadino con aria smarrita. Io che faccio?
Tu fai in modo che qui fuori non accadano pasticci rispose Niccol.
Poi, prima che Tadino potesse ribattere, si incammin a passo spedito verso il magazzino, augurandosi che nessuno, l dentro, fosse cos nervoso da decidere di sparargli prima ancora di capire che cosa volesse da loro.

25.

Ehi, oggi  giorno di festa! sghignazz Lasser de Bourgignac comparendo sulla porta delledificio. Sorrideva in modo arrogante, sicuro di s, come se si stesse divertendo. Dietro le finestre, sagome scure li scrutavano in silenzio, ma Niccol le ignor. Si port a un passo da Bourgignac e si piant davanti a lui aprendo le braccia in modo che il bandito potesse rendersi conto che era disarmato.
Stai commettendo una pazzia, lo sai, vero? gli disse.
De Bourgignac inclin appena la testa di lato e lo guard.
Davvero? chiese. E perch mai? Io non ho fatto nulla. Siete voi che mi piovete fra le braccia come se tutto questo gioco vi piacesse un mondo.
Niccol fece una smorfia.
 questo che non capisci prov a ribattere. Non stiamo giocando.
Il sorriso sulle labbra sottili di Lasser de Bourgignac scomparve come dincanto, sostituito da unespressione crudele. Il cambiamento fu cos repentino e totale che Niccol si rese conto di trovarsi di fronte un uomo difficile da gestire, una sorta di idra a pi teste che riusciva a cambiare umore e atteggiamento con la stessa velocit con cui i temporali estivi scaricano violenti acquazzoni per poi dare di nuovo spazio al sole.
Non devi spiegare a me quello che sto facendo, notaio sibil, scattando in avanti e afferrando Niccol per un braccio. Prima che lui potesse reagire, Lasser lo trascin verso la porta e lo fece entrare con uno spintone nel magazzino.
Dentro era buio. Una volta abituati gli occhi alla mancanza di luce, Niccol vide diverse persone intorno a lui, tutte disposte come se fossero pronte a bloccargli ogni via di fuga.
Adesso dimmi perch sei qui fece Lasser de Bourgignac dandogli unaltra spinta che lo fece sbattere contro una parete. Un uomo si fece avanti e verific in maniera rapida e brutale se avesse qualche arma nascosta tra i vestiti.
Carlo Borromeo rispose Niccol, rendendosi conto che tutto quel buio era provocato da alcuni panni appesi alle finestre per impedire di vedere linterno. Se larcivescovo  qui, dovete liberarlo subito. Sua eccellenza...
Sua eccellenza si  consegnata spontaneamente lo interruppe de Bourgignac, tornando a sorridere soddisfatto. Con una pretesa davvero ridicola: avrebbe voluto che liberassimo gli altri ostaggi per tenere solo lui.
Si levarono grasse risate, e Niccol comprese che non avrebbe avuto molti margini di discussione, con quella gente. Doveva preoccuparsi dellincolumit del Borromeo, e poi pensare a come uscire da quella trappola in cui si erano cacciati da soli.
Come sta? chiese. Gli avete fatto del male?
Lasser de Bourgignac si protese verso di lui, arrivando con il naso a meno di un palmo dal suo.
Ti sembriamo dei selvaggi, notaio? disse. Sappiamo chi  la tua illustrissima eccellenza, e sappiamo quanto oro pu valere, anche se  magro come un chiodo.
Seguirono altre risate e pacche sulle spalle.
Niccol si guard attorno, ma non scorse n il Borromeo n gli altri ostaggi. Evidentemente i prigionieri erano tenuti segregati da unaltra parte.
Portatemi da lui ingiunse, cercando di dare un tono autoritario alla voce. Esigo di capire se larcivescovo sta bene.
Lasser de Bourgignac scosse la testa sghignazzando, poi si volt verso i suoi uomini e sventol una mano in aria.
Come no disse. Portatelo dal prete. Almeno si faranno compagnia.
Quattro mani afferrarono bruscamente Niccol e lo trascinarono verso lala ovest delledificio, ma avevano compiuto solo pochi passi quando la voce di Lasser risuon di nuovo: Dimmi un po, notaio. La tua vita quanto saranno disposti a pagarcela? Sempre ammesso che non pensino di sacrificarti per salvare il prete e quei bambocci profumati.
Niccol non ebbe il tempo di rispondere. Gli uomini di Bourgignac lo trascinarono via, ma la domanda rest comunque nella sua mente. Sapeva benissimo che nessuno si sarebbe adoperato per la sua salvezza, non quando cerano personalit importanti a cui pensare.
Ma sacrificarsi forse sarebbe stato il solo modo per garantire salva la vita almeno allarcivescovo Borromeo. E nessuno gli aveva chiesto di farlo.

26.

Quando riconobbe il cardinale Borromeo, e vide in che stato era ridotto, un gemito di angoscia gli scatur dal petto.
Eccellenza! grid precipitandosi verso larcivescovo, che giaceva a terra, sdraiato su un fianco, le mani dietro la schiena e uno strofinaccio sporco sulla bocca, legato cos stretto che rischiava di soffocarlo.
Niccol affond le dita nel grosso nodo sulla nuca del Borromeo, e solo dopo parecchi tentativi riusc ad allentarlo, liberando larcivescovo da quellimmondo pezzo di stoffa.
Eccellenza, state bene? Riuscite a respirare? chiese Niccol.
Il Borromeo emise alcuni colpi di tosse, poi scosse la testa e fece per tirarsi su. Niccol lo aiut a mettersi seduto, poi sleg la corda che gli tratteneva i polsi, piagando la carne. Quei maledetti non avevano avuto alcun rispetto per un uomo del valore di Carlo Borromeo, anzi lo avevano trattato come il peggiore delle canaglie.
Che ci fate voi qui, notaio Taverna? chiese larcivescovo con voce roca. Immagino non siate venuto a salvarci.
Niccol scosse la testa. Purtroppo no, eccellenza. Credo di essere prigioniero almeno quanto voi.
Il Borromeo toss ancora, poi apr un mesto sorriso. Un gesto inutile, il vostro disse. Ma vi ringrazio per averci provato.
Il cardinale, tutto sommato, stava bene, e a parte qualche graffio e i segni dei legacci non sembrava aver patito altre sofferenze.
Voi, piuttosto lo redargu Niccol senza riuscire a reprimere un accenno di rabbia. Si pu sapere che cosa vi  saltato in mente? Che cosa pensavate di fare?
Il Borromeo prese un lungo respiro, appoggi la testa contro la parete e chiuse gli occhi.
Ogni giorno di pi scopro che non c limite alla follia umana, alla malvagit che il demonio semina dentro di noi rispose. Ho creduto che questo potesse essere un modo per far cessare tutto, ma... apr le braccia, sconsolato vedete anche voi a cosa  servito.
Niccol si lasci cadere accanto allarcivescovo, la schiena appoggiata alla parete. Era stremato, quasi si fosse prodotto in una lunga corsa o in un combattimento corpo a corpo, ma anche sollevato. Il Borromeo era incolume e, anche se gli sgherri di Lasser de Bourgignac sembravano molto attenti e risoluti, forse sarebbe stato possibile fuggire da l.
Rest per qualche istante in silenzio, realizzando solo in quel momento di essere seduto spalla a spalla con uno degli uomini pi potenti del Ducato e della Chiesa. E allimprovviso tutta la responsabilit delle sue azioni gli piovve addosso con uno scossone doloroso.
Non sapeva se avrebbe potuto fare qualcosa per garantire lincolumit del Borromeo: a causa della sua iniziativa, adesso le trattative sarebbero andate in mano a qualcun altro. Tadino non aveva lautorit per prendere le redini del comando, quindi era possibile che intervenisse il capitano di Giustizia in persona, vista la gravit della situazione.
E questo non era detto che fosse un bene.
Mi hanno gettato subito qua dentro disse il Borromeo, riscuotendolo dai suoi pensieri. Il locale  vuoto, non so dove siano i figli di don Alcante, non li ho visti.
Avete provato a contrattare per la loro liberazione? chiese Niccol.
Larcivescovo mosse la testa sconsolato. Quelluomo, il capo dei banditi, non ha voluto ascoltarmi. Si  limitato a sorridere per tutto il tempo, come se fosse stato felice di vedermi, poi mi ha fatto legare e gettare qui dentro. Non ha detto una sola parola e ha ignorato tutte le mie implorazioni.
Niccol annu. Ormai credeva di conoscere abbastanza bene Lasser de Bourgignac, un uomo molto pi sicuro e determinato di quanto si fosse aspettato. Pareva davvero che non temesse nulla per s e i suoi uomini, convinto che avrebbe ottenuto tutto quello che chiedeva. E adesso che aveva tra le mani anche il Borromeo, di certo molte porte si sarebbero aperte davanti a lui, favorendo i suoi piani.
Ma Niccol non lavrebbe permesso, a costo di sfidare la sorte pur di cancellare il sorriso dalle labbra di quel bandito.
Che cosa possiamo fare? gli chiese ancora larcivescovo.
Non sar facile fuggire da qui, e...
No lo interruppe il Borromeo. Intendevo per quei poveri ragazzi, i figli di don Alcante. Dobbiamo convincere i banditi a lasciarli andare. Scosse la testa e allarg le braccia. E poi per tutto questo... aggiunse.  una follia che la Fabbrica del Duomo debba restare ferma e inoperosa per... per lavidit di un gruppo di uomini senza Dio. La citt ne ha bisogno, capite? Senza il Duomo cesser la speranza. La paura e la superstizione torneranno a regnare, facendo piombare di nuovo Milano nel caos.
Niccol lo guard sorpreso. Non sarebbe stato facile convincerlo a dargli una mano per scombinare i piani di Lasser de Bourgignac. In realt, allarcivescovo interessava pi la salvaguardia degli altri, che la propria incolumit.
E questo complicava maledettamente le cose.

27.

Eccellenza... prov a dire, ma poi tacque scuotendo la testa. Sapeva bene che sarebbe stato inutile addentrarsi in una discussione con quelluomo. Cercando di ignorare lo sguardo speranzoso che il Borromeo gli rivolgeva, Niccol si alz e cominci a guardarsi attorno. Adesso che si era abituato alloscurit, prov a farsi unidea della situazione.
Perch non dite nulla? gli chiese larcivescovo, alzandosi a sua volta.
Niccol sospir. Eccellenza, io capisco le vostre ragioni, e sono ammirato dal vostro coraggio, dalla vostra dedizione nei confronti...
Perch non mi dite la verit? lo interruppe il Borromeo con un sorriso.
Niccol si sofferm a lungo sui lineamenti del viso dellarcivescovo. Non era un belluomo, con quel grosso naso aquilino, ma il suo sguardo rivelava unintelligenza pura e priva di secondi fini, che apriva la propria anima a chiunque volesse indagarvi a fondo. Non doveva essere troppo tenero, disposto a piegarsi al primo vento contrario, altrimenti non sarebbe arrivato nella posizione che occupava, per aveva un modo sconcertante di porsi nei confronti degli altri. Con quegli occhi e quellespressione perennemente addolcita da un sorriso, il Borromeo si presentava nudo al suo interlocutore, e pretendeva altrettanto. Non cera spazio per la menzogna, per il sospetto, per giri di parole inutili. Per tutto ci, insomma, che faceva della conversazione fra due persone quel percorso irto di ostacoli che funzionari come Niccol erano abituati a percorrere con cautela, alla ricerca delle verit nascoste dietro cumuli di parole vuote.
Con il Borromeo si doveva andare subito al cuore delle questioni, in modo trasparente. Sarebbe stato inutile nascondere le sue reali intenzioni, quindi Niccol decise di essere sincero.
Non posso lasciarvi nelle mani di Lasser de Bourgignac gli rivel. La vostra presenza qui scatener tensioni terribili a tutti i livelli: politici, sociali e spirituali. Il mio compito  quello di proteggere la citt, le persone che vi abitano e, soprattutto, gli indifesi. E voi, eccellenza, in questa occasione mi sembrate particolarmente indifeso e vulnerabile.
Sono pi solido e tenace di quanto non dia a vedere il mio aspetto ribatt il Borromeo, pi divertito che irritato dalle parole di Niccol.
Non ne dubito, eccellenza. Ma la questione non cambia. Io devo assicurare alla giustizia i criminali che hanno rapito i figli di don Alcante, e nel contempo garantire lincolumit di quei ragazzi. La vostra presenza qui costituisce un serio ostacolo per i miei propositi. Spero ve ne rendiate conto.
Carlo Borromeo lo fiss per qualche istante, poi gli si avvicin, allung le mani e gli strinse le spalle con una presa sorprendentemente energica.
Voi siete convinto che io abbia fatto una sciocchezza afferm. Avete la certezza che Lasser de Bourgignac non scender a pi miti consigli discutendo con me. Se davvero  cos, allora forse avete ragione.
 cos, eccellenza conferm Niccol. Credo di avere una certa esperienza in queste cose. E, soprattutto, conosco bene gli uomini come de Bourgignac.
Quindi che cosa volete che faccia? chiese larcivescovo unendo le mani davanti al petto come se fosse pronto a concentrarsi in preghiera.
Per il momento nulla rispose Niccol. Datemi un po di tempo per guardarmi intorno e riflettere. Sono certo che trover un modo per farvi uscire.
Solo se posso essere pi utile fuori che qui dentro.
 cos. Milano ha bisogno del suo arcivescovo.
E voi?
Se sar possibile vi seguir, naturalmente. Ma non ho dubbi su chi di noi due abbia la precedenza, se si tratta di sfuggire alle grinfie di questi banditi.
Il Borromeo rest ancora a guardarlo, fece per aprire la bocca ma poi la richiuse e scosse la testa.
Siete pi ostinato di me comment.
Potete giurarci, eccellenza conferm Niccol.
E va bene sospir larcivescovo tornando a sedersi per terra. Se avete bisogno del mio aiuto, non vi fate scrupolo a chiedermelo.
Grazie, eccellenza.
Detto questo, Niccol torn a girarsi, soddisfatto di aver ottenuto quella seppure striminzita vittoria. Adesso poteva concentrarsi nel suo lavoro, anzich interrogarsi sullaura di santit che sembrava trapelare da ogni parola e da ogni gesto di quelluomo.

28.

Tutto era buio, l dentro. Non cerano finestre n feritoie. Il magazzino, per quanto allapparenza fatiscente, era stato costruito con materiali solidi e con una certa cura, tanto che le assi che costituivano le pareti erano levigate e ben allineate, inchiodate alle travi di sostegno della struttura.
La porticina che conduceva nel locale dove erano tenuti i prigionieri era sbarrata dallesterno, il che non lasciava possibilit di fuga. Ovunque cerano grandi casse e sacchi di materiale da costruzione, ma nessun attrezzo che potesse consentire a Niccol di provare a forzare la porta o le assi delle pareti. Il soffitto, poi, era molto alto, e non sembravano esserci passaggi per il tetto, anche se forse, arrampicandosi sopra alcune casse, Niccol avrebbe potuto raggiungere un punto in cui gli sembrava di scorgere una fessura nel legno. Ma poi che cosa avrebbe fatto? Avrebbe divelto le assi a mani nude e convinto il Borromeo ad arrampicarsi lass per unimprobabile fuga? Era un piano che faceva acqua da tutte le parti.
Niccol torn a guardarsi attorno, scoraggiato. Si era cacciato in una trappola senza via duscita, e non era pi tanto convinto che il suo atto di coraggio sarebbe servito a proteggere larcivescovo.
Credete che ci uccideranno? lo riscosse allimprovviso la voce di Carlo Borromeo, che si era alzato e lo aveva affiancato.
Perch dovrebbero farlo? ribatt Niccol, cercando di apparire convincente. Sarebbe da sciocchi, e Lasser de Bourgignac mi pare fin troppo intelligente. Vuole quel salvacondotto. Se ci uccide, lui e i suoi uomini avranno solo tratti di corda sul patibolo.
Potrebbero farci violenza, per insistette il Borromeo. In questo modo, susciterebbero paura nel governatore e nelle autorit giudiziarie, e otterrebbero subito ci che vogliono.
Nessuno oserebbe farvi violenza protest Niccol, anche se sapeva che Lasser de Bourgignac si sarebbe fatto una bella risata, alle sue parole.
Carlo Borromeo si strinse nelle spalle ossute.
Non temo le percosse afferm. Anzi, sono tutta salute per lo spirito.
Non vi seguo, eccellenza.
Larcivescovo allacci le mani dietro la schiena e cominci a passeggiare avanti e indietro, calmo e metodico, come se si trovasse nel chiostro di una chiesa, intento a una piacevole conversazione con qualche agnostico bisognoso di ricevere la parola di Dio.
Il dolore, la malattia, le pene e le sofferenze del corpo disse sono una sorta di forgiatura per lanima.  nostro Signore che ci invita al distacco dalla carne per affinare la qualit dello spirito. Solo cos, soffrendo e patendo i tormenti del corpo, riusciamo a fortificare lanima e a innalzarci verso Dio.
Quando il Borromeo tacque, Niccol avvert un forte disagio. Da una parte la sua mente razionale non riusciva a cogliere del tutto le implicazioni del discorso dellarcivescovo; dallaltra si rendeva conto che le sue azioni quotidiane, come quelle della maggior parte delle persone, andavano proprio nel senso opposto a quello indicato dal Borromeo. Comera possibile rallegrarsi per il dolore, per le malattie, per la sofferenza?
Non vi vedo molto convinto, messer notaio prosegu larcivescovo con una risatina sommessa. E non dovete esserlo. Noi gente di Chiesa amiamo discutere di questi argomenti anche quando non sarebbe il caso, soprattutto con chi  pi occupato a risolvere i guai terreni rispetto a quelli spirituali.
Non credo sia questo rispose Niccol, pur capendo che addentrarsi in quella discussione sarebbe stato un errore.
Che cosa, allora? volle sapere il Borromeo, visibilmente interessato.
Niccol allarg le braccia, per comprendere non solo langusto locale in cui erano rinchiusi, ma anche quello che stava succedendo l fuori, e poi Milano, tutto il Ducato, e forse il mondo intero.
Perch tutto questo? chiese in tono amaro. Perch tanta violenza? Perch la peste? Perch cos tante persone devono soffrire e patire ben oltre quanto meriterebbero per i loro peccati? Possibile che Dio voglia davvero questo, da noi? Lespiazione attraverso le fiamme dellinferno?
Carlo Borromeo lo fiss per qualche istante, poi si avvicin e gli pos una mano sul braccio. Un tocco delicato e leggero, eppure pieno di unenergia che non proveniva dai muscoli, e che impression Niccol.
Raggiungere la forza per conformarsi al volere di Dio non  cosa per tutti disse. E non pretendo che si possa trovare una spiegazione attraverso il ragionamento e il raziocinio.
Certo annu Niccol con una punta di sarcasmo. Solo la fede pu farlo. Non  cos?
Il Borromeo lo guard a lungo negli occhi con unespressione comprensiva, per nulla turbato dalla secolare contrapposizione fra scetticismo e credo che laffermazione di Niccol aveva evocato. Poi gli strinse ancora il braccio, questa volta con pi forza.
Io penso che voi sappiate darvi una risposta da solo, messer notaio afferm. E non ritengo che sarebbe tanto diversa da quella che potrei dare io.
Niccol resse lo sguardo dellarcivescovo con un profondo senso di malessere.
Io ho a che fare tutti i giorni con persone dannate nellanima prov a protestare. E anche quando salgono sul patibolo, quando soffrono le pene della tortura, non rinnegano mai la loro fede. Una fede terribile, distorta. Quella che fa credere loro di avere il diritto di disporre della vita degli altri.
Voi guardate solo un aspetto della nostra esistenza ribatt Carlo Borromeo, quello breve e fallace della vita sulla terra. Dovete aprire il cuore e lo sguardo anche a ci che ci sar dopo, alleternit che spazzer via il granello di sabbia su cui ci muoviamo adesso per darci la possibilit di espiare i nostri peccati o di godere della benevolenza del Signore.
Io non devo guardare alleternit, eccellenza. Devo combattere con il demonio qui, sulla terra, adesso. Per trovare un assassino ho bisogno di indizi, di prove... Non posso chiedere a Dio o alla fede il nome del colpevole!
In effetti rispose quieto il Borromeo, per quanto la vostra capacit investigativa sia ben nota, non sempre i veri colpevoli cadono nelle vostre mani. E non sempre la giustizia ottiene ci che vuole.
Niccol scosse la testa, ma prima che potesse ribattere larcivescovo sollev una mano e punt un dito verso il soffitto.
Ma Dio s continu. Lui sa tutto. Vede tutto. Nulla sfugge al suo giudizio finale. Chi commette peccato non deve avere timore delle punizioni degli uomini, ma del destino a cui andr incontro nella vita eterna.
Quelle parole pesarono come macigni sulla rabbia che era cresciuta dentro Niccol. Sarebbe stato inutile continuare nella discussione: aveva avuto la conferma che la sua mente era troppo convinta di poter risolvere da sola gli enigmi del mondo e della vita oltre la morte per accontentarsi delle placide rassicurazioni della fede.
Il Borromeo credeva in ci che non poteva vedere. Forse era proprio questa la sua forza. Niccol, invece, brancolava come un cieco in un mondo in cui non era pi sufficiente affidarsi al raziocinio e alla propria onest intellettuale. Eppure sapeva che non si sarebbe mai perdonato quel silenzio, non adesso che aveva lopportunit di discutere gli argomenti che da sempre lo tormentavano con la persona pi vicina a Dio che conoscesse.
In realt... cominci. Stava cercando di misurare le parole quando fu interrotto da un rumore, poi la porticina si spalanc e una figura si stagli in controluce, minacciosa come una delle creature infernali che le parole del Borromeo avevano evocato nella mente di Niccol. E forse si trattava proprio del demone che si sarebbe preso cura di lui e del suo scetticismo, quando finalmente avesse smesso di tribolare con i crimini terreni con cui combatteva ogni giorno.

29.

Venite con me.
Luomo che aveva parlato era uno degli scagnozzi di Lasser de Bourgignac. Alto fin quasi allo stipite della porta, pareva un orso ficcato a forza in abiti sudici e puzzolenti, stretti da una cintura da cui pendevano pugnali e armi di varia foggia e da una bandoliera di cuoio con scritte incomprensibili incise dalla punta di un coltello.
Dove ci portate? chiese Niccol stendendo un braccio per tenere il Borromeo dietro di s, in un patetico gesto di difesa. Quellorso avrebbe potuto sbarazzarsi di lui con una manata, ma era suo dovere difendere larcivescovo.
Luomo avanz di un paio di passi, portandosi a meno di un braccio di distanza da Niccol, e lo fiss con unespressione indecifrabile, sommersa comera dalla barba irsuta e dalle ciocche dei capelli che gli spiovevano sugli occhi.
Il capo vi vuole fuori rispose lorso. E in fretta.
Aveva parlato con uno strano accento, che Niccol non riusc a identificare. Non era spagnolo, e neppure svizzero, ma aveva un suono strano, gutturale, che lo inquiet.
Se avete intenzione di ucciderci, sappiate che Dio ve ne chieder conto, quando arriver il momento del giudizio.
Larcivescovo aveva sollevato entrambe le braccia, sgusciando da dietro Niccol e fronteggiando lorso come se volesse incenerirlo con un anatema. Niccol con un guizzo torn a frapporsi fra il Borromeo e lo sgherro di Lasser de Bourgignac. Mai come in quel momento sent la mancanza di Rinaldo: il colosso sarebbe stato il solo capace di incutere soggezione allorso, soprattutto quando stringeva le mascelle e gonfiava i muscoli del collo, possenti e attraversati da vene grosse come cordoni.
Ma Rinaldo non era l, e Niccol era tutto tranne che un uomo darme. Non sarebbe riuscito a lottare a mani nude con quel bestione neppure sotto limpeto di una rabbia furibonda.
Aspett dunque la reazione dellorso, e fu stupito quando vide luomo allargare in una specie di ghigno la breccia che aveva fra i peli unti della barba e scostarsi leggermente di lato per lasciarli passare.
Nessuno vi uccide disse, divertito. Vi lasciamo andare.
Niccol lanci uno sguardo sorpreso al Borromeo, che se ne stava impalato con le braccia sollevate e unespressione sbigottita almeno quanto la sua.
E gli ostaggi? si affrett a chiedere, immaginando che fosse successo qualcosa mentre lui era rinchiuso l dentro, forse una novit importante che aveva sbloccato le trattative con i sequestratori.
Lorso si strinse nelle spalle e sput per terra.
Questo non ti riguarda. Esci e basta.
La minaccia insita in quelle poche sillabe era fin troppo eloquente. Niccol si affrett a mettere da parte le sue congetture e ad approfittare delloccasione che gli veniva offerta. A meno che, ipotizz, non fosse un modo per convincerli a muoversi senza opporre resistenza e poi, una volta fuori, sbarazzarsi di loro con la stessa facilit con cui avevano ucciso uno degli ostaggi proprio davanti ai suoi occhi.
Tenendosi il Borromeo alle spalle, Niccol scivol accanto allorso, usc dalla porta e si ritrov nello stanzone principale delledificio, dove vide solo altri due sequestratori. Di Lasser de Bourgignac, nessuna traccia.
Quando li scorsero, gli altri banditi allargarono sorrisi di scherno, poi, mentre un tizio piccolo e dallaria esagitata li teneva sotto tiro con una balestra su cui era incoccato il dardo, laltro, un uomo con i capelli lunghi fin sulle spalle e la barba incolta, si avvicin e li squadr dalla testa ai piedi. La sua attenzione fu attratta soprattutto dal Borromeo, che ne sostenne lo sguardo in silenzio.
Cos  questo il santo che ha fatto il miracolo disse luomo allungando una mano per spostare Niccol e portarsi davanti allarcivescovo.
Lasciatelo stare. Lasser ha detto... prov a intervenire Niccol, ma luomo con i capelli lunghi lo fiss con una smorfia cattiva.
Lo so cosa ha detto Lasser gli sput in faccia. Ma prima devo togliermi una soddisfazione.
Il tizio con la balestra ridacchi, ma non perse la concentrazione e rest con il quadrello puntato contro Niccol, mentre lorso, alle loro spalle, li fissava divertito, le braccia conserte sul petto.
Luomo con i capelli lunghi torn a fissare il Borromeo, in silenzio, poi fece qualcosa che lasci interdetto Niccol. Si slacci la corda che gli teneva su le braghe, si abbass i mutandoni che portava sotto e con un sorrisetto pieno di scherno orin sugli stivali dellarcivescovo.
Carlo Borromeo lo lasci fare con aria placida, senza scomporsi. Quando luomo ebbe finito, allarg un sorriso.
Che il Signore ti perdoni gli disse.
Luomo si tir su le braghe e scoppi a ridere.
Per cosa? Per una pisciatina? chiese, mentre anche gli altri suoi compari si mettevano a sghignazzare.
No, tu sai bene per cosa ribatt il Borromeo. Poi si gir verso la porta duscita e la indic. Adesso possiamo andare?
I tre sgherri si scambiarono delle occhiate incerte. Luomo con i capelli lunghi and alla porta principale del magazzino e la spalanc, facendo loro segno, con un inchino grottesco, di accomodarsi fuori.
Niccol si pass la lingua sulle labbra ed esit.
Muoviti lo incalz lorso con un grugnito.
Dov Lasser? chiese Niccol. Voglio parlargli.
Non sono affari tuoi, damerino disse il sequestratore con la balestra, che si esprimeva con una pronuncia leggermente blesa a causa della mancanza totale degli incisivi.
Se cercherete di...
Fuori! lo interruppe bruscamente lorso, dandogli uno spintone poderoso che lo fece crollare a terra.
Niccol si rialz sputando la polvere che gli era entrata in bocca, e fece segno a Carlo Borromeo di seguirlo. Con quella gente non cerano margini di discussione, e il fatto che Lasser de Bourgignac non fosse presente poteva solo significare due cose: o non era daccordo con quella decisione ed era stato messo in minoranza dai suoi uomini, oppure... cera proprio lui dietro a quello strano atto di carit, di cui Niccol non riusciva a comprendere la ragione. Che cosa ci avrebbe guadagnato, Lasser, nel lasciarli liberi? Perch non approfittava di due ostaggi di grande valore come loro per ottenere quello che voleva?
Niccol fece uscire il Borromeo dalledificio, poi lo segu allesterno camminando allindietro, in modo da tenere docchio i sequestratori.
Luomo che aveva orinato sugli stivali dellarcivescovo si avvicin alla porta, sogghign poi richiuse luscio senza aggiungere una parola.
Niccol si volt e si avvi verso le colline dietro alle quali erano schierate le truppe del governatore, dellarcivescovado e di don Alcante, cercando di coprire con il proprio corpo quello alto e dinoccolato del Borromeo, che si allontanava dalledificio come portando sulle spalle il peso di una colpa.
Sono ottomani disse allimprovviso larcivescovo, con voce cos bassa che Niccol stent a sentirlo.
Come, eccellenza? gli chiese affiancandolo.
Carlo Borromeo si ferm, lanci unocchiata alledificio in cui erano asserragliati i rapitori e scosse la testa.
Sono uomini senza Dio mormor affranto.  questo il significato di quellatto di spregio.
Perch avete detto che sono ottomani? volle sapere Niccol.
Non li avete sentiti parlare? Sono ottomani, gli stessi che siamo riusciti a sconfiggere a Lepanto, ma che non hanno smesso di spingersi nel cuore dellEuropa con le loro pratiche anticristiane.
Niccol era sorpreso. Aveva percepito laccento straniero degli uomini di Lasser de Bourgignac, ma mai avrebbe pensato che fossero ottomani.
 pratica comune per quella gente rapire i figli dei nobili occidentali per chiedere ingenti riscatti continu il Borromeo rimettendosi in cammino. Avete saputo di quello che  accaduto a Beatrice Flatro, sorella del conte di Tripoli?
Ecco, eccellenza, io...
Immagino che siano cose distanti da voi, messer notaio ammise larcivescovo, eppure vedete quali ricadute hanno sulla vita della nostra citt. Beatrice Flatro  una nobildonna del regno di Cipro, padrona di sedici castelli, eppure caduta in miseria per loccupazione ottomana di Nicosia. Dopo avere perso il marito,  stata catturata con i quattro figli e diversi parenti, ridotta in schiavit e costretta a comprarsi la libert grazie alle elemosine dellanno santo che quel bravuomo di Jacopo Malatesta ha raccolto per lei. Il Borromeo scosse la testa, contrito. Ma non ha potuto riscattare i suoi figli, che sono ancora nelle mani dei turchi.
Immagino che si stiano mobilitando in tanti per aiutarla disse Niccol, senza capire dove volesse andare a parare larcivescovo.
Hanno chiesto anche il mio aiuto rispose Carlo Borromeo. Ma come possono sperare che questa citt sia in grado di raccogliere oro e denari, viste le tristissime condizioni in cui ci troviamo? Persino donna Geronima Colonna ha fatto una questua fra le nobili famiglie romane, ma non ha raccolto pi di cinquecento scudi. E neppure Sua Santit  in grado di aiutarla. Larcivescovo scosse ancora la testa, affranto, poi volt su Niccol uno sguardo duro e intenso.  per questo che Lasser de Bourgignac e i suoi uomini si sono sentiti a disagio a tenermi con loro. La forza di Dio nostro Signore li respinge, come li ha respinti e sconfitti nella battaglia che li porter alla rovina. E come sono certo sconfigger i bruti che stanno infierendo sui figli della povera Beatrice Flatro.
Niccol non ribatt. Sapeva poco di quello che era successo a Lepanto, se non che le forze alleate dOccidente erano riuscite a fermare lespansione dellimpero ottomano grazie a una battaglia navale di dimensioni epiche, che sarebbe rimasta nella storia. Ma non era convinto che i turchi e tutte le stirpi riunite sotto il regno ottomano si fossero date ai rapimenti per raccogliere denaro, nonostante il triste esempio che gli aveva portato il Borromeo. Soprattutto non nel Ducato di Milano, che era territorio spagnolo.
Lasser de Bourgignac non ha chiesto soldi disse dopo un po, riflettendo pi a voce alta che rivolgendosi al Borromeo, il quale si ferm e lo scrut con aria severa.
Notaio, pensate forse che un manipolo di banditi ottomani sia qui al servizio di qualche altra ragione, oltre a quella di commettere peccato e vilipendio alla Santa Croce?
Niccol fece per rispondere, ma si rese conto di non avere argomenti per ribattere alle parole dellarcivescovo.
No, eccellenza si arrese. Forse avete ragione voi.
Bene. Allora questo dovrebbe confortarvi. Le ragioni per far cessare questa follia e liberare gli ostaggi sono ora pi numerose e importanti. Come a Lepanto, non possiamo permettere che gli ottomani abbiano ragione dei soldati di Cristo concluse il Borromeo accelerando il passo e staccandolo con sorprendente agilit.
Niccol lo lasci andare, ma solo quando furono finalmente al sicuro torn a respirare. Come vide Tadino corrergli incontro, insieme al codazzo di prelati in subbuglio che si affrettava a circondare larcivescovo per verificarne le condizioni di salute e chiedere spiegazioni su quanto era successo, gli fece un sorriso e lo tranquillizz: stava bene. Almeno fisicamente. Adesso doveva cercare di fare mente locale e decidere le prossime mosse.
Perch fai quella faccia? chiese divertito quando Tadino lo ebbe raggiunto. Sono ancora vivo, no? E quindi...
Lhanno preso! esclam il portoghese con gli occhi sgranati. I baffetti alla castigliana vibravano sotto limpeto delleccitazione. Niccol si rese conto che stava facendo uno sforzo enorme per non mettersi a gridare.
Cerca di calmarti, va bene? gli disse. E spiegami: chi avrebbero preso?
Lassassino con la balestra! proruppe Tadino. Rinaldo e Isabella ce lhanno fatta! Hanno mandato un messaggero a chiedere il tuo ritorno a Milano per interrogare il sospettato.
Aspetta, aspetta lo interruppe Niccol sentendosi girare la testa. Era appena scampato a un grosso pericolo, era riuscito non sapeva ancora come a portare in salvo il Borromeo dagli uomini di Lasser de Bourgignac, e adesso... Spiegati meglio e con calma, per favore. Che cosa centra Isabella?
Tadino si strinse nelle spalle, saltellando come se fossero in pieno inverno e avesse bisogno di scaldarsi.
So solo quello che mi ha comunicato il messaggero.
E cio?
Te lho detto! Rinaldo e Isabella hanno condotto le indagini, e a quanto pare sono riusciti a individuare lassassino con la balestra.  incredibile, quel bestione e... quella fanciulla. Insieme. Eppure  vero. Dobbiamo tornare subito a Milano!
Niccol si prese qualche secondo per pensare alle parole di Tadino, poi scosse la testa.
Quella ragazza non ha il dono di ascoltare sibil, in parte scosso dalleccitazione, in parte irritato dallidea che Isabella si fosse messa a indagare insieme a Rinaldo.
Ma cosa importa? lo scroll Tadino. Lhanno trovato! Non ti basta, questo?
Adesso lo verificheremo ribatt Niccol avviandosi verso la zona in cui erano custoditi i cavalli. Lanci unocchiata al Borromeo, circondato dalle premure dei suoi vicari e aiutanti. Era in buone mani, e non sembrava che Lasser de Bourgignac fosse intenzionato a sorprenderli ancora con qualche stramba sortita. Poteva quindi raggiungere Rinaldo a Milano. E Isabella, naturalmente, che non avrebbe sculacciato davanti a tutti solo perch lei non glielavrebbe mai perdonata, ma che aveva comunque bisogno di una bella ramanzina. Non poteva comportarsi come se fosse uno sbirro o un notaio criminale. Era una fanciulla, come poteva occuparsi di arrestare assassini?
Ovviamente anche Rinaldo aveva la sua parte di colpa, e non lavrebbe passata liscia. Per...
Allora? lo riscosse Tadino. Andiamo?
Io vado rispose Niccol. Tu resti qui. Hai una consegna da rispettare.
Lespressione sbalordita del portoghese quasi lo fece sorridere.
Stai scherzando, vero? chiese Tadino protendendosi verso di lui.
Per niente concluse Niccol dirigendosi verso i cavalli. Tu resti a controllare la situazione. Ci mancherebbe che Lasser e i suoi ne combinino delle altre senza che nessuno del tribunale sia qui a sorvegliare.
Ma cosa potrei fare? protest Tadino.
Niccol non gli rispose nemmeno. Lasciando che brontolasse nella sua lingua natale, lo piant l, fece sellare un cavallo mentre si faceva spiegare i particolari dal messaggero mandato da Rinaldo, poi si diresse il pi velocemente possibile verso Milano. Aveva un po di conti da regolare, anche se la sola idea che lassassino con la balestra fosse davvero nelle mani della giustizia lo eccitava come un bambino. Sarebbe stato finalmente un risultato positivo, dopo tanto penare, in quella terribile giornata.
In attesa di tornare a ragionare a mente fredda sul perch Lasser de Bourgignac avesse deciso di liberare lui e il Borromeo...

30.

Quando finalmente arriv alle prigioni cittadine, nel distaccamento del tribunale di Giustizia che si trovava accanto alla Porta Romana, Niccol scese di sella con un lamento. Aveva le natiche doloranti e la schiena a pezzi, ma non aveva tempo di riposare.
Quando il messaggero inviato da Rinaldo gli aveva spiegato che lassassino con la balestra era stato condotto in una cella del corpo di guardia della Porta Romana, linquietudine lo aveva spronato ad affondare i talloni nel ventre del cavallo per correre alla massima velocit possibile. Rinaldo Caccia non era uomo a cui si potesse farla sotto il naso, ma la guarnigione di quel distaccamento era nota per lincuria con cui adempiva ai suoi doveri, e giravano brutte voci sul fatto che bastassero pochi denari per comprarne la complicit e spalancare qualunque gabbia.
La corruzione era una brutta epidemia, soprattutto in quei tempi disperati, e si stava diffondendo pi della peste e delle grandi fosse comuni che i monatti scavavano in ogni angolo della citt. Niccol sarebbe stato pi felice di sapere lassassino tradotto al tribunale di Giustizia, nelle segrete da cui era impossibile fuggire anche se si aveva tanto oro da ricoprire le guardie che ne vigilavano le segrete.
Messer notaio, laspettavamo lo accolse un uomo grasso e flaccido ficcato a forza in un giustacuore di cuoio tutto sbrindellato, il viso arrossato dal caldo e i capelli appiccicati sulla fronte per il sudore.
Niccol gli pass accanto ignorandolo, scese i gradini che conducevano alla porticina ritagliata nella casamatta, e piegando la testa per non sbattere contro lo stipite entr nel locale, piccolo e stretto come lo ricordava.
Dove si trova? chiese ai due gendarmi che, quando lo videro comparire allimprovviso, sobbalzarono sorpresi. Seduti a un tavolaccio di legno, giocavano a dadi mentre svuotavano una caraffa di un vino che emanava un odore rancido.
In fondo, nelle segrete rispose il pi anziano dei due, con una coppa di legno ancora sollevata davanti al viso.
Non disturbatevi, faccio da solo disse Niccol lasciandoli di sasso e dirigendosi verso la fine del corridoio, l dove una stretta scalinata conduceva ai sotterranei delledificio.
Messer notaio, vi serve una luce! grid laltro gendarme, ma Niccol non lo ascolt. Si era comunque impresso nella memoria le facce di quei due perditempo, e non avrebbe mancato di fare rapporto ai loro superiori.
Affront la discesa tenendosi con una mano alla parete pi interna per non rischiare di cadere. Quel posto era intriso di fumo e di un lezzo che doveva essere un misto di escrementi, sudore e umidit. A mano a mano che scendeva, le pareti si riempivano di muffa, e rivoli dacqua scendevano dalle fessure nella pietra.
Giunto allultimo gradino, nel buio pi completo, Niccol svolt a destra, affidandosi alla memoria, e finalmente vide il lucore di una torcia.
Rinaldo! grid, cercando di accelerare landatura, mentre lansia e il nervosismo lo sopraffacevano. Fuggire da quel posto, come aveva capito fin dal primo impatto con il grassone di guardia allesterno, sarebbe stato uno scherzo per chiunque, figurarsi per un assassino intelligente e spietato come il balestriere. La sua sola speranza era che Rinaldo lo avesse tenuto docchio personalmente, cos da...
Allimprovviso inciamp in qualcosa, perse il contatto con la parete fradicia alla sua destra e vol in avanti. Appena prima di colpire il pavimento, qualcuno lo afferr per le spalle e lo tir su.
Capo, come al solito sai farti riconoscere!
Niccol si appoggi per un attimo alla figura colossale davanti a lui, poi scosse la testa irritato e si divincol, tornando a dirigersi verso la luce in fondo al corridoio.
 ancora qui? chiese a Rinaldo, mentre il bestione lo seguiva mettendosi al passo.
Naturalmente.  sotto stretta sorveglianza.
Bene annu Niccol, sollevato. Ma se tu sei qui, adesso chi lo sta...
Finalmente, messer notaio! Ce ne hai messo a farti vivo.
La figura che si stagli davanti alla porticina da cui usciva la luce era visibile solo per i suoi contorni, ma quelle curve morbide, la voce deliziosa e il contrasto con il tono pieno di ironia gli fecero comprendere subito che si trattava dellultima persona al mondo che avrebbe voluto vedere l sotto, tra gli escrementi dei topi e degli esseri umani che venivano tradotti nelle carceri del tribunale.
Si volt infuriato verso Rinaldo. Ma sei impazzito? lapostrof. Perch lhai portata qui? E lassassino dov?
Uff! sbuff Isabella dandogli una pacca sulla spalla che lo fece vacillare. Lascia stare Rinaldo. Lo sai che non centra niente.
Col volto paonazzo Niccol la affront, deciso a farla tornare nei ranghi.
Questo non  un luogo adatto a una fanciulla esclam, cercando di dominare il tremito nella voce. E Rinaldo aveva delle consegne, che avrebbe dovuto rispettare.
Isabella sorrise, fece un passo avanti e gli diede una carezza leggera su una guancia.
Anche a me fa piacere rivederti disse, riversando su di lui una cascata di acqua limpida dagli occhi di smeraldo.
Niccol trattenne un gemito. Di fronte a quella donna era come uno spadaccino inetto e disarmato, e non sarebbe mai riuscito a portare a segno un singolo colpo.
Anchio sono lieto di vederti disse sospirando per scaricare la tensione che lo aveva irrigidito fino a quel momento. Per lo sai che mi preoccupo per te. Soprattutto quando ci sono di mezzo persone pericolose come assassini e criminali.
Isabella si fece sotto, si alz sulla punta dei piedi e gli stamp un bacio sulle labbra.
Ma non hai niente di cui temere ribatt, scanzonata e irriverente come una bambina. Rinaldo ha legato quel tipo come un salame. Non riuscirebbe a liberarsi nemmeno se gli mettessero un coltello tra le mani.
Questo fallo giudicare a me rispose Niccol scansandola e precipitandosi nella cella in cui era stato tradotto lassassino. Finalmente ce laveva in pugno. Adesso avrebbe dovuto trattenersi per non spaccargli la faccia e fargli confessare a furia di calci le motivazioni dei suoi efferati omicidi.
Forse si era immaginato chiss quale brutto ceffo, o forse nella sua mente un assassino cos feroce e determinato doveva avere lespressione tipica degli uomini privi di cuore, la cui anima dannata era pronta a bruciare nellinferno. Ma quando Niccol vide luomo seduto a terra, rincantucciato in un angolo della cella con gli occhi carichi di terrore e lespressione sgomenta di chi non riesce a spiegarsi quello che gli sta succedendo, la sua determinazione vacill, e si ferm a considerare chi aveva davanti.
Era stato legato mani e piedi e, come aveva assicurato Isabella, non aveva alcuna possibilit di liberarsi. Locchio destro era gonfio e tumefatto, cos come la guancia. Immagin che Rinaldo ci fosse andato gi pesante, prima di avvolgerlo nei tratti di corda. Aveva unet indefinita, ma i capelli radi sulla testa indicavano che non doveva essere troppo giovane.
Siete sicuri che sia lui? chiese a Rinaldo dopo un po.
S, capo, non ci sono dubbi.
Hai delle prove certe?
 stata Isabella a trovarle. Rinaldo si strinse nelle spalle. Forse sarebbe meglio che te lo spiegasse lei.
Niccol si volt verso Isabella, che come sempre lo stava fissando divertita, con quel suo sorrisetto strafottente sulle labbra carnose. Dio, se era bella!
Va bene disse, cercando di nascondere la stanchezza. Raccontami tutto.
Ma certo, messer notaio obbed lei portando le mani sui fianchi. Come vedi, anche una semplice fanciulla pu essere utile, se sa usare il cervello.
Ti prego... mormor Niccol. Che cosa avete scoperto?
Lei divenne allimprovviso seria, consapevole dellimportanza di ci che stava per dire.
Ecco, guarda questo. Estrasse un oggetto da una piccola bisaccia che teneva legata in vita e glielo porse. Era un quadrello da balestra, e il sangue ancora ne arrossava la punta. Labbiamo preso dal corpo dellultima vittima.
Niccol afferr il dardo per limpennaggio e lo osserv accigliato. Aveva gi esaminato il quadrello, ma non ricordava di avere notato nulla di particolare.
 di buona fattura sintromise Rinaldo, indicando le piume incastrate nella parte superiore del dardo. Pi di quanto avevamo immaginato in un primo tempo.
Abbiamo fatto un giro nel quartiere degli armaioli conferm Isabella. In tanti ci hanno spiegato che non  uno di quei prodotti dozzinali che si possono trovare anche al mercato.
La ruga al centro della fronte di Niccol divenne pi marcata. Quindi? chiese, senza smettere di studiare il quadrello e facendovi passare sopra le dita.
Quindi abbiamo seguito le tracce lasciate da unarma del genere rispose Isabella, stringendosi nelle spalle con espressione innocente. E ci hanno portato dal nostro uomo.
Niccol rest in attesa che continuasse, ma il sorriso soddisfatto che comparve sulle labbra di Isabella gli fece comprendere che lei non gli avrebbe detto altro.
Allora si volt verso Rinaldo e lo squadr dal basso verso lalto con aria interrogativa.
I mastri armaioli ci hanno aiutato rispose il colosso alla sua muta domanda. Prima ci hanno spiegato che solo alcune botteghe sono in grado di produrre quadrelli di questa fattura, poi quando abbiamo individuato i laboratori giusti, non  stato difficile farci indirizzare proprio in quello in cui si nascondeva lassassino.
Ma lui come lavete trovato? chiese Niccol cercando di non spazientirsi.
Si  tradito da solo disse Isabella con una risatina. E Rinaldo  stato proprio in gamba. Non lo facevo cos veloce, grosso com!
Il colosso arross, ringalluzzito dai complimenti di Isabella, e Niccol gli diede un cazzotto in pieno petto. Probabilmente lui lo sent appena, ma almeno si riscosse e torn a prestargli attenzione.
Mi vuoi spiegare come diavolo  andata? gli ringhi contro Niccol.
Certo, capo annu Rinaldo. Stavamo mostrando il quadrello a un mastro armaiolo che ci era stato indicato da alcuni suoi colleghi, quando allimprovviso uno dei garzoni di bottega si  avvicinato a Isabella e le ha detto che lui sapeva qualcosa.
Che cosa? chiese sorpreso Niccol.
Che un altro garzone, un armaiolo fallito che per vivere si era ridotto a lavorare a bottega, si stava comportando in modo strano rispose Isabella. E che aveva una balestra nascosta nel suo giaciglio.
Quando ci siamo fatti indicare luomo di cui stava parlando continu il colosso, quello ha sgranato gli occhi e se l svignata a tutta velocit.
E Rinaldo lha inseguito e lo ha preso dopo solo poche falcate! intervenne eccitata Isabella.
 fuggito riprese Rinaldo. Come tu mi hai insegnato, questo  il primo indizio del fatto che un sospettato sia lassassino.
E le prove? chiese Niccol. Lo sai che un indizio non basta a condannare un uomo.
Rinaldo deglut, poi lanci uno sguardo a Isabella, che continu il racconto.
Mentre Rinaldo inseguiva il sospettato, io mi sono fatta accompagnare dal mastro armaiolo nel retro della bottega, nella stanza dove alloggiano i garzoni. Quel tizio... a proposito, si chiama Valerio Arelli... aveva un giaciglio in un angolo appartato, distante da tutti gli altri.
E questo ti ha insospettito? grugn Niccol.
Esatto! esclam Isabella, gli occhi carichi di una luce sfavillante. Ho frugato tra le sue cose, e allimprovviso... Si gir verso un tavolo appoggiato contro una parete e lo indic con la mano. Ho trovato quella balestra, nascosta nel pagliericcio.
Niccol si avvicin allarma e la esamin.
Non era un modello particolarmente potente, e si capiva che era stata assemblata mettendo insieme i pezzi di scarto di altre balestre pi elaborate e senzaltro pi costose.
Il mastro armaiolo ci ha detto che non laveva mai vista prima, e che non immaginava che Valerio potesse averla costruita di nascosto spieg Rinaldo.
Avete interrogato gli altri garzoni? chiese Niccol. Quei due avevano fatto un ottimo lavoro, ammise fra s. Tutto faceva credere che Valerio Arelli fosse lassassino con la balestra.
Naturalmente rispose Rinaldo. Altri due ci hanno confermato che Arelli non  mai andato daccordo con nessuno di loro. Se ne stava in disparte per tutto il tempo e lavorava in silenzio, senza mai dire una parola.
Nessun altro ha visto questa balestra?
No, solo il garzone che mi ha avvicinato rispose Isabella. Laveva vista di sfuggita, ma si era accorto che Valerio perdeva parecchio tempo a costruire quellarma di nascosto.
Perch non lha denunciato al mastro armaiolo? chiese Niccol.
Rinaldo si strinse nelle spalle. Ha detto che non voleva guai. Arelli  un tipo violento e pi propenso a menare le mani che a parlare.
Per un attimo vi fu silenzio. Niccol stava considerando tutto quello che gli era stato riferito mentre passava le dita sul legno grezzo della balestra e sul teniere, che riportava ancora i segni dei colpi di martello della forgiatura. Unarma rozza ma letale, che aveva dimostrato di poter colpire una persona anche a distanze ragguardevoli.
Niccol si volt a osservare Valerio Arelli, che giaceva in silenzio nel suo angolo, lo sguardo perso nel vuoto.
Quelluomo aveva un talento innato per fabbricare armi, eppure... quale pulsione interiore lo aveva convinto a diventare un assassino? Forse la rabbia contro il mondo, contro la citt, per il fallimento della sua attivit che laveva costretto a diventare il servo di un suo pari?
Allora? lo fece sobbalzare Isabella con voce squillante. Che dici, messer notaio? Siamo stati bravi?
Niccol fece per rispondere, ma proprio in quel momento, mentre la sua mano scorreva sullasta di tiro con la scanalatura per i dardi, dove la corda si fissava al gancio del teniere, si irrigid. Abbass lo sguardo ed esamin quel punto, poi sollev il quadrello sporco di sangue e lo fiss, sentendo il cuore accelerare i battiti nel petto.
Capo... qualcosa non va? chiese Rinaldo.
Niccol socchiuse gli occhi per un istante, poi indic Valerio Arelli. Liberalo disse.  Non  lui lassassino.
Che cosa? Come fai a dirlo?
Il grido di Isabella rimbomb tra le pareti umide della cella. Pi che incredula, la sua espressione era scandalizzata.
Avete esaminato il quadrello? chiese Niccol mostrando il dardo sia a lei sia a Rinaldo, che lo osservava accigliato.
Naturalmente! esclam Isabella.
E che cosa avete notato?
Che  di ottima fattura e...
Che altro? la interruppe brusco Niccol.
Isabella lo fiss sorpresa, fece per dire qualcosa poi lanci unocchiata a Rinaldo, come per chiedere il suo appoggio.
Che cosa hai trovato, capo? si arrese subito il colosso, che ben conosceva la capacit di Niccol di notare particolari importanti, che di solito agli altri sfuggivano.
Questo segno rispose lui mostrando la piccola tacca nel legno. Lo vedete?
Quel graffio? chiese Isabella incredula. Ci stai dicendo che Valerio Arelli non  lassassino solo perch c quel graffio?
Proprio cos annu Niccol.
Santo cielo, ma non... prov a protestare Isabella, ma lui la zitt sollevando bruscamente una mano.
Non siete stati abbastanza accurati nelle indagini li rimprover Niccol, rivolgendosi soprattutto a Rinaldo, che evit di incrociare il suo sguardo. Questo graffio  stato prodotto senza ombra di dubbio al momento del lancio. Probabilmente il fusto di sostegno della balestra dellassassino ha un rilievo, unimperfezione, qualcosa che graffia i dardi che lancia. Ho notato lo stesso segno anche su un altro quadrello, quello che ha ucciso la ragazza questa mattina in piazza Carobio.
Per un attimo vi fu silenzio. Isabella guardava Niccol e il dardo con aria sconcertata, come se non riuscisse a capire. Rinaldo aveva la stessa espressione di un cane appena preso a bastonate dal suo padrone.
 vero annu il colosso. Lavevo notato anchio.
E allora? chiese Isabella. Volete far capire anche a me?
Niccol sollev la balestra e gliela mise sotto il naso.
Guarda la scanalatura in cui vengono posti i quadrelli per lanciarli disse. Non vedi niente?
Isabella avvicin il viso allarma e la esamin. Poi, quando individu il punto giusto, vi pass sopra il dito.
C qualcosa, qui disse sorpresa. Una... unescrescenza del ferro.
Unimperfezione annu Niccol. Anzi, due.
Tacque ancora, e Isabella lo fiss confusa.
Rinaldo grugn qualcosa, poi gir su se stesso e si diresse verso Valerio Arelli. Cominci a slegare le corde che lo avvolgevano con movimenti bruschi, infuriati.
Insomma, io non ho capito protest Isabella.
Niccol sospir. Qui ci sono due escrescenze, due imperfezioni. Se tiri un dardo con questa balestra, troverai due scalfitture parallele impresse nel legno. Invece, il quadrello che ha ucciso le nostre vittime di scalfittura ne ha una sola. Non pu essere questa la balestra che stiamo cercando. Quindi non abbiamo nessuna prova che questuomo sia il nostro assassino.
Isabella fece saettare gli occhi da Niccol alla balestra a Valerio Arelli, che ormai Rinaldo aveva liberato e tirato in piedi. Apr la bocca per dire qualcosa, ma non le usc alcun suono.
Il mio lavoro non  un gioco grugn Niccol sbattendo la balestra sul tavolo e dirigendosi verso luscita della cella. Giunto davanti alla porticina si volt verso Isabella, che lo fissava mortificata. E disporre della vita degli altri senza prove non  il modo corretto per condurre unindagine. Adesso vai a casa, per favore. Ti accompagner Rinaldo. Io devo lavorare.
Detto questo usc nel corridoio buio e si allontan in fretta. La rabbia e la delusione montavano dentro di lui. Quando fu allesterno cacci un urlo furibondo e prese a calci alcuni ciottoli, scaraventandoli lontano, sotto lo sguardo esterrefatto della guardia grassa e accaldata.
Poi si pass le mani sui capelli, lisciandoseli allindietro, e prese un lungo respiro.
Lassassino con la balestra era ancora libero, pronto a uccidere di nuovo.
Avevano solo perso tempo.
Certo, adesso cera quel particolare su cui potevano puntare, il segno lasciato sui quadrelli, che poteva aiutarli a identificare la balestra dellassassino, ma questo non li aveva ancora avvicinati di un passo a quel pazzo invasato.
E laggi, sulle sponde del Naviglio, la situazione si era fatta ancora pi difficile. Non cera nessuno su cui potesse fare affidamento per risolvere quei casi, se non se stesso.
Cercando di dominarsi, Niccol mont a cavallo e gir lanimale verso ovest. Doveva tornare da Tadino e capire quali mosse escogitare per risolvere il problema degli ostaggi, prima che fosse tardi.
Nella speranza che nel frattempo lassassino con la balestra non decidesse di colpire di nuovo.

CAPITOLO QUINTO. 

27 agosto 1576 
Se hai un dubbio, prosegui.
Se ne hai due, fermati e ricontrolla.
Se ne hai tre... metti tutto da parte e riparti dal principio.
AMERIGO TAVERNA, notaio criminale

31.

Quando arriv alla cava di Allise, Niccol si accorse subito che qualcosa non andava. Tutti correvano come formiche impazzite, cercando nel contempo di restare al riparo degli alberi o dei rilievi che si allungavano fino alla strada battuta.
Gli bast una semplice occhiata per capire che il Borromeo non era fra i suoi uomini, e si augur che larcivescovo non avesse deciso di prodursi in qualche altra pazzia.
Prov a individuare i gendarmi del capitano di Giustizia e Tadino, ma cera troppa polvere, troppa confusione. Poi sent delle urla, e vide alcuni bravi con le gualdrappe della guardia personale di don Carlos de Alcante arrivare dalledificio in cui erano asserragliati i rapitori. Trasportavano a braccia un corpo. Da come restava inerte, nonostante gli scossoni, Niccol comprese che doveva trattarsi o di un cadavere o di un uomo svenuto. Tadino era l, e stava dando degli ordini a un gruppo di soldati armati di archibugi, che per si guardavano attorno spaesati.
Che succede? chiese al portoghese quando lebbe raggiunto. I bravi di don Alcante avevano posato a terra il corpo, e don Felipe Pescado stava urlando ordini incomprensibili in spagnolo. Un prete dallaria angosciata recitava preghiere in latino e benediceva chiunque gli passasse accanto.
Un disastro! rispose Tadino. Quei bastardi hanno fatto uscire un altro ostaggio, e quando sembrava ormai al sicuro, gli hanno messo in corpo due pallettoni di archibugio. Per un pelo non colpivano anche me!
Niccol osserv il corpo riverso a terra.
Sai chi ? chiese. Non doveva trattarsi di uno dei figli di don Alcante, a giudicare dal modo in cui Pescado si comportava: era irritato e sbraitava contro i suoi, ma non sembrava preoccupato pi di tanto. Sarebbe stato ben diverso, se quel poveraccio fosse stato uno dei figli del suo padrone.
Uno dei servi di Hrnan Francisco, da quello che ho sentito conferm Tadino. Non credo sia morto, per lhanno colpito alla schiena, quindi... Sinterruppe scuotendo la testa e massaggiandosi un braccio. Niccol vide sulla pelle labrasione bruciacchiata provocata da una delle palle di archibugio.
Ti hanno davvero mancato di un soffio constat.
Gi grugn Tadino, lanciando uno sguardo truce verso ledificio in cui si nascondevano i rapitori. Poi torn a voltarsi verso Niccol e lo interrog con lo sguardo. E tu? Coshai da dirmi? Avete sbattuto nelle segrete lassassino con la balestra?
No rispose Niccol, senza riuscire a trattenere una smorfia di disappunto. Rinaldo si era sbagliato. Hanno preso la persona sbagliata.
Maledizione... sbuff Tadino. Oggi non ne va bene una!
Qualche passo avanti con lassassino della balestra lo stiamo facendo obiett Niccol guardandosi attorno. Ma troppo lentamente. Proprio come qui.
Stai cercando qualcuno? volle sapere Tadino.
Il Borromeo. Sai dove si trova?
No. Se ne  andato con la sua scorta poco dopo che ti sei allontanato.
Mmm... mugugn Niccol. Durante la cavalcata dalla garitta della Porta Romana gli era venuta unidea stramba, ma aveva bisogno dellarcivescovo per capire se poteva essere messa in pratica.
C comunque il delegato arcivescovile gli ricord Tadino. Padre Musso. Se vuoi posso...
Andiamo da lui decise Niccol.
Per raggiungere padre Musso dovettero tenersi al coperto della fila di alberi che formava lunica difesa dai colpi di archibugio provenienti dalledificio sul Naviglio. Passarono quindi accanto al corpo del servitore di Hrnan Francisco, che nel frattempo aveva smesso di dibattersi e giaceva esangue in una pozza di liquido scarlatto. I bravi si erano fatti indietro, e adesso accanto al corpo cera solo un piccolo prete che recitava orazioni in latino. Anche don Felipe Pescado sembrava del tutto disinteressato e discuteva con i suoi ufficiali con aria truce, come se avesse intenzione di scatenare una guerra contro Lasser de Bourgignac e i suoi uomini.
Niccol lo scrut per un istante, chiedendosi se non avrebbe fatto meglio a parlargli e spiegargli che, nonostante quello che era successo, non dovevano prendere iniziative che potessero innervosire i sequestratori. Poi torn a guardare il cadavere. Un particolare aveva solleticato la sua attenzione.
Non vieni? lo chiam Tadino.
Un attimo rispose Niccol avvicinandosi al corpo e accosciandosi proprio accanto al prete, che mormor ancora un paio di parole in latino, si fece frettolosamente il segno della croce e trotterell via.
Che cosa hai visto? gli chiese il portoghese raggiungendolo.
Niccol scosse la testa, poi indic alcune macchie di sporco sui gomiti e sulle ginocchia del cadavere.
Vedi quella? Sembra argilla.  ancora umida, ma si sta seccando in fretta.
E dunque? si accigli Tadino, osservando perplesso il terriccio di cui erano incrostati i vestiti del cadavere.
Non lo so rispose Niccol rialzandosi. Dove lo avranno tenuto prigioniero?
Forse in un angolo delledificio che trasuda umidit rispose il portoghese. In fondo, quel posto  proprio a ridosso del canale.
Niccol annu. Forse hai ragione disse, anche se era poco convinto che quella fosse la spiegazione giusta. Per qualche motivo, riteneva il particolare dellargilla umida piuttosto strano e significativo, ma... non sapeva perch.
Non ignorare listinto, gli ripeteva sempre suo padre. Di solito Niccol cercava di seguire con scrupolo i precetti del genitore, ma questa volta non riusc a trovare un valido motivo per cui tutto quel fango gli sembrasse anomalo.
Andiamo da padre Musso? lo riscosse Tadino, che non riusciva a stare fermo a riflettere neppure per un secondo.
Va bene si convinse Niccol, allontanandosi dal cadavere che era stato abbandonato da tutti, come se fosse gi stato dimenticato. Dentro di s, per, si ripromise di tornare pi tardi a esaminare meglio il corpo.
Sono stati preparati i barconi con gli archibugieri che avevo chiesto? chiese ancora a Tadino mentre cercavano padre Musso fra i prelati che correvano agitati da una parte allaltra, nemmeno avessero sparato a uno di loro.
S, tutto fatto. Abbiamo anche steso le corde con le campanelle. Non so a quale scopo, per...
Non credi che potrebbero darsi alla fuga sul Naviglio? lo interruppe Niccol.
Per andare dove? rispose Tadino. Il canale  stretto. Basterebbe posizionare dei tiratori scelti in un paio di punti e sarebbe come fare il tiro al bersaglio.
Non sottovalutare Lasser de Bourgignac lo ammon Niccol mentre finalmente individuavano padre Musso e si dirigevano verso di lui. Quelluomo ha qualcosa in testa, e finch non capisco che cosa sia, voglio prendere tutte le precauzioni possibili.
Raggiunto il delegato arcivescovile, aspettarono che terminasse di parlare con un prelato alto e dallaria severa, che se ne and dopo essersi fatto il segno della croce. Quindi lo bloccarono prima che potesse sgusciare via.
Eccellenza, avrei bisogno di parlarvi esord Niccol fissandolo dritto negli occhi.
Padre Musso lo riconobbe. Un sorriso stentato si fece strada fra le sue labbra esangui.
Naturalmente, messer notaio concesse. Debbo ancora ringraziarvi per aver aiutato larcivescovo in quel... momento di difficolt.
Speravo che Carlo Borromeo fosse ancora qui disse Niccol.
Padre Musso scosse la testa.
Purtroppo sua eccellenza  dovuto tornare alle sue incombenze. Di questi tempi, la sua presenza in citt  quanto mai richiesta.
Me ne rendo conto concord Niccol.
Se per posso esservi utile io continu padre Musso, non avete che da chiedere.
Niccol fece finta di rimuginare un istante, poi annu. In effetti credo che potreste essermi molto prezioso, eccellenza.
In che modo? volle sapere il delegato arcivescovile.
Credo di sapere come fare per risolvere questa faccenda e liberare gli ostaggi afferm Niccol.
Padre Musso lo guard stupito. Davvero? E come?
Attraverso una bolla dimmunit da parte dellarcivescovo rispose Niccol, dando forma allidea che stava rimuginando da parecchio tempo.
Immunit per chi?
Per Lasser de Bourgignac e i suoi uomini rispose Niccol, mentre padre Musso impallidiva. Ora vi spiego tutto.
Ma vi rendete conto di quanto state chiedendo? Mi pare una pazzia! E poi, perch mai quei banditi dovrebbero accettare? Che cosa gliene verrebbe?
Padre Musso era sorpreso e agitato. Eppure, Niccol sapeva che nella sua idea cera forse il germe di una possibile soluzione del caso.
Lasser sa che non potr mai avere quello che ha chiesto. Anche se cominciasse a uccidere uno dopo laltro i rampolli di don Alcante. Ne convenite?
Padre Musso si scur in volto e con evidente sforzo annu. Anche sua eccellenza larcivescovo ritiene che debba essere cos. Non si pu lasciare che un manipolo di infedeli tenga in scacco la cristianit.
Non solo quella intervenne Tadino, rimediando unocchiataccia da Niccol.
Avete ragione continu il notaio rivolto al delegato arcivescovile. E non basteranno le proteste di don Felipe Pescado per convincere gli uomini del governatore e del capitano di Giustizia a fare irruzione e cercare di liberare gli ostaggi a modo loro.
Gli occhi di padre Musso si strinsero. Avete notato anche voi che stanno cercando di organizzare qualcosa?
S. Ma non otterranno altro che fare uccidere gli ostaggi rispose Niccol. Quindi converr anche a loro ascoltarci e seguire il nostro piano.
Padre Musso annu, forse senza neppure rendersi conto che Niccol aveva esteso anche a lui e allarcivescovado la paternit della sua idea.
E se Lasser non accettasse? sintromise Tadino.
Niccol si strinse nelle spalle. Allora dovremo agire diversamente. Ma cominciamo col proporre limmunit a lui e ai suoi uomini, come abbiamo deciso.
Sono daccordo annu padre Musso.
Bene fece Niccol scambiando un cenno dintesa con Tadino, che era stato bravo a improvvisarsi parte avversa per spingere il delegato arcivescovile a schierarsi definitivamente con Niccol. Andr io a parlare con loro. Voi preoccupatevi che nessuno compia qualche atto avventato proprio adesso.

32.

Mai un tragitto di cento passi gli era parso cos lungo. Era da pazzi affrontare ancora una volta Lasser de Bourgignac, dopo quello che aveva passato. Eppure non vedeva altra soluzione tranne quella di fare irruzione con i gendarmi e rischiare che un sacco di innocenti finissero ammazzati.
Probabilmente in questo caso il capitano di Giustizia e il governatore sarebbero stati dalla sua parte, appoggiando la sua iniziativa nel nome dellintegrit del Ducato e della Corona di Spagna, che non si facevano ricattare da nessuno. Daltro canto Niccol sapeva bene che unazione del genere avrebbe suscitato le ire di don Alcante e di tanti altri nobili spagnoli che gli erano amici o con cui si trovava in affari. E non osava pensare a come avrebbe reagito larcivescovo Borromeo, qualora avesse dovuto scoprire che il suo atto di forza aveva portato alla morte di pi persone.
Come la si voleva girare, alla fine il capro espiatorio sarebbe stato lui, e probabilmente in cambio della sua testa (con una bella impiccagione in piazza Duomo) gli animi si sarebbero acquietati e tutto sarebbe tornato alla normalit. Tanto valeva rischiare la pelle e tentare il tutto per tutto per convincere Lasser de Bourgignac a desistere dalla sua follia e liberare gli ostaggi. A volte, quelle che sembravano le idee pi folli riuscivano ad aprire brecce impensabili nelle peggiori barricate erette dagli uomini.
Fu con questa speranza nel cuore che Niccol finalmente si ferm a pochi passi dalledificio in cui erano asserragliati i sequestratori e allarg le braccia per far vedere che era disarmato.
Voglio parlare con Lasser de Bourgignac grid, cercando di mantenere salda la voce. Sapeva che con quella gente mostrarsi incerti o spaventati equivaleva ad ammettere la propria inferiorit, mentre la partita doveva giocarsi alla pari.
Che cosa vuoi ancora, messer notaio? giunse la voce del capo dei banditi. Era sprezzante, ma anche divertita, come se quel gioco che si rinnovava con Niccol potesse essere un interessante passatempo, fra unuccisione e laltra. Sai gi come stanno le cose. Sei venuto a garantirmi limmunit che ho chiesto?
Niccol attese un istante prima di rispondere, acuendo lo sguardo per cercare di individuare Lasser dietro le vetrate sporche delledificio.
S, sono qui per questo rispose alla fine. Ho una proposta di immunit per tutti voi. Anche se... non  esattamente quello che avete chiesto.
Ecco, se devono uccidermi, questo  il momento, pens Niccol, resistendo con fatica alla tentazione di chiudere gli occhi per non veder esplodere i colpi di archibugio.
Invece vi fu silenzio.
Era sul punto di ripetere ci che aveva detto, quando allimprovviso la porta dingresso delledificio si spalanc e Lasser de Bourgignac comparve sulla soglia, armato di tutto punto e con il suo sorriso strafottente sulle labbra.
Questa  proprio bella! disse voltandosi a guardare i suoi sgherri nascosti nel magazzino. Che cosa ti sei inventato, notaio?
Vieni qui e parliamone rispose Niccol.
Lasser lo scrut divertito, scosse la testa e si avvicin di qualche passo. Poi gir gli occhi tuttattorno, come a volersi rendere conto della situazione.
Se hai piazzato dei tiratori per farmi fuori, sappi che non servir a niente disse. I miei uomini uccideranno allistante tutti gli ostaggi, poi ammazzeranno anche te.
Niccol sollevo le mani in un gesto che voleva essere di distensione. Nessun agguato, stai tranquillo garant. Voglio solo parlare.
Lasser avanz di un altro passo e gli si piazz proprio davanti, le mani piantate sui fianchi.
Va bene disse. Sentiamo coshai da proporci. Tanto c ancora tempo, prima di uccidere il prossimo ostaggio.
Niccol trattenne un gemito e si umett le labbra. Intanto, lasciami dire che uccidere quei poveracci non servir che a irritare ancora di pi chi vorrebbe fare irruzione e uccidervi tutti, indipendentemente da quello che potrebbe succedere ai figli di don Alcante.
Allora perch sei cos preoccupato? lo schern Lasser de Bourgignac.
Perch, diversamente da te, ritengo che sia un abominio uccidere degli innocenti rispose Niccol. E quindi sono qui per cercare di capire se possiamo fermare questa pazzia e uscirne fuori in qualche modo. Tutti.
Lo sguardo di Lasser si fece improvvisamente di ghiaccio.
Lo sai quali sono le mie condizioni sibil. Non ho nientaltro da discutere, con te.
E se ti facessi una proposta... alternativa? chiese Niccol. Molto interessante?
Lasser scoppi a ridere. Va bene concesse. Vedo che non sei un tipo che demorde tanto facilmente. Sentiamo che cosa ti sei inventato.
Era evidente che non lo prendeva sul serio. Questo diede da pensare a Niccol: comera possibile che un uomo nella situazione di Lasser de Bourgignac fosse cos rigido sulle sue posizioni? Perch non capiva che nessuno avrebbe accettato il suo ricatto? Piuttosto che lasciarlo libero, con un salvacondotto verso la Francia, il governatore avrebbe dato fuoco lui stesso a quelledificio, uccidendo tutti, ostaggi compresi. Ma di questo Lasser non sembrava preoccuparsi. Era molto sicuro di s, come se... sapesse qualcosa o avesse in mente ben altra strategia, rispetto a quella su cui si stava impuntando. Eppure tutte le vie di fuga erano sorvegliate. Persino il fiume non avrebbe permesso a lui e ai suoi di allontanarsi vivi. Allora perch tutta quella spavalderia? Che cosa nascondeva, Lasser de Bourgignac?
Forse, pi semplicemente, credeva di avere il coltello dalla parte del manico. Aveva i figli di don Alcante. E affidava la sua sorte e quella dei suoi uomini a quellunica possibilit.
Cercando di mostrarsi il pi possibile convincente, Niccol cominci a spiegare a Lasser quello che avrebbero potuto fare per tirarsi tutti fuori dallimpaccio. In un modo che, sperava, avrebbe accontentato i banditi cos come coloro che volevano farli fuori, e dare nel contempo un esempio memorabile agli scellerati che di quei tempi affliggevano il mondo.

33.

Consegnateci gli ostaggi, e noi vi daremo la possibilit di ritirarvi in un monastero spieg Niccol scrutando con attenzione Lasser de Bourgignac, per cercare di interpretarne il pensiero. Sarete sotto la giurisdizione dellarcivescovado. Avrete una carta firmata dal Borromeo in persona che garantir la vostra immunit da qualsiasi ritorsione da parte delle cariche secolari. Non potrete uscire, perch ovviamente il monastero sar presidiato allesterno da guardie armate, per, se resterete sotto lala protettrice dellarcivescovado, nessuno vi toccher e avrete salva la vita.
Niccol sinterruppe, trattenendo il fiato in attesa della risposta del sequestratore. Lasser de Bourgignac, per, lo guardava con un accenno di sorriso sulle labbra, come se pensasse a uno scherzo.
Niccol sollev entrambe le mani. Posso farvi avere una dispensa anche da parte del governatore, se non vi fidate. E nel momento in cui vi arrenderete, garantir personalmente sulla vostra incolumit. Sar compito mio e dei miei uomini accompagnarvi al monastero scelto dallarcivescovado e assicurarci che non vi accada nulla. Poi, una volta laggi, sarete liberi di comportarvi come vorrete allinterno del monastero. Se evaderete, verrete uccisi, altrimenti avrete limmunit a vita.
Questa volta Lasser de Bourgignac annu reclinando appena la testa di lato.
Proposta interessante disse, facendo perdere un colpo al cuore di Niccol, gi pronto ad affrontare una discussione allultimo sangue. Per spiegami una cosa, notaio. Sar un monastero di soli frati?
Be... rispose Niccol, preso alla sprovvista. Credo di s. Ma che cosa...
Perch sar difficile convincere i miei uomini ad accettare, se non gli date la possibilit di sfogarsi con qualche donna lo interruppe Lasser. Non c bisogno che siano suore. Basterebbe prevedere nellaccordo la visita di qualche prostituta ogni tanto, con cui divertirsi lontano dagli occhi dei poveri frati.
Lasser incroci le braccia sul petto con uno sguardo indecifrabile.
Per le donne vedr cosa posso fare rispose Niccol prudente. Per spero tu abbia capito i termini del nostro accordo.
Ma certo! esclam Lasser sfoderando un sorriso allapparenza sincero. Confesso che la tua proposta mi piace, notaio. Va persino al di l di quanto credevo mi avresti offerto.
Niccol si pass la lingua sulle labbra, cercando di capire se tutto quellentusiasmo da parte del bandito fosse onesto oppure solo un modo per prendere tempo.
Quindi mi stai dicendo che accetti? chiese, deciso a sgomberare ogni dubbio.
Credo proprio di s annu Lasser. Per prima devo convincere i miei uomini, e non credo che sar una questione da poco.
Certo, me limmagino fece Niccol, lanciando unocchiata alle finestre. Probabilmente gli sgherri di Lasser erano tutti l a osservarli e a chiedersi di che cosa stessero confabulando, lui e il loro capo.
 tutto, notaio? chiese Lasser de Bourgignac.
Niccol lo squadr. Non so se hai capito esattamente quello che ti stiamo offrendo replic.
Lasser divenne allimprovviso serio. Non farmi pi stupido di quello che sono, notaio Taverna sibil. So qual  la situazione. Avete circondato il posto e ci avete chiusi qua dentro. Non potremo uscire se non a costo di gravi perdite. Fece una pausa, e Niccol gli restitu unocchiata di intesa. Naturalmente, in questo caso anche gli ostaggi ci lascerebbero la pelle, ma mi pare evidente che ormai avete preso una decisione. Nonostante le proteste di don Alcante, siete disposti a sacrificarli in nome... fece un gesto ampio con un braccio, come a comprendere tutto quello che li circondava dellintegrit del Ducato e di sua maest il re di Spagna.
Le ultime parole le aveva sputate con un disprezzo carico di fiele. Forse erano davvero arrivati a una svolta. Lasser de Bourgignac non era uno stupido, e nonostante la sua strafottenza si era reso conto di non avere pi margini di trattativa.
E i tuoi uomini? gli chiese. Pensi che accetteranno la proposta?
Non lo so rispose Lasser stringendo gli occhi. Ma non credo abbiano molta scelta. O sbaglio?
Questa volta tocc a Niccol incupirsi.
Vi siete messi in una situazione senza via di uscita afferm. Il governatore sarebbe un pazzo ad accettare le vostre condizioni. Il re  dalla sua parte, il che render le proteste di don Alcante meno pericolose di qualsiasi azione di forza venga imposta dal vostro comportamento.
Lasser scoppi a ridere. Sei bravo con le parole, notaio. Ma sarebbe stato sufficiente dire che siamo nella merda e che non ce ne tireremo fuori se non accettando la vostra lurida proposta.
Niccol si strinse nelle spalle. A me pare un modo intelligente per evitare un inutile massacro. Dopodich, la scelta finale spetta a te e ai tuoi uomini.
Lasser si volt a guardare ledificio, poi torn a girarsi verso Niccol.
Devi darmi un po di tempo disse. Alcuni dei miei si sono fatti delle illusioni. Credono di avere buttato i dadi nella maniera giusta e di poter ancora vincere la partita.
Convincili che non  cos.
Ci prover, ma non sar facile. Alz gli occhi al cielo. Sta per diventare buio. Credo che per domani mattina potremo darti una risposta.
Niccol interpret la richiesta di Lasser come una conferma di disponibilit e decise che tutto sommato era accettabile. Avrebbe fatto tenere docchio ledifico per tutta la notte, aumentando gli uomini di guardia in modo da non rischiare sortite dellultimo istante. Il mattino dopo sarebbe stato impossibile, per Lasser e i suoi, mettere in atto qualche strana contromossa per evitare di essere portati nel monastero che li avrebbe ospitati per il resto della loro vita.
Va bene concluse, guardando Lasser dritto negli occhi. Mi dai la tua parola?
La parola di un bandito? sogghign Lasser.
La parola delluomo con cui sto facendo un patto.
No sibil Lasser, facendosi sotto con una luce cattiva negli occhi. Io non sto facendo un patto con te, notaio. Io mi sto arrendendo e sto promettendo a me e ai miei uomini una vita dinferno in un monastero, da cui non usciremo mai pi se non con i piedi in avanti. O sbaglio?
Niccol sostenne lo sguardo del bandito senza dire niente, poi fece un cenno secco con la testa e si volt.
A domani mattina disse congedandosi da Lasser de Bourgignac. Noi saremo pronti. A voi stabilire se morire subito o continuare a vivere.
La risposta del sequestratore non arriv.
Niccol non sapeva se dirsi soddisfatto per come era andata la discussione, ma almeno un risultato lo aveva portato a casa: Lasser era consapevole che loro non avrebbero ceduto. Quindi, anzich ostinarsi a fare richieste impossibili, i sequestratori dovevano decidere cosa fare del proprio destino. E di quello degli ostaggi, sugger una voce maligna a Niccol, che per cerc, risoluto, di ignorarla.

34.

Ben poca gente si aggirava ancora per le strade, a quellora del vespro. Niccol aveva lasciato il cavallo al corpo di guardia che presidiava la porta occidentale e si era incamminato a piedi verso casa, cercando di liberare la mente dai pensieri che lo assillavano.
Suo padre gli aveva spiegato che insistere troppo nel fare congetture non fa ottenere altro risultato se non bloccare i delicati meccanismi che muovono la mente umana, rischiando di confondere il processo deduttivo e impedendo allistinto, che  il miglior aiutante di ogni investigatore, di avere una visione dinsieme e un punto di vista diverso, capace di scorgere geometrie che sfuggono a chi  troppo immerso nei problemi.
Per diverso tempo Niccol prov a lasciare briglia sciolta allistinto, ma la sua mente non voleva farsi svuotare del tutto e cercava meccanicamente di compilare una lista delle possibili mosse di Lasser de Bourgignac e dei suoi uomini per non arrendersi e tentare una sortita.
Alla fine sbuff, diede una spolverata allaria come se avesse un nugolo di mosche da scacciare e sinfil nella via che lo avrebbe portato verso casa. Il canale di scolo che tagliava in due lacciottolato, finendo in uno dei bacini di raccolta delle acque reflue della citt, era pieno di un liquido scuro e limaccioso. Diversi governatori avevano cercato di costruire un sistema fognario pi efficiente, ispirandosi al geniale complesso di cloache della Roma antica, che funzionava ancora con grande efficienza, ma la Corona di Spagna aveva sempre negato i finanziamenti necessari per scavare una rete di canali sotterranei capaci di convogliare le acque reflue da ogni angolo della citt fino a bacini di raccolta che non fossero, come quelli attuali, allaria aperta, e che contribuivano ad ammorbare la gi pestilenziale aria della capitale del Ducato. Poi, da l, ai Navigli, e infine avrebbero viaggiato fino al mare.
Niccol sospir. Milano si vantava di essere una delle citt pi ricche e civili del mondo, ma in realt era organizzata ancora come una cittadella medievale, e le numerose ricostruzioni avvenute nei secoli, dopo che troppi eserciti lavevano rasa al suolo, si erano sempre interessate pi al potenziamento della cinta muraria e del castello, che ai servizi pubblici per i cittadini. Milano era un crocevia fondamentale per il passaggio dallEuropa allOriente, e gli spagnoli avevano cercato di sfruttarne la posizione strategica pi per fini politici ed economici che per far crescere il Ducato come una perla di progresso e civilt nel cuore del mondo.
Niccol scosse la testa e salt il canale di scolo, evitando alcuni enormi ratti che non si erano lasciati impressionare dal suo arrivo, anzi lo sfidavano con i malvagi occhi rossi.
Rasentando un edificio con le porte e le finestre sbarrate dai monatti, si sorprese che la peste fosse arrivata di nuovo nella sua via, quando sembrava essere stata debellata dagli interventi dei medici di Sanit e dalle misure di quarantena.
Mentre pensava a chi potesse essersi ammalato in quelledificio, di cui conosceva ogni inquilino fin dallinfanzia, not una figura ammantata dombra che lo attendeva davanti allingresso del suo palazzo. Istintivamente port la mano allo sfondagiaco dordinanza che teneva alla cintola, ma dopo qualche passo riconobbe la figura che lo attendeva. Sent il volto avvampare, non sapeva se per lemozione di rivederla o per la rabbia di saperla l da sola, a quellora della sera.
Che ci fai qui? chiese a Isabella avvicinandosi e afferrandola per un braccio. Sei impazzita?  pericoloso, di questi tempi. Una ragazza non pu andarsene in giro da sola senza...
Mi ha accompagnata Rinaldo lo interruppe lei con un candido sorriso. Se ne  andato quando ti abbiamo visto arrivare. E solo perch lho supplicato.
Niccol ingoi il resto delle parole e scosse la testa.
Comunque sia, non  stata una buona idea sostenne risoluto.
Isabella allung le mani e pass le dita sottili sul suo volto, con una dolcezza che sorprese Niccol.
Sei arrabbiato con me, vero?
Vorrei vedere sbuff lui. Hai idea di che razza di gente va in giro di notte?
Non per questo ribatt lei. Per la faccenda del balestriere.
Niccol la fiss, cercando di interpretare lespressione dei suoi occhi. Fece per dirle quello che aveva rimuginato a lungo nellarco della giornata, riguardo alla sua insistenza a volersi occupare di indagini che non le competevano, ma poi prese un lungo respiro e come al solito anneg nei suoi occhi.
No le disse. Ed era sincero. Non sono arrabbiato con te. Anzi, dovrei ringraziarti per laiuto che ci stai dando in questo momento di grande confusione.
Isabella si strinse nelle spalle. Il povero Rinaldo  mortificato. Si vergogna alla sola idea di incontrarti e di sostenere il tuo sguardo. Teme i tuoi rimproveri come un bambino con il genitore, eppure...  una persona meravigliosa.
Lo so annu Niccol con un sorriso.  tanto buono quanto enorme, anche se ogni tanto dimostra di avere la testa un po troppo dura.
Non lo tratterai male, vero? lo supplic lei spalancando gli occhi.
Ne avrebbe bisogno, ogni tanto, ma... no, non lo far.
Prima che lei potesse gettargli le braccia al collo, Niccol alz un dito e la blocc. E non perch me lo chiedi tu. Semplicemente perch Rinaldo ha operato con sincerit, facendo il suo lavoro. Nessuno  infallibile, meno che mai i notai criminali. E anche se ha ancora molto da imparare, prima di poter dire di conoscere il mestiere, io so che ha talento e che presto diventer un bravo notaio.
Lei aggir il baluardo del suo dito e lo abbracci. Poi, sollevandosi in punta di piedi, gli appoggi le labbra calde e morbide contro le sue, in quello strano modo che aveva di baciare, casto eppure pieno di sensualit, che gli faceva tremare le gambe.
Ho freddo gli disse. Mi fai salire?
Niccol avvamp ancora e si guard attorno.
Sei sicura che non sia...
Sconveniente? chiese lei con un sorriso malizioso. Ma certo, mio bel notaio. Ed  per questo che mi piace.
E tua madre? Ti rendi conto che lei...
Lei sa che non sono pi una bambina. E poi si fida di te.
Prima che lui potesse replicare, Isabella lo afferr per un braccio e lo trascin nellandrone del palazzo. Non appena furono dentro, anzich lanciarsi su per le scale lo spinse contro il muro, si strinse a lui e lo baci ancora. Questa volta come una donna piena di desiderio e di passione.
Se qualche remora era ancora rimasta nascosta in un angolo della coscienza di Niccol, scomparve allistante, sciolta nel calore impetuoso di quel bacio.
Era ormai notte quando Niccol lasci Isabella davanti alla porta di casa, nel palazzo di Corsia de Servi.
Ogni volta che vieni qui ti ricordi dellomicidio di quellinquisitore, vero? osserv Isabella sulla soglia di casa. Aveva aperto la porta piano, con le chiavi che teneva sempre con s, e adesso sussurrava per non svegliare sua madre, che riposava dopo una dura giornata di lavoro.
Be,  stato grazie a quel caso che ci siamo conosciuti ribatt Niccol.
Lei allung una mano e gli fece una carezza.
Allora sono stata fortunata.
No, lo sono stato io. Altrimenti non so che cosa sarebbe successo.
Credi che non avresti risolto il caso?
Niccol la guard negli occhi e sorrise. Questo non posso dirlo. Ma certo non sarei scampato alle fiamme dellinferno, senza il tuo visetto dangelo.
Strano complimento da farsi a una fanciulla ridacchi Isabella. Comunque, sono sicura che saresti riuscito a cavartela benissimo anche da solo.
Niccol ne dubitava. Aveva passato dei momenti terribili: la morte di Anita, sua moglie, quelle indagini complesse e delicate che gli avevano tolto il sonno, e lo scenario dincubo in cui si era trasformata Milano, piegata dalla peste. Pi volte aveva temuto di non farcela, di crollare in balia delle sue paure, delle sue insicurezze, e ricordava ancora con stupore il giorno in cui Isabella si era materializzata davanti a lui come un angelo disceso dal cielo per dargli un po di conforto. Quella giovane era stata davvero il motivo per cui era riuscito a rimettersi in piedi e riacquistare la lucidit e la spavalda sicurezza che lo contraddistinguevano, e che lo facevano il pi abile fra i notai criminali del Ducato.
Hai ragione ment avvicinandosi a Isabella e sfiorandole le labbra con un bacio. Aveva ancora in bocca il sapore di lei, dopo che avevano fatto lamore, ma sembrava non esserne mai sazio.
Lei ricambi il bacio, poi si stacc e scivol in casa.
Niccol rest per un istante a fissare luscio, ricordando il giorno in cui aveva battuto a quella porta per interrogare madonna Landolfi, senza sapere che il suo angelo abitava sotto quel tetto. Quindi si volt e scese in strada.
Nonostante la stagione, faceva fresco, per cui si incammin verso casa stringendosi nel bavero della giacchetta. Per qualche tempo non pens a nulla, se non al corpo caldo di Isabella sotto di lui e alle sensazioni che gli procurava passare le dita sulla sua pelle liscia e profumata. Ma piano piano, inesorabilmente, la sua mente torn ai problemi che lo angustiavano.
Si ferm accigliato in mezzo alla strada e scosse piano la testa. Non pensava tanto a quello che sarebbe successo il giorno dopo, quando Lasser de Bourgignac avrebbe dato un responso alla sua proposta, quanto al caso dellassassino con la balestra, la cui soluzione era ancora in alto mare. Non vi aveva ancora dedicato lattenzione necessaria, e questo a discapito delle vittime che il balestriere aveva mietuto in citt. Vittime destinate a crescere, se non si fosse dato una mossa e non avesse cercato di scoprire chi era il responsabile.
Si rimise in cammino. Senza neppure rendersene conto devi dalla strada di casa e si diresse verso il tribunale di Giustizia, dove erano depositate le prove raccolte fino a quel momento sul caso del balestriere. Adesso, nella quiete della notte, aveva forse la possibilit di dare una risposta agli interrogativi che si agitavano dentro di lui.

35.

In situazioni normali non ci sarebbe stato nessuno a guardia del casotto allinterno del perimetro del tribunale che fungeva da archivio delle prove dei casi criminali in corso. Ma con la peste che ancora cercava di riprendere forza in citt, e i tanti disperati che si aggiravano per le strade, sarebbe stato insensato lasciare le armi, i preziosi e gli oggetti di vario tipo custoditi l dentro alla merc di chiunque avesse voluto impossessarsene. E cos, notte e giorno, davanti alla porta fasciata di ferro della vecchia guardiola trasformata in magazzino, sostavano due gendarmi del tribunale, che Niccol trov ancora svegli e vigili, nonostante lora tarda.
Anselmi, Dioguardi li chiam avvicinandosi, quando vide che lo scrutavano con sospetto. Sono il notaio Taverna. Mi riconoscete?
I due uomini si rilassarono, liberando lelsa delle spade dalla stretta guardinga delle mani.
Certo, notaio rispose Anselmi.
 un piacere rivedervi conferm Dioguardi.
Niccol aveva avuto quei due come sbirri di raccordo durante alcuni casi, e sapeva che Anselmi aveva lavorato anche con suo padre, il notaio Amerigo Taverna, e dunque poteva fidarsi di loro.
Ho bisogno di controllare alcuni oggetti spieg, preparandosi a convincerli a lasciarlo entrare nel casotto anche se le disposizioni del tribunale prevedevano che di notte non si potesse farlo. E quindi...
Va bene disse Anselmi facendosi da parte, mentre Dioguardi si allungava e spalancava la porta del magazzino. I lumi sono gi accesi.
Sorpreso, Niccol si rese conto che dallinterno del casotto fuoriusciva la luce intermittente delle torce a muro. Cera gi dentro qualcuno. Chi diavolo...
Fate presto, notaio lo sollecit Anselmi guardandosi attorno, come se volesse accertarsi che nessuno li scorgesse.
Non cera tempo per fare domande. Per risolvere il mistero Niccol doveva entrare e affrontare chiunque avesse avuto la sua stessa idea.
I due gendarmi gli richiusero la porta alle spalle, e lui avanz nel breve corridoio, poi spalanc la porticina interna ed entr nel magazzino.
Quando vide la figura china su uno dei tavoli, si rilass e scosse la testa, senza riuscire a trattenere un sorriso.
Come mai sei qui? chiese avvicinandosi.
E tu? rispose Rinaldo senza voltarsi. Che cosa non ti fa dormire?
Niccol lo affianc e osserv gli oggetti sparsi sul tavolo. Tutti reperti raccolti sui luoghi dei delitti compiuti dallassassino con la balestra, che qualcuno aveva disposto ordinatamente, forse perfino in ordine cronologico. Rinaldo aveva preso il dardo che aveva ucciso una delle vittime e lo stava studiando con attenzione, facendolo scorrere fra le dita.
Lo stesso dubbio che tormenta te rispose Niccol allungando la mano.
Lavevo gi notato in precedenza, ma non ero ancora riuscito a capire perch mi risultasse cos strano disse Rinaldo passandogli il dardo. Ci ho rimuginato tutta la sera, ma... toccalo.
Niccol esamin il quadrello, lo stesso, almeno sembrava, su cui aveva visto la minuscola tacca lasciata dalla balestra che lo aveva lanciato.
Dopo averlo fatto ruotare lentamente e averlo studiato a fondo, sul fusto e nellimpennaggio, chiuse gli occhi e pass i polpastrelli sul legno, prima dalla punta verso le piumette posteriori, poi al contrario.
Lo senti? chiese Rinaldo.  questo che mi fa pensare.
Niccol annu e riapr gli occhi, tornando a riesaminare il quadrello.
Fai luce disse, portandoselo davanti agli occhi.
Rinaldo and a prendere una torcia e gli torn accanto. Adesso Niccol riusciva a vedere molto bene la superficie del fusto del dardo, e cap subito che cosa aveva tormentato Rinaldo. E un moto dirritazione lo percorse, perch invece lui non si era accorto di niente, anche se aveva avuto a sua volta fra le mani quel quadrello.
 molto pi liscio del normale constat.
 vero conferm Rinaldo. Si allontan un attimo, poi torn mostrando un oggetto che aveva preso da un altro tavolo. Ecco, questo  un normale quadrello, come tutti quelli che vediamo di solito. Senti la differenza.
Niccol prese il dardo e constat che il legno di cui era fatto era stato levigato e rifilato, ma presentava ancora parecchie imperfezioni e i segni della lavorazione. Una cosa normale: frecce e quadrelli erano sempre cos, non era possibile lisciarli alla perfezione, se non a fronte di un lungo lavoro. Il che ne avrebbe fatto crescere il prezzo a livelli insostenibili.
Il quadrello del loro balestriere, invece, sembrava un pezzo unico. A parte la scalfittura che gi avevano notato, non cerano imperfezioni di alcun tipo, n striature, n graffi. Niente di niente.
Come diavolo ho fatto a non accorgermene subito? borbott Niccol, sentendo riaffiorare la rabbia. Era stato cos preso con Lasser de Bourgignac e i suoi ostaggi che, nel caso del balestriere, si era comportato da dilettante. E non aveva notato quel particolare importante, anche se qualcosa dentro di lui aveva continuato ad agitarsi fino a spingerlo a recarsi l a quellora della notte per dare unocchiata.
Nemmeno io me nero accorto disse Rinaldo con voce sommessa. Per, se siamo qui  perch avevamo intuito che cera qualcosa di strano.
Niccol scosse la testa e prese un lungo respiro. Abbiamo commesso degli errori disse fissando Rinaldo. Entrambi. Adesso cerchiamo di rimediare, daccordo?
Il colosso tent di stringersi nelle spalle enormi, ma ne venne fuori un gesto impacciato, quasi ridicolo.
Niccol sorrise e gli diede una pacca su una spalla.
Sei stato bravo gli disse. Io sono venuto qui senza sapere il perch e senza qualcosa di specifico da verificare. Se non fosse stato per te, probabilmente non avrei mai notato questo dettaglio.
Non  cos solo questo quadrello rivel Rinaldo illuminando con la torcia il tavolo delle prove. Tutti i dardi usati dal balestriere sono rifiniti allo stesso modo. Ho controllato.
Niccol annu. Era un particolare importante, se ne rendeva conto, anche se ancora non capiva perch. Ma di solito in unindagine era cos che funzionava, suo padre glielaveva spiegato fin da bambino, quando lo portava con s a seguire i casi pi semplici di cui si occupava: qualsiasi elemento che uscisse dalla normalit era come un fuoco che ardeva nella notte, unindicazione, un segnale che poteva portare alla soluzione. Bisognava solo saperlo interpretare nella maniera corretta e seguire le tracce che venivano alla luce.
Perch  cos liscio? chiese Niccol, a se stesso e a Rinaldo. E, soprattutto, come ha fatto a ottenere questa perfezione?
E a quale scopo? aggiunse Rinaldo.
Infatti. A cosa pu servire un quadrello cos rifinito?
Aspetta un attimo rispose Rinaldo balzando via allimprovviso. Torno subito.
Prima che Niccol potesse riprendersi dalla sorpresa, avvert delle voci, poi lo vide tornare insieme a una delle guardie del tribunale. Era il giovane Dioguardi, che appariva un po intimorito.
Serenello  un balestriere spieg Rinaldo. Uno dei pi abili che abbia mai visto. Vince sempre il torneo della guarnigione.
Niccol fece un cenno a Rinaldo, confermandogli che poteva continuare. Il colosso si volt, prese un quadrello dal tavolo delle prove e lo mostr a Dioguardi.
Ne hai mai visti di simili? gli chiese.
Il gendarme osserv il dardo, fece per dire qualcosa, poi si accigli e allung una mano. Pass le dita sul legno e scosse la testa.
 strano disse.
Perch? volle sapere Niccol.
Sembra uno di quelli da gara, ma  rifinito meglio. Per il legno  di tipo comune, non certo come quello che usiamo noi.
Spiegati meglio ordin Rinaldo.
Dioguardi esamin il dardo alla luce della torcia.
Noi di solito usiamo legno di quercia disse. Duro, stagionato, compatto. Durante il tragitto verso il bersaglio un dardo non deve avere oscillazioni. Il legno deve essere il pi possibile compatto e pesante, ma senza esagerare. E poi, il legno di quercia non assorbe lumidit, quindi vola meglio nellaria.
Sinterruppe, come a voler capire se lo stavano seguendo, e Rinaldo gli fece cenno di proseguire.
A quel punto, una volta trovato il legno adatto, lo si lavora per lisciarlo il pi possibile. Qualcuno traccia dei solchi sul fusto, convinto che servano a dare maggiore stabilit di volo, ma io lo preferisco perfettamente liscio, anche se  molto difficile raggiungere la perfezione di questo e mostr il dardo che aveva ucciso una delle vittime del balestriere. Per il legno di questo quadrello  ridicolo, nessuno lo userebbe in gara. Non so che cosa sia, ma certo non  quercia, e neppure noce, un altro albero che ben si presta.  troppo chiaro.
Quindi che cosa ne deduci? volle sapere Niccol, anche se aveva gi tratto le sue conclusioni.
Dioguardi si strinse nelle spalle. Non lo so. Parrebbe il dardo di qualcuno che se l costruito da solo, con una pazienza maniacale, ma non per un torneo.
Non un artigiano, quindi concluse Rinaldo. Soprattutto, non un artigiano specializzato in dardi da gara.
Dioguardi sembr trattenere una risata. Direi proprio di no. Non userebbero mai questo tipo di legno.
E il fatto che sia cos ben levigato? chiese Niccol.
Ci vogliono ore, forse giorni di lavoro, per lisciare in questo modo un quadrello. Io non ce la farei mai.
Ma qualcuno ossessionato probabilmente s mormor Niccol, parlando a se stesso.
Va bene, grazie disse Rinaldo a Dioguardi. Ci sei stato molto prezioso. Adesso puoi andare.
Il gendarme annu e si allontan, mentre Niccol tornava a osservare il quadrello.
A questo punto disse, dobbiamo porci una domanda fondamentale.
Quale, capo?
Niccol gli mostr il quadrello. Come si smeriglia un pezzo di legno con tanta precisione? Con quale strumento? E chi sarebbe in grado di farlo?
Non sar facile scoprirlo mugugn Rinaldo.
Dobbiamo rifare il giro delle botteghe darmi afferm Niccol. Interrogare gli artigiani, gli esperti, facendogli esaminare questi quadrelli.
Ci penso io disse Rinaldo.
Niccol lo guard. Va bene. Non vedo altre possibilit. Ma lo farai domani allalba. Adesso  troppo tardi.
E tu? gli chiese Rinaldo.
Io ho laltra faccenda in sospeso rispose. Se, come spero, domani mattina si risolver, verr a cercarti, cos mi riferirai quello che avrai scoperto.
Va bene annu Rinaldo.
Una cosa, per aggiunse Niccol puntandogli minacciosamente un dito contro. Lascia fuori Isabella. Sei autorizzato a sculacciarla e a riportarla a casa di peso, se necessario.
Rinaldo assunse una strana espressione, tra limbarazzato e il preoccupato.
Capo, forse dovresti pensare tu a lei. Io...
Tu cosa?
Rinaldo allarg le braccia. Quando mi guarda in quel modo sembra una cerbiatta impaurita e indifesa. Com possibile sculacciarla?
Niccol fece uno sforzo per trattenere una risata.
Fatti coraggio e affrontala disse, ben sapendo che lui per primo non era in grado di tenerle testa, quando sfoderava le sue arti da ammaliatrice. Non voglio che corra rischi seguendoti in questa indagine. N che ti distragga o ti disturbi sul lavoro.
Be, se  per questo...
Cosa? linterruppe bruscamente Niccol.
Lei non  poi cos maldestra rispose Rinaldo. Anzi, secondo me  proprio brava, ha un istinto innato per queste cose. Mi ricorda un po... Lo sbirci di sottecchi.
Non mi interessa! esclam Niccol allontanandosi. Tienila fuori e basta. Altrimenti me la prender con te.
Va bene borbott il colosso.
Niccol usc dal casotto, salut i due gendarmi e si incammin nelle strade buie della citt, illuminate solo a tratti dai bagliori inquietanti che uscivano dalle grandi fosse comuni in cui i corpi degli appestati ardevano ancora, seppure in numero meno consistente rispetto alle settimane precedenti.
Si diresse verso casa augurandosi di riuscire a prendere sonno, perch aveva proprio bisogno di dormire per qualche ora, fino allalba del giorno dopo, quando contava di risolvere entrambi i casi che stava seguendo.

CAPITOLO SESTO. 

28 agosto 1576 
Impara a leggere nello sguardo delle persone.
 l che si annida lanima criminale.
AMERIGO TAVERNA, notaio criminale

36.

La foschia che quella mattina abbracciava Milano era simile alla nebbia che dinverno cancella i contorni delle case e impedisce allo sguardo di vedere pi in l di pochi passi. Sui campi e sui canali era scesa una guazza densa e scivolosa che a Niccol parve una maledizione lanciata da qualche divinit crudele.
Quella notte non aveva chiuso occhio. Dopo essersi rivoltato a lungo nel suo giaciglio, la mente che correva da un caso allaltro facendo ipotesi e tirando conclusioni sempre pi assurde, aveva deciso di alzarsi e di correre alla cava di Allise.
Quando giunse sul posto, la visibilit era ancora peggiore.
Cercando di orientarsi, si diresse verso il punto in cui i gendarmi del governatore avevano insediato il loro luogo di raccolta, perch sperava di trovarvi Tadino, a cui chiedere un rapporto su ci che era successo nelle ultime ore.
A causa del sudario di foschia che gli gravava attorno, era convinto che non fosse ancora spuntata lalba. Un pensiero improvviso lo fulmin: se Lasser de Bourgignac e i suoi compari avevano in mente di fare una sortita disperata, prima di arrendersi, quello era il momento ideale. Avrebbero potuto scivolare fuori dalledificio e dileguarsi.
Sempre pi agitato Niccol acceler il passo, finch allimprovviso una figura ammantata di nero gli comparve davanti con la spada sguainata.
Fermo l! Chi sei e dove stai andando?
La voce era imperiosa, e Niccol si blocc tenendo le mani lontane dal corpo, per non dare limpressione di voler afferrare lo sfondagiaco che portava alla cintola.
Sono Niccol Taverna rispose, mentre altre due figure spuntavano dalla foschia, alla sua destra e alla sua sinistra. Il notaio criminale responsabile di questo caso.
Notaio Taverna esclam una delle figure, avanzando fino a rendersi riconoscibile. Che ci fate qui?  ancora notte.
Niccol riconobbe Orseno Liverni, lufficiale della guardia del governatore, e tir un sospiro di sollievo. Per un attimo aveva avuto limpressione di essere finito fra le braccia di Lasser e dei suoi, scivolati non visti fuori dal magazzino.
Non riuscivo a dormire rispose, e, dato che ormai manca poco allalba, ho deciso di raggiungervi un po prima, per essere pronti.
Liverni allarg appena le labbra in una smorfia che a Niccol parve piena di fastidio e di sarcasmo.
Stavate forse controllando lefficienza del nostro cordone di sicurezza? gli chiese rinfoderando la spada.
No fece Niccol, cercando di apparire il pi possibile sincero. Vi assicuro che non  cos.
In ogni caso disse lufficiale con un gesto di stizza, i miei uomini sono disposti su tutto il perimetro, insieme a quelli di don Felipe Pescado e alla gendarmeria dellarcivescovo. E, come vedete, io stesso mi occupo di fare da collegamento fra i reparti, per assicurarmi che non ci siano falle nel cordone di sicurezza.
Niccol annu, impressionato suo malgrado.
Non avevo dubbi che avreste fatto un buon lavoro disse.
Appena ha cominciato a salire la foschia abbiamo predisposto gli uomini continu Orseno Liverni, insensibile alle lusinghe di Niccol. Un semicerchio compatto tutto intorno alledificio, in modo che nessuno potesse varcarlo senza essere scoperto.
Ottimo conferm Niccol. E il mio uomo? Sapete dove si trova Tadino Jos del Rio?
Liverni si strinse nelle spalle. Da qualche parte nel perimetro. Ho preteso che desse il suo contributo, perch la zona  molto vasta e le forze a nostra disposizione non sono quelle che avrei voluto.
Avete fatto bene disse Niccol, che cominciava a sentirsi a disagio sotto lo sguardo duro dellufficiale. Adesso se non vi dispiace vorrei parlare con il mio assistente. Cercher di...
Allimprovviso un rumore risuon nitido nellaria umida. Un rumore che blocc lui ma anche Orseno Liverni e i suoi uomini, ghiacciando il sangue nelle vene di tutti.
Era stato il suono debole ma nitido di una campanella. E proveniva dal fiume, l dove Niccol aveva fatto stendere le corde che avrebbero dovuto avvisare di una possibile fuga dei sequestratori sulle acque del Naviglio.
Presto! url Niccol lanciandosi alla cieca verso il punto da cui proveniva il suono. Dobbiamo fermarli!
Non posso allentare laccerchiamento, potrebbe essere una trappola! gli grid dietro Liverni.
Senza nemmeno voltarsi, mentre ormai era gi stato inghiottito dalla foschia e non riusciva pi a vedere lufficiale e i suoi uomini, Niccol rispose: Voi state qui! Penso io al fiume!.
Quando di colpo sent ancora le campanelle, questa volta pi di una, non ebbe dubbi: qualcuno si stava allontanando a bordo di unimbarcazione.
Niccol aveva fatto sistemare degli archibugieri sulle sponde del Naviglio e su un barcone ormeggiato al centro del fiume, ma con quella foschia sarebbe stato impossibile scorgere i fuggitivi. Inoltre, se gli ostaggi erano con i sequestratori, sarebbe stato pericoloso mettersi a sparare alla cieca, perch Lasser avrebbe potuto usare i prigionieri come scudi umani per forzare il blocco.
Allimprovviso una piccola figura sbuc dalla nebbia e lo affianc.
 una zattera di carico! grid Tadino adeguandosi subito alla sua andatura e indicandogli la direzione giusta. Di l. Lho vista per un istante.
Proprio in quel momento un colpo darchibugio echeggi con un terribile frastuono.

37.

Fermi l! Non sparate, maledizione! url Niccol lanciandosi in avanti.
Ma il suo appello rest inascoltato, perch dallargine del fiume partirono altri due colpi, assordanti nonostante la foschia compatta che sembrava attutire ogni cosa.
Niccol individu il lampo della canna di uno degli archibugi e vi si diresse a spron battuto, indicando a Tadino il punto in cui sembrava essere partito il secondo colpo.
Non sparate! ripet urlando a gran voce.  un ordine, capito? Non sparate!
Allimprovviso and a sbattere contro un gruppo di archibugieri che si guardava attorno con aria spaesata, con le armi puntate verso lalto per non far scivolare fuori dalle canne le palle gi caricate.
Notaio Taverna... balbett uno degli armigeri, che Niccol riconobbe come un sottufficiale della guardia del capitano di Giustizia.
Che diavolo state facendo? ringhi senza lasciargli il tempo di continuare. Chi vi ha autorizzato a sparare?
Luomo lo fiss stranito, poi punt una mano verso il fiume. Abbiamo sentito le campanelle, abbiamo pensato...
Le vostre consegne erano chiare lo interruppe ancora Niccol. Non dovevate sparare. Potevate colpire gli ostaggi!
Guard verso il fiume, cercando di scorgere qualcosa, ma la foschia era ancora fitta.
Avete visto i fuggitivi? chiese, incamminandosi lungo largine.
No rispose il gendarme, dopo avere scambiato unocchiata con i suoi compagni.
Niccol si ferm e li guard a uno a uno, ancora immobili ai loro posti, con le armi puntate verso lalto.
Che cosa aspettate? chiese. Seguitemi. Dobbiamo capire se i banditi stanno davvero cercando di fuggire.
Detto questo torn a immergersi nella foschia, che lentamente andava dileguandosi sotto i raggi del nuovo sole, finch non vide comparire Tadino, a sua volta seguito da altri gendarmi.
I miei hanno sparato a caso, senza vedere niente gli spieg alla svelta.
Tadino fece una smorfia. Uno di questi, invece, sostiene di avere visto il barcone dei fuggitivi. Fece un cenno verso un ragazzotto dallaria spaesata e con il viso foruncoloso, che avanz di un passo stringendo larchibugio.
Racconta che cosa hai visto ordin Tadino dandogli una pacca su un braccio.
Il ragazzo trasal, si guard attorno spaventato, poi scosse la testa.
Una zattera disse. Una di quelle che servono per trasportare la ghiaia dalla cava.
Dove? chiese Niccol.
Il ragazzo punt un dito verso il fiume, apparentemente a caso.
L, nellacqua rispose. Aveva fatto suonare le campanelle, poi si  avvicinata allargine, cos li ho visti.
Erano Lasser de Bourgignac e i suoi? lo incalz Tadino. E gli ostaggi? Li hai visti?
Il ragazzo cominci a sudare, si gratt la faccia arrossata dai brufoli e scosse di nuovo la testa.
Non lo so rispose. Io... mi  sembrato di vedere qualcuno sulla zattera... poi hanno sparato, cos lho fatto anchio. Non potevo lasciarli fuggire!
Niccol guard il fiume, ma non cera nessuna zattera in vista.
Sei un bravo tiratore? gli chiese.
Il ragazzo abbass gli occhi a terra. No rispose.
Niccol annu. Bene, meglio cos. Di sicuro li avrai mancati, e questa  la cosa migliore.
A quel punto si rivolse a Tadino: Io continuo a piedi lungo largine, con questi uomini. Tu torna dagli altri e fai approntare una squadra di cavalieri. Devono battere largine del fiume per capire se Lasser e i suoi hanno attraccato da qualche parte. Cerca di essere chiaro: nessuno deve sparare. Non voglio correre il rischio che qualche ostaggio resti ferito.
Va bene acconsent Tadino allontanandosi.
E manda qualcuno allinterno del magazzino, per vedere...
Allimprovviso laria venne squassata da unesplosione, che disperse la foschia e li travolse con forza devastante, scaraventandoli a terra.
Mentre tuttintorno a loro piovevano pezzi di legno, Niccol, stordito, pens che ormai si era giunti allepilogo di quella vicenda.
O erano morti tutti, oppure qualcuno aveva escogitato un piano diabolico per fregarli e dileguarsi nel nulla.
Che cos stato? mugugn Tadino, massaggiandosi la testa nel punto in cui un rivolo di sangue gli colava fin sul collo.
Sei ferito? gli chiese Niccol.
No, non  niente rispose il portoghese guardandosi la mano sporca di sangue.
Niccol si spazz di dosso il fango e i pezzi di legno carbonizzati che lo avevano colpito, e si assicur di non avere riportato ferite a sua volta.
Le orecchie gli fischiavano, e faceva fatica a orientarsi in quel guazzabuglio di fumo e foschia. Grossi pezzi di legno bruciavano da ogni parte. Persino nellacqua una grande botte ardeva di un fuoco impossibile, che sembrava non volersi estinguere.
Gli altri gendarmi erano frastornati come lui e si guardavano attorno cercando di capire che cosa potesse essere successo, ma non cerano feriti.
Niccol chiuse per un attimo gli occhi e respir a fondo, cercando di scacciare le vertigini. Poi torn sulla riva del fiume, determinato a muoversi con rapidit per non concedere altro tempo a Lasser de Bourgignac.
Si era trattato di una trappola, in cui lui e i suoi uomini erano caduti come degli sprovveduti.
Polvere nera disse mentre si dirigeva verso la riva del canale. Devono avere messo in acqua una zattera carica di barili di polvere nera, con una miccia lenta, per farci credere in una fuga.
Tadino lo affianc trasecolato, continuando a premersi la mano sulla ferita.
Una manovra diversiva? chiese. Ma perch? Non possono fuggire via terra. Non abbiamo allentato il cordone di sicurezza.
Il perch lo capiremo a tempo debito grugn Niccol, cercando di far lavorare il cervello per sbrogliare quella intricata matassa. Adesso per mettiamoci al lavoro.
Che cosa dobbiamo fare?
Niccol indic il fiume, ricoperto da una coltre di detriti dovuti allesplosione.
Prendi tutti gli uomini e cercate se ci sono dei corpi. Fuori e dentro lacqua.
I corpi di chi? chiese sorpreso Tadino.
Non lo so rispose Niccol. Ma non possiamo correre il rischio che su quel barcone ci fossero gli ostaggi. Magari fatti esplodere insieme a tutto il resto. Fece una pausa, ma prima che potesse aggiungere altro venne folgorato da un ricordo: Il barcone con i nostri archibugieri! Cercate anche loro!.
Tadino apr la bocca, dimostrando di non avere pensato a quella eventualit, e corse verso i gendarmi che si erano riuniti per confabulare frastornati.
Niccol sincammin verso il magazzino. Listinto gli diceva che non era stato imbarcato nessuno, su quella zattera, e che a esplodere erano stati soltanto barili di polvere nera. Forse proprio con lintento di sbarazzarsi del barcone con gli archibugieri. Ma se era cos... Lasser e i suoi erano forse fuggiti a bordo di unaltra imbarcazione?

38.

Quando arriv nello spiazzo antistante le basse colline dietro a cui si erano schierate tutte le forze cittadine e clericali, Niccol si rese conto che lo stavano aspettando, chi con il volto cereo, chi con i lineamenti stravolti dalla rabbia e chi con le labbra che tremavano per la paura e lindecisione.
Il primo ad aggredirlo fu don Felipe Pescado, vibrante dindignazione.
Notaio Taverna! grid, sventolando le mani. Che cos accaduto? Cos stata quellesplosione? Ci sono state vittime tra i figli di don Alcante?
Niccol lo fiss con sguardo tagliente e pass oltre, senza rispondere. Dopo un istante di sorpresa, don Pescado si mise allinseguimento, ma ormai gli altri si erano fatti sotto rubandogli la parola.
I banditi sono fuggiti? chiese con voce tremebonda padre Musso, il delegato arcivescovile.
E i prigionieri? volle sapere Orseno Liverni, che probabilmente gi pensava alle ripercussioni sulla sua carriera, nel caso che fosse successo qualcosa ai figli di don Alcante.
Perch non rispondete? lo incalz da tergo don Felipe Pescado, mentre altri uomini, ufficiali e guardie armate di varia appartenenza si avvicinavano, tutti con laria confusa di chi non sa pi che cosa fare e quali siano gli ordini da eseguire.
Niccol dovette fermarsi.
Ascoltatemi tutti! grid alzando le mani per fare silenzio.  importante mantenere alta la vigilanza, e non permettere a nessuno di allontanarsi di soppiatto dal magazzino.
Intorno a lui si alzarono brusii di sconcerto, ma Niccol li ignor e prosegu: I sequestratori, approfittando della foschia, hanno messo in acqua un barcone con dei barili di polvere nera, che  esplosa. Non abbiamo trovato traccia di corpi, e tutti i nostri archibugieri che avevamo messo su un barcone nel fiume sono incolumi. Dunque pensiamo che sia stato un semplice diversivo per distrarci e fuggire senza essere notati.
Questo lo escludo nella maniera pi assoluta! proruppe Orseno Liverni irrigidendo la schiena. Nessuno dei miei uomini ha abbandonato la posizione, e non sono stati segnalati movimenti sospetti.
 vero, posso confermarlo anche per ci che riguarda i miei gendarmi intervenne don Felipe Pescado, che poi lanci unocchiata a padre Musso. E anche le guardie arcivescovili non hanno perso la calma e hanno mantenuto il cerchio di sicurezza.
Il delegato dellarcivescovo si affrett ad annuire.
Niccol fece scorrere lo sguardo fin dove poteva nella foschia che andava diradandosi: i presidi erano consolidati, e quelli che si erano avvicinati a lui per cercare di ottenere spiegazioni erano tutti ufficiali di collegamento. Lo sbarramento che avevano tracciato intorno al luogo del sequestro sembrava ancora intatto. Dunque la mossa a sorpresa di Lasser de Bourgignac non poteva aver sortito effetto.
Con un brivido di sollievo, Niccol torn a parlare ai suoi agitati interlocutori.
Benissimo, signori, avete fatto tutti un ottimo lavoro. Il che significa che i sequestratori e gli ostaggi devono essere ancora allinterno del magazzino.
Era ora di agire.
Mettiamo fine a questa storia! afferm facendosi largo e dirigendosi a passo di marcia verso ledificio. Venite con me e facciamo irruzione!
Stava giocando con il fuoco. Se Lasser avesse cominciato a uccidere i figli di don Alcante, lui avrebbe dovuto rispondere con altrettanta energia, e il rischio di fare una strage era altissimo. Ma ormai non aveva pi scelta. Aspettare ancora sarebbe stato un segno di debolezza intollerabile, che non sarebbe stato in grado di giustificare con i suoi superiori. Cos, almeno, poteva dire di avere agito in nome della giustizia e delle ferree leggi del Ducato, che non prevedevano alcun patteggiamento con banditi, sequestratori e gentaglia di tal fatta.
Si volt un istante per vedere se gli altri lo stessero davvero seguendo insieme alle guardie armate, e si accorse che un piccolo esercito era con lui, armato di tutto punto e disposto a ventaglio. Meglio di quanto avrebbe potuto organizzare lui stesso.
Quando entr nel cerchio di fuoco dei banditi, avvert un nauseante senso di malessere. Anche i gendarmi intorno a lui fremettero e rallentarono il passo, ma poi la voce di Orseno Liverni esplose come un colpo di archibugio e li riscosse.
Presidiate tutte le uscite e le finestre! ordin. Fatevi sotto e tenetevi fuori dalle traiettorie di tiro!
I gendarmi scattarono e andarono a prendere posizione tutto intorno alledificio.
Da come si erano mossi, Niccol cap che Liverni doveva avere gi organizzato lirruzione, ma aspettava che fosse lui a prendere quella difficile decisione. In ogni caso, adesso gli era al fianco e sembrava pronto a sostenerlo con tutto il peso della sua autorit. Anche padre Musso e le guardie arcivescovili erano attivi intorno a lui, bene amalgamati con i gendarmi ducali, quasi stessero facendo un addestramento militare coeso.
E, nonostante la smorfia piena di rabbia e di dubbi di don Felipe Pescado, anche gli uomini di don Carlos de Alcante avevano capito che si era giunti a un punto di svolta, e dunque erano pronti a intervenire.
Rassicurato da quella tenaglia di soldati che si stava stringendo intorno alledificio, Niccol avanz ancora e arriv a pochi passi dallingresso principale del magazzino, persino sorpreso che nessuno gli sparasse addosso.
Lasser de Bourgignac! esclam con voce ferma. Il tempo a vostra disposizione  scaduto! Nonostante la sortita che avete compiuto, vi do unultima possibilit di accettare le condizioni che vi ho proposto ieri. Rilasciate tutti gli ostaggi e arrendetevi. Vi do la mia parola che riceverete un salvacondotto ducale per il ritiro a vita in un monastero concesso dallarcivescovado. Questa  la mia ultima offerta. Se non risponderete subito, faremo irruzione!
Si guard attorno mentre aspettava contando mentalmente fino a trenta, il tempo massimo che era disposto a concedere ai banditi, e scambi cenni dintesa con i comandanti del minuscolo esercito che era riuscito a mettere insieme.
Trenta, disse infine dentro di s. Dal magazzino proveniva il silenzio pi assoluto.
Stiamo entrando! grid sollevando una mano per segnalare ai gendarmi di fare irruzione. Chiunque cercher di opporre resistenza sar ucciso! Se vi arrendete, gettate le armi e sdraiatevi a terra!
Mentre le guardie del governatore, i gendarmi arcivescovili e i bravi di don Felipe Pescado abbattevano con forza le porte e le ante delle finestre e sciamavano allinterno delledificio ad armi spianate, Niccol rimase immobile per un attimo.
Sapeva che quello che stava per fare avrebbe potuto mettere a repentaglio la sua stessa vita, oltre alla sua carriera.

39.

Acquattato allinterno delledificio, ci mise un po ad abituarsi al buio. Ma quando i suoi occhi riuscirono a mettere a fuoco le cose e le persone nel magazzino, si rese subito conto che qualcosa non andava.
Come osate? Toglietemi le mani di dosso e fatevi da parte!
La voce era esplosa da uno dei locali laterali. Niccol aveva riconosciuto subito la nota petulante e altezzosa di un adolescente abituato a comandare. Si diresse rapido in quella direzione, pensando che almeno un punto a suo favore poteva segnarlo, se la voce che aveva udito apparteneva a chi immaginava.
Dopo essersi fatto largo fra alcuni bravi di Spagna, entr in un ampio locale semivuoto e abbracci la scena con un unico colpo docchio.
Hrnan Francisco de Alcante era in piedi al centro del locale, intento a spolverarsi labito prezioso mentre lanciava occhiate di fuoco ai gendarmi ducali che venivano allontanati bruscamente da don Felipe Pescado e dai suoi bravi spagnoli.
Alle spalle del ragazzino cerano le sorelle, Caterina e Isotta, incolumi e gi atteggiate con quelle smorfie di superiorit e insofferenza che appartenevano a tutti i giovani nobili abituati a crescere nello sfarzo e nella massima considerazione di s.
Intorno a loro, addossati alle pareti, cerano tutti gli altri servitori di don Alcante che Lasser de Bourgignac e i suoi avevano fatto prigionieri.
Niccol trasse un sospiro di sollievo e si avvicin a don Pescado e a Hrnan Francisco.
Non abbiamo trovato traccia dei banditi gli spieg subito Pescado. Ma ormai questo conta poco.
Niccol annu lentamente, osservando Hrnan Francisco e le croste di fango e terriccio che aveva attaccate ai vestiti, e che il giovane stava nervosamente cercando di staccarsi di dosso.
Vostra eccellenza, mi auguro che stiate bene esord, cos come...
Certo che sto bene! linterruppe il ragazzino. Nonostante la vostra inettitudine!
Niccol aggrott le sopracciglia. Che cosa volete dire?
Hrnan lo fronteggi a muso duro, guardandolo dal basso verso lalto, dato che Niccol svettava su di lui di almeno due spanne.
Voglio dire che avete esitato troppo con quelle canaglie! ringhi. Dovevate fare subito irruzione e farli a pezzi prima che fuggissero.
Niccol si trattenne dal rispondere a tono. Volt lo sguardo verso don Pescado, rigido e impassibile come se stesse ascoltando le parole del Vangelo, poi torn a fissare Hrnan Francisco de Alcante.
Siete vivi, mi pare si limit a constatare. Se avessi agito diversamente, irrompendo come dite, forse adesso non saremmo qui a parlare.
Non lasci il tempo di replicare a quel ragazzino borioso e si allontan verso altre zone delledificio, per concentrarsi su Lasser de Bourgignac e sullespediente che doveva avere organizzato per sfuggirgli da sotto il naso.
Pi che infuriato, Niccol era curioso di capire come ci fosse riuscito.
Uscendo dal locale diede unocchiata ad alcuni dei sequestrati, uomini piuttosto robusti che parlottavano con i bravi della scorta di don Pescado. Vide che erano ricoperti a loro volta di terriccio e fango. Si ferm un attimo per guardarsi intorno, ma il locale non sembrava troppo umido, n che ci fossero infiltrazioni dacqua. Il pavimento era ben battuto e piuttosto polveroso. Dove si erano sporcati in quel modo?
Niccol, presto! Vieni a vedere! lo chiam Tadino riscuotendolo dai suoi pensieri. Niccol corse in direzione della voce, proveniente dallala est delledificio, quella pi lontana dal Naviglio.
Prima che riuscisse a raggiungere Tadino, venne per intercettato da Orseno Liverni, che lo affianc.
Abbiamo controllato ovunque gli comunic il comandante della guardia del governatore. Non c traccia dei rapitori.
Allora dove sono andati? gli chiese Niccol, ben sapendo di porre innanzitutto a se stesso quella domanda.
Il cerchio di sbarramento esterno  stato forzato afferm Liverni. E dal fiume non possono essere passati.
Niccol si ferm e lo guard negli occhi. Lasser de Bourgignac e i suoi non sono fantasmi. Ed erano troppi per potersi muovere inosservati. Devesserci una spiegazione.
Quale? chiese Orseno Liverni sconcertato.
Credo che lo scopriremo presto riprese Niccol rimettendosi in movimento.

40.

Quando raggiunse Tadino, si sent colmare da un senso di rabbia, impotenza e frustrazione. La parete orientale delledificio, che da quel lato era addossato a una delle colline, era fatta di roccia. E proprio al centro di quella parete, illuminata dalle torce di alcuni gendarmi, si scorgeva la via di fuga che Lasser de Bourgignac e i suoi avevano preso per darsela a gambe.
Direi che sono passati di qui conferm Tadino infilando la testa nel cunicolo scavato nella roccia e dando unocchiata con la torcia protesa in avanti.  una galleria stretta ma molto profonda. Non se ne scorge la fine.
Niccol si concesse qualche istante per respirare a fondo e cercare di sbollire la rabbia, poi osserv meglio quel buco intagliato nella roccia. La parte inferiore era squadrata e regolare, come se fosse stata opera di minatori provetti, che avevano aperto quel cunicolo nella parete della collina forse per trasportare materiali per la cava dentro e fuori dal magazzino. Per terra, quasi a conferma della sua teoria, vide una successione di travi di legno messe in orizzontale, segnate dal passaggio di oggetti che vi erano stati spinti sopra per farli scivolare pi agevolmente: forse casse con pietra e terriccio, o comunque materiali per i lavori alla cava.
La parte superiore del cunicolo, per, era grezza e irregolare, come se fosse stata scavata in fretta, senza badare pi di tanto alla stabilit della volta ma preoccupandosi solo di rendere il passaggio abbastanza grande da farci passare degli uomini.
Niccol si avvicin, mise a sua volta la testa nella galleria e appoggi una mano a una parete, ritraendola sporca di fango umido. Guard per terra e vide che sotto le travi disposte orizzontalmente scorreva un rivolo dacqua. Non cera traccia del passaggio di Lasser e dei suoi, ma era chiaro che si erano infilati l dentro per uscire allesterno.
Niccol non capiva perch avessero atteso tanto per darsi alla fuga. A meno che...
Si ritrasse dal cunicolo e si rivolse a Tadino. Vai fuori gli disse, e fai venire qui quel tizio dal nome strano... Arso da Loreto, il capomastro della cava. Voglio parlarci.
Mentre Tadino correva via, Niccol si gir verso Orseno Liverni.
Mandate due dei vostri uomini nel cunicolo, per capire dove sfocia ordin, senza preoccuparsi del fatto che in realt Liverni non gli doveva alcuna obbedienza. E fate venire qui gli ostaggi. Non i figli di don Alcante, ma la loro servit, soprattutto gli uomini.
Orseno Liverni lo fiss per un istante, poi per annu e si rivolse ai suoi uomini, gridando ordini. Quindi, mentre due gendarmi muniti di torce si infilavano nel cunicolo, lui stesso si diresse verso il locale in cui avevano trovato gli ostaggi.
Niccol rest in attesa accanto alla galleria, ripensando a tutto ci che era accaduto da quando era arrivato alla cava e aveva ispezionato il luogo del rapimento. Torn con la mente al fiume, alla sagoma delledificio e alla successione di colline che partiva proprio dal lato orientale del magazzino e poi si trasformava nella cava di Allise.
Quel cunicolo dove poteva mai portare? Non nella cava, perch altrimenti Lasser e i suoi sarebbero stati individuati, visto che gli uomini di Liverni presidiavano anche quella zona.
Verso il fiume? Forse in una piccola rada che non era visibile se non dal Naviglio stesso?
Ma se era cos, chi aveva scavato quella galleria? E perch Arso da Loreto non gliene aveva parlato, quando lui gli aveva chiesto informazioni sulla cava e sulledificio che fungeva da magazzino per i materiali del cantiere?
Erano troppe le domande senza risposta. Ma quando finalmente Orseno Liverni e i suoi gendarmi tornarono insieme alla servit di don Alcante, alcune delle cose che aveva visto cominciarono a trovare una spiegazione, a partire dalle macchie di fango e terra che sporcavano gli abiti di alcuni di quegli uomini.
Voi e voi, potete andare. Raggiungete i vostri padroni.
Niccol aveva indicato i servitori di don Alcante i cui abiti erano immacolati, a parte per la polvere raccolta dal pavimento del locale in cui erano stati rinchiusi. Una volta allontanati dalle guardie di Liverni, restarono quattro uomini in piedi accanto al cunicolo scavato nella roccia. Avevano tutti gli abiti sporchi di fango secco, e quando Niccol cercava di fissarli per cogliere il loro stato danimo, distoglievano lo sguardo.
Posso capire anchio quello che avete in mente, notaio? intervenne Orseno Liverni, che fino a quel momento aveva obbedito alle sue richieste in silenzio, ma con una visibile curiosit disegnata sul volto.
Niccol allung una mano e stacc una crosta di fango dalla giacchetta di uno dei servitori di casa Alcante. Poi lo mostr a Liverni.
Nel locale in cui sono stati rinchiusi gli ostaggi non c acqua, n umidit che trasudi dal pavimento o dalle pareti spieg. Eppure, questi uomini sono sporchi di fango. Detto questo, allung una mano allinterno del cunicolo, la pass sulla parete e la ritrasse, mostrandola al comandante delle guardie del governatore. L dentro, per, c acqua che cola dalla roccia, e molto fango.
Liverni osserv la mano di Niccol, il cunicolo, quindi i servitori di don Alcante. Apr la bocca come se volesse chiedere qualcosa, poi sillumin di comprensione e annu.
Questi uomini hanno scavato la galleria da cui sono fuggiti i rapitori disse sconcertato.
Qualcosa del genere rispose Niccol. Ma adesso saranno loro a spiegarci come sono andate le cose. Non  vero?
Prima che qualcuno potesse rispondere, Tadino arriv di corsa, portando con s Arso da Loreto, che si guardava intorno con aria diffidente.
Bene, adesso ci siamo tutti afferm Niccol. Vediamo di capire che cosa  successo.

41.

Questo condotto non era cos esord Arso da Loreto avvicinandosi alla galleria ed esaminandola con occhio esperto. Chi ha fatto un lavoraccio del genere? Sono sorpreso che non sia crollato tutto!
Non mi interessa la qualit del lavoro intervenne Niccol. Voglio capire perch quando ti ho interrogato non mi hai parlato di questa via di fuga.
Di che cosa dovevo parlare? Era un cunicolo per trasportare, per mezzo di corde, casse e carrelli di materiali dal magazzino a una piccola baia scavata nella collina, proprio alle spalle della cava, e viceversa. Non era cos, lultima volta che lavevo visto. Non cera spazio per strisciarci dentro e far passare una persona.
Niccol lo fiss attentamente e comprese che non stava mentendo. Arso da Loreto sembrava sorpreso quanto lui.
Quindi mi stai dicendo che i banditi hanno allargato il cunicolo scavando nella roccia per poter fuggire? chiese al capomastro.
Luomo si strinse nelle spalle. Questa non  roccia spieg.  terra compatta, di riporto dalla cava.  stata accumulata nel tempo a ridosso delledificio, fino a dare forma a quella specie di collinetta che si vede da fuori. Per questo trasuda tutta questacqua. Non  difficile scavare un passaggio, con lattrezzatura giusta e qualche uomo in gamba, che conosce il mestiere.
Niccol guard i servitori di don Alcante che se ne stavano in silenzio, stretti luno allaltro, e li indic ad Arso da Loreto.
Secondo te loro sarebbero sufficienti? gli chiese.
Il capomastro studi per qualche istante i quattro uomini.
Non so chi siano, per sembrano robusti. Ed  chiaro che hanno lavorato nella galleria, basta guardare come sono sporchi. S, direi che  possibile, per quanto debbano avere lavorato sodo, per fare un lavoro del genere in cos poco tempo.
I rapitori possono averli aiutati intervenne Orseno Liverni.
Perch non ve lo fate spiegare direttamente da loro? chiese Arso da Loreto.
Giusto annu Niccol avvicinandosi ai quattro. Voi che cosa avete da dire?
Prima che potessero rispondere, un bagliore illumin linterno della galleria. I due gendarmi che erano stati mandati a esplorare il condotto ricomparvero.
Che cosa avete trovato? li interrog subito Orseno Liverni.
Il cunicolo non  molto lungo rispose uno dei due. Sbuca in una caletta di sabbia e ghiaia addossata alla collina, con un piccolo molo di attracco. Non abbiamo visto imbarcazioni, per ci sono delle gomene, quindi  chiaro che quellapprodo veniva usato.
Niccol strinse le mascelle. Ormai era chiaro come fossero fuggiti Lasser e i suoi. Avevano inscenato il diversivo della chiatta carica di barili di polvere nera per potersi allontanare non visti dallinsenatura nascosta dietro la collina.
Solo che... come diavolo faceva Lasser a conoscerne lesistenza? Possibile che qualcuno dei banditi fosse riuscito a strisciare nel cunicolo, arrivando dallaltra parte e avvisando i suoi compari dellesistenza di quella via di fuga? E, soprattutto, perch nessuno si era preoccupato di avvisarlo di quel pontile dattracco?
Torn a rivolgersi ad Arso da Loreto indicandogli Tadino.
Guarda il mio collega gli disse. Secondo te lui sarebbe riuscito a infilarsi nel cunicolo?
Il capomastro fiss Tadino, aggrott la fronte poi allarg le braccia.
Non lo so rispose. Forse s, in effetti.  abbastanza piccolo da riuscire a passare.
Niccol cerc di ricordare se qualcuno dei rapitori fosse della taglia di Tadino, ma non ne aveva visto nessuno cos piccolo, anche se non era detto che lui li avesse scorti tutti. Per il momento il mistero sarebbe rimasto tale.
Quindi si avvicin ai servitori di don Alcante.
Voi che cosa potete dirci? chiese in tono conciliante, come se non si trattasse di un interrogatorio ma di una conversazione fra amici.
I quattro si scambiarono rapide occhiate, poi uno di loro, un uomo alto e con la testa quasi calva, rispose: I banditi ci hanno minacciato. Hanno detto che ci avrebbero ucciso, se non avessimo obbedito.
Vi hanno fatto ingrandire il cunicolo?
S conferm luomo. Uno dei banditi sembrava sapere come si faceva, perch ci dava istruzioni precise.
Hanno lavorato anche loro con voi? chiese Niccol.
Solo due. A turno. Il grosso lo abbiamo fatto noi.
Niccol prese un lungo respiro. Non gli venivano in mente altre domande, ma il suo istinto gli diceva che cera qualcosa di strano, in tutta la faccenda.
Poi, allimprovviso, ebbe unidea.
Il vostro padrone chiese, don Hrnan Francisco de Alcante. Anche lui  stato costretto a scavare nella galleria?
I quattro tornarono a scambiarsi occhiate piene di paura e di indecisione.
Se vi chiedete come faccio a saperlo aggiunse,  semplicemente perch anche lui  sporco di fango come voi.
I quattro esitarono ancora, finch Orseno Liverni si fece avanti e gli abbai contro: Rispondete al notaio Taverna, altrimenti vi faccio imprigionare!.
Il servitore calvo si umett le labbra, poi si decise a parlare.
Il capo dei banditi, quel Lasser de Bourgignac disse, ha costretto il signorino a infilarsi nel cunicolo. Ha detto che voleva vedere se era vero che i damerini come lui non si sporcano mai, nemmeno quando sguazzano nel fango.
Lha fatto lavorare? chiese Niccol sorpreso.
Luomo scosse la testa. No, hanno solo voluto che entrasse l dentro, quando il cunicolo non era ancora abbastanza alto per passare in piedi. Il signorino...
Che cosa? lo incalz Liverni.
Ha dovuto strisciare concluse con un mormorio avvilito il servitore.
Va bene concluse Niccol, potete raggiungere gli altri. Credo sia ora che i figli di don Alcante tornino a casa.
E i banditi? chiese Orseno Liverni.
Niccol fece una smorfia. A questora possono essere ovunque.

42.

Tutto il seguito dei figli di don Alcante venne fatto salire su un carro, che presto si sarebbe avviato dietro lelegante carrozza su cui erano montati Hrnan Francisco e le sue sorelle. Niccol aveva provato a scambiare qualche parola con il ragazzino, ma don Felipe Pescado si era opposto risoluto, dichiarando che adesso lui non aveva pi alcuna autorit per sottoporli a ulteriori interrogatori.
Nessun interrogatorio aveva replicato Niccol. Solo la conferma di alcune affermazioni che sono state fatte, per chiarire meglio come sono andate le cose.
Per quale motivo? si era limitato a chiedere Pescado. Ormai si  tutto risolto nel miglior modo possibile, direi. Nessuno dei figli di don Alcante ha riportato ferite, e prima o poi le autorit riusciranno a trovare Lasser de Bourgignac e i suoi scagnozzi per impiccarli come si meritano. Voi avete fatto un buon lavoro, notaio, e sar mio compito riferire in modo positivo al capitano di Giustizia e al governatore.
Detto questo era salito a cavallo e aveva fatto segno alla carrozza di muoversi.
Niccol li guard allontanarsi mordendosi nervosamente un labbro. Se da una parte don Felipe Pescado aveva ragione, dallaltra lui non poteva dirsi soddisfatto di quella conclusione e del modo in cui Lasser de Bourgignac glielaveva fatta sotto il naso.
Sai, c una cosa che non capisco disse Tadino comparendogli accanto.
Niccol si volt a guardarlo. Che cosa?
Il piccolo portoghese si strinse nelle spalle. Perch inscenare il sequestro, se tanto gi sapevano che li avrebbero liberati?
Niccol si accigli. Inscenare il sequestro? E perch mai?
Vuoi dire che si sono rifugiati l dentro e... ops! guarda che fortuna, cera proprio un condotto per filarsela alla chetichella di cui non sapevano nulla?
Niccol fiss il suo fidato collaboratore. Con le sue parole Tadino voleva suscitare in lui il ragionamento che lo avrebbe portato a chiarire lintero quadro della vicenda, per il momento tuttaltro che definito.
Erano inseguiti prov a rispondere, cercando di ricostruire i fatti con la logica, si sono imbattuti nella carrozza dei figli di don Alcante e hanno capito che era il solo modo per non venire uccisi subito e prendere un po di tempo.
E sono capitati per caso in quel magazzino? ribatt Tadino. Non mi pare cos facile da raggiungere, per chi sta fuggendo con degli ostaggi. Cerano ben altre e pi comode vie di fuga. A meno che...
A meno che continu per lui Niccol, fulminato dalla comprensione non conoscessero gi questo posto.
Gi. E magari sapevano anche dellesistenza del cunicolo.
Niccol venne preso da un terribile senso di frustrazione. Perch non ci aveva pensato prima? Tra lagitazione del sequestro, la situazione difficile da gestire e il continuo viavai con Milano per il caso dellassassino con la balestra, la sua mente non era riuscita a lavorare con il metodo e la tranquillit che le erano propri. E adesso era troppo tardi.
Se  cos continu Tadino implacabile, perch prendere gli ostaggi? A cosa sarebbero serviti? Potevano raggiungere subito il magazzino, asserragliarsi l dentro e scavarsi la via di fuga.
Questa volta Niccol ribatt determinato: No, non ce lavrebbero fatta. Senza ostaggi, nessuno ci avrebbe impedito di fare irruzione e ucciderli tutti.
E poi avevano bisogno di manodopera per scavare aggiunse Tadino.
Giusto, infatti... Niccol si blocc, con la bocca aperta per la sorpresa. Come aveva fatto a non pensarci subito?
Gli operai della cava! esclam. Cerano gli operai della cava, maledizione!
Tadino si accigli. E quindi? chiese.
Se Lasser e i suoi conoscevano questo edificio e il cunicolo, e volevano allargarlo, perch, una volta arrivati qui, non hanno costretto dei cavatori a seguirli dentro e a lavorare per loro? Chi meglio degli operai della cava per scavare quel tunnel?
Giusto conferm Tadino. E quindi tutta la questione del rapimento...
Forse non sapevano che alla cava avrebbero trovato degli operai da sequestrare cerc di obiettare Niccol, ma quella spiegazione non funzionava. Se conoscevano ledificio in cui si erano asserragliati, Lasser e i suoi dovevano anche sapere che la cava era in funzione, e dunque piena di operai.
A meno che sapessero delledificio ma non del cunicolo prov a dire Tadino. Sembrava lunica alternativa possibile, ma per qualche motivo Niccol ritenne che la verit dovesse essere unaltra.
Secondo me si sono diretti qui con uno scopo ben preciso disse, e hanno rapito i figli di don Alcante per cautelarsi da possibili irruzioni delle varie gendarmerie che avevano alle calcagna.
Tutto questo solo per fuggire? chiese perplesso Tadino.
No rispose Niccol. Per qualche altro motivo che adesso mi sfugge, ma che voglio scoprire al pi presto.
Fece per voltarsi verso ledificio, quando con la coda dellocchio colse un movimento sul carro che trasportava il seguito dei figli di don Alcante, e che alla fine si era messo in moto. Uno dei servitori aveva alzato un braccio per salutare qualcuno. Niccol prov a seguire la direzione dello sguardo delluomo, e vide che uno dei cavatori che assistevano da lontano alla scena stava ricambiando il saluto.
Possibile che si conoscessero? Perch nessuno lo aveva informato? Anzi, Arso da Loreto aveva affermato di non avere mai visto quegli uomini.
Sentendosi pervadere dalleccitazione, Niccol si diresse a passo di marcia verso il cavatore.
Ehi! gli grid dietro Tadino. Dove stai andando?
Fai venire Arso da Loreto ordin Niccol. Raggiungetemi laggi, alla cava. Credo di avere scoperto qualcosa di interessante.

43.

Quando arriv su ci che restava di due basse colline divorate dagli scavi, Niccol si rese conto che luomo che aveva visto salutare era scomparso. Laveva guardato bene, e ne ricordava la fisionomia: alto, spalle robuste, ventre prominente da bevitore di vino. I capelli erano castani e lunghi fin sulle spalle, la barba era quasi tutta bianca, in contrasto con la capigliatura. Impossibile non riconoscerlo. Eppure non lo scorgeva da nessuna parte. Altri sette o otto cavatori erano seduti a confabulare tra di loro, ma nessuno corrispondeva alluomo che aveva visto salutare il servo di don Alcante.
Che succede, notaio? Avete bisogno di me? risuon una voce alle sue spalle. Arso da Loreto stava sopraggiungendo insieme a Tadino, costretto a correre per tenere il passo dellomone.
Cercavo uno dei vostri uomini disse Niccol. Alto, con i capelli lunghi e la barba bianca. Non lo vedo pi, ma era qui.
Arso si accigli. Resegheto disse.  uno nuovo, proviene dal nord. Che cosa ha fatto?
Voglio parlarci tagli corto Niccol. Trovatelo e portatemelo qui.
Arso da Loreto lo fiss per un istante, poi senza aggiungere altro si allontan verso i suoi uomini, cominciando a gridare.
Che succede? chiese Tadino.
Quelluomo, Resegheto rispose Niccol. Lho visto scambiarsi un cenno di saluto con uno dei servitori di don Alcante.
Tadino sembr sorpreso. Be, potrebbero essere amici, o parenti. Non vedo... Locchiataccia che Niccol gli rivolse lo fece tacere allistante. Daccordo, hai ragione: mai ignorare listinto.
Ecco, bravo. E il mio istinto mi dice che c qualcosa di strano in tutto questo rapimento. E forse quelluomo potr darci qualche risposta.
Tadino non ribatt, limitandosi a stringersi nelle spalle. Non sembrava molto convinto delle parole di Niccol, ma se tanti anni al suo servizio gli avevano insegnato qualcosa, allora avrebbe taciuto e sarebbe rimasto in attesa dello svolgersi degli eventi.
A un tratto Niccol sent gridare. Prima una voce, poi altre che si rincorrevano, finch una figura sbuc da dietro il fianco di una collina.
 lui! esclam Niccol riconoscendo luomo che fuggiva. Fece per mettersi allinseguimento, ma era gi troppo lontano.
Stava guardandosi intorno alla ricerca di un cavallo, quando Arso da Loreto comparve correndo a velocit stupefacente per la sua mole, e dopo solo poche falcate riusc a raggiungere Resegheto, che fece crollare a terra balzandogli addosso.
I due lottarono per un po, ma poi la figura imponente di Arso riusc a sopraffare il fuggitivo e lo blocc.
Niccol si diresse di corsa verso i due, seguito da Tadino e da alcuni gendarmi che erano stati messi in allarme dalle grida.
Quando li raggiunse, Arso si era gi alzato e aveva trascinato in piedi luomo, tenendolo fermo con una presa ferrea sul collo.
Questo  Resegheto disse il capo dei cavatori spingendo avanti il fuggitivo. Era lui che stavate cercando?
S conferm Niccol. Fece un cenno ai gendarmi, che presero in consegna luomo e lo tennero fermo per le braccia.
Non ho fatto niente! grid Resegheto guardandosi attorno spaventato. Lasciatemi andare!
Prima vorrei che rispondessi a qualche domanda lo affront Niccol.
Luomo lo fiss sorpreso. Non ho fatto niente mormor di nuovo, gli occhi pieni di paura. Troppa, se si considerava che nessuno gli aveva ancora fatto domande. Che cosa temeva?
Il tuo nome  Resegheto, giusto? gli chiese Niccol cercando il modo migliore per affrontarlo: con piglio duro o con mano pi morbida?
Luomo annu, tenendo per gli occhi bassi.
Conosci uno dei servitori di don Alcante? and subito al sodo Niccol.
Luomo alz lo sguardo e si guard attorno, come per capire chi potesse ascoltare le sue parole.
Sai chi sono, vero? lo incalz Niccol. Sai che un notaio criminale ha il potere, sul luogo di un crimine, di arrestare e processare chiunque ritenga colpevole di atti contro la legge?
Io non ho fatto niente! ripet luomo, questa volta con una nota disperata nella voce.
Rispondi alle mie domande e lo sapremo con certezza ribatt Niccol. Altrimenti ti far sbattere in cella e ti affider alle cure del boia.
Luomo sbianc, si guard attorno come per cercare aiuto, poi allimprovviso si afflosci fra le braccia dei gendarmi, che dovettero sostenerlo. Il pugno duro era servito, pens Niccol. Adesso era il momento di cavargli le informazioni di cui aveva bisogno.
Chi  che ti ha salutato dal carro dei servitori di don Alcante? gli chiese.
Patrizio Leghi rispose luomo, senza tergiversare.
Da quanto vi conoscete?
Abbiamo lavorato insieme.
Dove?
Vi fu un attimo di silenzio. La risposta sarebbe stata essenziale per dare una nuova luce a tutto il caso.
Alla cava di Candoglia.
Nonostante un brivido di eccitazione, Niccol cerc di restare impassibile. Si tratta di un cavatore, dunque, non di un servo di palazzo.  cos?
Luomo annu, tenendo gli occhi fissi a terra.
In che cosa era specializzato? lo incalz Niccol.
Gallerie rispose Resegheto, confermando in pieno i sospetti di Niccol. Lui e gli altri sapevano come scavarle e puntellarle.
Gli altri? volle sapere Niccol.
Luomo era quasi sul punto di scoppiare a piangere. Remigi, Silvano e quellaltro, lo svizzero, non mi ricordo pi come si chiama. Erano tutti a Candoglia.
Niccol si volt a guardare Tadino, che stava fissando Resegheto a bocca aperta.
Stai dicendo che i quattro servitori di casa Alcante in realt erano cavatori? torn a interrogare luomo. Specializzati nella costruzione di gallerie?
Resegheto annu, e sembr afflosciarsi ancora di pi.
Perch non lhai detto prima, figlio di buona donna? esplose il vocione di Arso da Loreto, accennando ad avanzare con il pugno sollevato.
Io... balbett luomo. Non lo so... nessuno me lha chiesto.
Resegheto non stava mentendo, Niccol ne era certo. Li aveva riconosciuti, ma non aveva pensato di parlarne con lui o con i suoi superiori. Forse aveva semplicemente pensato che quei vecchi amici si fossero sistemati nella casa di un nobile spagnolo a fare un lavoro di comodo dopo anni trascorsi nelle cave di marmo.
Va bene disse. Lasciatelo andare.
Le guardie obbedirono.
Per un istante sembr che Resegheto stesse per cadere. Invece riusc a restare in piedi, e guard sorpreso Niccol e i gendarmi.
Vattene disse Niccol, voltandosi e dirigendosi verso gli alberi presso cui erano legati i cavalli.
Tadino gli fu subito dietro. Perch lo lasci andare?
Non sa niente di pi rispose Niccol. Ci che ci interessa devono dircelo quei cavatori che si spacciano per servitori di palazzo.
Tadino fece per ribattere, ma poi si zitt.
Raduna un po di gendarmi gli ordin Niccol slegando un cavallo e saltando in sella. Dobbiamo raggiungere quel carro e fermarlo. Ma prima... hai visto dov il segretario arcivescovile?
Intendi padre Uberti?
Proprio lui.
Tadino si guard attorno, poi individu qualcuno e punt un braccio.
Se ci vedo come un tempo, direi che  laggi, insieme a padre Musso.
Che ci fanno entrambi ancora qui? chiese Niccol.
Credo che abbiano interesse a far riaprire la cava al pi presto rispose Tadino. So che avevano molta urgenza di parlarti.
Ho urgenza di parlargli anchio disse Niccol spronando il cavallo verso i prelati. Tu raduna i gendarmi e poi raggiungimi. Non ci vorr molto.

44.

Notaio Taverna, finalmente! esclam padre Musso quando lo vide arrestare il cavallo e scendere dalla sella.
Ho bisogno di sapere alcune cose da voi, eccellenza lo prevenne Niccol. Si rivolse anche a padre Uberti, che lo fissava accigliato: E da voi, naturalmente.
Ma i lavori alla cava? lo incalz padre Musso. Adesso che tutto  terminato, spero che possiate dare lautorizzazione a...
Lo far al pi presto garant Niccol. Ma voglio ancora capire alcune cose.
Prima che padre Musso potesse intervenire, Ansaldo Uberti sventol una mano in aria e disse: Allora parlate. Se potremo esservi di aiuto, lo faremo.
Quelledificio chiese Niccol indicando il magazzino, e tutta la cava... servono a rifornire la Fabbrica, giusto?
Certo annu padre Uberti.
Per questo dobbiamo far riprendere i lavori al pi presto! ne approfitt subito padre Musso. Senza i materiali di questa cava, tutto il sacro cantiere si fermer!
La propriet dunque  dellarcivescovado? chiese Niccol rivolgendosi direttamente a padre Uberti, che fra i due sembrava il meno esagitato.
Il segretario arcivescovile parve esitare, lanci una strana occhiata a padre Musso, che si era zittito allistante dopo quella domanda, poi scosse la testa.
No rispose. Larcivescovado ha ottenuto dal governatore lusufrutto gratuito della cava di Allise e degli operai a beneficio della Fabbrica del Duomo.
Niccol annu. Si era aspettato qualcosa del genere. Avvert una crescente eccitazione quando formul la nuova domanda: Di chi  la propriet della cava? Chi  stato costretto a darla in usufrutto alla Fabbrica?.
Ma questo non  un mistero! intervenne padre Musso con aria sorpresa. Tutti sanno che la cava di Allise  di propriet della Corona di Spagna.
Ma la Corona assegna sempre a suoi fiduciari le propriet sul territorio del Ducato fece notare Niccol.
Naturalmente conferm padre Uberti.
Dunque a quale nobile spagnolo  stata data in concessione la cava? insistette Niccol.
A sua eccellenza don Carlos de Alcante spieg il segretario arcivescovile come se fosse stata la cosa pi ovvia del mondo.
Niccol si sent sommergere dalle vertigini. Finalmente tutto cominciava ad assumere un significato, e i tanti particolari oscuri di quella vicenda diventavano comprensibili.
Bene disse ai due prelati, congedandosi con un inchino. Vi ringrazio. E prometto che al pi presto dar ordine perch la cava torni a produrre a pieno ritmo.
Detto questo balz a cavallo, pieno di determinazione. Fece segno a Tadino di seguirlo insieme ai gendarmi allinseguimento del corteo degli Alcante che si stava dirigendo a Milano.
Non perse tempo a chiedere a padre Uberti e a padre Musso perch nessuno si fosse degnato di spiegargli che il magazzino era di propriet del padre dei ragazzi rapiti. I giochi di potere e di opportunit in cui quella gente amava destreggiarsi non gli appartenevano, e non ne voleva sapere pi di quanto gli servisse per dare una svolta alle sue indagini.
Raggiunsero in fretta il carro con i servitori di casa Alcante, che si muoveva trainato da una coppia di buoi. La carrozza con i figli del nobile spagnolo invece era ormai scomparsa. Se avesse voluto interrogare Hrnan Francisco e le sue sorelle, Niccol avrebbe dovuto farlo presso la loro residenza, e non senza attraversare una vera e propria foresta di difficolt, politiche e diplomatiche, che potevano compromettere anche la sua stessa carriera.
Tutti a terra! grid Tadino facendo circondare il carro dai gendarmi e costringendo i servitori a scendere.
Niccol balz gi da cavallo, poi and dritto davanti alluomo che aveva visto scambiarsi un cenno con Resegheto.
Tu sei Patrizio Leghi, vero? gli chiese fissandolo con le palpebre strette in due fessure. Il tuo amico Resegheto ti ha riconosciuto. Poi lanci unocchiata agli altri tre cavatori. Come ha riconosciuto voi altri, tutti lavoratori delle cave di Candoglia.
I quattro si scambiarono occhiate preoccupate, ma nessuno disse una parola.
Niccol annu, assumendo unaria pensosa. Poi allimprovviso si rivolse a una ragazza giovane e minuta, che se ne stava tutta rannicchiata su se stessa, come se temesse di ricevere chiss quali accuse: Tu conosci questi uomini? le chiese indicando i quattro. Da quanto tempo lavorano per don Alcante?
La ragazza lo fiss con gli occhi sgranati, come se non riuscisse a capire le sue parole.
Niccol fece un cenno a Tadino, che si avvicin e ripet la domanda in spagnolo. Uno spagnolo un po contorto, visto che Tadino non lo parlava alla perfezione, ma senzaltro comprensibile, tanto che la ragazzina annu subito con foga, poi rispose con una serie rapidissima di parole che Niccol fatic a comprendere.
Dice che non li aveva mai visti a palazzo tradusse Tadino. Sono arrivati solo due giorni fa, ma non sono servitori, non lhanno mai fatto.
Niccol torn a fissare Patrizio Leghi, che dei quattro gli pareva lanello debole del gruppo.
Dunque siete cavatori, non servitori. Ed eravate in quel magazzino a lavorare per Lasser de Bourgignac. Perch, mi chiedo? E per conto di chi? Dei banditi o... di qualcun altro?
Patrizio Leghi si umett le labbra, nervoso, scambi altre occhiate con i suoi compari, ma non disse nulla, limitandosi a tenere gli occhi bassi.
Secondo me siete complici nel rapimento riprese Niccol cercando di concludere linterrogatorio in fretta, perch aveva urgenza di capire alcune questioni che lo assillavano. Il che significa che posso farvi arrestare e impiccare allistante, senza nemmeno tradurvi in tribunale.
Tecnicamente non era del tutto vero, ma Niccol dubitava che quei cavatori conoscessero lintricata materia delle leggi criminali del Ducato. E infatti li vide sbiancare e barcollare per la paura e lindecisione.
Tadino ordin, vedi quellalbero laggi? Mi pare perfetto per lesecuzione. Fai approntare le corde.
Mentre il portoghese latrava ordini ai gendarmi, che si affrettarono a recuperare delle corde e a legarle con abilit per farne dei cappi, Niccol osserv i quattro cavatori. Stavano sudando copiosamente, e non avrebbero retto ancora per molto.
Quando la prima corda venne fatta passare al di sopra del ramo pi robusto e messa in tensione, uno dei cavatori si butt per terra e si port le mani al viso, scoppiando a piangere.
Noi non centriamo niente! grid. Ci hanno costretti a farlo! Hanno minacciato di ucciderci, noi e le nostre famiglie!
Chi? lincalz Niccol. Chi vi ha costretto a farlo?
Lasser de Bourgignac rispose Patrizio Leghi senza riuscire a staccare gli occhi dalle corde che pendevano una accanto allaltra dal ramo dellalbero.  venuto a Candoglia con alcuni dei suoi e ci ha offerto un posto su una nave in partenza per il Nuovo Mondo, e poi un lavoro nelle miniere doro delle colonie spagnole. In cambio dovevamo aiutarlo ad allargare il cunicolo e a caricare le casse sul barcone che era stato preparato fuori. E poi ci ha detto di stare zitti, di far credere che fossimo servitori di palazzo. Se avessimo parlato, avrebbe ucciso noi e anche le nostre famiglie.
Quando Patrizio Leghi termin di parlare, Niccol rest a fissarlo imbambolato.
Caricare le casse? Il barcone dei banditi?
Allimprovviso fu tutto chiaro. Lasser de Bourgignac aveva congegnato una incredibile farsa. Lui e gli uomini del governatore e dellarcivescovado ci erano cascati in pieno, come degli sprovveduti.
Quali casse? chiese per lui Tadino. Che cosa contenevano?
Non lo so rispose Patrizio Leghi. Abbiamo abbattuto una finta parete nel magazzino, e dietro cerano delle casse. Molto grandi e pesanti. Non sarebbero passate nel cunicolo per gli attrezzi, cos labbiamo allargato. Terminato il lavoro abbiamo trascinato fuori le casse e le abbiamo caricate su un barcone. Poi, mentre Lasser e i suoi si allontanavano, siamo rientrati, come ci era stato ordinato, e vi abbiamo aspettato.
Niccol immagin la scena, il diversivo con la polvere nera, la risata strafottente di Lasser de Bourgignac mentre si allontanava con il suo prezioso carico... e la rabbia mont dentro di lui come una marea ardente.
Vi hanno costretto loro a mentire su come sono andate le cose? chiese Tadino.
S. Ci hanno spiegato cosa dire. Parola per parola.
Niccol rest a fissare accigliato i cavatori, poi scosse la testa. Devo andare! ringhi voltandosi e raggiungendo il cavallo.
Dove? chiese sorpreso Tadino. E quei quattro?
Lasciateli andare rispose Niccol balzando in sella. Non sono loro che mi interessano.
E io che faccio? gli chiese il portoghese.
Tu cerca di capirne di pi su quella faccenda dellarcivescovado che ha requisito il magazzino per la Fabbrica del Duomo.
Detto questo spron il cavallo. Doveva raggiungere la carrozza con i figli di don Carlos de Alcante e farsi spiegare alcune cose da Hrnan Francisco.
E forse anche dal suo tirapiedi, quel don Felipe Pescado che lo aveva preso per i fondelli per tutto il tempo, senza che lui se ne rendesse conto.

45.

Perch inscenare una farsa del genere? Era questo linterrogativo che tormentava Niccol mentre se ne stava curvo sul dorso del cavallo, con le mani contratte sulle redini come se temesse di venire sbalzato di sella da un momento allaltro. Non era mai stato un buon cavaliere, e adesso che era costretto a inseguire una carrozza che aveva un notevole vantaggio su di lui, rimpianse di non aver mai seguito i consigli di suo padre, che laveva spronato pi di una volta a esercitarsi a cavalcare.
Non sapeva se sarebbe riuscito a raggiungere gli Alcante prima che entrassero a Milano, ma era comunque disposto a recarsi di persona dal governatore per chiedergli lautorizzazione a interrogare tutti coloro che erano stati presenti in quelle giornate difficili nel magazzino sulle rive del Naviglio. Era certo che fosse successo qualcosa di strano, qualcosa che andava al di l dellapparente sequestro di tre nobili rampolli spagnoli.
Che coserano quelle casse? Che cosa contenevano, di cos prezioso, da costringere Lasser de Bourgignac a rapire i figli di un potente nobile spagnolo? E poi, era davvero stato un rapimento?
Allimprovviso, un tassello and a posto nella sua mente, e un mosaico credibile prese forma.
Il magazzino era di propriet degli Alcante, che avevano dovuto cederlo allarcivescovado perch si potesse approvvigionare la Fabbrica del Duomo, avida di risorse come non mai, dopo che il Borromeo ne aveva fatto un simbolo della forza e della vitalit della citt.
Un magazzino che per conteneva, occultate dietro una finta parete, delle casse molto preziose, di cui Lasser de Bourgignac, in qualche modo, era venuto a conoscenza. Ma non sapeva dove fossero con esattezza. Forse era per questo che aveva rapito i figli di don Alcante. Grazie a Hrnan Francisco aveva individuato la parete da abbattere, poi si era dato da fare per allargare il cunicolo, in modo da darsi alla fuga con il suo prezioso bottino.
Adesso tutto gli sembrava pi chiaro e plausibile, anche se Niccol non sapeva n che cosa contenevano quelle casse, n perch fossero nascoste nel magazzino, e soprattutto come avesse fatto Lasser de Bourgignac a sapere della loro esistenza.
Ma ormai poco importava. Sarebbero stati proprio gli Alcante a rispondere alle sue domande. Certo, se ci fosse stato Rinaldo con lui, a incutere paura e soggezione a quegli arroganti rampolli, forse...
Allimprovviso il cavallo scart sulla destra e fece scivolare gli zoccoli sul terreno in una frenata disperata. Niccol si ritrov in volo, aggrappato alle redini come se fossero lultimo appiglio che aveva con il mondo. Per qualche strano miracolo riusc a compiere una torsione in aria, mentre il cavallo scartava ancora bruscamente sulla destra. Quando piomb a terra si rese conto di essere stato fortunato, perch era finito sopra una compatta massa di cespugli a bordo pista, che avevano attutito la caduta.
Limpatto fu lo stesso doloroso. Il fiato gli usc dai polmoni con un sibilo acuto, di sofferenza ma anche di rabbia.
Niccol! Ti sei fatto male?
Era lultima voce che avrebbe voluto sentire. Mentre cercava di rotolare fuori dai cespugli, ricord quello che era successo: una figura era comparsa tutta un tratto sul sentiero, proprio davanti al suo cavallo, che era stato costretto a scartare e a piantare gli zoccoli nel terreno per evitare di travolgerla.
Una figura che correva alla massima velocit agitando le braccia.
E il cavallo si era fermato, sbalzandolo via di sella.
Mentre si tirava in piedi, con tutte le ossa e le giunture doloranti, Niccol associ la voce che aveva udito alla figura che aveva intravisto sulla strada e fu invaso dallo sconforto.
Niccol! Stai bene?
Isabella Landolfi si materializz davanti a lui, gli occhi sgranati per la paura, splendida come unapparizione. Niccol fu costretto ad ammettere che in quel momento non cera nulla di pi bello che desiderasse vedere.
Si pu sapere che diavolo ci fai qui? mormor, piegandosi in due quando sent una fitta attraversargli il costato. Sei pazza a comparire in quel modo! Il cavallo era lanciato in corsa, poteva travolgerti.
Ti ho visto e ho cercato di fermarti rispose lei, con unaria stravolta che la faceva sembrare ancora di pi un cerbiatto smarrito.
Be, ci sei riuscita gemette Niccol.
Prima che lui potesse dire altro, Isabella lo sorprese con parole che non si sarebbe mai aspettato.
Si tratta di Rinaldo. Ha trovato lassassino con la balestra, ma quello... lha colpito. Credo sia grave.
Niccol si raddrizz, allimprovviso dimentico di ogni dolore.
Dov? le chiese, afferrandola per le spalle.
Un cerusico si sta occupando di lui, ma non so che cosa... Isabella si port le mani al viso e scoppi a piangere. Solo in quel momento Niccol si rese conto che era sudata e stravolta per la corsa che aveva fatto per venire ad avvisarlo. Ma perch non aveva mandato qualcuno? Perch non si erano mossi i gendarmi del tribunale? Perch mandare lei?
Sentendo la rabbia tornare a sommergerlo, la strinse a s e cerc di confortarla, poi si guard attorno e individu il cavallo, che sbuffava poco distante.
Va bene, tranquilla le disse. Adesso portami da Rinaldo, cos verifichiamo come sta. E lassassino con la balestra? Lavete preso? Siete sicuri che sia lui?
Lei scosse la testa contro il suo petto.
 lui. Questa volta non possiamo sbagliarci rispose. Si  asserragliato in casa e ha abbattuto due gendarmi. Erano tutti cos presi, gridavano... Io sono corsa via per cercarti, perch solo tu puoi risolvere questa cosa.
Niccol dilat le narici, afferr le briglie del cavallo e aiut Isabella a balzare in sella. Poi sal a sua volta, stringendo i denti per ignorare il dolore alle costole e in cento altri punti del corpo.
Daccordo mormor, mentre incitava il cavallo a rimettersi in marcia. Gli Alcante possono aspettare. Adesso dobbiamo capire come sta Rinaldo e prendere quel maledetto che lha ferito.
Isabella si limit a stringersi a lui, tremante come una foglia nel vento.
Qualcuno avrebbe pagato, e molto presto, per quello che stava passando.

CAPITOLO SETTIMO. 

28 agosto 1576 
Se cerchi la verit, trascura laspetto delle persone.
 negli occhi che troverai ci che ti serve.
AMERIGO TAVERNA, notaio criminale

46.

Con Isabella in sella, Niccol non riusc a mantenere unandatura elevata e dovette rinunciare a intercettare la carrozza dei figli di don Alcante. In ogni caso, probabilmente non se la sarebbe sentita di fermarli e improvvisare un interrogatorio, scombussolato comera al pensiero di Rinaldo ferito. Per avrebbe voluto guardare negli occhi di don Felipe Pescado, e in quelli di Hrnan Francisco, per cercare di capire se gli era sfuggito qualcosa di importante. Una sola occhiata poteva essere pi importante di mille parole, come gli aveva sempre insegnato suo padre.
Ma la carrozza era scomparsa, e ormai il problema del rapimento dei figli di don Alcante doveva essere messo in secondo piano rispetto a ci che era accaduto a Rinaldo.
Lassassino con la balestra era stato individuato. Il fatto che avesse colpito ancora, uccidendo due guardie e ferendo Rinaldo, confermava che era la persona giusta. Ma prima di tutto Niccol doveva assicurarsi che al colosso venissero somministrate tutte le cure di cui aveva bisogno.
Quando finalmente arriv nel luogo che gli era stato indicato da Isabella, vide subito il capannello di gendarmi che si era formato. Cerano divise appartenenti a tutte le guarnigioni possibili, da quelle del capitano di Porta competente per quel quartiere fino ai gendarmi del tribunale di Giustizia, che presidiavano ogni accesso alla piazza, impedendo a chiunque di uscire dal palazzo in cui lassassino si era asserragliato. Quella era piazza Carobio, il posto in cui era stata uccisa la ragazzina che Niccol, per un orribile istante, aveva pensato potesse essere Isabella. Dunque, lassassino si nascondeva proprio in prossimit di uno dei luoghi dei delitti.
Mentre cavalcavano, Niccol aveva cercato di strappare qualche informazione in pi a Isabella, ma lei era davvero sconvolta e pi silenziosa del solito.
Adesso scendi e torni a casa le disse, fermando il cavallo vicino ad alcuni gendarmi del tribunale che lo riconobbero e lo raggiunsero subito. Qui ci penso io a...
Lei lo colp su una spalla con forza sorprendente.
Non ti azzardare, notaio Taverna! esclam fissandolo con aria determinata. Allimprovviso, tutta la sua stanchezza sembrava essere scomparsa. Non me ne andr finch non avr la certezza che Rinaldo sta bene, capito?
Niccol non riusc a sostenerne lo sguardo. Daccordo cedette.
Non gli era mai capitato di incontrare una persona del genere, e forse era per questo che ne era cos innamorato. E sebbene avesse a cuore la sua incolumit e lo sconvolgesse lidea che lei potesse anche solo avvicinarsi a luoghi come quello, in cui il pericolo era annidato ovunque, non riusciva a imporsi su di lei, costringendola a mettere da parte la sua anima curiosa e vivace, la stessa che lo aveva colpito fin dal primo giorno in cui era comparsa davanti ai suoi occhi, come un angelo disceso dal cielo.
Se voleva restare con Isabella, doveva scendere a compromessi. Ma non era certo il momento di mettersi a stabilire i dettagli del loro rapporto, i limiti oltre i quali non avrebbe mai acconsentito che lei si spingesse.
Isabella addolc lespressione del viso, si avvicin e gli sfior una guancia con le labbra, lasciando che il suo profumo gli penetrasse nelle narici.
Andiamo da Rinaldo mormor lei. Ha bisogno di noi.
La prima cosa che Niccol vide fu il sangue. Ce nera cos tanto che lui e Isabella furono costretti a seguire una delle guardie lungo un percorso a zigzag per calpestarne il meno possibile.
Tranquillo, capo, non  tutto mio.
Sentire la voce di Rinaldo fece sciogliere il nodo dansia che Niccol aveva nello stomaco. Il colosso era adagiato a terra, circondato da persone che non conosceva. Fece per rispondere con una battuta spiritosa, quando si blocc a bocca aperta, sgranando gli occhi. Rinaldo era a petto nudo, e il quadrello che laveva ferito gli sporgeva ancora dalle carni, piantato in profondit nel petto muscoloso. Proprio allaltezza del cuore, not Niccol con sgomento.
Voi siete il notaio Taverna? gli chiese un uomo dai modi bruschi, che indossava un grembiale di cuoio da maniscalco. Aveva le mani tutte sporche di sangue, che cercava di ripulire con uno straccio ormai zuppo, peggiorando solo le cose.
S rispose Niccol, mentre Isabella lo superava e andava a sistemarsi accanto a Rinaldo per accarezzargli la fronte con aria materna.
Il vostro amico non  messo bene disse il maniscalco. Chi ha tirato ha mirato dritto al cuore, e non ha sbagliato. Quel bestione si  salvato solo perch lo strato di muscoli che ha sul petto  tale da avere impedito alla punta del quadrello di affondare del tutto. Ma credo che sia cos vicina al cuore che basterebbe un niente per ucciderlo.
Niccol fiss il dardo che usciva dal petto di Rinaldo, poi il maniscalco che lo affrontava a muso duro, come se fosse lui il responsabile di quello che era successo. Senza sapere bene come comportarsi, indic lamico con una mano.
Forse ci vorrebbe un cerusico, o un catelano disse. Questo genere di ferite non  di competenza di un maniscalco.
Luomo fece una smorfia. Non credo che arriverebbero in tempo. Li ho gi mandati a chiamare da un po, ma non si  visto ancora nessuno. Dobbiamo prendere una decisione.
Di che si tratta? chiese Isabella arrivando in soccorso di Niccol. Che cosa dobbiamo fare?
Voi ben poco rispose il maniscalco, se non stargli vicino e magari mettergli qualcosa fra i denti perch non si morsichi la lingua. Io cercher di estrarre il dardo, ma vi dico subito che c una buona probabilit di ucciderlo.
Non possiamo aspettare? chiese Niccol disperato.
No rispose risoluto luomo. Ha gi perso troppo sangue, e il quadrello affonda sempre di pi fra i muscoli lacerati.
Niccol guard Isabella. Lei gli fece un cenno con la testa. Un semplice, quasi impercettibile segnale di assenso. Niccol comprese che aveva ragione. Con quel genere di ferite, a volte aspettare era peggio che intervenire.
Daccordo disse al maniscalco. Toglietelo. Se vi serve il mio aiuto...
No. Fatevi da parte sbuff luomo, voltandosi verso Rinaldo che aveva chiuso gli occhi e sembrava svenuto.
Isabella strinse con forza un braccio a Niccol, poi senza dire una parola torn accanto a Rinaldo, gli sollev la testa e se la mise in grembo, passandogli delicatamente la mano sulla fronte. Il maniscalco ficc un pezzo di cuoio tra i denti del colosso, verificando che la lingua fosse al sicuro da contrazioni improvvise per il dolore. Poi prese un lungo respiro, afferr limpennaggio del quadrello con una mano e fiss Niccol, come se aspettasse un suo cenno per tirare.
Prima che lui potesse parlare, per, luomo strapp via il dardo con un guizzo possente del braccio, che lacer ulteriormente le carni di Rinaldo e fece sprizzare una fontana di sangue.
Quando vide lamico sussultare e poi ricadere a terra come un fantoccio inanimato, Niccol si precipit in avanti.
Premete questo, notaio! lo esort il maniscalco posando il suo straccio lercio sulla ferita che versava sangue. Con forza!
Lui .. ... prov a dire Niccol, osservando il volto esangue di Rinaldo.
Se la caver afferm il maniscalco cominciando a preparare lattrezzatura per suturare la ferita. Il cuore  a posto.
Come fate a dirlo? chiese Niccol, rendendosi conto che il suo cervello non era in grado di analizzare la situazione con il distacco che gli era abituale.
Avete visto il sangue? replic il maniscalco. Non era spinto a spruzzi dal cuore, quindi non  stata lesionata nessuna vena importante. Ce labbiamo fatta. Il vostro amico  fortunato. Lanci unocchiata a Isabella, che continuava ad accarezzare la fronte di Rinaldo. Oppure ha avuto un buon angelo protettore.
Niccol osserv lo straccio che stava premendo sulla ferita. Il sangue non sgorgava pi: lemorragia si era fermata. E il petto enorme di Rinaldo si muoveva sotto di lui, nelle spinte inconsapevoli del respiro. Allimprovviso tutto il nervosismo e la paura si dissiparono, e Niccol ebbe la certezza che quel bestione gli sarebbe stato accanto ancora.
Guard Isabella e rispose al suo sorriso con un lungo sospiro di sollievo.
Adesso fatevi da parte che devo ricucire lo apostrof il maniscalco. Niccol si trattenne a stento dallabbracciare e baciare sulla fronte quelluomo rude e scortese.
Si alz e si allontan di qualche passo, lasciando che luomo facesse il suo lavoro. Isabella lo raggiunse e restarono insieme a guardare, fino a quando lei lo riscosse tirandolo per un braccio.
Rinaldo star bene gli disse, guardandolo con una strana espressione negli occhi. Adesso devi catturare quel bastardo che lha quasi ucciso.
Niccol sussult. Aveva del tutto dimenticato lassassino con la balestra. Era asserragliato in uno degli edifici di piazza Carobio, e non aveva alcuna possibilit di fuga.
Strinse le palpebre mentre una furia cieca lo sommergeva.
Va bene disse. Ma prima voglio sapere tutto quello che  successo. Come lo avete trovato? Chi ? Dove si nasconde?
Vieni rispose Isabella. Ti faccio vedere. E intanto ti racconto.

47.

Adesso mi devi spiegare una cosa. Che diavolo ci fai tu qui? Non ti avevo detto di restare a casa? Che era troppo pericoloso seguire Rinaldo nelle indagini?
Niccol era furioso. Isabella aveva linsana abitudine di fare lesatto contrario di quello che lui le diceva, come se ci prendesse gusto a fargli dispetto. Per era anche felice che fosse incolume, e si sentiva sollevato dal saperla accanto a s, l fra decine di gendarmi che non avrebbero consentito a nessuno di farle del male.
E poi gli era mancata. Niccol riusciva a rilassarsi e a sentirsi in pace solo in sua presenza, quando lei gli parlava e gli sorrideva con i suoi occhi luminosi e il sorriso perfetto.
Si trattenne a stento dallabbracciarla e baciarla di fronte a tutti, ma non per questo era disposto a cedere su alcuni punti, primo fra tutti la sua sicurezza.
Tu non sei un notaio criminale aggiunse.
Isabella non rispose, continuando a camminare a occhi bassi. Un atteggiamento remissivo che non le era proprio, ma forse, dopo quello che era accaduto, si rendeva conto di aver commesso degli errori e trovava giusti i suoi rimproveri.
 pericoloso avere a che fare con i criminali, e bisogna sapere come prenderli, come affrontarli.
Come ha fatto Rinaldo? gli chiese lei fermandosi e alzando finalmente lo sguardo su di lui.
Niccol non ci vide atti di sfida o di provocazione, ma solo uninfinita tristezza, che gli provoc un brivido.
Isabella scosse piano la testa. Si  fatto quasi uccidere continu, con un filo di voce. E lha fatto per me.
Niccol si accigli. Come sarebbe?
Isabella sospir, gli occhi colmi di lacrime. Ero contenta ed eccitata, perch era stato anche merito mio se avevamo individuato lassassino. Cos non lho ascoltato quando mi ha chiesto di stare indietro, di essere prudente. Fece una pausa e scosse la testa. Sai come sono fatta.
Niccol non rispose, invitandola con lo sguardo a proseguire.
Sono andata avanti come se fosse un gioco. Lui deve avere capito che stava succedendo qualcosa perch si  tuffato davanti a me e mi ha coperta con il suo corpo. Lui... la voce le si incrin, mentre altre lacrime le scendevano sulle gote lui si  preso quel quadrello per impedire che colpisse me, e io non ho saputo fare altro che mettermi a gridare mentre altri gendarmi venivano abbattuti.
Niccol si sent stringere il cuore in una morsa di terrore per quello che era accaduto, e di compassione per Isabella, che si struggeva per il povero Rinaldo. Le si avvicin e labbracci, stringendola forte a s.
Va bene le disse. Commettiamo tutti degli errori. Limportante  che le conseguenze non siano fatali.
Aveva detto una sciocchezza, lo sapeva bene, ma Isabella reag con piccoli sussulti, mentre si sforzava di reprimere i singhiozzi.
Rinaldo star bene continu lui. Adesso quello che dobbiamo fare per sistemare le cose  prendere quel bastardo. Te la senti di raccontarmi come avete fatto a individuarlo?
Isabella rest ancora per qualche istante con il volto premuto contro il suo petto, poi fece un profondo respiro e sembr recuperare il controllo. Forse non era pi lIsabella fiera e spavalda che lo affrontava sempre con quel sorrisino saccente sulle labbra, per sembrava avere riacquistato un po del suo coraggio e della sua forza.
Hai ragione annu asciugandosi le lacrime.  inutile starsene qui a piagnucolare. Tu devi fare il tuo dovere e catturare quel mostro.
Intanto dimmi come avete fatto a trovarlo.
Isabella si strinse nelle spalle. Mi sono ricordata di Ferrando, uno degli uomini che sono stati insieme per un po con mia madre, dopo la scomparsa di pap.
Non me ne hai mai parlato.
Oh, non aveva niente di speciale. Per faceva un mestiere interessante: lavorava alla Fabbrica come marmista. Ed era specializzato in un lavoro molto particolare.
Quale? chiese Niccol, che non riusciva a capire dove volesse arrivare.
Lucidava i profili delle statue di marmo rispose Isabella. E lo faceva usando della polvere di ferro, che gli restava attaccata addosso quando tornava a casa. Sul corpo, sui vestiti, nei capelli. Era un vero disastro. Forse  uno dei motivi per cui mia madre a un certo punto non ha pi voluto frequentarlo.
Polvere di ferro fece Niccol, che cominciava a innervosirsi.
Esatto afferm lei. Quando questa mattina sono andata da Rinaldo e lui mi ha parlato della ricerca che stava facendo...
Che significa che sei andata da Rinaldo? la interruppe lui.
Isabella lev gli occhi al cielo. Va bene, hai ragione, sono stata una sciocca e unavventata... non avrei dovuto rincorrere Rinaldo per tutta la citt ma restarmene a casa a ricamare. Per lho fatto, e possiamo fare poco per cambiare questa cosa. Si interruppe, e per un istante restarono a guardarsi in silenzio.
Poi Niccol le sorrise. Sei bellissima quando ti arrabbi le disse, e Isabella gli sferr un pugno senza riuscire a trattenere una risata liberatoria.
Vuoi sentire come  andata o intendi processarmi qui sui due piedi? gli chiese.
Niente processo. Io ho il potere di fare imprigionare subito le teste dure come te ribatt Niccol.
Lei rise ancora, poi allarg le braccia. Mi sono appostata fuori dal tribunale,  vero. E appena ho visto Rinaldo lho seguito. Quando lui mi ha vista si  infuriato, ha fatto di tutto per cercare di convincermi a tornare a casa, mi ha addirittura minacciata di portami di peso al tuo cospetto, ma poi... diciamo che sono riuscita a addolcirlo.
Niccol fece una smorfia. Non ne dubito. A volte gli angeli e le streghe si assomigliano, sai?
Rinaldo  un bravo ragazzo, tutto qui si scherm lei, e non se l sentita di tagliarmi fuori, come fa sempre... qualcuno. Lo bruci con unocchiata infuocata, poi riprese: Comunque, mi ha spiegato cosa stava cercando, e mi ha fatto vedere i quadrelli usati dal balestriere. Al momento non mi  venuto in mente nulla, ma quando uno degli armaioli ci ha detto che alcuni artigiani usano la polvere di ferro dei marmisti per lisciare in quel modo frecce e quadrelli... be, mi sono ricordata di Ferrando.
Polvere di ferro per lisciare il legno? chiese Niccol, sorpreso.
Esatto. Cos ho portato Rinaldo da Ferrando, al cantiere della Fabbrica, e abbiamo parlato un po. Lui ci ha spiegato che tipo di polvere di ferro si pu usare per lisciare il legno, e poi ci ha detto che conosceva un armaiolo che ne faceva uso, e che si riforniva spesso dal rivenditore a cui ricorrevano i marmisti.
Niccol la guard ammirato. Rinaldo aveva avuto ragione: cera unanima da notaio criminale, in lei.
E quindi lavete individuato? chiese. Era lui?
Siamo andati alla sua bottega, ma non cera, e questo era strano. I garzoni ci hanno detto che si trovava a casa perch non stava bene, cos siamo venuti qui per cercare di interrogarlo, ma... si incup ancora era come se ci aspettasse. Appena ci ha visti ha cominciato a tirare. Con una mira prodigiosa, tra laltro, perch eravamo lontani quando ha colpito Rinaldo e poi i due gendarmi.
Avete visto da dove ha tirato? chiese Niccol. E come si chiama?
Isabella indic un palazzo poco lontano, allinterno del cerchio di sicurezza predisposto dai gendarmi che presidiavano la zona.
Da una di quelle finestre disse. Forse al secondo piano, se non ho visto male. Lui  Amedeo Giberna, un armaiolo originario della Toscana.  vedovo, e vive da solo con il figlio Mattia, di tredici anni.
Adesso sar barricato in casa.
 pericoloso annu Isabella. Ho visto come tira. Io non mi avvicinerei pi di tanto.
Niccol scrut ledificio. Non si  pi fatto vedere?
Non lo so rispose lei. Ero con Rinaldo e non ho pi visto.
Chi comanda, qui? volle sapere Niccol guardandosi attorno.
C il capitano di Porta, da qualche parte... eccolo laggi.
Niccol segu il braccio teso di Isabella e individu Attilio Camerlenghi, capitano di Porta e vecchio amico di suo padre.
Bene disse. Adesso ci penso io. Tu torna da Rinaldo. Stagli vicino.
Isabella lo fiss come a volergli leggere nel pensiero, per capire le sue vere intenzioni.
Niccol scosse la testa. Non  solo per proteggerti le disse. Se fossi in Rinaldo avrei davvero bisogno di un angelo al mio fianco, in questo momento.
Lei sorrise, si alz sulle punte dei piedi e lo baci, poi si allontan in silenzio.
Niccol prese un lungo respiro, poi si diresse rapido verso Attilio Camerlenghi. Era arrivato il momento di agire e di assicurare alla giustizia quel maledetto assassino.

48.

Niccol, sono lieto di vedere che sei tu il magistrato incaricato.
Camerlenghi gli diede una pacca sulla spalla, ma fu lunica concessione al loro rapporto di amicizia. Poi torn serio e indic il palazzo in cui si nascondeva lassassino con la balestra.
Ti hanno spiegato tutto? chiese.
S. So che  barricato in casa. Amedeo Giberna. Vedovo e con un figlio.
Il capitano scosse la testa. Non mi piace questa cosa. Conosco Amedeo, ho acquistato diverse cose nella sua bottega, e tutto avrei detto tranne che fosse un pazzo assassino.
La gente pu essere molto diversa da come ci appare fece Niccol, ricordando alcuni degli insegnamenti di suo padre, che gli aveva sempre ripetuto che occorre andare oltre lapparenza e scavare nellanima delle persone alla ricerca dei nascondigli oscuri in cui possono celarsi i peggiori istinti.
S, ma Amedeo  un poveraccio, in tutti i sensi ribatt Camerlenghi. Da quando gli  morta la moglie si  lasciato andare e non lavora pi con continuit. So che si  fatto derubare parecchie volte persino dai suoi garzoni. E non ha mai reagito.
Forse sfoga sugli inermi la sua rabbia disse Niccol. Uccidere gli sconosciuti lo fa sentire bene, o qualcosa di simile.
Attilio scosse ancora la testa, poco convinto. Comunque, io sono pronto. Ho fatto attrezzare i miei uomini con gli scudi dassedio, cos possiamo avvicinarci restando riparati.
Bene approv Niccol, smanioso di entrare in azione. Falli schierare qui davanti, poi facciamo irruzione.
Vieni anche tu? gli chiese Attilio sorpreso.
Certo annu Niccol.
Il capitano di Porta sorrise. Sei proprio come tuo padre disse prima di allontanarsi per gridare ordini ai suoi uomini.
In breve tempo una decina di gendarmi si schier al centro della piazza, reggendo grossi scudi di legno capaci di fermare qualsiasi dardo lanciato da una balestra. Camerlenghi era al comando di unaltra mezza dozzina di soldati subito dietro lo schieramento difensivo. Niccol si un a loro.
Lo voglio vivo disse mentre cominciavano ad avanzare verso il palazzo.
Perch? gli chiese Attilio. Per impiccarlo con le tue mani?
Niccol non rispose. Forse perch temeva di doverlo fare con un assenso.
Stranamente, non venne scagliato alcun dardo contro di loro. Forse perch Amedeo Giberna non era uno stupido e aveva capito che non sarebbe servito a nulla tirare contro gli scudi che i gendarmi tenevano sollevati, uno accanto allaltro, a erigere una barriera invalicabile.
Niccol aveva temuto che, data la sua bravura, avrebbe approfittato del minimo spiraglio che si fosse aperto per cercare di colpire qualche gamba o qualche braccio, ma gli uomini del capitano si mossero con estrema efficienza, e riuscirono a raggiungere lingresso del palazzo senza incidenti.
Voi restate qui ordin Camerlenghi ai soldati con gli scudi, poi fece cenno a Niccol e agli altri gendarmi di seguirlo su per le scale.
Non ne fai andare avanti uno con lo scudo? chiese Niccol, impugnando nervoso lo sfondagiaco che portava sempre al fianco ma che in realt non aveva mai usato per uccidere qualcuno.
Sarebbe dimpaccio rispose sicuro il capitano. Poi gli fece cenno di tacere.
Raggiunto il secondo piano, i gendarmi si disposero nello stretto pianerottolo. Cera una sola porta. Camerlenghi la indic a due dei suoi uomini, che trasportavano un grosso maglio di legno con la testa ricoperta di ferro.
I due si posizionarono davanti alla porta nel pi assoluto silenzio. Fecero oscillare un paio di volte il maglio, poi lo abbatterono con forza contro la serratura, che salt via come se fosse stato Rinaldo a colpirla con uno dei suoi possenti calci.
La porta si spalanc. Attilio Camerlenghi e i suoi uomini fecero irruzione, gridando di gettare le armi e arrendersi.
Niccol li segu da tergo, guardandosi attorno con fare circospetto, ma come ud delle urla si lanci in avanti.
Nella stanza in fondo al breve corridoio un uomo si dibatteva sul pavimento, tenuto fermo da tre gendarmi che cercavano di legargli le mani dietro la schiena.
Lasciatelo, vigliacchi! gridava un ragazzino grassoccio e tutto sudato, che si dimenava fra la stretta di un altro soldato. Doveva essere il figlio di Giberna, che pi che paura dimostrava una rabbia incontenibile.
Finalmente i gendarmi riuscirono a legare le mani dietro la schiena dellarmaiolo, e Amedeo Giberna venne sollevato in piedi.
Eccolo,  tutto tuo disse Camerlenghi indicandolo a Niccol.
Il notaio fece un passo avanti e affront luomo, che aveva smesso di dimenarsi e teneva gli occhi bassi. Amedeo Giberna era piccolo e magro, con pochi capelli e laria dimessa: lesatto contrario, almeno allapparenza, rispetto a come si era immaginato il folle assassino che aveva terrorizzato Milano per giorni. Gli risult difficile credere che quel relitto umano potesse avere ucciso cos tante persone, solo per il gusto di farlo.
Perch? gli chiese, soffiandogli la domanda direttamente in faccia. Perch hai tolto la vita a tanti innocenti?
Non  stato lui! grid il figlio di Giberna. Io...
Stai zitto! ringhi il padre con unenergia che sorprese Niccol. Poi volt gli occhi su di lui e sostenne il suo sguardo. Li ho ammazzati e basta afferm. Adesso portatemi via e lasciate libero mio figlio.
Niccol lo fiss incuriosito. Il cambio di atteggiamento delluomo era stato repentino, forse anche troppo. Cercando di capire perch, si guard attorno.
 quella? chiese indicando una balestra appoggiata contro il muro.  con quellarma che hai ucciso quei poveracci?
Giberna assent in silenzio. Niccol and a prendere la balestra, soppesandola. Era pi piccola di quanto avesse immaginato, eppure ben bilanciata. Osserv il carrello di scorrimento dei dardi e nel ferro trov subito il rilievo che provocava nei quadrelli il segno che avevano osservato. Era la prova che larma che aveva ucciso era quella.
Fece per ordinare ad Attilio Camerlenghi di portare via quel bastardo, quando locchio gli cadde sulla parte posteriore della balestra, dove diverse tacche erano incise nel manico di supporto.
Queste che cosa sono? chiese a Giberna, mettendogli larma sotto il naso. Tenevi conto delle tue vittime? Contavi i trofei?
Luomo non rispose. Quando Niccol pass la balestra a uno dei gendarmi, lo vide lanciare unocchiata piena di disgusto a suo figlio, che continuava a dimenarsi e a sbraitare perch lo lasciassero.
Portatemi via! grid larmaiolo dando uno strattone. Non vi dir nientaltro davanti a mio figlio!
Niccol osserv sorpreso il ragazzino, poi ancora il padre. Quindi unidea prese forma dentro di lui. Il sospetto gli era nato dal comportamento di Amedeo Giberna, che sembrava interessato pi a sviare lattenzione dal figlio che a difendersi. E poi quellocchiata, piena di un disprezzo che contrastava apertamente con quanto un padre colpevole di omicidio avrebbe dovuto provare in presenza del figlio. Niccol si sarebbe aspettato di vedere il ragazzino scoppiare a piangere, invece quello era solo pieno di rabbia e di una furia che non accennava a diminuire.
Camerlenghi fece cenno ai suoi uomini di portare via Giberna, ma Niccol alz una mano per fermarli.
Un momento disse. Poi si avvicin al ragazzino e lo guard dritto negli occhi carichi dodio. Come ti chiami? gli chiese.
Fiorenzo rispose quello, sputandogli il nome in faccia come se non avesse alcun timore di lui, n rispetto per la sua carica.
Niccol annu. Poi allung una mano e si fece passare la balestra dal soldato che la custodiva.
Questarma  tua, vero? gli chiese mostrandogliela.
No! url Amedeo Giberna, tornando a dimenarsi come un ossesso nella presa delle guardie.  mia! Ho ucciso io quelle persone!
Perch? torn a chiedergli Niccol fissandolo con rabbia. Perch le hai uccise?
Luomo apr la bocca per dire qualcosa, annasp come se fosse in cerca daria, poi torn ad abbassare gli occhi. Io... ero infuriato rispose con voce dimessa. Dovevo sfogarmi e...
E li hai uccisi senza battere ciglio? lo incalz Niccol. Arrivando anche a segnare con delle tacche i tuoi trofei?
Quelli sono punti! grid Fiorenzo.
Stai zitto, maledizione! url Giberna sputando saliva verso il figlio.
Portatelo via ordin Niccol alle guardie. Poi indic il ragazzino: Lui no. Resta qui.
Mentre Amedeo Giberna gridava di non fare del male a suo figlio, e che il colpevole era solo lui, Niccol aspett di rimanere solo con Fiorenzo e con il capitano di Porta, che seguiva le sue mosse in silenzio. Poi disse al ragazzino: Bene, campione, adesso puoi parlare. Tuo padre non interferir pi.
Fiorenzo lo fiss irritato e nervoso, si agit un po, poi abbass gli occhi a terra.
Perch hai detto che quelle tacche sono punti? gli chiese Niccol. Ti piace valutare i bersagli e segnare quelli pi importanti?
Il ragazzo non disse nulla, limitandosi a dondolarsi sulla gambe grassottelle.
Perch sei stato tu a tirare contro quelle persone, vero? continu Niccol. Tuo padre non ne sarebbe capace.
No, lui... inizi il ragazzino.
Lui cosa?  un debole, vero? E poi  un armaiolo, non un tiratore scelto. Lui le balestre le costruisce e basta, poi ci vogliono tiratori molto abili per usarle. Proprio come hai fatto tu.
Fiorenzo lo guard di sottecchi, con aria incuriosita.
Come hai fatto a colpire da quella distanza? lo incalz Niccol, fingendo ammirazione. Neppure i migliori balestrieri della guarnigione ne sarebbero capaci, e tu sei cos giovane...
Questa volta Fiorenzo Giberna sorrise, e guard Niccol con aria di sfida.
Se non fosse stato per mio padre, ve lavrei fatta vedere ancora esclam. Altro che scudi! Cerano un sacco di pertugi da cui far passare i miei dardi.
Dove hai imparato a tirare in quel modo?
Fiorenzo si strinse nelle spalle. Adesso che sembrava essersi calmato, era quasi a suo agio.
Ho fatto tutto da solo. Mi sono allenato con dei bersagli nel bosco.
Ma perch sei passato alle persone? gli chiese Niccol come se fosse la cosa pi normale del mondo. Non era meglio restare ai bersagli inanimati?
Il ragazzino fece una smorfia. No, le persone valgono molto di pi.
Cio? Fammi capire.
Be, ci sono i giovani che valgono tanto, perch sono bersagli pi piccoli e pi veloci. I vecchi invece non valgono quasi niente, un po come gli animali. Allimprovviso sgran gli occhi, tutto eccitato. E poi ci sono i soldati, che sono il massimo. Se fossi in guerra sarei uno dei migliori, farei fuori un sacco di nemici!
Ma qui non sei in guerra gli fece notare Niccol. Allora perch uccidere quelle persone?
Fiorenzo lo guard come se avesse di fronte un ritardato. Te lho detto, per fare punti. Per dimostrare di essere il miglior balestriere della guarnigione. Indic le tacche sulla balestra. Quanti soldati possono vantare quel punteggio? chiese spavaldo. Ben pochi! Poi scosse la testa, amareggiato. Se avessi ucciso quei due gentiluomini svizzeri, quando erano a tiro, sarei arrivato a dieci vittime senza farmi scoprire. Un vero record!
Niccol rest a guardarlo ancora per qualche istante, cercando di far crescere la rabbia dentro di s, ma senza riuscirci. Il terribile assassino con la balestra era un tredicenne grassoccio e arrogante, che credeva di essere un formidabile tiratore e non aveva la minima idea delle conseguenze dei suoi gesti. Il padre aveva cercato di difenderlo fino allultimo, addossandosi la colpa per gli omicidi, ma Fiorenzo era troppo ossessionato per poter resistere a lungo senza vantarsi delle sue imprese.
Niccol non riusciva a odiarlo: vedeva solo un ragazzino tormentato che aveva scelto il modo peggiore per dimostrare al mondo di valere qualcosa.
Lo faccio portare via? chiese Attilio Camerlenghi avvicinandosi.
S annu Niccol, sconsolato. E liberate quel povero disgraziato del padre.
Mentre lo trascinavano via, Fiorenzo Giberna si rivolse unultima volta a Niccol con aria speranzosa.
Comandante, credete che adesso che si sapr che sono stato io, la guarnigione mi offrir un posto fra i suoi balestrieri? Perch sono bravo, vero?
Niccol si sent stringere lo stomaco in una morsa. S, sei bravo si sent rispondere. Fin troppo...
Fiorenzo Giberna venne portato via dagli uomini del capitano di Porta, e Niccol rest ancora un attimo nellappartamento a guardarsi attorno, come per trovare un motivo per cui certe persone arrivavano a compiere gesti simili. Ma non trov nulla, cos decise di tornare da Isabella e Rinaldo, per sincerarsi delle condizioni del colosso.
Avevano risolto il caso dellassassino con la balestra, ma cera ancora del lavoro da fare, che esigeva la sua piena attenzione. Era sicuro che Lasser de Bourgignac avesse congegnato ben altro che un semplice rapimento per coprire il furto di alcune casse da un magazzino.
E adesso era assolutamente intenzionato a scoprire di che cosa si trattava.

49.

Mi dispiace, capo.
Rinaldo sembrava un cane bastonato, e Niccol si trattenne dallabbracciarlo. Era ancora arrabbiato con quel bestione: per avere portato Isabella in un luogo pericoloso e poi per essersi quasi fatto ammazzare. Del resto, era anche vero che quella coppia assurda di investigatori era riuscita a raggiungere lobiettivo, e dunque lui avrebbe dovuto cercare di smaltire lirritazione.
Non avrei dovuto portarla qui, lo so disse Rinaldo prima che Niccol riuscisse ad aprire bocca. Ma proprio non ci riesco a farla ragionare, tu dovresti sapere che cosa intendo...
Non mi fare arrabbiare ancora di pi ribatt Niccol fulminandolo con unocchiataccia. Un omaccione come te che si fa mettere sotto da una ragazzina che manco ti arriva al mento?
Lei ti frega con lo sguardo rispose Rinaldo senza staccare gli occhi da terra, con aria mortificata. Niccol si trattenne dallannuire con un sospiro, ben consapevole che lamico aveva ragione.
Guardate che io sono qui, miei prodi messeri ridacchi una voce alle loro spalle. Credete forse che sia sorda?
No disse Niccol voltandosi verso Isabella. E la prossima volta ti pregherei di ragionare un po di pi con la testa, invece che con la pancia.
Lei si strinse nelle spalle, poi si avvicin a Rinaldo, si sedette accanto a lui e gli accarezz il testone.
Come stai, mio bel guerriero? gli chiese, e Rinaldo avvamp.
Ecco... prov a dire, ma Niccol si avvicin e gli tese la mano.
Forza, in piedi ordin. Il maniscalco ha detto che sei a posto, poco pi di un graffio. Puoi alzarti e andare a casa.
Che cosa? sbott Isabella. Poco pi di un graffio? Ma come si permette, quellignorante bifolco? Hai visto il sangue che c per terra? Di chi credi che sia?
No,  vero, sto bene cerc di calmarla Rinaldo, afferrando la mano di Niccol e lasciandosi tirare in piedi. Sono solo un po frastornato, ma adesso mi passa.
Hai bisogno di riposare afferm categorica Isabella, piantando le mani sui fianchi. Dagli occhi di smeraldo partivano lampi. Ti accompagno a casa e ti sistemo a letto.
Rinaldo avvamp ancora e cerc aiuto nello sguardo di Niccol, che scosse appena la testa.
Mi sembra la cosa pi sensata che ti ho sentito dire oggi approv lui. Niente storie, Rinaldo. Va a casa e lascia che sia Isabella a pensare a tutto.
Posso farcela da solo prov a protestare il colosso, ma Isabella lo afferr per un braccio e lo trascin via imperiosamente. Una zanzara che costringeva un bufalo a seguirla.
Niccol si trattenne dallo scoppiare a ridere. Io devo finire alcune cose disse. Verr presto a trovarti.
Rinaldo si gir a guardarlo. Ancora il caso del rapimento?
Proprio cos. Ho un paio di idee in testa, ed  arrivato il momento di capire se sono giuste.
Noi non ti serviamo, vero? gli chiese con aria ironica Isabella.
No, avete fatto gi fin troppo rispose Niccol.
Per almeno lassassino con la balestra labbiamo beccato ribatt Rinaldo con un mugugno.
Vero conferm Niccol. E per questo vi sono grato. In fondo non siete poi cos male, come investigatori.
Aprirono entrambi dei sorrisi, Rinaldo timido e impacciato, Isabella radioso come sempre. Niccol si conged da loro salutandoli con la mano.
Adesso doveva trovare Tadino, che era sparito. Ma se un minimo lo conosceva, credeva di sapere dove poteva essersi cacciato il piccolo portoghese.
Il palazzo dellarcivescovado era decisamente austero e sottotono, rispetto agli altri centri di potere del Ducato. Non svettava verso il cielo come ledificio in cui si erano insediati il governatore e i funzionari della Corona di Spagna; n aveva mura di difesa e torrette di guardia come la sede del Consiglio dellInquisizione spagnola. E neppure ostentava lo sfarzo delle eleganti palazzine in cui i nobili della Corona cercavano di ricreare le atmosfere principesche della corte di Spagna.
A vederlo da fuori, larcivescovado di Milano era pi simile a un monastero, con il campanile della chiesa che sovrastava edifici tozzi e bassi, e un muro alto poco pi della testa di un uomo per tenere a bada la curiosit del popolino. In uno di quegli edifici cerano gli alloggi del cardinale Borromeo, che, da quello che gli era stato riferito, concedevano ben poco al lusso, anzi testimoniavano quellumilt e quella morigeratezza che larcivescovo non mancava mai di predicare dal pulpito del Duomo durante le cerimonie solenni.
Mentre Niccol cercava di individuare la piccola cappella in cui qualche anno prima Carlo Borromeo aveva subito un attentato da parte di Gerolamo Donato detto il Farina, al quale era scampato per miracolo, una porticina secondaria nelle mura si apr e una figura inconfondibile ne usc a passo spedito.
Tadino lo chiam Niccol.
Quando lo vide, il portoghese si illumin.
Dove ti eri cacciato? gli chiese arricciandosi i baffetti alla spagnola. Non ti ho pi visto, cos...
Rinaldo  stato ferito dal balestriere linterruppe Niccol. Niente di grave, comunque.  gi in piedi.
E quel bastardo? chiese Tadino guardandolo a bocca aperta.
Niccol fece una smorfia.
 un ragazzino di tredici anni gli spieg. Labbiamo preso e portato via. Nemmeno sembrava avere capito ci che aveva fatto.
Un ragazzino? Roba da matti.
Gi sospir Niccol. Ma tu? Immaginavo che saresti venuto qui.
Mi hai chiesto di approfondire la questione del magazzino concesso alla Fabbrica, e io lho fatto.
Ottimo annu Niccol mettendosi in marcia. Raccontami tutto mentre camminiamo.
Dove andiamo? volle sapere il portoghese.
Al palazzo di don Carlos de Alcante rispose deciso Niccol. Abbiamo ancora parecchie cose in sospeso con quelluomo.

50.

Allora esord Tadino cercando di restare al passo di Niccol, parlando con diverse persone in arcivescovado e consultando i pochi documenti in cui mi hanno permesso di scartabellare, ho scoperto delle cose interessanti.
Per esempio?
Don Carlos non ha concesso luso del magazzino sul Naviglio ad usum fabricae per sua precisa volont, ma perch gli  stato imposto.
Come? volle sapere Niccol.
Con una delibera emanata direttamente dal Borromeo, che il governatore ha sottoscritto.
Possibile che non si sia opposto?
Questo non lo so, e credo che non lo sapremo mai, ma di certo le carte parlano chiaro. Il governatore ha firmato la delibera dellarcivescovo il giorno stesso in cui  stata emanata.
Niccol si accigli. Stava cercando di trovare delle ragioni che si collegassero al rapimento dei figli di don Carlos, partendo dalle informazioni di Tadino, ma nulla brillava nella sua mente. Tutto sembrava avvolto dalla stessa foschia lattiginosa che quella mattina li aveva inghiottiti sulle rive del fiume.
Va bene, continua disse dopo un po, vedendo che Tadino era in attesa di un suo cenno.
La cosa davvero interessante che ho scoperto  che de Alcante ha provato pi volte a chiedere indietro la propriet di tutta la cava, e in alcune circostanze del solo magazzino. In un documento ho trovato addirittura una lettera in cui don Carlos chiedeva il permesso di sfruttare ledificio per mezza giornata, promettendo che poi lavrebbe riconsegnato alla Fabbrica.
Niccol scosse la testa, cercando di non azzardare conclusioni troppo affrettate, anche se un simile comportamento cominciava a chiarire diversi aspetti della faccenda.
Don Carlos de Alcante aveva bisogno di mandare i suoi uomini per qualche tempo, da soli, in quel magazzino. Non era davvero interessato a riavere indietro la cava. No, voleva quelledificio, anche solo per poche ore.
Per farne cosa? Per tirare fuori le misteriose casse da dietro la finta parete in cui erano nascoste e portarle via?
E larcivescovado cosa ha fatto? chiese Niccol, stringendo le briglie sul corsiero da guerra in cui si era trasformata la sua mente, che avrebbe voluto correre al galoppo per arrivare subito alla soluzione.
Gli ha sempre negato ogni permesso rispose Tadino. Mi hanno riferito che i lavori alla Fabbrica sono in ritardo, che il cantiere ha una necessit estrema dei materiali estratti alla cava di Allise, e che non avrebbero potuto permettersi di fermarsi neppure per mezza giornata.
Perch fermarsi? Un semplice magazzino non pu bloccare tutti i lavori.
Tadino si strinse nelle spalle. Cos mi  stato detto. Se ci sono altre ragioni... non le conosco.
Daccordo annu Niccol. C altro?
Be, mi sono imbattuto in alcune carte davvero interessanti, e non credo che il pretino che mi sorvegliava mentre frugavo negli archivi labbia capito.
Quali carte?
Tadino cominci a gesticolare, come faceva sempre quando aveva molte informazioni da comunicare e smaniava per tirarle fuori tutte subito.
Don Carlos de Alcante  un importatore di materiale per la filatura delloro, e questo lo sapevamo. Ma larcivescovado aveva raccolto informazioni su di lui, e in quelle carte cera il resoconto delle sue attivit, segnato per filo e per segno.
Niccol lo guard sorpreso. Ti ricordi tutto? gli chiese.
Non ho potuto certo prendere appunti, ma la mia memoria funziona ancora ribatt Tadino.
Allora forza, dimmi cosa hai scoperto.
Ultimamente le cose andavano male, per lui e la sua famiglia spieg il portoghese. Era sospettato dallo stesso governatore di contrabbandare oro con Paesi come la Francia e la Svizzera. Da quello che ho potuto leggere, mancavano allappello parecchi chili doro e dargento, che non erano mai passati per i dazi e su cui non erano state pagate tasse. E questo ha complicato le cose, a don Carlos de Alcante.
Tadino fece una pausa, e Niccol si trattenne dallalzare gli occhi al cielo. Il vezzo melodrammatico del portoghese veniva sempre alla luce, quando doveva rivelare particolari importanti.
Nientaltro? gli chiese, per invitarlo a continuare.
Eccome! fece Tadino. Sono stati costretti a intervenire dei Visitatori di Spagna, obbligando il governatore a mettere una pietra sopra a tutta la faccenda.
Ecco perch non ha mai interferito, durante la trattativa con i sequestratori mormor Niccol.
Per quellingerenza da parte della Corona ha costretto de Alcante a scendere a patti su diverse questioni, fra cui proprio la cessione a uso gratuito della cava alla Fabbrica del Duomo. Naturalmente, solo dopo che il Borromeo avesse emesso una delibera confermata dal governatore.
Niccol si sent a un passo dalla soluzione.
Va bene disse raggiante, hai fatto un ottimo lavoro. Adesso direi che il quadro comincia a delinearsi.
Tadino si fece sotto. Sarebbe? gli chiese.
Vuoi dire che non lhai capito?
Il portoghese si strinse nelle spalle. Sono stato occupato a raccogliere le preziose informazioni che ti ho dato si difese. Ancora devo pensarci per bene.
Be, io lho fatto precis Niccol. Ed ecco come, secondo me, sono andate le cose.
Segui il ragionamento, Tadino. Le casse con loro e largento, fatte arrivare di contrabbando da qualche parte e destinate alla Francia o alla Svizzera, erano rimaste bloccate nel deposito sul Naviglio. Erano state nascoste dietro una finta parete, prima che il deposito venisse concesso ad usum fabricae. A quel punto don Carlos non sapeva pi come fare per recuperarle. Cos ha ingaggiato Lasser de Bourgignac e i suoi scagnozzi e ha inscenato il rapimento, mischiando dei minatori provetti alla servit di casa. In questo modo  riuscito a occupare il deposito senza passare lui per occupatore, e senza rischiare che qualcuno facesse irruzione, visto che era in pericolo la vita dei suoi stessi figli.
Una mossa astuta mormor Tadino.
Esatto. E questo spiega perch Lasser non ha voluto tenere me e larcivescovo Borromeo come ostaggi: saremmo stati solo un problema, per lui, visto che sapeva gi come fare per fuggire da quel posto.
Pazzesco comment Tadino.
Nel frattempo continu Niccol, mentre le immagini di quello che doveva essere accaduto gli scorrevano davanti agli occhi, mentre i rapitori prendevano tempo e uccidevano qualche inutile servo per gettarci fumo negli occhi, i minatori, forse sotto il comando dello stesso Hrnan Francisco, lunico che sapeva dove erano nascoste le casse, terminavano i lavori nella galleria, trasportavano oro e argento fino a un barcone pronto alla vecchia cava, sistemavano della polvere nera su un altro barcone da far esplodere per distrarci, e poi sparivano. E cos don Carlos ce lha fatta in barba a tutti, recuperando il suo prezioso oro su cui non ha pagato dazio.
Niccol termin e si sent meglio. Il suo ragionamento filava che era una meraviglia. Non cerano sbavature, collocava ogni singolo avvenimento nella prospettiva giusta e spiegava latteggiamento dei rapitori ma anche di tutti coloro che erano arrivati in massa sul luogo del rapimento, e che non lavevano mai convinto fino in fondo.
Va bene, come al solito sei bravissimo a ricostruire tutto sbuff Tadino. Per ci sono un po di cose che non capisco.
Per esempio?
Quelle casse. Dove diavolo le avranno portate? E Lasser de Bourgignac e i suoi... dove sono finiti? Tadino allarg le braccia sconcertato. Infine, con che prove possiamo accusare e incastrare don Carlos per quello che ha fatto?
Niccol si strinse nelle spalle.
Be rispose, Lasser star scortando le casse alla loro destinazione, magari in Francia o...
Allimprovviso si blocc, folgorato da un pensiero. Gli svizzeri! grid, facendo sussultare Tadino per lo stupore. Ma certo, come ho fatto a non pensarci prima? Lucerna!
Ehi, ehi, calmati fece Tadino. Ti spiacerebbe fare capire anche a me?
Niccol lo guard con gli occhi sgranati, un po per la sorpresa di quello che la sua mente gli stava suggerendo, un po per leccitazione di sapere che la pista che lo avrebbe condotto a Lasser de Bourgignac, con cui aveva un conto ancora aperto, allimprovviso si riapriva.
Ricordi cosa ci chiedevano i rapitori per liberare gli ostaggi? spieg al portoghese. Un salvacondotto per la Francia passando da Lucerna.
Va bene, e con questo?
Il ragazzino che uccideva i passanti con la balestra continu Niccol ha parlato di due svizzeri che stava per colpire. La mattina del rapimento!
Daccordo, ma questo che significa? chiese Tadino ancora pi confuso.
Vieni! lo esort Niccol trascinandolo con s. C solo una persona che pu confermare tutto o fare a pezzi ci che penso.

CAPITOLO OTTAVO. 

28 agosto 1576 
Segui il filo del ragionamento.
Legata allaltro capo troverai la soluzione.
AMERIGO TAVERNA, notaio criminale

51.

Quel ragazzino  strano disse il giovane frate che stava accompagnando Niccol e Tadino nel refettorio del monastero. Non pare per nulla preoccupato, anzi non fa che ridere e scherzare con tutti, vantandosi delle sue prodezze.  come se...
Non si rendesse conto di quello che ha fatto concluse per lui Niccol.
Il frate annu sconsolato, poi apr la porticina che portava nel refettorio, a quellora vuoto, e indic Fiorenzo Giberna seduto a uno dei lunghi tavoli, mentre un altro frate pi anziano lo teneva docchio.
Niccol si sent stringere lo stomaco per quel senso di disagio che lo prendeva sempre quando entrava nel piccolo monastero addossato al tribunale di Giustizia in cui venivano presi in custodia i bambini e i ragazzini in attesa di essere giudicati per fatti criminali. Ne aveva visti passare moltissimi, l dentro, ma ben poche volte era poi riuscito a sapere che fine avessero fatto, una volta consegnati nelle mani del tribunale.
Presto la stessa cosa sarebbe accaduta a Fiorenzo Giberna. Anche se non avrebbero potuto impiccarlo, vista la giovane et, era possibile che venisse inviato su una galera a fare il mozzo, oppure condotto in un monastero isolato per chiedere perdono a Dio per i suoi peccati e poi, dopo qualche anno al servizio dei frati, per indossare il saio.
Lespressione divertita con cui Fiorenzo lo guard fece capire a Niccol che quel ragazzino non aveva la minima idea di ci che gli sarebbe capitato. Forse addirittura si aspettava di essere ricondotto a casa, da quel poveraccio di suo padre, una volta chiarito tutto.
Potete lasciarci soli? chiese Niccol ai due frati che, dopo essersi scambiati una rapida occhiata, annuirono e si ritirarono in silenzio. A quel punto, Niccol e Tadino si predisposero uno a destra e laltro a sinistra del ragazzino, sedendo al desco con lui.
Oh, s, tu sei quello che mi ha preso fece Fiorenzo dopo avere squadrato Niccol per un istante. Scoppi a ridere, come se tutta quella faccenda fosse molto divertente, poi continu: Di la verit, non avevi mai catturato un balestriere abile come me, prima, vero?.
Hai ragione rispose Niccol stando al gioco. Confesso che ci hai sorpresi tutti. Hai una mira davvero invidiabile.
Il ragazzino gonfi il petto pieno di orgoglio.
Quando uscir di qui, potr entrare nella guardia cittadina? Sugli spalti farebbe comodo un tiratore come me. Che ne dici?
Il senso di disagio nello stomaco di Niccol si acu. Vedr quello che posso fare ment. Per prima tu ci devi aiutare.
Ma certo! esclam Fiorenzo Giberna. Che cosa devo fare?
Ricordi quando hai detto che ieri mattina stavi per tirare a degli svizzeri?
Eccome se lo ricordo.
Come fai a sapere che venivano dalla Svizzera?
Fiorenzo Giberna si strinse nelle spalle. Boh, non lo so rispose. Parlavano di Lucerna, e quindi... ho pensato cos.
Niccol ebbe un sussulto. Sei sicuro che parlassero proprio di Lucerna?
Ci sento bene, oltre che vederci benissimo sbuff il ragazzino.
Con chi stavano parlando? lo incalz Niccol, che cominciava a credere di avere imboccato la pista giusta.
Con un tizio rispose Fiorenzo. Forse uno importante.
Come fai a dirlo? intervenne Tadino.
Il ragazzo sbuff ancora. Mi sto annoiando, qui dentro non c niente da fare.
Rispondi alle nostre domande, poi ti lasceremo andare lo bland Niccol.
Credi che potrei allenarmi un po con la balestra? Sai, io mi alleno tutti i giorni, altrimenti non potrei essere il migliore.
Vedremo cosa si potr fare ment ancora Niccol, guadagnandosi unocchiataccia da Tadino. Per prima rispondi alla domanda: come fai a sapere che luomo con cui i due svizzeri parlavano era importante?
Dai vestiti rispose Fiorenzo Giberna. Per essere dei bravi tiratori bisogna avere spirito di osservazione, e io ce lho. Studio sempre le mie vittime, prima di tirare.
Niccol e Tadino si scambiarono unocchiata, ma non replicarono. Quel ragazzino sembrava davvero vivere in un altro mondo, come se le leggi che governano la realt non gli appartenessero.
Comera vestito? gli chiese Niccol, cercando di sfruttarlo per quanto fosse possibile.
Elegante, con una fusciacca bordata di ermellino, una roba costosissima. Fiorenzo scosse la testa, con laria amareggiata. Mi avrebbe fatto guadagnare un sacco di punti, ma non sono riuscito a inquadrarlo. E poi quando gli altri due si sono allontanati e sono entrati nella mia linea di tiro, non ho potuto scoccare con la mia solita precisione e rapidit, perch un barbone mi ha coperto la visuale.
E quindi cosa hai fatto?
Be, non potevo certo ammazzare un barbone si lament Fiorenzo. Vale meno di una donna, per la classifica finale.
Niccol si trattenne dallemettere un sospiro di esasperazione. Comerano quegli uomini? prov ancora a chiedergli. Gli svizzeri.
Uno dei due aveva degli strani abiti, con una bella araldica impressa sopra. Si ferm un attimo e guard Niccol con aria furba. Ho la vista di un falco, non ti pare?
Comera laraldica? insistette Niccol.
Oh, una di quelle che hanno gli spagnoli rispose Fiorenzo. Cera uno scudo sovrastato da una corona, con alle spalle due chiavi incrociate.
Niccol si sent bloccare il respiro. Era la stessa araldica che aveva visto sul mantello di don Felipe Pescado, il comandante delle guardie di casa Alcante!
Bene, sei stato bravissimo disse alzandosi e battendo le mani per richiamare i frati.
Quando i due entrarono, dando limpressione di essere sempre stati appena fuori dalla porta, forse a origliare, Niccol fece segno a Tadino di prendere in consegna Fiorenzo Giberna e si diresse verso luscita.
Il ragazzo viene con noi disse. Ci penser poi il mio assistente a riportarvelo.
Senza aspettare una risposta, Niccol usc dal refettorio, scortato da Tadino che trascinava con s Fiorenzo, sempre pi divertito ed eccitato per quello che gli stava succedendo.

52.

Ehi, ma non andiamo dal capo delle guardie? borbott il ragazzino qualche tempo dopo.
Niccol gli lanci unocchiata. Sarebbe stato inutile perdere tempo a spiegargli come stavano le cose, che non sarebbe mai diventato balestriere di nessuna guarnigione. Fiorenzo Giberna gli faceva pena, e non poteva ignorare i sensi di colpa che lo attanagliavano perch stava usando il ragazzino per le sue indagini e gli mentiva e lo raggirava pur di tenerlo calmo e costringerlo ad aiutarli.
Del resto, cosa avrebbe potuto fare? Cercare di ragionare con lui? Spiegargli la faccenda e sperare che capisse, che alla fine si ravvedesse e decidesse di collaborare? Cera il rischio che si chiudesse in se stesso e decidesse di mettere loro il muso, come in quel momento sembrava propenso a fare. E questo Niccol non poteva permetterselo.
Quando finalmente svoltarono nella via che li avrebbe condotti al palazzo di don Carlos de Alcante, si ferm un attimo a considerare la situazione. Come potevano, lui e Tadino da soli, per di pi con quel ragazzino da tenere a bada, sperare di costringere il nobile spagnolo a dargli accesso al palazzo e permettergli di interrogare i suoi figli, per farli confessare?
Era stato uno sciocco. Si era lasciato prendere dalla smania di recarsi subito a casa Alcante, quasi che il tempo a sua disposizione fosse sul punto di esaurirsi. Non poteva agire da solo. Aveva bisogno di aiuto, e dellappoggio dei poteri forti del Ducato.
Tadino chiam. Devi andare dal capitano di Giustizia e convincerlo a venire qui. Subito.
Che cosa? fece il portoghese sorpreso. Non riuscir mai a convincerlo, senza...
Fai quello che puoi lo interruppe Niccol. Spiegagli la situazione, raccontagli tutto quello che sappiamo. Fagli capire che potrebbe essere una sua responsabilit se Lasser de Bourgignac e i suoi uomini, insieme a quelle casse piene doro, si volatilizzeranno per sempre.
Tadino sbianc. Devo minacciare il capitano? Mi far arrestare!
No, poi gli spiegher tutto io. Vedrai che...
Niccol non riusc a terminare la frase, perch il grande cancello che dava accesso al cortile del palazzo di don Carlos de Alcante si apr, e alcuni uomini a cavallo ne uscirono dirigendosi verso di loro. Niccol ebbe listinto di spostarsi, ma quando riconobbe luomo che cavalcava davanti a tutti, su un magnifico baio bianco, si lanci in avanti sbracciandosi.
Governatore, sono il notaio Taverna! Per cortesia, fermatevi!
Per un secondo sembr che i cavalieri non intendessero fermarsi. Ma proprio quando Niccol si era ormai rassegnato a essere calpestato dagli zoccoli dei cavalli, il governatore don Antonio de Guzman tir le redini e fece scartare il baio, fermando il corteo della sua scorta. Poi lo guard come se fosse un pazzo mentre gli uomini della sua guardia si lanciavano in avanti e circondavano Niccol estraendo le spade.
Sono Niccol Taverna, notaio criminale! grid alzando le braccia verso quelle lame minacciose. Per un po non accadde nulla, poi il governatore avanz fra i suoi e fece loro cenno di allargarsi e riporre le spade. Dopodich si accost a Niccol e lo guard sorpreso.
Notaio Taverna, che ci fate qui? chiese in tono imperioso.
Stavo andando da don Carlos de Alcante rispose. Ho bisogno di interrogarlo su quello che  accaduto.
Ho appena parlato con don Carlos gli rivel don Antonio de Guzman. I suoi figli stanno bene e tutto sembra essersi risolto. Devo congratularmi con voi per...
Perdonatemi, eccellenza, ma non  cos lo interruppe Niccol, ben sapendo quali gravi conseguenze avrebbe potuto avere un simile ardire. Ma il governatore non sembr prendersela, anzi lo guard pi incuriosito che accigliato.
Che cosa intendete dire? chiese.
Con il vostro permesso, avrei bisogno di indagare nel palazzo di don Alcante, perch credo che il rapimento sia stato congegnato appositamente per coprire il contrabbando di alcune casse piene doro sottratte ai dazi doganali.
Niccol aveva parlato tutto dun fiato, sperando che il governatore non decidesse di ordinare ai suoi uomini di tagliargli la testa seduta stante per la sua impudenza, ma dopo che ebbe concluso il silenzio perdur per un tempo sufficiente a fargli capire che il governatore era interessato a quello che aveva da dire.
Cos continu: Posso spiegarvi tutto, eccellenza.
Allora fatelo ordin il governatore. Niccol gli fece un resoconto preciso di quello che aveva scoperto e delle ipotesi che aveva fatto su ci che era accaduto alla cava di Allise. Lespressione del governatore, quando ebbe terminato di parlare, era un misto di meraviglia e, forse, soddisfazione.
Quindi credete che loro sia ancora qui? gli chiese alla fine.
Non lo so, eccellenza. Ma possiamo verificarlo subito, se mi accompagnate.
Adesso aveva osato davvero troppo, ma don Antonio de Guzman si limit a guardarlo divertito.
Va bene, notaio Taverna, prover ad ascoltarvi disse. Anche perch ho ancora qualche conto in sospeso con don Carlos, e non mi andava proprio lidea che quello sciocco protetto dalla Corona potesse muoversi a suo piacimento sul territorio del Ducato.
Niccol non aveva intenzione di approfondire i contrasti fra i due nobiluomini spagnoli: a lui sarebbe bastato approfittare di quel colpo di fortuna per ottenere ci che voleva. Ovvero entrare nel palazzo di don Alcante insieme a Fiorenzo Giberna per capire se il ragazzo poteva riconoscere gli uomini che aveva visto la mattina precedente. Ipotizzava che, a colloquio con il referente di Lucerna a cui avrebbero dovuto consegnare le casse piene doro, fossero Lasser de Bourgignac e, forse, don Felipe Pescado.
Naturalmente, se si fosse sbagliato, il governatore avrebbe voluto la sua testa, ma al momento Niccol prefer non pensarci. Scambi unocchiata nervosa con Tadino, che si limit a deglutire in silenzio, poi si accod alla scorta personale del governatore, quando questi fece girare il cavallo e lo sospinse di nuovo verso il palazzo di don Carlos de Alcante.

53.

Tutto sommato era una dimora modesta, per un nobile di Spagna della levatura di don Carlos. Niccol si sorprese di non vedere una schiera di guardie armate e di bravi disposta subito oltre il grande cancello di ferro che si era aperto allistante, non appena il governatore vi si era avvicinato di nuovo.
Nel cortile era tutto un fermento di uomini e carri, ma ben poche guardie armate presidiavano la tenuta di don Alcante. Niccol pot tirare un sospiro di sollievo: almeno non rischiava di innescare una battaglia fra i bravi fedeli al nobiluomo spagnolo e la guardia personale del governatore, che nel frattempo si era ordinatamente schierata a semicerchio. Quattro soldati dallaria truce erano scesi da cavallo impugnando delle balestre e si erano posizionati strategicamente.
Eccellenza, siete ancora qui?
La voce, cordiale e squillante, proveniva da un uomo molto elegante, dallaria sicura di s, che si avvicin al governatore con fare incuriosito. Niccol riconobbe subito don Carlos de Alcante, che aveva visto in occasione di qualche parata ufficiale. Cerc di studiarne lespressione, ma su quel volto incorniciato da una folta barba brizzolata non vide traccia di ansia o dira.
Perdonatemi, don Carlos, ma il notaio Taverna, che forse conoscete o di cui avete sentito parlare, vorrebbe porre qualche domanda a voi e ai vostri figli.
Il governatore era stato asciutto e diretto, e aveva parlato senza scendere da cavallo, il che a Niccol parve una forma di scortesia nei confronti del nobiluomo spagnolo. Ma la reazione di don Carlos lo sorprese ancora di pi: anzich contrarre il viso in una smorfia accigliata, de Alcante allarg un sorriso e si port davanti a Niccol, guardandolo con interesse.
Cos voi siete luomo che ha salvato i miei figli disse, dando una cordiale pacca sulla spalla a Niccol. Non mancher di sottolineare con tutte le cariche del Ducato la vostra intelligenza e la vostra capacit di gestire situazioni difficili, notaio, e di manifestarvi al pi presto la mia concreta gratitudine.
Ho solo fatto il mio lavoro, eccellenza rispose Niccol prudente, guardandosi attorno. E decise che forse quello era il momento migliore per partire allattacco, senza tergiversare e approfittando della cordialit di de Alcante per metterlo con le spalle al muro. Vedo che siete in partenza. Posso chiederne il motivo?
Anche la sua esagerata impudenza non ebbe la capacit di scalfire lespressione serena di don Carlos, che si strinse nelle spalle e si limit a lanciare unocchiata al governatore. Come ho gi spiegato a sua eccellenza don Antonio de Guzman, dopo quello che  successo non ho pi intenzione di restare qui. I miei figli hanno bisogno di riacquistare serenit.
Niccol, che nel frattempo aveva gi adocchiato un paio di carri coperti da pesanti teli catramati, indic con aria casuale il palazzo di de Alcante e il grande cortile in cui i preparativi per la partenza fervevano senza sosta, nonostante la presenza del governatore.
Sarebbe possibile dare unocchiata qui intorno, eccellenza? Anche ai carri e alle carrozze chiese, cercando di capire con la coda dellocchio se il governatore era disposto ad appoggiarlo oppure no.
Per qualche istante vi fu silenzio. Niccol trattenne il respiro. Don Carlos strinse le palpebre e rivolse al governatore unocchiata strana, piena di un livore che fino a quel momento era riuscito a nascondere molto bene. Poi la voce del nobiluomo spagnolo esplose come un colpo di archibugio, diretta direttamente contro di lui.
Come osate, voi, un semplice notaio criminale, irrompere in casa mia e ordinarmi di mettermi al vostro servizio? E senza lasciare a Niccol il tempo di replicare, don Carlos si allontan da lui e raggiunse il governatore. I due cominciarono a parlare animatamente in spagnolo.
Non capendo quello che dicevano, Niccol si volse verso Tadino. Stava per chiedergli di avvicinarsi per tradurgli quel colloquio dai toni forti, quando vide lespressione di Fiorenzo Giberna, trattenuto per le spalle dal portoghese.
Il ragazzo doveva avere riconosciuto qualcuno o visto qualcosa di importante, perch era proteso in avanti con gli occhi sgranati e la bocca spalancata, in un muto grido di sorpresa. Quando si accorse che Niccol lo stava guardando, sollev un braccio e punt lindice verso uno dei carri, attorno al quale alcuni uomini stavano terminando di caricare dei bagagli.
 lui! grid, interrompendo con il suo strillo lanimata discussione fra don Carlos e il governatore.  uno degli svizzeri che non sono riuscito a colpire ieri mattina!
Niccol si volt stupito e guard luomo indicato da Fiorenzo. In un primo momento non lo riconobbe, poi, quando si rese conto che anche lui laveva gi visto, lo sgomento lo invase. Era uno degli sgherri di Lasser de Bourgignac, quello che con disprezzo aveva orinato sugli stivali del Borromeo. Si era rasato il viso e aveva raccolto i capelli in una di quelle tipiche retine indossate dai bravi di Spagna, diventando quasi irriconoscibile. Ma quando i loro occhi si incontrarono, Niccol non ebbe dubbi.
Presto! grid ai soldati del governatore. Prendetelo!  uno dei rapitori!
Per un attimo vi fu incertezza da parte di tutti: luomo che Niccol indicava rest a fissarlo sorpreso, le guardie del governatore consultarono accigliate il loro comandante, lo stesso don Carlos si volt a guardare con espressione irritata, ma anche confusa.
Poi fu lo sgherro di de Bourgignac a risolvere la situazione, digrignando i denti e lanciandosi verso il palazzo di de Alcante.
Mai come in quel momento Niccol rimpianse di non avere Rinaldo al suo fianco. Il colosso con un paio di veloci falcate avrebbe potuto mettere le mani sul fuggitivo e bloccarlo. Quando invece lui si mosse, ormai il rapitore era gi entrato in casa, sotto lo sguardo incerto di tutti i presenti.
Ma a Niccol poco importava. La presenza di quel bandito fra i bravi di don Carlos dimostrava che le sue teorie erano fondate. Adesso doveva solo prenderlo e farsi spiegare dove si era nascosto quel cane di Lasser de Bourgignac.

54.

Allimprovviso comparvero davanti a lui quattro uomini che gli sbarrarono la strada con le spade spianate.
Niccol port con rabbia la mano allo sfondagiaco, anche se non avrebbe potuto fare niente contro quelle lame di Toledo, ma il governatore gli venne in soccorso tuonando con la sua voce possente: Fermi! Abbassate le spade e consegnatele ai miei uomini, se non volete finire impiccati!.
I bravi di don Carlos sembrarono ignorare gli ordini del governatore. Mentre tenevano docchio Niccol lanciavano occhiate nervose a de Alcante, che, rigido come una statua di marmo, sembrava seguire ci che stava succedendo con aria pi scocciata che preoccupata.
Don Carlos! lo riscosse il governatore dallalto del suo cavallo, bruciandolo con unocchiata che avrebbe terrorizzato chiunque.
Ma don Carlos de Alcante non sembr impressionato, anzi allarg una smorfia di disprezzo che in circostanze normali avrebbe procurato una morte rapida a chiunque avesse osato farla in presenza del governatore.
Va bene ordin ai suoi uomini sventolando in aria una mano con fare irritato. Fatelo passare.
I bravi si consultarono sorpresi, poi si fecero da parte. Niccol pass fra di loro con il cuore che batteva allimpazzata. Aveva fatto solo pochi passi quando il grande portone di legno del palazzo di don Carlos si apr e due figure comparvero alla luce, lasciando tutti a bocca aperta.
Lasser... mormor Niccol, masticando quella parola con astio. Finalmente laveva ritrovato, ma... il coltello sembrava ancora saldamente in mano a quellastuto bandito.
Lasser de Bourgignac, che ostentava uno dei suoi sorrisi sarcastici, non era solo. Fra le braccia stringeva con forza una bambina, e Niccol riconobbe Isotta de Alcante, la pi piccola dei figli del nobile spagnolo.
Notaio Taverna rise Lasser fissandolo divertito. Siete bravo, devo ammetterlo. Avete capito tutto, a quanto pare.
Che cosa fai? url don Carlos precipitandosi in avanti, il volto stravolto dalla rabbia. Lascia stare mia figlia, altrimenti...
Altrimenti cosa? gli chiese Lasser indurendo lespressione e accarezzando con il coltello la gola della bambina, impietrita tra le sue braccia.
Don Carlos si blocc allistante, rosso in volto per la rabbia e per una sensazione di impotenza che, evidentemente, nella sua vita non aveva mai avuto occasione di provare.
Che cosa vuoi? chiese a Lasser, ignorando Niccol e gli altri che lo circondavano, tutti muti spettatori.
Il tuo oro, naturalmente ridacchi de Bourgignac dirigendosi verso uno dei carri con la bambina davanti a s come scudo per proteggersi da eventuali attacchi. E la libert, il pi lontano possibile da questo mastino del tribunale di Giustizia.
Rivolse unocchiata divertita a Niccol, che strinse i denti cercando di pensare a cosa fare per sbloccare la situazione. Non poteva permettere che Lasser fuggisse di nuovo. Non con un ostaggio che, questa volta, correva davvero il rischio di restare ucciso.
Prendi loro ringhi don Carlos de Alcante, ma lascia andare mia figlia.
Lo far quando sar al sicuro ribatt Lasser salendo a cassetta di uno dei carri e trascinando Isotta con s.
La bambina era terrorizzata, e oltre a tenere gli occhi sgranati per la paura boccheggiava come se faticasse a respirare.
Se non la liberi subito morir disse Niccol facendo un passo di lato. Aveva notato che, senza essere visto da Lasser, uno dei balestrieri era riuscito a caricare un dardo muovendosi piano e tenendosi defilato, a meno di un passo dal punto in cui si trovavano Tadino e Fiorenzo Giberna. Niccol non sapeva se quel soldato sarebbe stato cos abile da colpire Lasser lasciando incolume la bambina, ma si augur che prendesse al pi presto una decisione e provasse a tirare, perch presto il bandito sarebbe uscito da quel cortile.
Io dico che morir comunque, se non vi fate tutti da parte e non mi lasciate andare ribatt de Bourgignac impugnando le redini dei due cavalli aggiogati al carro. Allimprovviso comparve anche luomo che era corso in casa ad avvisare Lasser, il quale mont a sua volta a cassetta e prese le redini dalle mani di de Bourgignac, stringendole con un sorriso cattivo.
Tutti sembravano impietriti. Niccol avrebbe voluto gridare al balestriere di darsi una mossa, di provare a tirare, anche se il pericolo di colpire la bambina era enorme, ma luomo era immobile, la balestra fra le mani e lespressione di chi non ha il coraggio di assumersi una simile responsabilit.
Nessuno deve seguirci, naturalmente aggiunse Lasser mentre il carro si metteva in movimento. Altrimenti lei morir.
Niccol strinse i pugni con rabbia. Stava quasi decidendo di tentare il tutto per tutto, saltando sul carro per cercare di strappare Isotta dalle mani del bandito, quando vi fu un movimento alla sua destra.
Ci che segu accadde in maniera cos rapida che Niccol ebbe limpressione che il tempo si fosse fermato.
Vide Fiorenzo Giberna scattare verso il balestriere, strappare larma dalle mani del soldato, sollevarla verso Lasser de Bourgignac e lasciare partire il colpo senza esitazione, impiegando il minimo tempo indispensabile per prendere la mira.
Quando Isotta de Alcante grid, Niccol torn nel mondo reale e tutto riprese a muoversi attorno a lui, seppure in maniera confusa.
Ha colpito la bambina!, pens terrorizzato, quando vide Isotta cadere dal carro. Ma don Carlos era l vicino, e lanciandosi in avanti riusc a prendere al volo la figlia, prima che cadesse a terra. Se la port al petto, la strinse forte e le disse qualcosa, parlandole con voce calma, sicura, non certo come un padre che ha fra le braccia la figlia morente.
Allora Niccol alz lo sguardo e vide che a cassetta del carro cera solo il bandito che aveva orinato sugli stivali del Borromeo, immobilizzato da quattro spade puntate alla gola e al petto. Le guardie del governatore lo tirarono gi e lo immobilizzarono.
Niccol si chiese dove fosse finito Lasser de Bourgignac. Possibile che fosse scomparso di nuovo? Che fosse riuscito a fuggire ancora?
Un bel colpo, vero notaio? squill la voce di Fiorenzo Giberna accanto a lui.
Tadino, che era rimasto impietrito fino a quel momento, balz in avanti e strapp la balestra dalle mani del ragazzino, poi scosse la testa verso Niccol, come a giustificarsi per non essere riuscito a tenerlo fermo.
Ma Niccol cominciava a capire quello che era successo. Con il cuore che gli rimbombava nella testa gir attorno al carro e guard. Lasser de Bourgignac era a terra, riverso nella polvere, con il quadrello lanciato da Fiorenzo Giberna piantato nel centro esatto della fronte.
Il ragazzino aveva tirato distinto, con mira infallibile, e aveva fatto meglio di quanto avrebbe mai potuto aspirare la guardia del governatore a cui aveva sottratto la balestra.
Niccol si avvicin a Lasser e lo guard a lungo. Poi comprese che finalmente anche quel caso era risolto. Nel carro avrebbero trovato le casse piene doro e dargento che don Carlos de Alcante aveva sottratto ai dazi del Ducato, il governatore avrebbe fatto arrestare il nobile spagnolo e i suoi bravi. Gli altri rapitori probabilmente erano nascosti in casa o confusi fra gli uomini di de Alcante, e presto li avrebbero trovati tutti.
Ma questo a lui poco importava. Lasser de Bourgignac giaceva a terra ai suoi piedi, e non aveva pi sulle labbra quel suo sorriso strafottente.
Prese un lungo respiro, poi si volt e raggiunse Tadino e Fiorenzo Giberna.
Sei stato bravo disse al ragazzino mentre il governatore gridava ordini ai suoi uomini. Pi di quello che pensavo.
Allora mi farai assoldare nella guarnigione? chiese Fiorenzo eccitato. Giuro che dora in poi uccider solo i cattivi!
Niccol lo fiss per qualche istante, poi guard Tadino.
Vedr cosa posso fare rispose al ragazzino. Intanto il mio amico ti accompagner al monastero del tribunale di Giustizia, va bene?
Fiorenzo si strinse nelle spalle. Almeno l non si mangia male fece allontanandosi scortato da Tadino.
Niccol rest a guardarlo a lungo. Evidentemente non aveva idea di quello che aveva combinato, dellefferatezza dei suoi omicidi. Quel ragazzino viveva in un mondo tutto suo, dove non cera nientaltro oltre alla sua balestra e allabilit di tiratore, che doveva dimostrare a tutti i costi, quasi fosse una sorta di riscatto nei confronti di ci che la vita non gli aveva mai dato.
Che cosa sarebbe diventato, crescendo? Non lo sapeva. Non voleva pensarci. Aveva gi visto troppe persone fare una brutta fine, quando non avevano alcuna concezione di come funzionasse il mondo reale.
Proprio come Fiorenzo.
Scosse la testa e pens che forse avrebbe dovuto fare pressioni per consentire al ragazzo di restare nel monastero del tribunale. Magari per crescere nei sacramenti e, prima o poi, prendere i voti. Certo, non avrebbe pi potuto toccare una balestra, altro che entrare nella guarnigione del Ducato, ma almeno forse i frati sarebbero riusciti a salvarlo da una sorte che Niccol immaginava oscura e infelice.

EPILOGO. 

Ottobre 1576 
Isabella lo prese per mano e cominci a correre, trascinandoselo dietro con il solito impeto.
Aspetta, dove mi porti? prov a protestare Niccol, ben sapendo che sarebbe servito a poco. Con Isabella cera solo un modo per non soccombere alla sua esuberanza: assecondarla nei suoi capricci e cercare di convincerla con qualche parola e la giusta dose di sorrisi che forse avrebbe dovuto quietarsi, prima di rendere ridicoli entrambi agli occhi della gente.
Ma come! ribatt lei fissandolo con lo sguardo carico di eccitazione. Non ricordi? La processione!
Niccol si accigli un istante, poi con sorpresa riconobbe che Isabella aveva ragione: quel giorno larcivescovo Borromeo avrebbe tenuto una grande processione per le vie della citt con lintento di chiedere a san Sebastiano di porre fine una volta per tutte allepidemia che aveva ucciso migliaia di innocenti. Si trattava di una mossa astuta, perch da quasi una settimana i decessi erano in diminuzione e, dai trecento al giorno che il tribunale di Sanit aveva documentato al culmine del contagio, adesso i casi di morte si contavano sulle dita di una mano. Perfino lultimo foppone era stato ricoperto con la calce per nascondere i corpi carbonizzati che giacevano sul fondo.
Ma come poteva biasimarlo? Non era stato forse lui stesso in prima fila, quando si era trattato di aiutare gli appestati e soccorrere la popolazione? Niccol aveva sentito delle cose incredibili a proposito di quelluomo, che molti ormai veneravano come un santo, e non dubitava che fossero vere. In quel momento di difficolt, con la citt che, svuotata di provviste e dimenticata dalle rotte dei mercanti, mostrava i segni di una carestia terribile, capace di uccidere tanto quanto la peste, aveva dato un sostegno generoso ai poveri. Ovunque erano state allestite cucine per gli affamati, presidiate dai preti della curia, e non di rado lo stesso Borromeo aveva servito i pasti alla guarnigione di macilenti che infestava Milano. E in tribunale gli avevano riferito che gli ammalati nel Lazzaretto che larcivescovo aveva mantenuto a sue spese, provvedendo alle loro cure e al loro nutrimento, erano quasi seicento.
Quando svoltarono allangolo di una strada, si trovarono davanti un muro di folla che gridava e agitava le braccia.
Niccol segu Isabella che si faceva largo a gomitate fra la gente, e in breve tempo raggiunsero la prima fila, che dava vita a un corridoio umano che si snodava lungo diverse strade della citt, allinterno del quale la processione avanzava al ritmo delle preghiere e dei canti sacri.
Niccol cerc il Borromeo, ma gli ci volle un po per capire che luomo alto e curvo che avanzava a piedi nudi tenendo in mano un enorme crocifisso di legno, sul quale era conficcato un grosso chiodo, era proprio larcivescovo di Milano.
La sua figura sofferente ricordava pi quella di Ges in cammino verso il suo supplizio che quella nobile e dalto rango di un appartenente alla famiglia dei Borromeo, tra le pi illustri che si conoscevano.
Ma ci che pi impression Niccol fu accorgersi che due piccoli preti con il viso paonazzo continuavano a ronzare attorno al cardinale, passandogli una pezza sullalluce del piede destro, che perdeva sangue. Cercavano di tamponargli una brutta ferita, ma limpresa non era certo facile. Carlo Borromeo non sembrava per nulla intenzionato a fermarsi per farsi medicare, e il crocifisso che teneva davanti a s era un baluardo difficile da superare.
Che cos successo? chiese Isabella. Perch perde sangue?
Niccol si strinse nelle spalle, ma una donna grassa e tutta sudata che li affiancava venne in loro soccorso, gli occhi sgranati dalla commozione.
Si  fatto male durante la processione spieg. Laggi, vedete, dove quel sasso appuntito sporge dal terreno.
Isabella e Niccol cercarono nella direzione indicata, ma non videro nulla.
Ha perso tanto sangue, ma quel santuomo non ha mai vacillato. Non sente nemmeno il dolore continu la donna in estasi. Il suo sacrificio ci salver tutti. Preghiamo per san Carlo!
Niccol trattenne una smorfia. Daccordo, la scenografia era magnifica, la croce, il sacro chiodo piantato sopra in bella vista, addirittura lalluce ferito che perdeva sangue... per gli sembrava un po eccessivo che bastasse cos poco per fare di un uomo, anche di un grandissimo uomo come Carlo Borromeo, addirittura un santo.
Lode a san Carlo! grid qualcuno alla sua sinistra, quasi gli avesse letto nel pensiero e intendesse contraddirlo.
Lode a san Carlo! ripeterono in coro decine di persone, sollevando le braccia al cielo.
Niccol afferr Isabella per un braccio e la trascin via.
Lei cerc di opporre resistenza, ma Niccol riusc a liberarsi dalla folla che si inginocchiava al passaggio del Borromeo e svicol in una stradina laterale, dove il clamore dei fedeli era attutito dai muri delle case.
Che fai? gli chiese sorpresa Isabella. Perch ce ne siamo andati? Volevo assistere alla processione.
Niccol fece per ribattere, ma poi comprese che non sarebbe stato facile spiegare le sue ragioni. In realt lui per primo non capiva per quale motivo gli avesse dato cos fastidio la celebrazione che quella povera gente faceva del Borromeo.
Lo aveva conosciuto pi intimamente di quanto potessero dire molti altri, e credeva di essersi fatto unopinione precisa del cardinale. Lo considerava un uomo onesto eppure intransigente, votato a Dio anima e corpo, ma anche in grado di comprendere le mille pulsioni che determinavano il comportamento degli uomini. Non lo credeva capace di approfittare di poveri, malati e affamati per guadagnare qualche anima in pi per il Signore. Non ne aveva bisogno, come non aveva bisogno di mettere in scena quella processione solenne, con tanto di sangue sparso sul terreno.
Allora perch lo aveva fatto? Un giorno forse glielavrebbe chiesto. Sapeva che a lui il Borromeo avrebbe detto la verit. E magari lavrebbe sorpreso con uno dei suoi discorsi tanto lucidi e profondi che spesso gli aveva sentito pronunciare.
Allora? lo incalz Isabella, assumendo quella smorfia combattiva che lui temeva pi della peste. Mi spieghi perch...
In quel momento un grido percorse il vicolo e rimbalz sulle pareti delle case, facendoli sussultare.
Prendetelo! url una voce disperata.  stato lui! Lha ucciso!
Senza indugio, Niccol abbandon ogni pensiero su Carlo Borromeo e si lanci in direzione del grido, subito seguito da Isabella, costretta ad alzare le sottane per tenere il suo passo.
Niccol svolt langolo e con un unico colpo docchio colse subito quello che stava succedendo. A gridare era stata Giada, la moglie di Venanzio Sacerbino, capitano di Porta e suo amico di vecchia data.
La donna era inginocchiata a terra e reggeva tra le braccia il corpo esanime di un soldato, mentre uno sconosciuto stava fuggendo terrorizzato, in una corsa goffa a causa di una gamba rigida. Due soldati della guarnigione di Porta, grassi e impacciati come possono esserlo gli armigeri non pi abituati al combattimento da molti anni, si guardavano attorno spaesati, limitandosi a reggere le picche senza sapere come comportarsi.
A Niccol bastarono pochi secondi per comprendere la situazione e decidere che cosa fare. Si lanci di corsa allinseguimento del fuggitivo, sperando che Isabella riscuotesse dal torpore quei due imbecilli dei gendarmi perch dessero lallarme e soccorressero Giada e luomo riverso a terra.
Luomo con la gamba rigida puntava verso un vicolo poco lontano, continuando a voltarsi e a lanciare occhiate sgomente a Giada, che non smetteva di gridare. Niccol ebbe buon gioco, con la sua falcata agile, a intercettarlo prima ancora che si accorgesse di lui. Gli piomb addosso con tutto il peso del corpo, facendolo franare a terra, e dopo averlo schiacciato faccia in gi sul terreno, gli blocc le mani dietro la schiena.
Fermo dove siete! intim al fuggitivo. Sono il notaio criminale Niccol Taverna, e vi ordino di desistere da qualsiasi tentativo di liberarvi.
Luomo si dibatt ancora, poi annu tossendo nella polvere.
Va bene, notaio, va bene! esclam. Ma lasciatemi, vi prego. Mi fate male!
Niccol dilat le narici e prese fiato, poi allent la presa sui polsi delluomo e lo aiut ad alzarsi, attento che non cercasse di liberarsi allimprovviso.
Venite con me gli ordin poi, tenendolo per un braccio e trascinandolo l dove Giada singhiozzava disperata. Isabella stava cercando di confortare la donna, mentre un viavai di gendarmi in uscita dalla garitta della Porta sollevava polvere e un gran trambusto inutile.
Non ho fatto nulla, notaio, ve lo giuro! piagnucol luomo trascinandosi dietro la gamba rigida. Non so cosa sia successo, n perch quelluomo...
Tacque scuotendo la testa, gli occhi carichi di confusione e di quello che a Niccol sembr vero sconcerto. Lo guard meglio, e vide che era vestito in modo elegante, con un borsello di pelle che gli pendeva al fianco ma niente cinturoni, n foderi per armi di qualsiasi tipo. Sembrava pi una sorta di mercante, o un funzionario di qualche nobile casata spagnola. Ma Niccol sapeva che, fino a quando non avesse avuto ben chiaro il quadro della situazione, sarebbe stato inutile fare supposizioni, sia a favore sia contro quelluomo. Di certo, se Giada gli urlava dietro accusandolo di assassinio, qualcosa di grave doveva essere successo.
Quando arrivarono a pochi passi dal punto in cui Giada e luomo riverso a terra erano circondati dagli armigeri di Venanzio Sacerbino, Niccol vide che dalla garitta erano accorsi dei gentiluomini ben vestiti che portavano a tracolla borse da viaggio, e che osservavano la scena orripilati.
Fate largo! grid, stando attento che il suo prigioniero non approfittasse della confusione per dileguarsi. Voi due ordin a un paio di gendarmi, prendete in custodia questuomo e tenetelo docchio.
I soldati si strinsero attorno al fuggitivo, che assunse lespressione spaventata di un animale in gabbia. Niccol pot dedicarsi a Giada e alluomo che stringeva tra le braccia.
Quando fu vicino alle due donne, incontr lo sguardo di Isabella, che dopo aver preso un lungo respiro scosse la testa e si alz, allontanandosi di un passo.
Giada... cominci Niccol, accosciandosi per cercare di guardare in volto il corpo esanime. La donna gli teneva la schiena sollevata da terra, e lui not che sul terreno non cera sangue.
Me lhanno ucciso gemette Giada alzando su di lui uno sguardo impastato di rabbia e lacrime.
Niccol allung la mano e gir il viso delluomo, riconoscendo subito Venanzio Sacerbino.
Mi dici cos successo? le chiese, cercando tracce di ferite che per non si scorgevano da nessuna parte. Eppure era evidente che Venanzio fosse morto. Accostandogli le dita alle narici, Niccol non percep alcun flusso daria dai polmoni.
Quelluomo... inizi Giada scuotendo la testa, quello stregone...  stato lui.
Niccol si accigli, ma non ebbe tempo di fare altre domande, perch Giada si accorse del fuggitivo trattenuto dai gendarmi e con un ringhio rabbioso scatt in piedi e si precipit verso di lui, aggredendolo con calci e pugni mentre urlava frasi isteriche.
Fermatela! grid Niccol ai soldati, mentre tutti accorrevano e si scatenava un furioso parapiglia, con i gendarmi che cercavano di tenere a bada Giada e il gruppo di gentiluomini che protestava vivacemente contro larresto del fuggitivo.
Quando ci fu una parvenza di calma, Niccol li raggiunse.
Qualcuno vuole spiegarmi cos successo? chiese, mettendosi direttamente fra Giada, che gridava e si dimenava come una pazza, e il fuggitivo, che la fissava terrorizzato.
Quelluomo ha ucciso il mio Venanzio! url Giada cercando di scagliarsi ancora contro il prigioniero, subito bloccata da tre soldati della guarnigione.
Non ho fatto niente ribatt luomo con aria disperata. Lui voleva requisirmi le borse, ma io non ho fatto niente!
Niccol sollev le mani per far tacere la ridda di grida, minacce e imprecazioni che si era scatenata alle parole dei due.
Prima di tutto ditemi: voi chi siete? chiese al prigioniero.
Al suono di quelle parole luomo sembr recuperare un minimo di dignit e raddrizz la schiena.
Sono Giambattista Della Porta. Filosofo, alchimista e commediografo. Sono in viaggio per lavoro, insieme agli illustrissimi...
Va bene linterruppe Niccol, rivolgendosi poi ai gentiluomini che il Della Porta aveva indicato. Voi che cosa potete dire?
 cos, messere rispose un uomo alto e allampanato, con unenorme borsa di pelle a tracolla. Siamo arrivati in citt e il capitano di Porta ci ha fermati.
Siamo stati trattati ingiuriosamente! si lament un altro gentiluomo, grasso e dallo sguardo porcino. Ci hanno perquisiti e volevano sequestrarci la merce.
Quale merce? chiese Niccol rivolto un po a tutti.
Sostanze sospette rispose un gendarme, che Niccol riconobbe come uno dei due grassi armigeri che, quando Giada aveva cominciato a gridare, non erano scattati allinseguimento del fuggitivo.
Non c nulla di sospetto! protest il tizio allampanato facendo un passo avanti e mostrando la borsa.
Niccol lo ferm con una mano, poi indic alluomo di fargli vedere il contenuto.
Sono sostanze alchemiche, di cui dobbiamo dare dimostrazione al laboratorio de dottori spieg il tizio estraendo delle ampolle e delle bisaccine di pelle, che allung verso Niccol.
Questi evit di prenderle e annu. Poi si rivolse a Giada.
Cerca di restare calma le disse con voce pacata. E raccontami cos successo.
Giada sollev la testa e lo fiss.
Lha ucciso, capisci? mormor con voce cos esile che lui fatic a capirla.
Come? le chiese Niccol. Lhai visto farlo?
Lei si morsic le labbra, disperata. Stavo arrivando per portare qualcosa da mangiare a Venanzio rispose alla fine. Lui era con quelluomo, stavano discutendo animatamente. Poi... poi...
Cosa? la sollecit Niccol.
Quelluomo gli ha fatto una stregoneria, e Venanzio  crollato a terra morto! sbott Giada prendendo a dibattersi fra le braccia dei gendarmi per catapultarsi contro Della Porta.
Niccol osserv il corpo esanime dellamico e scosse la testa. Poi si port davanti alla donna e la strinse per le spalle.
Giada, che significa che gli ha fatto una stregoneria? le chiese.
Lei prov a rispondere, poi intercett il suo sguardo e si limit a emettere un gemito.
Esasperato, Niccol la lasci e lanci unocchiata a Giambattista Della Porta, ma prima di continuare linterrogatorio si avvicin a Venanzio e ne esamin con attenzione il corpo.
Non ci sono ferite di alcun tipo gli disse Isabella, accosciandosi accanto a lui. Sembra essere morto... allimprovviso.
Niccol si accigli, esit ancora un istante accanto al corpo dellamico, scrutando il filo di bava che gli usciva dalla bocca, di uno strano colore rosato, poi si rialz.
Io credo di sapere com morto quelluomo afferm una voce poco distante. Era stato Della Porta a parlare, e Niccol gli si avvicin furioso.
Allora perch non me lo spiegate? gli chiese affrontandolo a muso duro.
Luomo sembr rattrappirsi di fronte alla sua minaccia incombente, ma poi rispose:  stato avvelenato.
Dai gentiluomini alle sue spalle si levarono vibranti esclamazioni e proteste, ma Della Porta non fece una piega e continu: Vedete la bava alla bocca?  sporca di sangue, per questo ha quel colore. Qualcosa ha agito allinterno e ha ucciso quelluomo. Tutto induce a pensare che sia stato avvelenato.
Niccol rimugin su ci che luomo aveva detto, poi comprese che aveva ragione. Aveva gi visto dei morti per avvelenamento. Una volta gli era capitato di imbattersi nel cadavere di una donna che aveva rilasciato dalla bocca bava rossastra insieme ad altri umori. Anche in quel caso i cerusici avevano diagnosticato morte per avvelenamento. E il fatto che non ci fossero ferite n tracce di lividi o di colpi alla testa confermava che Della Porta aveva ragione.
 stato lui! riprese a gridare Giada.  uno stregone! Lo sanno tutti!
Io non so niente ribatt Niccol confuso e irritato.
Dunque non conoscete messer Giambattista Della Porta e la sua Academia Secretorum Naturae? esplose una voce alle sue spalle.
Il cuore di Niccol perse un colpo. Aveva riconosciuto subito luomo che aveva parlato.
Quando si trov davanti la smorfia dura e intransigente di Giacinto Quercia, cerc di sostenere lo sguardo cupo che si intravedeva appena dietro le palpebre ridotte a fessure del segretario inquisitoriale. Non sarebbe stato facile tenergli testa.
Conoscete questuomo? gli chiese cercando di misurare le parole.
Linquisitore era accompagnato da un folto schieramento di prelati e di guardie armate, e sembrava sapere molte pi cose su ci che era accaduto e su Giambattista Della Porta di quanto non potesse dire lui, il che lo metteva in una posizione di netta inferiorit.
Naturalmente rispose Giacinto Quercia con alterigia. Sono venuto apposta. Ho chiesto io al capitano Sacerbino di fermarlo, perch potessi interrogarlo in materia di stregoneria.
Non sono uno stregone! protest Della Porta con energia, mentre anche gli altri gentiluomini si univano alle sue rimostranze, pur con una certa diffidenza per lespressione intransigente di Giacinto Quercia.
Voi siete il fondatore dellAcademia Secretorum Naturae lo accus linquisitore puntandogli contro un dito. Vi occupate di stregoneria, alchimia e procedimenti eretici! E luccisione del capitano Sacerbino  la dimostrazione che occorre istruire un processo su di voi e sulle pratiche occulte della vostra accademia e... dei vostri adepti. Sibil le ultime parole lanciando uno sguardo di fuoco alla schiera di gentiluomini che spalleggiava Giambattista Della Porta, e leffetto fu che tutti fecero un mezzo passo indietro, abbassando gli occhi.
Non  cos! prov ancora a protestate lalchimista. Io...
Portatelo via ordin Giacinto Quercia ai suoi uomini, che si mossero in formazione per circondare Della Porta e sottrarlo al controllo dei gendarmi.
Non potete farlo intervenne Niccol dimpulso, anche se sapeva che stava rischiando grosso. Questuomo  sotto la giurisdizione del tribunale di Giustizia.
E per quale motivo? lo affront linquisitore. Lo state forse accusando di omicidio? E come avrebbe fatto a uccidere il capitano? Non vedo tracce di sangue. Io, invece, rilevo gli estremi per unazione di stregoneria, dunque mi ritengo in diritto di intervenire, anche perch Giambattista Della Porta  da tempo in odore di eresia.
Niccol fece per ribattere, ma non aveva argomenti a disposizione. Lautorit inquisitoriale era preminente quanto quella secolare, ma lui poteva avere voce in capitolo solo se poteva dimostrare un coinvolgimento materiale degli imputati in qualche crimine, altrimenti... erano le autorit sacrali a pretendere giurisdizione sui casi di sospetta eresia.
Ci sono anche testimoni pronti a sostenere le mie argomentazioni continu Giacinto Quercia con aria quasi divertita, indicando Giada.
Niccol comprese che non aveva alcuna possibilit di convincere linquisitore ad abbandonare il campo. Lanci unocchiata a Giambattista Della Porta e ne esamin per un istante lespressione sgomenta e spaventata. Quelluomo non centrava nulla con la morte di Venanzio. Sarebbe stato costretto a consegnarlo allinquisitore, ma si ripromise di indagare a fondo su quel caso, se non altro per rispetto dellamico morto e perch credeva che lalchimista fosse innocente.
Va bene disse facendosi da parte e consentendo ai soldati dellinquisizione di afferrare Giambattista Della Porta e trascinarlo via.
Avete fatto la cosa giusta, messer notaio si congratul Giacinto Quercia, mentre le grida di protesta dellalchimista si levavano solitarie. Anche i gentiluomini che laccompagnavano avevano capito la situazione e tacevano, gli occhi bassi e il timore evidente di essere presi in considerazione a propria volta dallinquisitore, se avessero aperto bocca.
Quando il drappello si fu allontanato per portare lalchimista in qualche inferno sotterraneo nel palazzo del Consiglio inquisitoriale, Niccol si avvicin a Giada.
Io non credo alla stregoneria le disse, parlando pi a se stesso che alla moglie del suo amico. E scoprir chi ha ucciso Venanzio. Te lo prometto.
Detto questo, fece un cenno a Isabella e si allontan. Quando la giovane lo raggiunse, sollev una mano, immaginando gi le sue obiezioni.
Non ho scelta afferm. Venanzio era un amico. Se qualcuno lha avvelenato, non pu essere stato Giambattista Della Porta. Non esiste un veleno che agisce allistante. E poi avrebbe dovuto costringere Venanzio a ingurgitarlo.
E quindi cosa intendi fare?
Vedremo rispose Niccol. Intanto chiamiamo Rinaldo e Tadino. Ho bisogno di saperne di pi sullalchimista e sulla sua accademia. E poi voglio far esaminare il corpo di Venanzio. Potrebbero esserci delle sorprese.
Non se lo porter via lInquisizione?
Niccol fece una smorfia. E perch mai? A Giacinto Quercia non interessano le prove materiali. A lui bastano la paura e la superstizione della gente.
Sta attento sospir Isabella, stringendogli con forza il braccio. Quelluomo  pericoloso.
Lo so annu Niccol. Ma anchio posso diventarlo.
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FINE.
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NOTA DELLAUTORE.
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Le situazioni storiche e le ambientazioni geografiche di questo libro sono reali. Allo stesso modo, alcuni dei personaggi che fanno da contorno alla vicenda corrispondono a persone realmente esistite, mentre altri sono il naturale parto dellimmaginazione dello scrittore. Di certo, lautore non si pronuncia sul protagonista principale del romanzo, il giovane notaio criminale Niccol Taverna. Di lui si sa che forse visse veramente, e che le sue imprese, davvero formidabili per il concetto di investigazione che si aveva allepoca, erano tenute segrete dai suoi superiori, che approfittavano del rango per appropriarsi di meriti che non appartenevano loro. Ma forse tutto questo  solo fantasia, e mai nessuno, nella seconda met del Cinquecento,  davvero riuscito a risolvere casi criminali con la stessa abilit di Niccol Taverna. Lautore tace, su questo. E non vuole svelare le fonti a cui ha attinto per la costruzione del suo personaggio. Anche se spesso, quando si riesce a fargli abbassare la guardia, si lascia sfuggire qualche importante particolare sullappartenenza di Niccol Taverna al mondo reale. Appartenenza che, a quanto pare, da qualche parte potrebbe essere annotata e documentata con chiarezza.
Per ci che concerne lepilogo del romanzo,  ovvio che si tratta della premessa per la prossima indagine di Niccol Taverna. Un caso complicato quanto quelli che ha affrontato in questo libro, seppure molto diverso...
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FINE.